Dott. Francesco Cuzzocrea - Gestalt Counselor familiare e di coppia

Dott. Francesco Cuzzocrea - Gestalt Counselor familiare e di coppia Non è mai troppo tardi per prendersi cura della propria relazione di coppia
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ASCOLTARE FINO A VEDERE«Parla, Signore, perché il tuo servo ti ascolta»(1 Samuele 3,10)C’è un gesto curioso in questa im...
15/01/2026

ASCOLTARE FINO A VEDERE

«Parla, Signore, perché il tuo servo ti ascolta»
(1 Samuele 3,10)

C’è un gesto curioso in questa immagine:
una mano indossa delle cuffie
per stare davanti alla luna.

È un paradosso solo apparente.
Perché la luna non si ascolta.
La luna si contempla.

Eppure, per poterla davvero vedere,
serve prima un ascolto profondo.
Non dell’oggetto davanti a noi,
ma di ciò che accade dentro.

Le cuffie non servono ad aggiungere suono.
Servono a creare presenza.
A proteggere uno spazio.
A scegliere di stare lì, senza dispersione.

Nelle coppie accade qualcosa di molto simile.
Non ci si perde perché si parla poco,
ma perché non si ascolta fino in fondo.
Perché la presenza dell’altro
non viene accolta, attraversata, assimilata.

In Gestalt, il contatto pieno non si ferma all’incontro.
Ha un ritmo:
emerge una figura,
viene vissuta,
e solo dopo può essere assimilata nello sfondo,
per lasciare spazio a una nuova figura.

Molte relazioni restano bloccate
non perché manchi l’amore,
ma perché il contatto non arriva mai a compimento.
L’altro resta lì, davanti,
come una figura non digerita,
non integrata,
non lasciata andare.

La contemplazione, allora, non è passività.
È un atto maturo di presenza.
È stare davanti all’altro
senza forzarlo,
senza consumarlo,
senza trattenerlo.

Come davanti alla luna.
Che non si afferra.
Non risponde.
Non si spiega.
Sta.

E tu puoi solo scegliere
come starle davanti.

Forse amare non è dire di più.
Forse è restare abbastanza
perché ciò che emerge possa compiersi.
Perché l’altro possa essere accolto,
sentito,
e poi lasciato scendere nello sfondo del cuore
come qualcosa che nutre,
non che occupa.

Quando accompagno le coppie, spesso,
il lavoro più profondo non è aggiungere parole,
ma aiutare a completare il contatto:
ascoltare davvero,
integrare ciò che arriva,
e permettere che una nuova figura possa nascere.

Solo così la relazione respira.
Solo così la luce dell’altro
— anche quando è riflessa —
non acceca,
ma orienta.

Come la luna
in una notte finalmente silenziosa.

IL PRIMO PASSO QUANDO L’AMORE INCIAMPA«Alzati, prendi il tuo lettuccio e cammina»(Giovanni 5,8)Nelle coppie la crisi non...
08/01/2026

IL PRIMO PASSO QUANDO L’AMORE INCIAMPA

«Alzati, prendi il tuo lettuccio e cammina»
(Giovanni 5,8)

Nelle coppie la crisi non arriva quasi mai all’improvviso.
Arriva così:
un passo che si ferma,
una parola rimandata,
un contatto evitato.
Non perché non ci si ami più,
ma perché ci si è smarriti senza accorgersene.

«Ogni amore comincia con un passo.
Ma anche ogni crisi comincia così:
un passo mancato, un passo sbagliato,
un passo che si ferma.»
(F. Cuzzocrea, Attraverso il tuo cuore, 2025)

Molte coppie non sono “rotte”.
Sono inermi.
Sedute allo stesso tavolo,
a parlare di bollette, figli, spesa,
mentre qualcosa di vivo si è assopito.

«Nessuno ha fatto nulla di male,
ma qualcosa si è spento.
O forse si è solo addormentato.»
(F. Cuzzocrea, Attraverso il tuo cuore, 2025)

Eppure, a volte, basta un gesto minimo.
Uno sfiorarsi la mano.
Un respiro condiviso.
Un primo passo che non risolve tutto,
ma riapre il contatto.

