Cooperativa Sociale Progetto Crescita

Cooperativa Sociale Progetto Crescita Essere accanto alle persone e alle famiglie, dalla tenera età agli anni più maturi, per migliorarne la qualità della vita

La Cooperativa Sociale Progetto Crescita eroga servizi educativi ed animativi per l'infanzia, l'età evolutiva e i diversamente abili.

A volte, nei disegni dei bambini, affiora ciò che custodiscono più gelosamente: legami, ricordi, presenze che li accompa...
15/04/2026

A volte, nei disegni dei bambini, affiora ciò che custodiscono più gelosamente: legami, ricordi, presenze che li accompagnano.
Nelle sedute di psicomotricità questo accade con una naturalezza sorprendente, trasformando il foglio in un piccolo spazio di verità emotiva.

Ricky dice: "questa è la mia nonna. Ha gli occhiali e i capelli ricci, pochi."

Nelle rappresentazioni finali dell'incontro di psicomotricità accade spesso qualcosa di prezioso: i bambini portano nel disegno i loro affetti più profondi. Come ha fatto Ricky, che ha ritratto la sua nonna con occhiali, capelli ricci e un grande sorriso.
Questo succede perché il disegno, in età evolutiva, è un linguaggio simbolico: attraverso le immagini i bambini trasformano emozioni e vissuti interni in forme visibili e condivisibili. Secondo la psicomotricità, il gesto grafico nasce dal corpo e dalla memoria affettiva, e permette al bambino di raccontare ciò che per lui conta davvero.
Quando un bambino disegna una figura amata, non sta solo “riproducendo” un volto: sta mettendo in scena una storia interna, un legame, un pezzo del suo mondo emotivo.
Fiorenza Paganelli

🫷La fine dell’incontro di psicomotricità è un momento delicato e prezioso, in cui il movimento lascia spazio alla narraz...
26/02/2026

🫷La fine dell’incontro di psicomotricità è un momento delicato e prezioso, in cui il movimento lascia spazio alla narrazione e alla simbolizzazione.

È qui che i bambini👶🧒👧 trasformano l’esperienza corporea in pensiero, immagine e racconto, sostenuti da un ritmo che li aiuta a rientrare in sé e a dare forma al proprio mondo interno.

La chiusura dell’incontro di psicomotricità si trasforma in un piccolo rito di passaggio: dopo l’intensità del movimento, leggiamo insieme una storia illustrata e proponiamo un disegno. Questo momento non è solo “calma dopo l’azione”, ma un vero ponte tra due modalità dell’essere.
Dal corpo alla simbolizzazione
Il passaggio da un’attività motoria e sensoriale a una più cognitiva e simbolica permette ai bambini di:
- regolare l’attivazione corporea, rallentando il ritmo interno dopo il gioco e il movimento;
- spostare l’attenzione verso il mondo interno, dando spazio a pensieri, immagini e narrazioni personali;
- integrare l’esperienza, trasformando ciò che hanno vissuto con il corpo in forme più rappresentabili e condivisibili.
Perché storia e disegno?
Nella prospettiva psicomotoria, la simbolizzazione è un passaggio fondamentale: il bambino rielabora l’esperienza attraverso linguaggi che gli appartengono — il racconto, l’immagine, il gesto grafico. La storia offre un contenitore narrativo sicuro; il disegno permette di “mettere fuori” ciò che dentro si sta organizzando.
Un tempo per fermarsi e ascoltarsi
In questo modo i bambini hanno la possibilità di calmare il corpo, contenere il desiderio di correre e muoversi, e orientare l’attenzione verso ciò che sentono e immaginano. È un tempo prezioso, in cui il movimento si trasforma in pensiero e il vissuto prende forma.
Fiorenza Paganelli

19/02/2026
Nel percorso formativo Choice! continuiamo a lavorare per rafforzare le competenze relazionali e prevenire il burnout.
18/02/2026

Nel percorso formativo Choice! continuiamo a lavorare per rafforzare le competenze relazionali e prevenire il burnout.

