09/02/2026
IL COMPIACERE PATOLOGICO: QUANDO IL PIACERE AGLI ALTRI DIVENTA UN PROBLEMA
Il bisogno di essere apprezzati e riconosciuti dagli altri, è un bisogno fisiologico e primario: non a caso Maslow, il teorico dei bisogni, lo considerava come uno dei bisogni alla base della “piramide dei bisogni”.
Ma quanto questo comportamento diventa eccessivo, allora non parliamo più generosità e sana approvazione, ma parliamo di compiacere gli altri.
Compiacere significa cercare di soddisfare le aspettative, i desideri o le preferenze delle persone per ottenere il loro apprezzamento o approvazione. Compiacere gli altri porta a sacrificare i propri valori, bisogni o benessere per quello altrui, offrire tempo, energia, attenzione, persino parti della propria identità, pur di essere apprezzati. Apparentemente sembrano “bravi ragazzi” o “persone sempre disponibili”, ma in realtà, dietro il loro si nasconde spesso un dolore antico, u
n dolore che ha radici lontane, in un tempo in cui imparare a essere graditi era l’unico modo per sentirsi visti, accolti, amati.
Questo articolo non vuole dirti che non devi più aiutare gli altri. Vuole accompagnarti in una domanda più profonda: perché lo fai? È davvero amore o è paura?
L’origine del comportamento di compiacere gli altri è da ricercare nell’infanzia traumatici, in quei contesti emotivamente instabili, in cui i bambini imparano presto che il loro valore è condizionato, che l’amore si guadagna. E allora sviluppano una strategia: diventare ciò che l’altro si aspetta. Rinunciano a emozioni scomode, si autocensurano, diventano ipervigili, docili, disponibili.
Nel tempo, questa strategia si trasforma in identità. Il “bambino compiacente” diventa un adulto che non riesce a smettere di accontentare. Anche se è stanco. Anche se si sente sfruttato. Anche se dentro urla qualcosa che nessuno ascolta mai.
Questi adulti hanno una bassa autostima, che spinge a prodigarsi e a non contraddire l’esterno, come se si fosse debitori nei legami e si sentisse il dovere dell’impegno a meritare l’attenzione, la considerazione, l’amicizia, l’amore.
Volete uscire da questo schema disfunzionale? Sincronizzati sui bisogni personali e ascoltare le proprie emozioni, coltiva l’autostima, l’assertività e il sano egoismo. Se il percorso in questa direzione è troppo impegnativo da soli, possiamo rivolgerci ad uno psicoterapeuta, che ci accompagnerà nel portare all’esterno la nostra identità in relazioni più autentiche e libere.