In Gestalt sappiamo che il cambiamento
non parte da ciò che vorremmo essere,
ma da ciò che siamo adesso.
Il primo passo non è verso l’altro.
È verso la consapevolezza.

«Il primo passo è: riconoscere dove siamo.
Accogliere anche ciò che non ci piace vedere.
Non serve una rivoluzione.
Basta una carezza sincera.»
(F. Cuzzocrea, Attraverso il tuo cuore, 2025)

Gesù, nel Vangelo, non guarisce prima di chiedere di camminare.
Chiama al movimento prima della guarigione.
Perché è il gesto fiducioso
che apre la possibilità del miracolo.
Anche nella coppia.
Anche quando si zoppica.
Anche quando il cuore è stanco.
Forse l’amore non chiede di tornare come prima.
Chiede solo di rialzarsi
e di fare – insieme –
un primo passo nuovo.

Quando accompagno le coppie a riprendere il cammino,
vedo spesso che non serve capire tutto:
basta ritrovare il coraggio di un primo passo fatto insieme.
Perchè il lavoro non è tornare indietro,
ma aprire uno spazio in cui
un primo passo diventi di nuovo possibile.

📖 Attraverso il tuo cuore
Il cammino comincia sempre da qui.

NATALE NON È UNA TREGUA (NEMMENO NELLA COPPIA)«La luce splende nelle tenebree le tenebre non l’hanno vinta»(Giovanni 1,5...
23/12/2025

NATALE NON È UNA TREGUA (NEMMENO NELLA COPPIA)

«La luce splende nelle tenebre
e le tenebre non l’hanno vinta»
(Giovanni 1,5)
Il Natale non è una tregua emotiva.
Non è una parentesi dolce dentro una relazione che poi resta uguale.
Non è una pausa dai conflitti,
né un rifugio per chi spera che, per qualche giorno, tutto vada meglio.
Il Natale è un’invasione.

Dio entra nella storia senza chiedere permesso.
E fa lo stesso nelle nostre relazioni:
non aspetta che la coppia sia in ordine,
non arriva quando tutto funziona,
non si presenta quando c’è armonia.
Nasce mentre il mondo resta ingiusto.
Nasce mentre una coppia è stanca.
Nasce mentre qualcuno si sente solo anche accanto all’altro.
Nasce mentre il dolore non fa sconti.
E proprio per questo il Natale è vero.

Nella coppia il Natale non chiede serenità forzata,
ma presenza.
Non chiede di capire tutto,
ma di restare.
Non chiede di risolvere i problemi,
ma di abitarli insieme.
Un bambino nella mangiatoia
non aggiusta automaticamente una relazione.
Non cancella le ferite,
non sistema le incomprensioni,
non elimina la fatica.
Ma cambia il modo di stare dentro la fatica.

In Gestalt diremmo così:
il Natale non toglie la figura del dolore,
ma trasforma lo sfondo.
Non elimina il buio,
ma accende una luce che non ha paura del buio.
E quando lo sfondo cambia,
anche ciò che fa male può essere guardato diversamente.
Per questo il Natale non salva la coppia “dall’alto”,
con soluzioni rapide o emozioni artificiali.
La salva da dentro,
insegnando una cosa essenziale:
che si può restare umani, fragili, incompleti
e non essere soli.

Forse il Natale, nella coppia, è questo:
accorgersi che Dio non entra per sistemare tutto,
ma per abitare ciò che fa male.
E che da quel momento in poi,
anche nelle notti più difficili della relazione,
nessuno dei due è più completamente solo.

GRAZIE 100!Questa immagine dice “100”,ma per me non è un numero da esibire.È il segno silenzioso di un cammino condiviso...
18/12/2025

GRAZIE 100!

Questa immagine dice “100”,
ma per me non è un numero da esibire.

È il segno silenzioso di un cammino condiviso.

Attraverso il tuo cuore non è ancora arrivato nelle librerie
— lo sarà solo da metà gennaio —
eppure, grazie alla fiducia di tante persone e di tante coppie,
più di cento copie hanno già trovato casa.

