15/01/2026
ASCOLTARE FINO A VEDERE
«Parla, Signore, perché il tuo servo ti ascolta»
(1 Samuele 3,10)
C’è un gesto curioso in questa immagine:
una mano indossa delle cuffie
per stare davanti alla luna.
È un paradosso solo apparente.
Perché la luna non si ascolta.
La luna si contempla.
Eppure, per poterla davvero vedere,
serve prima un ascolto profondo.
Non dell’oggetto davanti a noi,
ma di ciò che accade dentro.
Le cuffie non servono ad aggiungere suono.
Servono a creare presenza.
A proteggere uno spazio.
A scegliere di stare lì, senza dispersione.
Nelle coppie accade qualcosa di molto simile.
Non ci si perde perché si parla poco,
ma perché non si ascolta fino in fondo.
Perché la presenza dell’altro
non viene accolta, attraversata, assimilata.
In Gestalt, il contatto pieno non si ferma all’incontro.
Ha un ritmo:
emerge una figura,
viene vissuta,
e solo dopo può essere assimilata nello sfondo,
per lasciare spazio a una nuova figura.
Molte relazioni restano bloccate
non perché manchi l’amore,
ma perché il contatto non arriva mai a compimento.
L’altro resta lì, davanti,
come una figura non digerita,
non integrata,
non lasciata andare.
La contemplazione, allora, non è passività.
È un atto maturo di presenza.
È stare davanti all’altro
senza forzarlo,
senza consumarlo,
senza trattenerlo.
Come davanti alla luna.
Che non si afferra.
Non risponde.
Non si spiega.
Sta.
E tu puoi solo scegliere
come starle davanti.
Forse amare non è dire di più.
Forse è restare abbastanza
perché ciò che emerge possa compiersi.
Perché l’altro possa essere accolto,
sentito,
e poi lasciato scendere nello sfondo del cuore
come qualcosa che nutre,
non che occupa.
Quando accompagno le coppie, spesso,
il lavoro più profondo non è aggiungere parole,
ma aiutare a completare il contatto:
ascoltare davvero,
integrare ciò che arriva,
e permettere che una nuova figura possa nascere.
Solo così la relazione respira.
Solo così la luce dell’altro
— anche quando è riflessa —
non acceca,
ma orienta.
Come la luna
in una notte finalmente silenziosa.