Studio della Psicologa Dottoressa Dionisia Valentina Deplanu

Studio della Psicologa Dottoressa Dionisia Valentina Deplanu Sono una psicologa specializzata nel benessere mentale e nello sviluppo personale. Scopri di più sul mio sito!

Con Psicolevel, offro corsi su autostima, narcisismo e relazioni genitore-figlio, fornendo strumenti per migliorare il benessere psicologico. Mi chiamo Dionisia Valentina Deplanu e sono una psicologa specializzata nel supporto al benessere mentale e nello sviluppo personale. 🧠📈
Attraverso Psicolevel, il mio progetto di formazione psicologica, offro corsi e seminari pensati per accompagnarvi in un percorso di crescita e di consapevolezza con il fine di potenziare le vostre competenze o semplicemente a migliorare la qualità della vostra vita.🌍☀

I nostri corsi spaziano su una vasta gamma di argomenti, come ad esempio l’autostima, il narcisismo, il femminicidio, la violenza sulle donne e la dipendenza affettiva. Ma anche su come affrontare al meglio i concorsi dedicati alle forze dell’ordine oppure il rapporto Genitore/figlio nell’adolescenza.🚨🧑‍🧑‍🧒‍🧒

Insieme ad un team di professionisti qualificati, siamo pronti a fornirvi gli strumenti pratici e necessari per migliorare il vostro benessere psicologico ed emotivo.🧘

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IL COMPIACERE PATOLOGICO: QUANDO IL PIACERE AGLI ALTRI DIVENTA UN PROBLEMAIl bisogno di essere apprezzati e riconosciuti...
09/02/2026

IL COMPIACERE PATOLOGICO: QUANDO IL PIACERE AGLI ALTRI DIVENTA UN PROBLEMA
Il bisogno di essere apprezzati e riconosciuti dagli altri, è un bisogno fisiologico e primario: non a caso Maslow, il teorico dei bisogni, lo considerava come uno dei bisogni alla base della “piramide dei bisogni”.
Ma quanto questo comportamento diventa eccessivo, allora non parliamo più generosità e sana approvazione, ma parliamo di compiacere gli altri.
Compiacere significa cercare di soddisfare le aspettative, i desideri o le preferenze delle persone per ottenere il loro apprezzamento o approvazione. Compiacere gli altri porta a sacrificare i propri valori, bisogni o benessere per quello altrui, offrire tempo, energia, attenzione, persino parti della propria identità, pur di essere apprezzati. Apparentemente sembrano “bravi ragazzi” o “persone sempre disponibili”, ma in realtà, dietro il loro si nasconde spesso un dolore antico, u
n dolore che ha radici lontane, in un tempo in cui imparare a essere graditi era l’unico modo per sentirsi visti, accolti, amati.
Questo articolo non vuole dirti che non devi più aiutare gli altri. Vuole accompagnarti in una domanda più profonda: perché lo fai? È davvero amore o è paura?
L’origine del comportamento di compiacere gli altri è da ricercare nell’infanzia traumatici, in quei contesti emotivamente instabili, in cui i bambini imparano presto che il loro valore è condizionato, che l’amore si guadagna. E allora sviluppano una strategia: diventare ciò che l’altro si aspetta. Rinunciano a emozioni scomode, si autocensurano, diventano ipervigili, docili, disponibili.
Nel tempo, questa strategia si trasforma in identità. Il “bambino compiacente” diventa un adulto che non riesce a smettere di accontentare. Anche se è stanco. Anche se si sente sfruttato. Anche se dentro urla qualcosa che nessuno ascolta mai.
Questi adulti hanno una bassa autostima, che spinge a prodigarsi e a non contraddire l’esterno, come se si fosse debitori nei legami e si sentisse il dovere dell’impegno a meritare l’attenzione, la considerazione, l’amicizia, l’amore.
Volete uscire da questo schema disfunzionale? Sincronizzati sui bisogni personali e ascoltare le proprie emozioni, coltiva l’autostima, l’assertività e il sano egoismo. Se il percorso in questa direzione è troppo impegnativo da soli, possiamo rivolgerci ad uno psicoterapeuta, che ci accompagnerà nel portare all’esterno la nostra identità in relazioni più autentiche e libere.

