Dott.ssa Novella Gerini Biologa Nutrizionista

Dott.ssa Novella Gerini Biologa Nutrizionista Mi occupo di alimentazione funzionale, sportiva, low carb e cheto. Ricerco la CAUSA dei problemi lavorando sullo stile di vita a 360°.

Colazione funzionale Anti- stitichezza : mela cotta biologica ( con la buccia) in olio di cocco strapazzata poi nell'  u...
23/01/2026

Colazione funzionale Anti- stitichezza : mela cotta biologica ( con la buccia) in olio di cocco strapazzata poi nell' uovo ( + cannella) 😊

✔️La mela cotta ha proprietà lassative grazie alla pectina, una fibra solubile che, con la cottura, diventa più attiva, aumenta la massa fecale e stimola la motilità intestinale, aiutando a combattere la stitichezza in modo naturale e delicato, proteggendo anche le mucose gastriche.

È più digeribile della mela cruda ed è utile sia per la stipsi che per lenire disturbi intestinali, rendendola un ottimo rimedio per chi ha problemi di intestino pigro.

✔️L'olio di cocco, in particolare l'olio di cocco vergine biologico premuto a freddo , è noto per la sua capacità di migliorare la salute intestinale.

Lubrificazione:
Similmente ad altri oli, come l'olio d'oliva, l'olio di cocco ha un effetto lubrificante che può facilitare il passaggio delle feci, ammorbidendone la massa.

Contiene Acidi Grassi a Catena Media (MCT):

È ricco di MCT, che vengono assorbiti facilmente dal sistema digestivo e possono contribuire a regolare il movimento intestinale.

Microflora Intestinale:
Può aiutare a mantenere l'equilibrio della microflora batterica intestinale, nutrendo i batteri benefici e limitando la proliferazione di quelli patogeni, il che supporta indirettamente una digestione sana.

L uovo strapazzato sopra aggiunge una quota di grassi buoni e proteine che bilanciano meglio il piatto rendendolo nutrizionalmente completo

Quindi no: niente fette biscottate integrali con la marmellata se siete stitici ma solo alimenti funzionali che migliorino la salute dei batteri intestinali 😏

Come disintossicarsi dagli zuccheri ed uscire dalla dipendenza😩: In primis, come tu stesso avrai già capito, la voglia d...
19/01/2026

Come disintossicarsi dagli zuccheri ed uscire dalla dipendenza😩:

In primis, come tu stesso avrai già capito, la voglia di dolce ed il consumo degli zuccheri è una vera e propria dipendenza.

Vorresti riuscire a toglierli, chiedi aiuto alla tua forza di volontà, ma non c' è nulla da fare, non ci riesci.
Più ci provi più ne senti il desiderio incontrollabile e ricadi dopo poche ore alla ricerca della tua ennesima dose...

Ok: niente panico.

In linea di massima ci siamo passati quasi tutti, io sono una ex drogata da zuccheri e carboidrati se può consolarvi🤦‍♀️, quindi parlo per esperienza personale ( oltre che lavorativa) 😏

Di norma, nella donna sopratutto, quando la dipendenza è molto forte, c' è di mezzo una bella resistenza insulinica non diagnosticata.

D' altra parte la resistenza insulinica inizia proprio con questi sintomi: la voglia smodata di zuccheri e carboidrati e la sensazione di non potervi rinunciare.

Come già detto in tanti post passati, la resistenza insulinica parte con le ipoglicemie reattive:

mangi dei cibi contenenti carboidrati e dopo poco tempo, a causa della troppa insulina secreta dal pancreas, vai in ipoglicemia reattiva e muori di nuovo dalla voglia di carboidrati.

( ossia: hai la glicemia più bassa del dovuto, quindi consolati pure: non è la tua forza di volontà che non funziona, sono le tue cellule a non farlo correttamente 😏)

Ebbene questa condizione è ancora reversibile.

Quindi rimbocchiamoci le maniche ed iniziamo subito a far qualcosa:

1) visto che sei un vero e proprio " drogato" butta immediatamente tutto ciò che di dolce c' è in casa, merendine, caramelle succhi di frutta, cioccolati ecc .
Ma sopratutto butta nella spazzatura i dolcificanti.

Si esatto. Butta anche i dolcificanti.

- Ma tu hai letto che non hanno impatto sulla glicemia?
È Vero.

