Anna Rossi Psicologa e Psicoterapeuta

Anna Rossi Psicologa e Psicoterapeuta Informazioni di contatto, mappa e indicazioni stradali, modulo di contatto, orari di apertura, servizi, valutazioni, foto, video e annunci di Anna Rossi Psicologa e Psicoterapeuta, Psicoterapeuta, Via Loreto n. 92, Reggio Di.

🪷Psicoterapeuta Sensomotoria Certificata
🧠 Psicoterapeuta CBT/TMI Expert/EFT
🪟 Esperta in Teoria Polivagale
🎶 Provider Safe and Sound Protocol
🌳Trauma/Disturbi di personalità/Regolazione emotiva
🧘🏻‍♀️ A casa nel mondo
🌊 Il flusso che trasforma

Ci sono momenti in cui la teoria smette di essere il paragrafo di un libro e diventa respiro, movimento e presenza. Tra ...
10/05/2026

Ci sono momenti in cui la teoria smette di essere il paragrafo di un libro e diventa respiro, movimento e presenza. Tra le colline di Assisi, in un silenzio che è benedizione e in una natura che è presenza, ci siamo affidati alla forza guaritrice del corpo.

Non è stato apprendimento tradizionale, ma un viaggio sensoriale, un ritorno a casa attraverso il corpo e la condivisione profonda. Un’immersione nei principi della terapia sensomotoria e, da questi, nel contatto profondo con noi stessi.

La saggezza somatica ci ha guidato nel lavoro con le parti, permettendo a ogni frammento di noi di trovare spazio e dignità. Attraverso il movimento, il corpo ha ritrovato le sue risorse e noi la consapevolezza di avere un corpo. La musica, il ballo, il perimetro formato dai nostri volumi, hanno fatto da co-regolatori, facilitando il contatto con ciò che spesso perdiamo nel rumore del quotidiano.

Lì, intorno a quei principi, la performance e il confronto non sono state le frequenze intorno alle quali eravamo sintonizzati: i nostri sistemi nervosi si sono intrecciati fino a formarne uno solo, vasto e regolato, dove il benessere dell’uno era risorsa per l’altro.

Lì, essere "veri" non è stato un obiettivo, un traguardo da raggiungere, qualcosa da dimostrare, ma una naturale conseguenza della fiducia e della sicurezza che quella sintonizzazione ha creato. Una verità che integra le vulnerabilità e le rende ponte verso l'altro e verso noi stessi.

E così torno a casa con una rinnovata consapevolezza che, quando ci sentiamo al sicuro e sintonizzati con chi ci sta accanto, la guarigione non è più uno sforzo, ma un’accoglienza.
Che l'equilibrio e l'autenticità non sono traguardi raggiunti una volta per tutte, ma stati fluidi che la vita quotidianamente mette alla prova.
Con una esperienza autentica, regolata, connessa e condivisa con altri esseri umani, depositata nella mia memoria somatica come un’ancora: una risorsa preziosa a cui attingere nei momenti in cui avrò bisogno di ritrovare la strada di casa.

Grazie a tutti i colleghi, a chi ci ha guidato, a chi ci ha riportato nel corpo e a chi, con il suono, ci ha fatto viaggiare nei nostri stati.

09/05/2026

Muoversi al ritmo del vento

A volte le parole più importanti non arrivano subito: hanno bisogno di qualche tempo per viaggiare dal corpo alla mente ...
06/05/2026