08/02/2026

L’abuso sessuale è un esperienza devastante che chi lo subisce viene completamente assorbito in un vortice di conseguenze che talvolta non sono nemmeno riconosciute.

02/02/2026

La paura del giudizio degli altri

01/02/2026

"CHI HA PAURA DEGLI ALTRI?"LA PAURA DEL GIUDIZIO

LA PAURA DELL’ABBANDONO E I SUOI EFFETTI SULLA RELAZIONE.Anche se non è riconosciuta ufficialmente come un disturbo ment...
18/01/2026

LA PAURA DELL’ABBANDONO E I SUOI EFFETTI SULLA RELAZIONE.
Anche se non è riconosciuta ufficialmente come un disturbo mentale, la sindrome dell’abbandono è un tipo di ansia in grado di generare forti stati emotivi in chi ne è affetto.
Ma cosa intendiamo per sindrome dell’abbandono? La sindrome dell’abbandono è un tipo di ansia che alcuni provano quando sono messi di fronte alla perdita o all’allontanamento di una persona cara, che può essere il partner sentimentale, un’amicizia o un familiare.
Anche se la perdita è un passaggio inevitabile nell’esperienza umana, le persone affette dalla sindrome dell’abbandono spesso vivono con una costante paura di perdere le persone a cui sono legate. In alcuni casi, possono manifestare comportamenti che, consciamente o meno, possono indurre gli altri ad allontanarsi, contribuendo così a rafforzare ulteriormente le loro ansie.
Questa paura abbandonica, è comunemente associata a insicurezze dell’attaccamento e a esperienze traumatiche avvenute durante i primi anni di infanzia, come per esempio o la perdita di un genitore a causa del divorzio o della sua morte, oppure il non ricevere sufficiente affetto e/o cure da parte dei genitori.
La paura dell’abbandono può influenzare il modo in cui si vive la relazione in diversi modi:
• Affezionarsi troppo rapidamente a nuove persone.
• Ipervigilanza riguardo all’incolumità dei propri affetti e il timore di perdita.
• Sensibilità eccessiva ai feedback. .
• Sospetto costante.
• Mettere alla prova le persone appartenenti alla propria vita
Se vi riconoscete in questi tratti è necessario lavorare su se stessi al fine di trovare una maggiore sensazione di fiducia verso l’altro, riconoscendo le relazioni di qualità, e in contemporanea imparare a riconoscere e ad allontanarci da quelle che sono malsane e tossiche per il proprio benessere.

LA CRISI ESISTENZIALE: QUANDO TUTTO CIO’ IN CUI CREDEVI TRABALLA.Può accadere dopo un lutto ma anche dopo la laurea o il...
11/01/2026