Non lo leggo come un traguardo,
ma come una responsabilità:
quella di aver intercettato un bisogno reale,
un desiderio di parole vere sull’amore,
sulle ferite, sulla fedeltà quotidiana.

Ogni copia prenotata non è “una vendita”,
ma una storia che chiede di essere accompagnata.

Grazie a chi ha accolto questo libro in anticipo,
a chi lo ha voluto per sé,
a chi lo ha scelto come dono,
a chi ha creduto che valesse la pena attraversare ancora il cuore.

Il libro non è ancora sugli scaffali,
ma è già in cammino.
Ed è questo, più di ogni numero, che mi commuove.

🙏

LE FERITE CHE AVVERTONO IL FUTURO«Custodiscimi come pupilla degli occhi»(Salmo 17,8)La pelle è l’organo che cambia più v...
18/12/2025

LE FERITE CHE AVVERTONO IL FUTURO

«Custodiscimi come pupilla degli occhi»
(Salmo 17,8)

La pelle è l’organo che cambia più velocemente di tutti. Le cellule muoiono, si rinnovano, si sostituiscono. Eppure le cicatrici restano. Non dovrebbe essere così. Se tutto si rigenera, perché i segni rimangono? Come mai tanto spreco di memoria per tenersi questi segnali?

Sappiamo che la pelle conserva una memoria. La cellula della pelle, prima di andarsene, marca il futuro e passa alla cellula successiva tutte le informazioni inerenti i traumi fisici e psichici da cui bisogna proteggersi.

Le fibre più intelligenti della pelle — quelle del tocco, della relazione, del contatto — trasmettono alle cellule future (esattamente come farebbe una madre, un padre) un messaggio silenzioso: “Qui fai attenzione”, “Qui non passare più.”
Non è un errore. È una forma di protezione. Il corpo non conserva il dolore per vendetta, ma per amore del futuro.

Nella coppia accade la stessa cosa. Una parola umiliante. Un tradimento. Un abbandono emotivo. Un giudizio ripetuto. Il tempo passa. Le giornate cambiano. Le discussioni finiscono. Ma qualcosa resta sotto la pelle della relazione. Non come ricordo cosciente, ma come stato di allerta. Un tono che si alza e il corpo si irrigidisce. Un silenzio e il cuore accelera. Un gesto innocuo e scatta la difesa.
Non è esagerazione. È memoria di protezione.
In Gestalt diremmo così: il confine di contatto è marcato da esperienze passate che continuano a segnalare pericolo, anche quando il pericolo non c’è più.

C’è un dettaglio decisivo: queste memorie non riguardano solo il passato. Modulano il futuro. Una relazione che per anni produce ansia, giudizio, paura, svalutazione, non ferisce solo il presente: educa il corpo a vivere in tensione. Trasmette al futuro un messaggio sbagliato: “Qui non sei al sicuro.”

E allora la coppia vive “sul chi va là”. Sempre pronta a difendersi. Sempre stanca. Sempre un passo prima dell’altro, ma non insieme.

La guarigione non consiste nel cancellare le cicatrici. Consiste nel rimettere in sicurezza il futuro. Quando una coppia inizia a creare esperienze nuove di contatto: parole affidabili, gesti coerenti, presenze che non spariscono, il corpo impara lentamente una cosa nuova: “Qui puoi restare.”

E per le coppie cristiane questo ha un nome ancora più profondo: custodia. Dio non promette una vita senza ferite, ma un futuro in cui le ferite non comandano più. La pelle ricorda. Il corpo protegge. Ma l’amore, quando è vero, può insegnare anche al futuro a non vivere più in allerta.

FERMARSI PER RITROVARSI«Fermatevi e sappiate che io sono Dio»(Salmo 46,11)Nelle coppie accade spesso questo:si va avanti...
15/12/2025

FERMARSI PER RITROVARSI

«Fermatevi e sappiate che io sono Dio»
(Salmo 46,11)

Nelle coppie accade spesso questo:
si va avanti senza fermarsi mai.
Si condividono spazi, impegni, responsabilità,
ma non ci si incontra più davvero.

Ieri, con alcune coppie, abbiamo fatto una cosa semplice e difficile:
ci siamo fermati.