A volte le parole più importanti non arrivano subito: hanno bisogno di qualche tempo per viaggiare dal corpo alla mente e tornare a noi cariche di significato.
Questa riflessione nasce proprio così, dall’eco preziosa di un feedback arrivato qualche giorno dopo l'Incontro Zero di Sciùmare. Una testimonianza che sento il bisogno di condividere, perché fotografa con lucidità quello che accade a molti di noi in questo territorio: sentirsi un pesce fuor d'acqua.
È la sensazione di chi ha il desiderio di cambiare le cose e si scontra ripetutamente con "muri sordi". Dopo un po’, la lotta continua diventa estenuante e la rassegnazione sembra l’unico modo per non soccombere. Ma cosa succede, nel profondo, al nostro sguardo in quel momento?
Succede un movimento di difesa sottile: per non soffrire, iniziamo a cercare le "risorse" solo fuori dalle persone. Lo sguardo si sposta dagli occhi degli altri — dove temiamo di trovare solo stanchezza o indifferenza — e si rifugia nelle cose.
È qui che avviene la scissione. Quando il contatto con il territorio si fa troppo doloroso, lo stigma agisce creando una separazione netta. Il mondo si divide in due estremi: da una parte gli "Eroi", quelle persone che mettono il cuore in tutto; dall'altra gli "Incivili", l’arroganza di chi parcheggia in doppia fila o abbandona rifiuti.
Questa divisione ci rassicura perché ci dà una mappa, ma ha un costo altissimo: ci toglie spazio. Viviamo circoscritti, rimpicciolendo il nostro volume interiore per non urtare contro una realtà che ci sembra irrimediabile. Toglie profondità e complessità al nostro sguardo.
Sciùmare vuole guardare dentro questa ferita, non per scegliere da che parte stare della barricata, ma per imparare a riabitare lo spazio. Uscire dalla propria nicchia non significa smettere di vedere ciò che non va, ma non permettere a quelle criticità di decidere quanto spazio abbiamo il diritto di occupare.

Questa riflessione è per me un dono immenso: conferma che Sciùmare è un cantiere aperto e condiviso. Grazie! 🌊❤️

C’è una geografia che ci abita prima ancora di accorgercene. Il territorio e il corpo non sono due entità distinte: si i...
29/04/2026

C’è una geografia che ci abita prima ancora di accorgercene. Il territorio e il corpo non sono due entità distinte: si influenzano, si plasmano, si respirano a vicenda. Sciùmare nasce per esplorare questa zona di confine, dove la nostra storia personale si intreccia con l’identità collettiva.

Dopo l'incontro 0, Sciùmare sceglie di scendere più in profondità. Non è un percorso estetico, ma un cantiere di consapevolezza dove il corpo diventa la porta per esplorare quegli automatismi che, nati dagli stereotipi e dallo stigma, hanno finito per dare forma ai nostri modelli di azione e al nostro modo di stare nel mondo.

Quattro tappe per guardare alle nostre secche, agli argini che ci proteggono, ma anche quella spinta interna che, nonostante tutto, non ha mai smesso di cercare il mare.

GLI INCONTRI:

24 maggio | L'ARGINE: la protezione incontra il radicamento.

31 maggio | IL FANGO: il silenzio si trasforma in parola.

14 giugno | LA PIENA: dalla reazione alla scelta.

21 giugno | IL MARE: il flusso si fa comunità.

La cura è nel dettaglio:
Ho scelto di limitare il gruppo a 12 partecipanti per onorare ogni storia e ogni corpo, per offrire uno spazio che sappia contenere senza soffocare.

Scadenza iscrizioni: 10 Maggio 2026.

Luogo: Temporary Work, Via Pio XI n.146 - Reggio Calabria.

Contributo: 120€ per l'intero percorso (acconto 50€ all'iscrizione).

Per chi sente che la propria "pietra" è diventata troppo pesante. Per chi vuole scoprire che l'acqua, dentro, scorre ancora.

Info e prenotazioni:
WhatsApp: 3809046521
Email: annarossipsicoterapia@gmail.com

28/04/2026

Voglio raccontarvi da dentro come nasce Sciùmare. Non è un progetto nato a tavolino, ma un percorso profondamente incarnato, che ha preso forma a partire da un'esperienza vissuta sulla mia pelle.