Ma noi abbiamo un problema di dipendenza.

Se continui a consumarli il tuo palato continuerà ad essere abituato al gusto dolce e tu ne rimarrai per sempre schiavo.

Hai mai visto un ex alcolista tenere in casa una bottiglietta di whisky solo perché era più piccola?

Se la tenesse in casa sarebbe deleteria per lui, così come un pacchetto di si*****te per l ex fumatore.

Quindi elimina tutta " la droga" , senza se e senza ma, ed inizia:

In sostituzione agli zuccheri puri e semplici, compra dei sostitutivi sani, per quando andrai in crisi di astinenza ( si, ci andrai, sappilo😩)

- Compra cioccolato fondente almeno al 75%

- Compra frutta secca, in particolare nocciole

-compra frutta fresca, frutta essiccata senza zuccheri aggiunti, creme spalmabile 100% ( come crema di nocciole 100%, crema di mandorle 100%, crema di cocco 100%) noci di cocco fresche...

Panna di cocco 100%, panna di latte se non hai problemi con i latticini, yogurt bianco naturale, ricotta fresca, datteri secchi, fichi secchi, albicocche secche senza zuccheri aggiunti...

- cacao in polvere, cannella in polvere..
Ecc ecc ecc

Durante le fasi di astinenza ( che in realtà si risolvono dopo pochi giorni 😏) usa questi alimenti combinati cosi:

Usa degli zuccheri ( della frutta fresca o secca) combinati con i grassi.

Esempio:

✔️fettine di mela spalmate sopra con crema di nocciole

✔️Fettine di pera con cioccolato fondente ( fuso)

✔️Fichi secchi con noci e cioccolato fondente

✔️Cioccolato fondente con nocciole

✔️Caffè con panna ( al cocco o normale) con spolverata di cacao o cannella

✔️Datteri secchi con cioccolato fondente ad alta percentuale

✔️Noce di cocco con cioccolato fondente ( fuso)

✔️Cioccolato fondente e basta

✔️Ricotta Con crema di nocciole 100%

✔️ fragole o mirtilli, quando di stagione, con panna e cioccolato fondente

✔️ banana con cioccolato fondente e crema di nocciole

Ecc ecc ecc

Inventa insomma.
Abbina tu questi alimenti naturalmente ricchi di zuccheri sempre con dei grassi - che ne rallentano l' assorbimento e ti permettono di controllare la glicemia, appagando allo stesso tempo la voglia di dolce ❤️

Riguardo i pasti principali, sto dando per scontato che stiate già seguendo un piano low carb che vi ho costruito io su misura e dunque sappiate già cosa mangiare.

Infatti Ho scritto questo post PER AIUTARVI AD ARRIVARE A SEGUIRE il piano...

Se all inizio avrete bisogno di questi sgarri in più sopra menzionati non fa nulla....

Vedrete che dopo pochi giorni la voglia di dolce sarà nettamente migliorata... 😏

La cattiva notizia è che NOI drogati o ex drogati di zuccheri, saremo sempre a rischio ricaduta... quindi si, dovremo sempre stare attenti...😩

Ma la tecnica della sostituzione con alimenti sani ( quelli sopra menzionati) credetemi che funziona eccome...

Bisogna solo allenarsi a farlo
( come tutto d' altra parte 😏)

E più passa il tempo meno si avrà necessità della " dose" 😏

Cataratta e zuccheri, sai che quello che mangi aumenta il rischio? "Secondo uno studio del Weastmead Hospital di Sidney,...
18/01/2026

Cataratta e zuccheri, sai che quello che mangi aumenta il rischio?

"Secondo uno studio del Weastmead Hospital di Sidney, pubblicato sull’American Journal of Clinical Nutrition, mangiare cibi ad alto indice glicemico potrebbe aumentare il rischio di sviluppare cataratta.

I ricercatori australiani hanno esaminato l’associazione tra il consumo quotidiano di cibi ad elevato indice glicemico, come i carboidrati e l’occorrenza della cataratta su 933 persone, di età media 49 anni all’inizio dello studio.

I partecipanti sono stati seguiti per circa dieci anni.
Tenendo conto di fattori che avrebbero potuto influenzare i risultati, come l’età, il genere, la presenza di diabete, è stato rilevato che la cataratta si verificava con maggiore frequenza (77%) in chi seguiva una dieta ad alto contenuto glicemico.

