11/12/2025
Il tema dell’esposizione dei bambini tra i 0-5 anni agli schermi di tablet e smartphone e lo loro crescita cerebrale è un tema molto importante. È una realtà che richiede attenzione e serietà, che va trattata accedendo a dati scientifici e ad interpretazioni professionali.
Ultimamente sui social sta girando un interessante studio su questo tema che però deve essere letto.
Su profilo FB della dott.ssa Monica Guidi ( https://www.facebook.com/monica.guidi.39?) si trova una sintesi, a mio avviso ben fatta, che spiega in modo chiaro e lineare il significato di questi studi.
Posso solo che condividerne le conclusioni: nella crescita dei figli ciò a cui possiamo guardare è la qualità delle relazioni interpersonali. Co-viewing, contenuti educativi e interazione genitore-bambino sono il miglior compagno di crescita.
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https://m.facebook.com/story.php?story_fbid=1447703483587804&id=100050444981549
Uno studio pubblicato sulla rinomata rivista JAMA Pediatrics ha rivelato qualcosa che sfugge ai nostri occhi, ma che accade, silenziosamente, nella testa dei nostri bambini.
Quando l’esposizione agli schermi diventa eccessiva, il loro cervello rallenta nel costruire un elemento cruciale: la materia bianca.
Per capirla con un’immagine semplice, la materia bianca è come una rete di autostrade invisibili che collega tutte le aree del cervello.
Sono quei cavi fondamentali che permettono al linguaggio di fluire, alla lettura di nascere, al pensiero di scorrere veloce.
Le risonanze magnetiche hanno mostrato ciò che nessuno vorrebbe vedere: nei bambini che passano molto tempo davanti agli schermi, queste connessioni risultano meno sviluppate, meno ordinate, meno forti.
I loro “cavi” sono più fragili. Le strade dell’informazione si costruiscono con lentezza, o peggio, si interrompono.
Questo spiega molte delle difficoltà che osserviamo oggi: ritardi nel linguaggio, problemi nella lettura, difficoltà a comunicare.
Non si tratta di colpe, ma di consapevolezza.
Perché il cervello di un bambino non cresce da solo. Si forma attraverso le esperienze, i giochi, le parole, il contatto umano.
E purtroppo, gli schermi – per quanto educativi possano sembrare – non offrono i mattoni giusti per costruire queste fondamenta.
Serve tempo. Serve presenza. Serve un’infanzia vissuta nel mondo reale, non solo su uno schermo.