All’inizio c’era tensione.
Corpi vicini, ma menti ancora in corsa.
Ognuno portava addosso il proprio carico:
stanchezza, silenzi accumulati, parole rimandate.
Non mancava l’amore,
mancava il tempo per sentirlo.

Poi abbiamo rallentato.
Non per analizzare,
non per spiegare,
ma per ascoltare.

Ascoltare l’altro senza rispondere.
Senza difendersi.
Senza correggere.

In Gestalt sappiamo che il contatto nasce
quando si smette di fare
e si accetta di restare.
E quando si resta, qualcosa emerge.

Abbiamo osato un gesto controcorrente:
dire bene dell’altro.
Non ciò che manca.
Non ciò che fa soffrire.
Ma ciò che c’è,
anche quando è fragile.

Una parola pronunciata piano.
Una mano appoggiata senza fretta.
Uno sguardo che dice:
“Ti vedo. Anche adesso.”

E alla fine non grandi promesse,
ma un movimento possibile:
un passo insieme.
Perché la coppia non guarisce con gli slanci,
ma con piccoli spostamenti condivisi.

Ascolto.
Benedizione.
Cammino.

Tre gesti essenziali.
Tre luci piccole.
Ma sufficienti per orientarsi
quando la famiglia attraversa il buio.

Ieri non abbiamo aggiunto nulla alle coppie.
Abbiamo tolto il rumore.
E quando il rumore si abbassa,
l’altro torna a farsi sentire.

Perché a volte la cosa più terapeutica
che una coppia può fare
non è capire di più,
ma fermarsi abbastanza
da potersi ritrovare.

LA NUDITÀ CHE NON SI NASCONDE"Come è possibile? Non conosco uomo"(Lc 1,34)"Oh mia colomba, che stai nelle fenditure dell...
08/12/2025

LA NUDITÀ CHE NON SI NASCONDE

"Come è possibile? Non conosco uomo"
(Lc 1,34)

"Oh mia colomba, che stai nelle fenditure della roccia, nei nascondigli dei dirupi"
(Ct 2,14)

Nella coppia, prima o poi, accade quello che è accaduto a Adamo ed Eva.
Ci si nasconde.
Non sempre con bugie grandi.
Spesso con silenzi, mezze verità, difese sottili.

All’inizio ci si mostrava.
Poi, dopo una ferita, una delusione, un fallimento,
qualcosa cambia:
la nudità non è più trasparenza,
diventa imbarazzo.
Non è più fiducia,
diventa difesa.

E allora ci si copre: con il ruolo del forte,
con quello della vittima,
con quello che ha sempre ragione,
con quello che “non ha bisogno di niente”.

Foglie cucite in fretta
per non farsi vedere davvero.

Ma una coppia non entra in crisi quando sbaglia.
Entra in crisi quando smette di esporsi.

L'Immacolata, invece, non si nasconde.
Quando la Voce la raggiunge, resta.
Presente.
Disponibile.
“Nuda” anche lei — ma senza vergogna.

E questa è un’immagine potentissima per la coppia:
la nudità che non è esibizione,
ma verità custodita.
Non paura di essere visti,
ma fiducia di poterlo essere.

La nudità di Maria è libertà:
nulla da difendere,
nulla da mascherare,
nulla da manipolare.

Nella coppia questa è la nudità più difficile: non quella del corpo,
ma quella del cuore.

Il Cantico lo dice con una delicatezza immensa:
c’è una Voce che chiama
e una creatura che trema tra le fenditure della roccia.
All’inizio si nasconde.
Perché l’amore vero fa paura
quando non siamo ancora guariti.

Quante coppie vivono così:
si cercano,
ma restano incastrate nelle fessure delle loro paure.

Poi, quando il contatto diventa vero,
il Cantico cambia passo: “Alzati, corriamo per le campagne”.

Non più nascondersi.
Non più difendersi.
Non più proteggersi l’uno dall’altro,
ma insieme dal deserto.

Con Maria ricomincia la corsa dell’amore.
E anche nella coppia l’amore ricomincia
quando almeno uno dei due
osa smettere di nascondersi.

Quando osa dire: “Questo sono io.
Non perfetto,
non forte,
non protetto.
Ma vero”.