LA CRISI ESISTENZIALE: QUANDO TUTTO CIO’ IN CUI CREDEVI TRABALLA.
Può accadere dopo un lutto ma anche dopo la laurea o il diploma, può accadere quando i figli iniziano a crescere o quando si riprende a lavorare o a studiare dopo tanto tempo. Insomma, non esiste una sola motivazione unica ma avviene, apparentemente, come un filmine a “ciel sereno” e si caratterizza per il fatto che tutto ciò in cui credevamo, tutto ciò che pensavamo stabile, improvvisamente non ci piace più e, anzi, ci fa sentire in gabbia. All'improvviso, tutti i nostri obiettivi e valori vengono messi in discussione e tutto ciò che finora sembrava renderci felici, non riesce più a farci provare alcun tipo di emozione. Si tratta, insomma, di un forte terremoto che scuote il nostro essere fin dalle fondamenta. Noia, insoddisfazione, stanchezza emotiva o paura del futuro sono solo alcune delle sensazioni con cui dovremo convivere inizialmente.
Questo fenomeno si chiama CRISI ESISTENZIALE, che porta ad un certo punto, alcune persone, a darsi un punteggio, un giudizio per quanto riguarda il lavoro, la famiglia, le relazioni sociali e a volte ad arrivare alla poco piacevole conclusione di aver sbagliato tutto.
A questo punto che fare? Cosa fare se ci si rende conto di essere dentro una crisi esistenziale? Innanzitutto è necessario fermarsi e comprendere che si tratta di una situazione che può capitare a chiunque. Nonostante all'inizio possa rivelarsi molto dolorosa, dobbiamo essere coscienti che, con il passare del tempo, sarà possibile superarla e ritrovare la direzione della nostra vita e anzi, probabilmente, questa crisi ci permetterà di dare un nuovo significato alla nostra vita. La parola crisi, scritta in cinese, infatti, è composta di due caratteri: uno rappresenta il pericolo e l'altro rappresenta l'opportunità, e se si sfrutta bene, la crisi è una opportunità. Poi, il secondo passo da compiere è quello di capire qual è la causa che ha scatenato la nostra crisi esistenziale: questo passo non è facile perché talvolta la vera causa si confonde con “cause fittizie, che possono allontanare dalla risoluzione della crisi. Per questo può essere utile rivolgersi ad uno psicologo con il quale indagare la causa e ritrovare un nuovo equilibrio.!

COSA ASPETTARSI DAL NUOVO ANNO?“Anno nuovo, vita nuova”: Quanti di voi hanno iniziato questo 2026 con questa frase? Prob...
06/01/2026

COSA ASPETTARSI DAL NUOVO ANNO?
“Anno nuovo, vita nuova”: Quanti di voi hanno iniziato questo 2026 con questa frase? Probabilmente in tanti, spinti da quel bisogno di cambiamento che caratterizza ogni essere umano quando si trova in una fase particolare della propria vita ( inizio settimana, fine estate e, appunto, inizio d’anno).
Pochi di voi, invece, si saranno fermati a chiedersi: “cosa voglio conservare dell’anno appena trascorso?” Perchè qualcosa di sicuramente positivo abbiamo da preservare e tutelare dell’anno appena finito e anzi, forse dobbiamo partire proprio da quelle per poter progettare un anno nuovo, più proficuo. Pensiamo alle nostre amicizie: quante di quelle che conosciamo ci sono state vicine nei momenti di difficoltà e non solo nei momenti felici? Non è proprio quelle che continuiamo a volere anche nel 2026 e con le quali vogliamo trascorrere altri momenti ricchi di emozioni?
E lo sport che abbiamo praticato durante l’anno scorso, non vogliamo continuare a farlo, magari con più costanza?
E quel locale in cui abbiamo assaporato quel buon caffè, non vogliamo frequentarlo ancora?
Infine, il lavoro che svolgiamo con passione, non vogliamo forse continuare a farlo, senza però dimenticarci di noi?
In una sola parola dobbiamo scegliere degli obiettivi in cui riprendiamo il controllo della propria vita con tre obiettivi: ricaricare le batterie, ossigenarsi, avere più energia, seguendo step facili, ma sempre ricordando chi siamo. Forse la“vecchia versione di noi”, ciò che siamo stati sino all’anno scorso non ci appartiene più, però anziché rinnegarla, accogliamola e partiamo da essa per essere migliori!

