18/02/2026
Nel percorso formativo Choice! continuiamo a lavorare per rafforzare le competenze relazionali e prevenire il burnout.
Giacomo nel momento della rappresentazione finale della seduta di psicomotricità, disegna e racconta: "Ho disegnato te Fiorenza, hai la muta, sei immersa nell'acqua, con gli occhialini e i capelli arancioni, proprio come i tuoi. Guarda! Le tue ciabatte grigie... E ci sono i pesci... poiiiiii... guarda uno squaloooo... però in mano hai una pistola-fiocina."
QUALE IPOTESI DI SENSO SI POTREBBE FARE OSSERVANDO IL DISEGNO DI GIACOMO?
Nel disegno infantile, l’acqua non è mai solo acqua, è il mondo interno: profondo, mobile, non del tutto controllabile.
Quando un bambino colloca un adulto lì dentro, sta dicendo che quella presenza può entrare nel suo spazio emotivo senza spaventarsi. È un gesto di fiducia?
I pesci piccoli che nuotano intorno possono rappresentare i pensieri leggeri, le curiosità, le piccole inquietudini che vanno e vengono, Sono vivi, ma non minacciosi. È come se il bambino dicesse: “Dentro di me c’è movimento, ma non tutto fa paura"
Lo squalo è un simbolo che potrebbe rappresentare qualcosa di grande, che fa paura, che “va incontro”.
Non necessariamente rappresenta una persona, più facilmente potrebbe rappresentare un’emozione intensa, un conflitto, un cambiamento che lo mette alla prova, una paura difficile da nominare.
E il fatto che sia nell’acqua mi fa iporizzare che questa paura sia interna, non esterna.
Mi disegna in modo riconoscibile:
capelli, occhialini, ciabatte: quando un bambino inserisce dettagli così precisi, sta dicendo che quella figura è reale, significativa, presente.
Non un personaggio generico, ma proprio quella persona, con un posto preciso nel suo mondo emotivo.
La muta non è un vestito qualunque: è un equipaggiamento che serve per stare sott’acqua, per resistere al freddo, per muoversi in profondità; parla di solidità, contenimento, capacità di “tenere” anche le emozioni più intense. È come se il bambino dicesse: “Tu sei attrezzata. Puoi stare con me anche nelle parti più profonde e meno luminose.”
La fiocina non è un’arma generica: è uno strumento specifico, di chi sa stare sott’acqua.
Nei disegni dei bambini, gli strumenti servono spesso a tenere a distanza ciò che fa paura, a sentirsi competenti, a non essere travolti.
Quindi potrebbe essere simbolo di regolazione, non di aggressività?
Cosa dire della scritta in corsivo al centro del foglio? "Fiorenza e il pesce che gli va addossoooo.”
Quando un bambino nomina la scena, la rende ancora più chiara: c’è un movimento che arriva verso l’adulto, qualcosa che “va addosso”, qualcosa di forte, veloce, emotivo.
E l’adulto resta lì, attrezzato, presente, capace di reggere l’impatto.
Forse è un modo per dire: “Posso portarti anche le emozioni che mi vengono incontro di colpo e tu ci sei.”