Tutto è scattato durante un evento con persone provenienti da tutta Italia, da alcune parole che mi hanno attraversata ma che non erano nuove: le avevo già sentite prima di allora. Ma quella volta è successo che, di fronte a quelle parole, sono riuscita a sentirmi: insieme a un senso di rabbia, non mi sono venute in mente teorie cliniche, ma i miei luoghi, le usanze, i volti delle persone e le tradizioni che conosco. Sono state proprio quelle radici a farmi percepire il "pericolo" di annilichimento nascosto in quelle parole, facendomi capire una cosa fondamentale: la nostra cultura non è solo memoria, è una risorsa vitale da recuperare e integrare. In quel momento, il mio "posto sicuro" rischiava di essere colpito e svalutato dallo stigma, e il mio corpo lo ha saputo riconoscere. Ma soprattutto sono stata capace di riconoscere il messaggio del mio corpo.

Da quell'episodio ho sentito il bisogno viscerale di cercare, di andare ancora più a fondo. Ho studiato tanto, sono approdata al lavoro di Resmaa Menakem e all'advocacy somatica. Ho letto di storia, di antropologia, di neurobiologia. Ho esplorato come gli elementi culturali e le tradizioni comunitarie non siano folclore, ma vere e proprie tecnologie di regolazione per il nostro sistema nervoso.

Ma la cosa che più mi sta a cuore, oggi, è che Sciùmare sia uno spazio da tracciare camminando con le persone.
E per chi magari si chiede cosa succederà nella stanza di terapia, voglio rassicurarvi: non cambia nulla. Questa consapevolezza è semplicemente una sensibilità in più. Una lente preziosa da usare se serve, quando serve, e mai a tutti i costi.

Oggi è nato ufficialmente Sciùmare, con l’Incontro 0. E se dovessi descriverlo con una parola, sceglierei: Verità.Non ci...
26/04/2026

Oggi è nato ufficialmente Sciùmare, con l’Incontro 0. E se dovessi descriverlo con una parola, sceglierei: Verità.
Non ci sono stati fuochi d’artificio o facili entusiasmi. Non c'è stata connessione forzata. Non abbiamo cercato la catarsi a tutti i costi, ma la verità del corpo.

Oggi abbiamo sentito quanto lo stigma pesi sui nostri corpi e come, a volte, lo spazio intorno a noi sembri troppo stretto per permetterci di fluire o di incontrarci. Lo stigma non è un concetto astratto, è un rumore di fondo che si fa carne: è un muscolo contratto, un respiro corto, uno spazio che sembra non bastare.

Ho visto reazioni diverse, tutte profondamente vere. C’è chi ha sentito un rilascio immediato e chi, invece, ha sentito il muro dell' isolamento aspettando il proprio tempo. Chi è rimasto nel silenzio di un’energia che non riusciva a fluire con la speranza che trovi spazio. Chi ha sentito paura e pericolo, ma è rimasto. C’è stata anche la forza di chi ha tremato sotto il peso di parole che sembravano calci, ritrovando però la propria schiena grazie al ritmo del tamburo.

Ho visto tanta dignità nell'abitare l'esperienza con la verità del proprio corpo senza forzare nulla.

Grazie a tutti: a chi ha sentito poco, a chi ha sentito troppo, a chi ha scelto il silenzio. Mi avete aiutata a calibrare la bussola di questo percorso. Sciùmare non è un’esperienza "estetica", ma una pratica di consapevolezza somatica che rispetta il tempo di ognuno.

Il cantiere è aperto: sono previsti altri 4 incontri in cui scenderemo ancora più nel profondo, con la consapevolezza che ogni passo, anche il più faticoso, è un atto di dignità. La partecipazione è aperta anche a chi non è stato oggi alla soglia.
A breve i dettagli...ma con calma. Anche io ho bisogno di fare sedimentare quanto vissuto con voi.

