31/12/2025
Il 2025 è stato un anno scomodo.
Di quelli che non accarezzano, ma scuotono.
Un anno travaglio, turbolento, senza scorciatoie.
Con alcune persone e alcune situazioni si è arrivati a un punto fermo.
Un non ritorno non cercato, non voluto, ma necessario.
Ho chiuso porte che pensavo sarebbero rimaste aperte per sempre.
Persone che consideravo più che amiche, quasi famiglia, si sono rivelate quello che erano: opportunisti indossati da affetto. Fa male dirlo, ma libera farlo.
E poi il paradosso meraviglioso della vita:
altre persone, a cui forse non avevo dato lo spazio giusto, si sono rivelate presenze vere, solide, degne di stima e fiducia.
E la famiglia… beh, qui stendiamo davvero un velo pietoso.
Posso dirlo senza tremare: questo anno ha distrutto l’idea di famiglia che avevo,
ma me ne ha restituita una nuova, fatta di persone vere. Imperfette, certo. Ma autentiche.
Con le quali tante cose sono state chiarite, affrontate, superate.
Con cui la verità ha smesso di fare paura.
Sul piano professionale, invece, il 2025 è stato semina pura.
Ho lavorato tanto, ho creduto ancora di più.
Nuove aperture, nuove strade tra Roma, Napoli, Avellino.
Ho contribuito a costruire qualcosa di concreto e innovativo: un poliambulatorio solidale nato dal cuore e dalla visione condivisa con compagni di viaggio straordinari.
Ho incontrato nuove storie, ascoltato nuove vite, provato , ogni giorno , a essere utile a chi ha bussato.
Ho scritto. Ho pubblicato. Ho messo parole dove spesso c’erano ferite.
Alla fine, sì: è stato un anno bellissimo.
Lo dico senza romanticismi inutili.
Ringrazio chi ha camminato con me per un tratto e poi ha capito che non era il suo posto ed è andato via.
Ringrazio chi mi ha insegnato che famiglia è chi resta senza pretendere,
chi sa chiedere scusa,
chi sa accettarti per ciò che sei, non per ciò che vorrebbe tu fossi.
Ringrazio chi mi è stato accanto, sostenendomi e sopportandomi nei giorni difficili.
Chi ha creduto e continua a credere nella mia visione.
Gli amici con la A maiuscola, quelli che non fanno rumore ma fanno casa.
E ringrazio la vita, che anche quest’anno mi ha messo alla prova, sì,
ma mi ha regalato emozioni, verità e insegnamenti che porterò con me.
Al 2026 chiedo solo questo:
meno compromessi, più verità.
Meno legami vuoti, più presenza.
Meno paura, più direzione.
Il resto, come sempre, me lo guadagnerò strada facendo. Che il 2026 sia questo:
meno spiegazioni, più presenza.
Meno attese, più scelte.
Meno rumore, più senso.
A chi sa sorridere dopo aver capito tutto.
A chi brinda non perché tutto va bene,
ma perché è ancora in piedi.
Buon 2026.