“Sarà necessario approfondire questi risultati – precisano i ricercatori – la cataratta rappresenta un peso notevole per la salute e per la spesa sanitaria”.
American Journal of Clinical Nutrition"

D' altra parte è ben noto il ruolo del danno oculare nel diabete sopratutto quando scompensato:

La cataratta è una patologia caratterizzata dall’opacizzazione progressiva del cristallino, la lente naturale dell’occhio che ha il compito di mettere a fuoco le immagini sulla retina.

In condizioni normali il cristallino è trasparente e flessibile; con la cataratta, questa trasparenza si perde gradualmente, causando una visione offuscata, come attraverso un vetro appannato.

Con il progredire della patologia, i colori appaiono meno brillanti, la sensibilità alla luce aumenta, la visione notturna peggiora e le attività quotidiane diventano sempre più difficoltose.

Se non trattata, la cataratta può evolvere fino a determinare una grave riduzione della vista, arrivando nei casi più avanzati alla cecità funzionale.

Il diabete:
una malattia sistemica con effetti sugli occhi

Il diabete è una patologia cronica caratterizzata da un aumento persistente della glicemia nel sangue.

Questa condizione, nel tempo, danneggia i vasi sanguigni e i tessuti, influenzando numerosi organi.
Gli occhi sono particolarmente sensibili alle alterazioni metaboliche indotte dal diabete, perché le strutture oculari dipendono da un delicato equilibrio chimico e vascolare.

Quando la glicemia rimane elevata per lunghi periodi, il glucosio in eccesso penetra nei tessuti oculari, alterando il metabolismo delle cellule e favorendo processi degenerativi.

In questo contesto si inserisce il legame diretto tra diabete e cataratta, che rende i pazienti diabetici più esposti a sviluppare la patologia rispetto alla popolazione generale.

Diabete e cataratta: perché il rischio è più alto?

Il legame tra diabete e cataratta è dovuto a diversi meccanismi biologici.

L’iperglicemia cronica favorisce l’accumulo di sorbitolo all’interno del cristallino, una sostanza che richiama acqua e provoca gonfiore e alterazione delle fibre cristalliniche.

Questo processo accelera l’opacizzazione del cristallino e anticipa la comparsa della cataratta.

Nei pazienti diabetici, la cataratta tende a manifestarsi in età più giovane rispetto ai soggetti non diabetici e può avere un’evoluzione più rapida.

Inoltre, le fluttuazioni glicemiche contribuiscono a modificare temporaneamente la rifrazione dell’occhio, causando variazioni della vista che spesso vengono sottovalutate ma rappresentano un campanello d’allarme importante.

"Ho fatto mille diete, sono più grasso/a di prima"" Sono a dieta da quando sono nata, sono sempre grassa/o" Quanti/e cos...
13/01/2026

"Ho fatto mille diete, sono più grasso/a di prima"
" Sono a dieta da quando sono nata, sono sempre grassa/o"

Quanti/e così? 😩

Lo sento spesso, ma anziché andare ad indagare le cause ( che di certo ci sono e sono molteplici) troviamo una soluzione a questo problema nell' adesso. E per il futuro.

Di certo è che chi ha fatto mille diete , è dimagrito e poi è tornato come prima o peggio, ha evidentemente ripetuto per anni ed anni lo stesso identico copione.
Ha fatto e sbagliato le stesse identiche cose.

Detto in parole ancora più semplici: ha percorso sempre la stessa identica strada, l' unica che conosceva.

Un pò come se, per tornare a casa sua, per 30 anni avesse percorso sempre la stessa strada in automatico senza sapere mai che ne esisteva una molto più breve che gli avrebbe fatto risparmiare la metà del tempo.

Ecco: la prima cosa è accettare di sapere che esistono altre strade per tornare a casa oltre quelle percorse in automatico per anni ed anni.

Certo questa presa di coscienza potrebbe farci sentire un po stupidi e non essere una scoperta poi così simpatica. Gli esseri umani davanti ad un errore di norma o danno la colpa agli altri o a se stessi...

Ecco, detto ciò bisogna in primis perdonarsi per aver sbagliato per anni ed anni...

Si è fatto solo ciò che si conosceva, che si è imparato e di certo non è stato fatto per male. ..