Riflettere dopo un evento è il mio modo di onorarne l'importanza. E oggi l’Incontro 0 mi ha ricordato che il cambiamento non è sempre un’esplosione: a volte è un’energia densa che preme per uscire, altre un isolamento che si riconosce, altre ancora un tremore che cerca il suo ritmo.
E sì, non è stato tutto come nei film, ed è questo il punto: siamo stati nella verità dell'esperienza
Grazie🙏🏻

Silvano è un piccolo cucciolo di rinoceronte che sta imparando a mettere in atto dei comportamenti intimidatori per allo...
26/04/2026

Silvano è un piccolo cucciolo di rinoceronte che sta imparando a mettere in atto dei comportamenti intimidatori per allontanare potenziali aggressori. Lui salta, pesta le zampe al suolo, carica. Sembra quasi che stia ballando, ma questa è in realtà neurobiologia allo stato puro. Il suo sistema nervoso sta dicendo al mondo: "Io ci sono, proteggo il mio spazio e, se ti avvicini minacciandomi, sono disposto a combattere".

A livello neurobiologico, questa è la risposta più sana possibile di fronte a una minaccia reale: l'energia di sopravvivenza viene mobilitata (fight) e, cosa fondamentale, viene scaricata fisicamente.

Alcune persone sembrano aver dimenticato questo ballo: si defincono pacifiche, incapaci di arrabbiarsi o di dire di no. Lasciano passare. Ma a livello neurobiologico, questa assenza di reazione non è affatto sana, non è affatto "pace": quando il sistema nervoso non ha accesso ai movimenti di difesa attiva, vive in un costante stato di vulnerabilità. L'energia della rabbia e dell'autoprotezione, non potendo uscire verso l'esterno, viene rivolta verso l'interno, trasformandosi in depressione e senso di impotenza.

Questo capita, ad esempio, quando nella nostra storia difenderci è stato impossibile o troppo pericoloso. O quando l'ambiente intorno a noi ci ha insegnato che alcune risposte sono indecorose, se non addirittura segno di inciviltà. La rinuncia alla difesa attiva ha avuto così un senso nella nostra vita: paralizzare i muscoli è servito a non subire di peggio o a non perdere l'appartenenza. Ma il costo che paghiamo è non poterci concedere spazio.

Per questo è importante aiutare il sistema nervoso a sentire che siamo capaci di difendere i nostri confini, di prendere volume. Non dobbiamo caricare nessuno, ma imparare nuovamente i passi di quel ballo.

In terapia sensomotoria lavoriamo per ritrovare quei micromovimenti interrotti. Perché un sistema nervoso può rilassarsi davvero solo quando sa, nel profondo dei suoi tessuti, che è in grado di proteggersi.

👉 Questo il link al video del piccolo rinoceronte
https://www.instagram.com/reel/DXUcEZLiPNA/?igsh=b2ZjbzNpdjNod3Rn

Guardatelo e, se vi va, provate a immaginarvi con lui in quel ballo 😎

25/04/2026
25/04/2026

Ho appena finito di preparare tutto per domani e lui ha appena capito che non potrà ve**re 🥲
Non sa che lo porto sempre con me, come presenza incarnata 😍 come PierinoRisorsa 🐶 prezioso!

Ci vediamo domani sulla Soglia 🌊🪨

𝗤𝘂𝗮𝗻𝗱𝗼 𝘁𝗿𝗲𝗺𝗮𝗿𝗲 𝗲̀ 𝗹𝗮 𝗰𝗼𝘀𝗮 𝗴𝗶𝘂𝘀𝘁𝗮 𝗱𝗮 𝗳𝗮𝗿𝗲 🫨🍃Se guardiamo alla natura, possiamo imparare molto sulla cura del trauma. C''è...
21/04/2026

𝗤𝘂𝗮𝗻𝗱𝗼 𝘁𝗿𝗲𝗺𝗮𝗿𝗲 𝗲̀ 𝗹𝗮 𝗰𝗼𝘀𝗮 𝗴𝗶𝘂𝘀𝘁𝗮 𝗱𝗮 𝗳𝗮𝗿𝗲 🫨🍃

Se guardiamo alla natura, possiamo imparare molto sulla cura del trauma.
C''è un video famoso (lascio il link in fondo) che mostra un leopardo che cattura un’impala. Sembra davvero la fine per l'impala che, non potendo né scappare né lottare, fa l'unica cosa che le resta per sopravvivere: il suo corpo si spegne per non sentire il dolore e per non innescare ulteriormente l'istinto del predatore.