In Gestalt diremmo così:
la guarigione nasce quando la nudità emotiva
torna a essere luogo di contatto,
non di vergogna.

Oggi l’Immacolata non è solo una festa.
È una strada anche per la coppia:
la possibilità di smettere di nascondersi dietro i ruoli,
di tornare davanti all’altro senza foglie cucite addosso,
di esporsi senza sfrontatezza,
ma con quel pudore vero che è custodia dell’amore.

Nudi.
Sì.
Ma non soli.
Amati.

È disponibile Attraverso il tuo cuore — un percorso gestaltico-cristiano pensato per le coppie, per chi accompagna le co...
03/12/2025

È disponibile Attraverso il tuo cuore — un percorso gestaltico-cristiano pensato per le coppie, per chi accompagna le coppie e per chi desidera comprendere, con maggiore profondità, la danza del contatto che sostiene ogni relazione.

Ogni capitolo intreccia:
– parola poetica
– frammenti di vita quotidiana
– chiave gestaltica
– risonanza spirituale
– domande per il dialogo
– esercizi corporei
– segni simbolici
– preghiere condivise

È un libro per chi sente che l’amore è ancora possibile, ma ha bisogno di una grammatica nuova per dirlo.

Un invito a incontrarsi davvero, là dove la vita accade.

➡️ Scheda del libro:
https://share.google/NNYF8QMCQ0FPHODzW

Che ogni relazione possa tornare a essere casa.

Compra Libro Attraverso il tuo cuore di Francesco Cuzzocrea edito da Edizioni Messaggero Padova nella collana Vie formative su Edizioni Messaggero Padova

QUANDO IL DOLORE CERCA TROPPO«La verità vi farà liberi»(Giovanni 8,32)Dopo un tradimento può accadere questo:non si ries...
02/12/2025

QUANDO IL DOLORE CERCA TROPPO

«La verità vi farà liberi»
(Giovanni 8,32)

Dopo un tradimento può accadere questo:
non si riesce più a smettere di guardare “dentro la serratura” della propria ferita.
Si cercano dettagli, particolari, ricostruzioni.
Si vuole sapere tutto, fino all’ultimo frammento.

È un bisogno comprensibile:
il tradimento spezza la fiducia,
e la mente cerca di ricostruire ciò che è crollato.
“Se so tutto, forse soffro meno”,
si dice chi è stato ferito.

Ma non è così.
I dettagli diventano immagini,
le immagini diventano fantasmi,
i fantasmi diventano prigioni.
Si finisce per stare con lo sguardo incastrato in una scena
che continua a ferire.

E nasce un’altra trappola:
la coppia si divide in ruoli fissi.
Uno diventa detective,
l’altro imputato.
Si indaga, ci si difende, si risponde, si controlla.
E l’amore, che è relazione tra due soggetti,
si trasforma in un processo a due ruoli.

In Gestalt diciamo che il dolore può spingere
a fissarsi sulla “figura sbagliata”:
la scena del tradimento,
invece del lavoro interiore da fare insieme.
La guarigione non nasce dal sapere tutto,
ma dal potersi incontrare di nuovo nel vero.

Chi ha tradito non è chiamato
a ricostruire la cronaca degli eventi,
ma a mostrare ciò che lo abita dentro:
il peso, il pentimento, il cambiamento possibile.

Chi è stato tradito non è chiamato
a raccogliere prove,
ma a ricevere la presenza emotiva dell’altro,
una presenza che permette
di non guardare più attraverso una serratura,
ma negli occhi della persona amata.

E per le coppie cristiane c’è un passaggio ulteriore, essenziale:
nessuna ferita profonda si ricompone
senza tornare al proprio Sacramento.
La guarigione diventa possibile
quando si lascia entrare Dio nel punto più fragile,
quando il perdono non nasce dallo sforzo,
ma dalla Grazia che rimette in piedi ciò che è crollato.

Perché il tradimento è una scena che lacera,
ma la verità — quella autentica, interiore, umile —
può ancora aprire la porta.
E permettere di ricominciare
non guardando dal buco della serratura,
ma camminando insieme,
alla luce.

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