E quindi, cosa c' è da fare di diverso adesso?

Chi ha fatto mille diete ed è dimagrito è un campione nel seguire le diete. Il numero uno indiscusso... come lo sa fare lui, nessuno sa farlo! ( certo, è allenatissimo!)

Ma allora cosa non va in tutto ciò? 🤔

Non va proprio questo: il tentativo di essere perfetto nel seguire la dieta...

Perché perfetti non bisogna essere... bisogna sbagliare.

Bisogna cedere al giorno 4 ad esempio, ma al giorno 4 bisogna semplicemente perdonarsi per aver ceduto e riprendere da dove si era interrotto...per poi cedere di nuovo al giorno 10.

Ma al giorno 10 di nuovo, bisogna dirsi un bello "sticazzi" e proseguire....

E così di giorno in giorno...
Sino a che al giorno 30 , il nuovo cedimento farà un po meno paura perché si sta imparando a riprendere il percorso...

E così, caduta dopo caduta, passeranno i mesi... gli anni...

Si sarà imparata una nuova abitudine , si sarà costruita una nuova routine... ed ogni sgarro sarà parte del percorso...

E non ci sarà più un: faccio le cose perfette all inizio per poi non reggere più e mollare tutto! ( certo, non è umano farlo!)
..

Come credete che faccia o che ha fatto, chi non ha problemi di peso, ci tiene alla sua salute e mangia bene?

Così 😊

La perfezione non è di questo mondo..
Smettete di cercarla, datemi retta ;)

( la foto riassume in maniera chiarissima questo lungo concetto che spero possa aiutare almeno qualcuno di voi 😏)

Proteine e cancro: Esiste davvero un legame? "PROTEINE E RISCHIO ONCOLOGICO: COSA EMERGE DALLA NUOVE RICERCHEIl ruolo de...
11/01/2026

Proteine e cancro: Esiste davvero un legame?

"PROTEINE E RISCHIO ONCOLOGICO: COSA EMERGE DALLA NUOVE RICERCHE

Il ruolo delle proteine nella salute umana è da tempo al centro del dibattito scientifico.

Se da un lato sono nutrienti fondamentali per mantenere massa muscolare, metabolismo, sintesi ormonale e funzione immunitaria, dall’altro la loro possibile associazione con il rischio di cancro ha alimentato discussioni accese, in particolare per quanto riguarda le fonti animali.

Quattro recenti studi, pubblicati tra il 2022 e il 2025, aiutano oggi a delineare un quadro più chiaro.

Un’analisi condotta negli Strati Uniti su oltre 16.000 adulti (NHANES III), ha indagato il legame tra consumo abituale di proteine animali e vegetali e mortalità per tutte le cause, malattie cardiovascolari e tumori.

I risultati mostrano che né le proteine totali, né quelle vegetali o animali sono associate a un incremento del rischio di morte.

Anzi, un consumo più elevato di proteine animali è apparso correlato a una modesta riduzione della mortalità oncologica.

Dati questi che contraddicono l’ipotesi, a lungo sostenuta, di un ruolo sfavorevole delle proteine animali attraverso meccanismi come l’aumento dell’IGF-1.

Un’ampia revisione sistematica coordinata dalla Società Tedesca di Nutrizione ha confermato questo quadro: passando in rassegna la letteratura, gli autori hanno concluso che l’evidenza complessiva non supporta un legame solido tra apporto proteico e rischio di tumori comuni, come al colon-retto, seno o prostata.

Per altre sedi oncologiche, i dati restano ancora insufficienti, ma la tendenza generale è di neutralità.

Sul piano clinico, invece, la prospettiva cambia radicalmente.

Nei pazienti oncologici in trattamento (chemioterapia) il rischio di malnutrizione e sarcopenia è elevato e peggiora la prognosi.

Studi pubblicati su riviste come Clinical Nutrition e su piattaforme di medicina traslazionale, sottolineano che un adeguato supporto nutrizionale non è un dettaglio, bensì parte integrante della terapia.

Le linee guida raccomandano un apporto di almeno 1,0 g/Kg/die di proteine, con target più efficaci intorno a 1,2-1,5 g/Kg/die, associati a 25-30 kcal/Kg di energia giornaliera.

L’esercizio fisico, laddove possibile, rappresenta un co-intervento cruciale: favorisce la sintesi proteica, riduce l’infiammazione (tramite il rilascio di miochine) e aiuta a preservare la funzionalità muscolare.

