18/07/2019
Per fortuna non sono più i tempi di una volta, quando andare in psicoterapia era visto come sintomo di instabilità mentale.
Oggi il terapeuta è un supporto prezioso non solo nei momenti più complicati, ma anche per tornare in sintonia con le proprie radici, col proprio Sé.
in psicoterapia non si giudica, non si interviene, non si corregge, non si “migliora”. Si impara al contrario a vedere le energie nascoste, e poi a lasciare che si sviluppino.
Sono infatti le energie finalmente riconosciute a riposizionarsi da sole, ristrutturando il territorio interiore. Ognuno di noi è un “campo energetico”: stiamo bene se possiamo far scendere tutte le energie in campo. Quando non le vediamo, non permettiamo loro di svilupparsi e gene-riamo confl itto. Il benessere nasce dal poter vedere: “non vedere se stessi” è quindi il vero, grande problema.
Specie se spesso ci convinciamo che sia un altro: il marito, i figli, il lavoro, i fallimenti, il brutto carattere, l’ansia, l’insonnia e così via.
Il primo passo della terapia è quindi “togliere”: eliminare tutte le convinzioni che hai su di te, su chi sei, su cosa vuoi e su cosa ti manca per essere felice. Quando le false convinzioni cadono, la persona arriva a un punto in cui dice: «Ok, non so come gestire tutte queste emozioni che mi fanno soffrire: non lo so, ma mi
affido a loro». Accettare di non avere soluzioni e smettere di intervenire contro ciò che si affaccia da dentro è la prima vera risposta efficace, che fa crollare metà delle lotte inutili e dello stress.
Le emozioni dolorose emergono perché ci siamo allontanati dalle inclinazioni naturali che ci caratterizzano.
La soluzione non è correggerle, restringendo il campo, ma è includerle, comprenderle, allargare, riavvicinandoci così al processo naturale. Quando volgi lo sguardo su quel nucleo finora negato, la cascata di gioia che ne nasce non si può descrivere! T. Morelli