Giacomo nel momento della rappresentazione finale della seduta di psicomotricità, disegna e racconta: "Ho disegnato te Fiorenza, hai la muta, sei immersa nell'acqua, con gli occhialini e i capelli arancioni, proprio come i tuoi. Guarda! Le tue ciabatte grigie... E ci sono i pesci... poiiiiii... guarda uno squaloooo... però in mano hai una pistola-fiocina."
QUALE IPOTESI DI SENSO SI POTREBBE FARE OSSERVANDO IL DISEGNO DI GIACOMO?
Nel disegno infantile, l’acqua non è mai solo acqua, è il mondo interno: profondo, mobile, non del tutto controllabile.
Quando un bambino colloca un adulto lì dentro, sta dicendo che quella presenza può entrare nel suo spazio emotivo senza spaventarsi. È un gesto di fiducia?
I pesci piccoli che nuotano intorno possono rappresentare i pensieri leggeri, le curiosità, le piccole inquietudini che vanno e vengono, Sono vivi, ma non minacciosi. È come se il bambino dicesse: “Dentro di me c’è movimento, ma non tutto fa paura"
Lo squalo è un simbolo che potrebbe rappresentare qualcosa di grande, che fa paura, che “va incontro”.
Non necessariamente rappresenta una persona, più facilmente potrebbe rappresentare un’emozione intensa, un conflitto, un cambiamento che lo mette alla prova, una paura difficile da nominare.
E il fatto che sia nell’acqua mi fa iporizzare che questa paura sia interna, non esterna.
Mi disegna in modo riconoscibile:
capelli, occhialini, ciabatte: quando un bambino inserisce dettagli così precisi, sta dicendo che quella figura è reale, significativa, presente.
Non un personaggio generico, ma proprio quella persona, con un posto preciso nel suo mondo emotivo.
La muta non è un vestito qualunque: è un equipaggiamento che serve per stare sott’acqua, per resistere al freddo, per muoversi in profondità; parla di solidità, contenimento, capacità di “tenere” anche le emozioni più intense. È come se il bambino dicesse: “Tu sei attrezzata. Puoi stare con me anche nelle parti più profonde e meno luminose.”
La fiocina non è un’arma generica: è uno strumento specifico, di chi sa stare sott’acqua.
Nei disegni dei bambini, gli strumenti servono spesso a tenere a distanza ciò che fa paura, a sentirsi competenti, a non essere travolti.
Quindi potrebbe essere simbolo di regolazione, non di aggressività?

Cosa dire della scritta in corsivo al centro del foglio? "Fiorenza e il pesce che gli va addossoooo.”
Quando un bambino nomina la scena, la rende ancora più chiara: c’è un movimento che arriva verso l’adulto, qualcosa che “va addosso”, qualcosa di forte, veloce, emotivo.
E l’adulto resta lì, attrezzato, presente, capace di reggere l’impatto.
Forse è un modo per dire: “Posso portarti anche le emozioni che mi vengono incontro di colpo e tu ci sei.”

A volte i bambini si raccontano così: con un mare profondo e una fiducia che commuove ".
13/02/2026

A volte i bambini si raccontano così: con un mare profondo e una fiducia che commuove ".