Poi accade un imprevisto. Il leopardo si distrae, lascia la preda e se ne va. L'impala non scappa via subito. Si ferma e compie un rituale biologico fondamentale: trema. E così scarica tutta l'energia di sopravvivenza e l'adrenalina che il suo sistema nervoso aveva accumulato per permettergli di mettersi in salvo. In terapia sensomotoria questo si chiama sequenziamento: lasciando che il corpo tremi, quella risposta traumatica arriva alla sua trasformazione o risoluzione spontanea. Così il ciclo della paura si chiude e si può tornare a vivere.

E noi esseri umani?
È come se avessimo dimenticato di dare ascolto al nostro corpo. Se viviamo una esperienza intensa, come un incidente o una forte lite, e il nostro istinto ci dice di scuoterci, di piangere, di tremare, noi lo blocchiamo. Stringiamo i denti. Tratteniamo il respiro. Blocchiamo il tremore per non sembrare fragili e mantenere il decoro. Sotto la fretta di ricomporci, ci diciamo: "Tutto ok, non è successo niente".

Ma quell'energia mobilitata per difenderci non sparisce solo perché noi la ignoriamo. Si accomoda nei nostri muscoli e nei nostri tessuti, trasformandosi in ansia cronica, in rigidità, in un senso di allarme perenne.

La psicoterapia Sensomotoria ci insegna che il corpo ha una sua profonda e antichissima saggezza. Guarire da un'esperienza soverchiante, non passa solo dalle parole. Il lavoro in terapia, molte volte, non può esaurirsi nel razionalizzare l'accaduto. Ha bisogno, molto più profondamente, di restituire al corpo il permesso di finire quello che era rimasto in sospeso. Come, a volte, tremare.

https://youtu.be/-QgglTik6G4?is=TSP4bMlVdy9uMXTF

Manca pochissimo all’Incontro 0 di domenica 26 aprile e vi confesso che, insieme alla gioia di poter condividere con voi...
19/04/2026

Manca pochissimo all’Incontro 0 di domenica 26 aprile e vi confesso che, insieme alla gioia di poter condividere con voi questa esperienza, sento anche un pizzico di quella sana ansia di quando qualcosa a cui teniamo sta per accadere. È così che il mio corpo che mi ricorda l'importanza di quello che stiamo per fare: ritrovarci in uno spazio in cui poter fluire, in cui sentire come la vulnerabilità può diventare forza.

Vedere come la comunità ha accolto Sciùmare mi conferma una cosa che sapevo già, ma che oggi sento viva: questo territorio è ricchissimo.
Spesso ci diciamo che siamo fermi, ci convinciamo di questo. Ma sotto la superficie c’è una vitalità che aspetta solo di trovare lo spazio per fluire. La rapidità con cui il cerchio si è riempito mi dice che il bisogno di tornare a "sentire", di smettere di "tenere botta" da soli, è un bisogno collettivo.

✨ Siamo ufficialmente al completo. Ho deciso di aprire il cerchio a 22 persone per garantire a ognuno la giusta cura e lo spazio fisico necessario per questo lavoro.

📣Per chi è rimasto fuori: se volete far parte della prossima ondata o della seconda edizione dell'Incontro 0, scrivetemi in privato o nei commenti.
Sto già lavorando per dare continuità a questo movimento.

Grazie ancora per aver risposto alla Soglia. Domenica prossima, a Terraterra, inizieremo a guardare al territorio attraverso il nostro corpo.

Ci vediamo sulla soglia. 🪨🥁

Indirizzo

Via Loreto N. 92
Reggio Di
89133

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 12:00
15:00 - 20:00
Martedì 09:00 - 13:00
Mercoledì 15:00 - 20:00
Giovedì 15:00 - 20:00
Venerdì 09:00 - 12:00
15:00 - 20:00
Sabato 09:00 - 13:00

Telefono

+393809046521

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