IL CAMBIAMENTO PERSONALE E LA CRISI DI COPPIA.Tanti anni insieme e poi..arriva un momento in cui non ci si riconosce più...
23/12/2025

IL CAMBIAMENTO PERSONALE E LA CRISI DI COPPIA.
Tanti anni insieme e poi..arriva un momento in cui non ci si riconosce più. Le parole d’affetto vengono sostituite da urla, offese o momenti di silenzio. Dov’è finito quel grande amore? Dov’è finita quella complicità che legava i due?
Capita spesso che arrivino in terapia coppie in crisi, che “non si trovano più, che non parlano più..
Ma qual è la causa di questa crisi? In molti casi capita che ciò che determina la crisi di coppia sia crisi esistenziale che riguarda uno dei partner.
Cosa intendiamo per crisi esistenziale? Si tratta di un forte terremoto che scuote il nostro essere fin dalle fondamenta. Noia, insoddisfazione, stanchezza emotiva o paura del futuro sono solo alcune delle sensazioni con cui dovremo convivere inizialmente. A questo si aggiungono distanza emotiva, insicurezza o la sensazione che i valori e gli obiettivi non siano più compatibili, ma anche distacco, irritabilità, isolamento o un senso di non riconoscersi più.
La crisi esistenziale può avvenire in seguito ad una crescita personale, nuove esperienze o adattamento a circostanze (lavoro, figli), ma anche la mancanza di riconoscimento (uno dei due non si sente più visto o riconosciuto, portando al ritiro).
Ma una delle cause più frequente è quando uno dei partner è rimasto indietro. Ci si vuole riferire a quelle situazioni in cui uno solo dei due partner ha messo in atto una crescita personale e si presenta più maturo e consapevole di sé rispetto all'altro. È ciò che viene rappresentato dalla frase: "non lo riconosco più, io avevo sposato un’altra persona”. Non si tratta di cambiare ed evolvere per forza nella stessa direzione: il problema nasce quando uno dei partner resta fermo o si muove molto più lentamente dell’altro.
E in questi casi, che fare?
• Comunicare apertamente: Esprimere il proprio malessere senza accusare, per capire le ragioni del cambiamento.
• Accogliere l'evoluzione: Riconoscere che le persone e le relazioni cambiano, cercando di adattarsi e sostenere i progetti individuali.
• Affrontare la crisi: Non evitare i conflitti, ma usarli come opportunità per far crescere la relazione, se possibile.
• Considerare un aiuto esterno: Se la situazione è complessa, una terapia di coppia può aiutare a ritrovare la sintonia o gestire la separazione.
• Valutare la compatibilità: Se i desideri e gli obiettivi di vita non sono più allineati, la fine della relazione può essere una dolorosa evoluzione.

Con questo, voglio augurare un felice Buon Natale a tutte le persone che ogni giorno si rivolgono a me con fiducia e con...
23/12/2025

Con questo, voglio augurare un felice Buon Natale a tutte le persone che ogni giorno si rivolgono a me con fiducia e con affetto.. Spero che questo sia un Natale in cui ci sia una vera rinascita per tutti voi♥️.. con grande affetto. Dionisia

21/12/2025

QUANDO LA VIOLENZA NON E' SOLO FEMMINILE..

IL “CHRISTMAS BLUES”: LA DEPRESSIONE NATALIZIAIl Natale si avvicina e la città inizia a prepararsi alle feste. Luci, dec...
18/12/2025