Giacomo nel momento della rappresentazione finale della seduta di psicomotricità, disegna e racconta: "Ho disegnato te Fiorenza, hai la muta, sei immersa nell'acqua, con gli occhialini e i capelli arancioni, proprio come i tuoi. Guarda! Le tue ciabatte grigie... E ci sono i pesci... poiiiiii... guarda uno squaloooo... però in mano hai una pistola-fiocina."
QUALE IPOTESI DI SENSO SI POTREBBE FARE OSSERVANDO IL DISEGNO DI GIACOMO?
Nel disegno infantile, l’acqua non è mai solo acqua, è il mondo interno: profondo, mobile, non del tutto controllabile.
Quando un bambino colloca un adulto lì dentro, sta dicendo che quella presenza può entrare nel suo spazio emotivo senza spaventarsi. È un gesto di fiducia?
I pesci piccoli che nuotano intorno possono rappresentare i pensieri leggeri, le curiosità, le piccole inquietudini che vanno e vengono, Sono vivi, ma non minacciosi. È come se il bambino dicesse: “Dentro di me c’è movimento, ma non tutto fa paura"
Lo squalo è un simbolo che potrebbe rappresentare qualcosa di grande, che fa paura, che “va incontro”.
Non necessariamente rappresenta una persona, più facilmente potrebbe rappresentare un’emozione intensa, un conflitto, un cambiamento che lo mette alla prova, una paura difficile da nominare.
E il fatto che sia nell’acqua mi fa iporizzare che questa paura sia interna, non esterna.
Mi disegna in modo riconoscibile:
capelli, occhialini, ciabatte: quando un bambino inserisce dettagli così precisi, sta dicendo che quella figura è reale, significativa, presente.
Non un personaggio generico, ma proprio quella persona, con un posto preciso nel suo mondo emotivo.
La muta non è un vestito qualunque: è un equipaggiamento che serve per stare sott’acqua, per resistere al freddo, per muoversi in profondità; parla di solidità, contenimento, capacità di “tenere” anche le emozioni più intense. È come se il bambino dicesse: “Tu sei attrezzata. Puoi stare con me anche nelle parti più profonde e meno luminose.”
La fiocina non è un’arma generica: è uno strumento specifico, di chi sa stare sott’acqua.
Nei disegni dei bambini, gli strumenti servono spesso a tenere a distanza ciò che fa paura, a sentirsi competenti, a non essere travolti.
Quindi potrebbe essere simbolo di regolazione, non di aggressività?

Cosa dire della scritta in corsivo al centro del foglio? "Fiorenza e il pesce che gli va addossoooo.”
Quando un bambino nomina la scena, la rende ancora più chiara: c’è un movimento che arriva verso l’adulto, qualcosa che “va addosso”, qualcosa di forte, veloce, emotivo.
E l’adulto resta lì, attrezzato, presente, capace di reggere l’impatto.
Forse è un modo per dire: “Posso portarti anche le emozioni che mi vengono incontro di colpo e tu ci sei.”

Ecco come durante una seduta di psicomotricità a Il Filo del Gioco - Psicomotricità si creano cose... come impianti idra...
11/02/2026

Ecco come durante una seduta di psicomotricità a Il Filo del Gioco - Psicomotricità si creano cose... come impianti idraulici! 😇😉

08/02/2026
04/02/2026
Il Filo del Gioco è il servizio di Psicomotricità della Cooperativa Progetto Crescita 🩷
04/02/2026

Il Filo del Gioco è il servizio di Psicomotricità della Cooperativa Progetto Crescita 🩷