In sintesi, le nuove ricerche offrono due messaggi complementari:

Per la popolazione generale, l’assunzione di proteine, animali o vegetali, non appare un fattore di rischio significativo per lo sviluppo o la mortalità da cancro.

Per i pazienti oncologici, invece, le proteine sono un pilastro terapeutico, capaci di influenzare direttamente la qualità della vita e l’aderenza alle cure.

Rimangono ancora domande aperte: quanto pesi la qualità delle fonti proteiche, quali siano le soglie ottimali nei diversi stadi della malattia e come modularne l’apporto in presenza di comorbidità come insufficienza renale o sindrome metabolica.

Tuttavia un punto è ormai chiaro: le proteine, più che un rischio, rappresentano oggi una risorsa preziosa, da calibrare con attenzione nella prevenzione e soprattutto nella cura del cancro.

Bibliografia
Animal and plant protein usual intakes are not adversely associated with all-cause, cardiovascular disease–, or cancer-related mortality risk: an NHANES III analysis

Protein intake and cancer: an umbrella review of systematic reviews for the evidence-based guideline of the German Nutrition Society

The importance of protein sources to support muscle anabolism in cancer: An expert group opinion

Protein intake in cancer: Does it improve nutritional status and/or modify tumour response to chemotherapy?

Articolo originale condiviso da longevity scienze.it

Quando si parla di consapevolezza alimentare oramai dobbiamo fare i conti anche con i pesticidi presenti negli alimenti....
10/01/2026

Quando si parla di consapevolezza alimentare oramai dobbiamo fare i conti anche con i pesticidi presenti negli alimenti.

Per chi segue questa pagina da anni sa molto bene che si parla esclusivamente di cibo vero e cibo pulito e non trasformato, ma la qualità di questo cibo dipende anche molto da dove è cresciuto, da dove arriva ed il discorso pesticidi non può esulare dalla qualità di ciò che si consuma.

Ed appunto su questo argomento ho trovato questo articolo carino da condividervi ( che ritengo tra i piu affidabili) , ricordando che i pesticidi sono delle molecole fortemente tossiche per il nostro organismo che si comportano proprio come veri e propri interferenti endocrini capaci di alterare le risposte ormonali ed esporci a malattia.

" Per i consumatori preoccupati per l’esposizione ai pesticidi alimentari, avere informazioni pratiche sulle tipologie di frutta e verdura con i residui di pesticidi più alti e più bassi, e sui metodi efficaci per rimuovere in tutto o in parte il residuo di queste sostanze tossiche, rappresenta certamente uno strumento utile affinché si possano poi prendere le decisioni migliori di acquisto su questi alimenti, nonché una delle informazioni più difficili da reperire.



Metodi efficaci per rimuovere i pesticidi da frutta e verdura

Abbiamo capito che gran parte dell’ortofrutta convenzionale che troviamo oggi in commercio, cioè tutta quella che non deriva da agricoltura biologica, è stata prodotta con i pesticidi e presenta anche all’atto dell’acquisto una certa quantità di pesticidi residui, nonostante i trattamenti di lavaggio e pulizia applicati dall’industria, anche con il cloro (si pensi alle insalate pronte in busta per esempio).

A questo punto la domanda pratica definitiva è questa: esiste un modo per rimuovere definitivamente questi pesticidi dagli alimenti che infine mangeremo?

Per prima cosa dirò quel che sembra scontato e banale ma che all’atto pratico gran parte dei consumatori non fa mai, nonostante sia ad oggi l’unica soluzione davvero efficace al 100% per ingerire zero pesticidi con la dieta:

comprare frutta e verdura biologiche, dato che questi alimenti non hanno residui di pesticidi.

Non li hanno perché nell’agricoltura biologica non vengono usati. Non possono essere usati per legge e di fatto non si usano mai, come risulta da vari monitoraggi e analisi fatti su frutta e verdura BIO presente in commercio.

Per risparmiare un po’ sui prezzi, è possibile optare per i coltivatori locali o iscriversi ai Gruppi di Acquisto Solidali.

I cibi BIO acquistati tramite questi due canali di vendita costano decisamente meno di quelli presenti al supermercato. La scelta del biologico ci consente anche di mangiare la frutta con tutta la sua buccia, che come vedremo tra poco è una risorsa troppo importante per essere tolta e gettata via.