IL “CHRISTMAS BLUES”: LA DEPRESSIONE NATALIZIA
Il Natale si avvicina e la città inizia a prepararsi alle feste. Luci, decorazioni, regali e cene tra amici e parenti, portano allegria e magia all’interno delle case. Tutta questa magia genera nella maggior parte delle persone sensazioni di gioia e di allegria: un vero clima di festa. Purtroppo, però, non tutti vivono il Natale così.
Ci sono persone che, durante le festività provano solo ansia e tristezza: alcuni li chiamano “Grinch” pensando al perfido folletto descritto dal Dr. Seuss che detestava lo spirito del Natale, ma la “depressione natalizia” esiste davvero, si chiama Christmas Blues e secondo alcuni studi colpisce una persona su due.
La sintomatologia della depressione natalizia non si discosta molto da quella della depressione stagionale, che coincide con il periodo autunno-inverno. Tuttavia, occorre evidenziare alcune differenze.
In entrambi i casi, i sintomi interessano le:
 sfera emotiva con tristezza, stati di malinconia persistente, solitudine, angoscia, ansia, ma anche rabbia e facile irritabilità;
 sfera cognitiva con problematiche di concentrazione, pensieri negativi e intrusivi.
A livello comportamentale questi sintomi si traducono in una forma di isolamento sociale, che porta alla rinuncia di momenti conviviali e ad una forma di apatia, di stanchezza che scoraggia l’acquisto dei regali o le uscite in genere.
Da un punto di vista fisiologico anche il sonno e l’alimentazione subiscono degli squilibri e delle alterazioni.
Ma perché il Natale può creare uno stato depressivo?
Innanzitutto a Natale ci sente quasi obbligati ad essere felici e le persone sole sentono maggiormente la solitudine.
Inoltre, il Natale è tempo di bilanci emotivi (su ciò che vorremmo, che abbiamo fatto e vogliamo, e spesso, se le aspettative non risultano soddisfatte, questi bilanci possono trasformarsi in frustrazione nel non essere riusciti a raggiungere i propri obiettivi e per questo motivo ci si sente ‘sbagliati’.
Cosa pensate del Natale? Scrivetelo nei commenti.

IMPEGNARSI IN UNA RELAZIONE: PERCHE’ FA TANTA PAURA?Capita spesso che si rivolgano a me, nel mio studio, pazienti che mo...
16/12/2025

IMPEGNARSI IN UNA RELAZIONE: PERCHE’ FA TANTA PAURA?
Capita spesso che si rivolgano a me, nel mio studio, pazienti che mostrano difficoltà a trovare un partner adeguato con cui iniziare una relazione: “Perché nessuno mi ama?”. Sono i pazienti che mostrano quella dinamica psicopatologica delle relazioni definita “Dipendenza Affettiva”
Meno frequentemente, però succede, che si rivolgano a me pazienti che mostrano l’altra faccia della medaglia della Dipendenza Affettiva e cioè la paura di impegnarsi in una relazione, chiamata “Filophobia”.
Ma perché si ha paura di instaurare una relazione, se allo stesso tempo lo si desidera?
L’ansia da relazione non è un disturbo definito da criteri diagnostici e riconosciuto all’interno di manuali di psicodiagnosi, ma comunque si tratta di un insieme di vissuti, emozioni, credenze, esperienze e comportamenti che fanno riferimento in qualche misura alla “paura di amare e di essere amati”,
Ci sono due paure fondamentali che entrano in gioco in questi casi e che possono risultare paralizzanti. Sono aspetti di cui spesso non siamo consapevoli oppure ci vergogniamo dei comportamenti che scaturiscono da queste paure:
1. la prima paura che entra in gioco è quella dell’abbandono (in tutte le sue sfumature: rifiuto, distanza, perdita d’importanza per l’altro ecc…) ovvero il timore che, dopo esserci legati a qualcuno, la relazione possa finire o cambiare con il tornaconto di soffrire e stare male,
2. la seconda paura è quella dell’invasione ovvero la sensazione di essere soffocati, perdere se stessi e i propri spazi una volta che si inizia o si consolida una relazione.
E’ importante sottolineare che la filofobia non è caratterizzata dall’assenza di desiderio di relazioni sentimentali e amorose, anzi: la persona sente il desiderio di avere una relazione, la vorrebbe, ma il disagio, la preoccupazione intensa e l’ansia vengono percepiti come molto elevati al punto che possono portare a evitamento o interruzione dei rapporti.
Per questo chi la vive, presenta un proprio disagio molto forte che può condizionare la vita quotidiana della persona in questione.

Indirizzo

Via San Benedetto 12
Quartu Sant'elena
09045

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 13:00
16:00 - 19:00
Martedì 09:00 - 13:00
16:00 - 19:00
Mercoledì 09:00 - 13:00
16:00 - 19:00
Giovedì 09:00 - 13:00
16:00 - 19:00
Venerdì 09:00 - 13:00
16:00 - 19:00
Sabato 09:00 - 13:00

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