IL GIOCO CHE LIBERA, NON CHE GIUDICA
C’è una trappola sottile che, senza accorgercene, rischiamo di tendere ai bambini: l’idea che la loro vita sia una gara.
Una corsa a chi impara prima, a chi fa meglio, a chi arriva più in alto.
Come se l’infanzia fosse un piccolo campionato dove chi non eccelle resta indietro.
Ma i bambini non sono atleti in allenamento o manager apicali, sono esploratori.
Sono creature che crescono giocando, provando, sbagliando, riprovando, inventando.
Sono esseri umani che imparano non per vincere, ma per scoprire.
Il gioco, per loro, non è una competizione: è un linguaggio.
È il modo in cui capiscono il mondo, il modo in cui capiscono sé stessi.
È un territorio sacro dove possono essere buffi, lenti, confusi, geniali, goffi, luminosi… senza dover essere “i migliori”.
Quando chiediamo a un bambino di essere il migliore, gli togliamo qualcosa.
Gli togliamo il diritto di essere curioso.
Il diritto di sbagliare.
Il diritto di esplorare senza paura.
Il diritto di crescere al proprio ritmo.
Il diritto di essere sé stesso, non la proiezione delle aspettative degli adulti.
La vita dei bambini non è una classifica.
È un sentiero fatto di scoperte minuscole e gigantesche, di passioni che nascono per caso, di tentativi che sembrano giochi e invece sono apprendimenti profondissimi.
Un bambino che non deve essere il migliore diventa libero.
Libero di scegliere, di provare, di cambiare idea.
Libero di ascoltare ciò che gli piace davvero, non ciò che “dovrebbe” piacergli.
Libero di crescere senza la paura di deludere.
E forse è proprio questo il compito degli adulti:
non spingere i bambini a vincere,
ma accompagnarli a sentirsi vivi.
A trovare la loro strada, non quella più veloce.
A scoprire il loro talento, non quello più applaudito.
A diventare persone intere, non piccoli campioni.
Perché l’infanzia non è un campionato, non è un bilancio aziendale.
L'infanzia è un viaggio, ogni bambino ha il diritto di percorrerlo a modo suo, senza fretta, senza podi, senza medaglie.
Con la gioia semplice e potente di chi gioca per il gusto di giocare.

12/01/2026

La cura, in sala di psicomotricità, si manifesta nel non confondere la presenza viva di un bambino o di una bambina, con un semplice numero in elenco. Ha cura chi, pronunciando un nome, riconosce davvero la persona che vi abita.

Lo si vede bene quando Giulia, dopo un’assenza, rientra portando con sé un biglietto preparato a casa: uno per me e uno per la mia collega. Sui bigliettini ha scritto “ECCOMI QUA, SONO TORNATA”. Parole semplici, ma dense di significato. Raccontano il piacere di ritrovare il proprio posto, la certezza che nessuno lo ha occupato scalzandola, la consapevolezza di valere proprio perché è stata attesa, pensata, nominata.

Nel gruppo di psicomotricità, infatti, i bambini e le bambine sanno che l’appartenenza non si interrompe quando qualcuno manca. Anche l’assenza ha un posto, un nome, un gesto che la accoglie. Ogni volta che un bambino o una bambina non può partecipare, la psicomotricista lo nomina con cura, e il gruppo di bambini viene invitato – se lo desidera – a pensarlo mentre gioca, mentre costruisce, corre, immagina.

Nel rituale iniziale, l’adulto prepara comunque la sua etichetta con il suo nome, la mostra agli altri come un piccolo segno di continuità. Anche lo sgabello viene sistemato al suo posto: rimarrà vuoto, certo, ma proprio quel vuoto diventa presenza simbolica, un modo per dire “tu fai parte di noi, anche oggi”.

Così, incontro dopo incontro, i bambini imparano che il gruppo li contiene sempre, anche quando non possono esserci fisicamente. E scoprono che il pensiero dell’altro è già una forma di relazione, una trama sottile che tiene insieme, che custodisce, che fa sentire parte.

Indirizzo

Via Oriani 8
Ravenna
48121

Orario di apertura

Lunedì 08:00 - 13:00
14:30 - 17:30
Martedì 08:00 - 13:00
14:30 - 17:30
Mercoledì 08:00 - 13:00
Giovedì 08:00 - 13:00
14:30 - 17:30
Venerdì 08:00 - 13:00

Notifiche

Lasciando la tua email puoi essere il primo a sapere quando Cooperativa Sociale Progetto Crescita pubblica notizie e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Contatta Lo Studio

Invia un messaggio a Cooperativa Sociale Progetto Crescita:

Condividi

Share on Facebook Share on Twitter Share on LinkedIn
Share on Pinterest Share on Reddit Share via Email
Share on WhatsApp Share on Instagram Share on Telegram