Inoltre favorire il BIO significa proteggere e curare anche l’Ambiente dal degrado progressivo e dalla perdita di biodiversità, che sono effetti nefasti tipici e costanti dei metodi di coltivazione usati dall’agricoltura convenzionale. Non mi sembra cosa da poco.

Detto ciò, ora ci concentreremo invece su alcuni metodi di lavaggio e preparazione dell’ortofrutta convenzionale (non BIO quindi) che la ricerca scientifica ha indicato essere efficaci in parte nella rimozione di un certo quantitativo di pesticidi dagli alimenti.

I ricercatori scientifici hanno testato vari metodi di rimozione dei pesticidi da frutta e verdura, con risultati variabili a seconda del metodo e a seconda del tipo di pesticida utilizzato dall’industria sulla coltivazione.

Il risultato cambia anche a seconda della tipologia di frutto o di verdura, sulla base delle caratteristiche della buccia e della superficie esterna dell’alimento.

Ad esempio fragola e cavolfiore hanno superfici porose ed è più difficile eliminare residui di pesticidi, rispetto a frutti come la mela o i mirtilli.

Peccato però che le mele siano il frutto con più trattamenti di pesticidi in assoluto, specie in Italia e specie quelle del Trentino Alto Adige, le più note a livello commerciale e le più vendute.

Prendiamo appunto proprio il caso concreto delle mele.

Uno studio del 2017 pubblicato sulla rivista Journal of Agricultural and Food Chemistry, illustrato dalla dottoressa Renata Alleva, nutrizionista e ricercatrice dell’Università di Bologna, ha dimostrato l’efficacia di alcune sostanze detergenti presenti in commercio come il bicarbonato di sodio e l’acqua clorata, e di altre sostanze preparate in casa, nella rimozione dei residui di pesticidi superficiali (buccia) e interni alle mele, cioè presenti anche nella polpa del frutto.

Questi ultimi sono chiamati pesticidi sistemici, e penetrano anche all’interno del frutto.

I pesticidi sistemici vengono applicati in particolare nel seme stesso che viene piantato nel campo, o nel terreno, e sono progettati per riuscire a penetrare all’interno della pianta, rimanendo per tanto nel frutto.

I metodi utilizzati in questo studio sono stati: lavaggio con acqua e bicarbonato di sodio, lavaggio con acqua clorata, lavaggio semplice sotto acqua corrente.

Quale fra questi è risultato il metodo più efficace?

La dottoressa Alleva spiega che «i residui dei due pesticidi depositati superficialmente nella buccia, sono stati rimossi completamente dal lavaggio con bicarbonato di sodio, ma ci sono voluti ben 15 minuti, mentre acqua corrente e soluzione clorata, non sono risultati efficienti.

Tuttavia, andando a valutare i pesticidi all’interno della mele, mentre il Fosmet viene rimosso quasi al 100% (per la precisione al 96%, nda), il Tiobendazolo viene rimosso per l’ 80%, con un 20% che resta all’interno del frutto.

La differenza nasce dalla diversa natura chimica dei due pesticidi usati e dalla loro diversa penetrabilità: il Tiobendazolo è sistemico con una penetrabilità di 4 volte superiore al Fosmet che è un pesticida non- sistemico. Purtroppo nella realtà, la maggior parte della frutta in commercio presenta il multiresiduo, ossia la presenza di più pesticidi in uno stesso frutto e questo studio spiega chiaramente che non tutti potranno essere rimossi dal lavaggio».

Come si effettua il lavaggio con bicarbonato di sodio e acqua

Innanzitutto va detto che non basta lasciare la frutta e la verdura in ammollo in acqua e bicarbonato.

Occorre anche poi strofinare l’alimento per qualche minuto o spazzolarlo all’interno del recipiente con l’acqua.

Usate 2 cucchiai di bicarbonato diluiti in un litro d’acqua, come unità di misura e di riferimento.

Se avete bisogno di più acqua, aumentate anche la quantità di bicarbonato di conseguenza.

Un dato molto importante è che è meglio usare acqua tiepida, non fredda.

L’acqua tiepida facilita l’eliminazione delle molecole di molti pesticidi., mentre in acqua fredda risulta tutto più difficile.

