06/01/2026
“𝐃𝐨𝐛𝐛𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐯𝐞𝐝𝐞𝐫𝐞 𝐥𝐚 𝐥𝐮𝐜𝐞 𝐢𝐧 𝐟𝐨𝐧𝐝𝐨 𝐚𝐥 𝐭𝐮𝐧𝐧𝐞𝐥”: 𝐯𝐢𝐚𝐠𝐠𝐢𝐨 𝐝𝐢 𝐬𝐩𝐞𝐫𝐚𝐧𝐳𝐚 𝐧𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐂𝐚𝐫𝐝𝐢𝐨𝐜𝐡𝐢𝐫𝐮𝐫𝐠𝐢𝐚 𝐫𝐞𝐠𝐠𝐢𝐧𝐚 𝐝𝐞𝐥 𝐆𝐨𝐦
Fonte: Avveniredicalabria.it
Spesso la narrazione sulla sanità calabrese si sofferma sulle inefficienze strutturali e sulle difficoltà organizzative, restituendo un quadro a tinte fosche. Tuttavia, esistono realtà all’interno delle strutture pubbliche dove l’eccellenza medica si sposa con una profonda umanità, trasformando il percorso di cura in un’esperienza di accoglienza e speranza. La testimonianza che segue arriva direttamente dalle corsie del Grande Ospedale Metropolitano di Reggio Calabria: un racconto in prima persona che, partendo dall’angoscia per la malattia di un familiare, mette in luce il lavoro quotidiano di medici, infermieri e operatori. Un invito a guardare oltre i pregiudizi per riconoscere il valore di chi, ogni giorno, si impegna per tutelare la salute della collettività.
“Dobbiamo vedere la luce in fondo al tunnel”. Queste parole mi sono state rivolte dal dott. Pasquale Fratto, primario del reparto di cardiochirurgia del GOM di Reggio Calabria, dopo aver eseguito un delicato intervento a cuore aperto per un mio familiare. Un primario eccellente dal punto di vista professionale ma soprattutto umano, la sua umiltà e il suo volto luminoso sono stati un faro durante un lungo mese di ricovero. Vorrei raccontare la mia personale esperienza, presso il GOM, perché credo sia importante che il bene torni a far notizia spesso il pregiudizio, la rabbia il dolore fanno perdere di vista il lavoro, la professionalità e il sacrificio dell’altro.
L’avventura ha avuto inizio al Pronto Soccorso, il 25 ottobre 2025, dove il personale medico e paramedico lavora in condizioni eroiche: presso il GOM confluiscono pazienti provenienti da ogni parte della Calabria ho incontrato persone di Serra San Bruno, Belvedere Marittimo, Scalea solo per citarne alcuni. Il Pronto Soccorso affollatissimo, i medici e il personale paramedico in trincea ad affrontare, con grande dignità, grosse criticità.
Dopo dodici ore di controlli e monitoraggio il mio familiare è stato ricoverato inizialmente presso il reparto di cardiologia. La situazione era molto seria la dottoressa del turno diurno, nella settimana di ricovero, è stata Elena Adornato con Lei mi sono interfacciata, molto preparata e professionale, come un generale metteva ogni cosa al proprio posto, sempre lucidamente umana; professionali gli infermieri di cui non ricordo tutti i nomi, mi perdoneranno, però uno è stato un angelo custode Giuseppe Luppino vicino nei momenti in cui tutto sembrava precipitare. Dopo l’esame diagnostico il caso del mio familiare è stato definito quello di un “paziente appeso”. In quei momenti di incertezza è fondamentale qualcuno che dia speranza alla ragione e sono entrati in gioco due medici: il dott. Stefano Postorino, il quale ha eseguito la coronarografia, e il dott. Domenico Oriente che, pur non avendo in carico il caso, ha saputo essere presente, rassicurante soprattutto nella lunga notte di guardia che ha preceduto l’intervento.
Nel reparto di cardiochirurgia si è giocato il secondo tempo della partita. Così ha detto il primario dott. Pasquale Fratto dopo aver eseguito l’intervento: “Ora inizia il secondo tempo, dobbiamo vedere la luce alla fine del tunnel io la vedo.” Il 4 novembre 2025 è iniziato il secondo tempo giocato in un reparto di eccellenza, il livello professionale è davvero alto accompagnato dalla umanità. I medici, gli infermieri, gli oss svolgono un lavoro molto delicato perché c’è di mezzo la salute, la vita delle persone io porto con me oltre la professionalità la loro gentilezza e il sorriso di Daniela, infermiera, l’ironia di Claudio e Alessandro oss, la fermezza della dott.ssa Maria Comi, la disponibilità del dott. Luca Bellieni, la cura della dott.ssa Domenica Donato, l’attenzione del dott. Salvatore Trunfio.
Il mio viaggio all’interno del GOM è durato 40 giorni ed è stato un viaggio verso l’incontro con l’altro, in quei giorni di grande preoccupazione, apprensione, di attesa ho avuto modo di osservare, ascoltare e guardare oltre il camice, oltre il ruolo c’è sempre l’uomo. La cosa importante è la disponibilità a imparare ogni giorno, in ogni circostanza a mettersi nei panni dell’atro. La Calabria è una terra che dispone di risorse professionali e umane preziose ed è responsabilità di ciascuno di noi difenderle, supportarle. Il bene deve poter fare notizia più del male.
https://www.avveniredicalabria.it/dobbiamo-vedere-la-luce-in-fondo-al-tunnel-viaggio-di-speranza-nella-cardiochirurgia-reggina-del-gom/ #
Spesso la narrazione sulla sanità calabrese si sofferma sulle inefficienze strutturali e sulle difficoltà organizzative, restituendo un quadro a tinte fosche. Tuttavia, esistono realtà all'interno delle strutture pubbliche dove l'eccellenza medica si sposa con una profonda umanità, trasformando ...