Metodo casalinghi efficaci:

spray con limone e bicarbonato.

Un metodo efficace per rimuovere i residui di pesticidi da frutta e verdura è realizzare in casa uno spray con limone e bicarbonato, due ingredienti naturali che agiscono senza rovinare gli alimenti.

Ecco come preparare questo metodo con il fai da te: prendete 2 cucchiai di bicarbonato di sodio, 1 cucchiaio di succo di limone e 1 bicchiere d’acqua (250 ml circa).

Mettete gli ingredienti in una ciotola e mescolate fino a quando il bicarbonato non si scioglie del tutto. Introducete poi il composto ottenuto in un flacone spray e vaporizzate la soluzione su frutta e verdura.

Fate agire per circa dieci minuti e spazzolate per togliere sporco e pesticidi, oppure sciacquate sotto acqua corrente.

Metodi casalinghi efficaci:

acqua e aceto. Un altro metodo che si è dimostrato utile nel rimuovere buona parte dei pesticidi su frutta e verdura è la soluzione di acqua e aceto.

Qualora non abbiate in casa del bicarbonato, potete infatti utilizzare una preparazione a base di acqua e aceto bianco, ottenendo una soluzione dall’alto potere igienizzante.

La soluzione va preparata con 1 parte di aceto e 2 parti di acqua (es. 100 ml di aceto e 200 ml di acqua)

Sbucciare il frutto non è la soluzione del problema

A questo punto molti lettori potrebbero pensare che sbucciando la mela, la pera, e vari altri frutti, si risolve alla base il problema dei pesticidi.

Spesso infatti si sente anche in TV e anche da parte di nutrizionisti il consiglio di mangiare la frutta scartandone la buccia.

Sebbene questo risulti perfettamente sensato nel caso di frutti come le banane o gli agrumi, non è invece vantaggioso quando si parla di mele, pere, prugne, pesche o altri frutti in cui nella buccia troviamo la maggior parte delle sostanze più importanti per la nostra salute: fibre, vitamine, antiossidanti, e altre sostanze preziose.

«Ad esempio nella mela l’acido ursolico è presente nella buccia – prosegue la dottoressa Renata Alleva – ed è un composto molto efficiente nel prevenire il sovrappeso e sembra avere un ruolo di inibitore nei processi di alcuni tumori, come quello al colon».

Tutto ciò rafforza il concetto espresso in precedenza: preferire frutta e verdura biologica, che è sempre possibile mangiare con la sua buccia.

É evidente poi che anche la frutta che cresce spontanea come i frutti di bosco in estate (mirtilli, more, lamponi) e anche quella che viene prodotta in maniera stagionale e spontanea da alberelli presenti in giardino o in appezzamenti privati (limoni, fichi, melograno, mele selvatiche ecc.) a cui non viene applicato nessun trattamento chimico, è sempre possibile mangiarla con la buccia dopo un breve risciacquo sotto acqua corrente per eliminare semplicemente la polvere.

Coltivazioni con basso residuo di pesticidi

Infine vorrei accennare al fatto che non ogni frutto e non ogni ortaggio presenta la stessa percentuale di pesticidi residui.

Alcune coltivazioni infatti, per loro natura, richiedono pochi trattamenti con queste sostanze tossiche, e quindi l’alimento – anche qualora provenga da agricoltura non biologica – presenta bassi residui di pesticidi, che a questo punto è possibile azzerare completamente attraverso 2 modalità:

o togliendo la buccia (è il caso per esempio di meloni e cocomeri) oppure procedendo ad un lavaggio con i metodi più efficaci che abbiamo analizzato in questo articolo.

Un altro frutto che non presenta quasi alcun residuo di pesticida è l’avocado.

Per quanto riguarda gli ortaggi e verdure, quelli che hanno pochissimo residuo di pesticidi sono:

cipolle, melanzane, cavolfiore, broccoli, asparagi, piselli surgelati (attenzione invece agli spinaci surgelati, sono ricchissimi di pesticidi)."

Articolo completo sotto:

Il consumo di frutta e verdura è fondamentale per una dieta sana e una buona salute. Per i consumatori preoccupati per l’esposizione ai pesticidi alimentari, avere informazioni pratiche sulle tipologie di frutta e verdura con i residui di pesticidi più alti e più bassi, e sui metodi efficaci pe...

Ottima idea! Fettuccine di sole uova! Potete condirle come più vi piace🥰
10/01/2026

Ottima idea! Fettuccine di sole uova! Potete condirle come più vi piace🥰

Come le lamentele ed i pensieri negativi agiscono sui nostri ormoni: " Il tuo cervello ascolta ogni parola che dici.E og...
09/01/2026

Come le lamentele ed i pensieri negativi agiscono sui nostri ormoni:

" Il tuo cervello ascolta ogni parola che dici.
E ogni lamentela lo riscrive come se avesse subito un trauma.

Le neuroscienze lo confermano: bastano 60 secondi di pensieri negativi per inondare il corpo di cortisolo, restringere l’ippocampo e rafforzare i circuiti della paura.
È il motivo per cui “sfogarsi” non è innocuo, ma un danno cerebrale nascosto.

Ogni volta che ti lamenti, l’amigdala, il sistema d’allarme del cervello, si attiva come se ci fosse un pericolo reale.
Anche quando non c’è.

Il risultato? Una cascata di cortisolo che può alterare per ore umore, concentrazione e chiarezza mentale.

E la ripetizione fa il resto: i neuroni che si attivano insieme si collegano tra loro.

Più ti lamenti, più il cervello si abitua alla negatività.

L’ippocampo (memoria e apprendimento) si restringe, mentre la corteccia prefrontale, il centro delle decisioni e del pensiero lucido, si spegne.
È lo stesso schema osservato nei traumi e nel PTSD.

E non finisce qui: la lamentela è contagiosa.

Bastano 3 minuti ad ascoltare qualcuno che si sfoga per attivare i tuoi neuroni specchio e copiare il suo stato di stress.

Ecco perché certi incontri ti lasciano svuotato: il cervello rispecchia la tensione dell’altro.

Il ciclo funziona così:
Lamentela → Cortisolo → Paura → Stanchezza → Altre lamentele.

Ma la buona notizia è che il cervello può riprogrammarsi.

La gratitudine inverte il processo: favorisce la crescita dell’ippocampo, abbassa il cortisolo e rafforza i circuiti della resilienza.

Ogni volta che scegli la riconoscenza al posto della negatività, stai letteralmente allenando il cervello alla pace e alla chiarezza.

La prossima volta che senti il bisogno di lamentarti:
Fermati. Riformula. Ringrazia.

Il tuo cervello ascolta ogni parola che dici.
E quelle parole costruiscono (o distruggono) la tua mente."

Fonti:
McEwen, B. S., 1998.
Protective and damaging effects of stress mediators.
New England Journal of Medicine.

Sapolsky, R. M., 2000.
Glucocorticoids and hippocampal atrophy in neuropsychiatric disorders.
Archives of General Psychiatry.

Hatfield, E., Cacioppo, J. T., & Rapson, R. L., 1994.
Emotional Contagion.
Cambridge University Press.

Post preso dalla pagina di Dr. Fantechi

Indirizzo

Via Fermi 2
Quartu Sant'elena
09045

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 20:00
Martedì 09:00 - 20:00
Giovedì 09:00 - 13:00
Venerdì 09:00 - 20:00

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Qualche informazione su di me...

Vengo dal mondo dello sport, ho iniziato a giocare a pallavolo sin da piccola e a 16 anni giocavo già nei campionati nazionali. Ho smesso di fare pallavolo a 35 anni per “i troppi infortuni” e nel frattempo continuo a praticare sport ma non più da agonista.

Sono laureata in Scienze Biologiche vecchio ordinamento. Dopo la laurea ho avuto per 6 anni un’erboristeria in centro a Cagliari ed ho perfezionato con svariati corsi in fitoterapia la mia preparazione sugli integratori alimentari. Dopo l’esperienza meravigliosa con l’erboristeria ho conseguito un Master in nutrizione clinica ed ho iniziato a lavorare come nutrizionista.

Ho frequentato la Sanis a Roma , scuola di integrazione ed alta formazione nello sport, appassionandomi appunto alla nutrizione sportiva. Ho inoltre lavorato diversi anni anche con Enervit, azienda di integrazione nello Sport, a cui devo tanto per ciò che concerne la mia formazione in materia.

Proprio per questa mia passione per lo sport ho anche approfondito i miei studi con un corso per Personal Trainer di cui possiedo un diploma (ma non esercito come tale)