Hospice Via Delle Stelle

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Concerto di primaveraC’è qualcosa di delicato, quasi impercettibile, quando la musica entra in hospice.Non chiede permes...
30/03/2026

Concerto di primavera

C’è qualcosa di delicato, quasi impercettibile, quando la musica entra in hospice.
Non chiede permesso, non fa rumore.
Si appoggia piano sulle stanze, attraversa i corridoi, si posa sulle persone. E lì resta.
Non invade, non pretende. Semplicemente accompagna.
Si insinua tra i pensieri, accarezza le attese, sfiora anche ciò che non ha più nome.
A volte si ha la sensazione che la musica, in questi luoghi, sappia dove andare prima ancora di noi.
Come se riconoscesse le ferite, senza bisogno di nominarle. Oggi è stato così.
Il Concerto di primavera non è stato solo un evento. È stato un tempo sospeso.
Un tempo in cui, per un attimo, il dolore ha cambiato forma.
Non è scomparso, ma si è lasciato attraversare da qualcosa di diverso.
Più leggero. Più umano.
E in quel cambiamento, anche minimo, si è aperto uno spazio.
Uno spazio in cui respirare, in cui non sentirsi soli, in cui poter essere, semplicemente.
Dentro questo tempo, ha preso vita SpazioCultura…La cultura che cura, un contenitore ideato e diretto dalla dott.ssa Francesca Arvino, Responsabile del Servizio di Psicologia in hospice, che, con sensibilità e visione, continua a custodire e generare occasioni in cui la bellezza incontra la fragilità e si fa relazione.
C’è, nel suo modo di pensare questi spazi, qualcosa che va oltre l’organizzazione: un’attenzione autentica alla persona, al suo bisogno di essere raggiunta anche quando le parole non bastano più.
Un prendersi cura che passa attraverso la bellezza, senza imporsi, ma lasciando tracce.
Un cammino reso possibile anche grazie alla Fondazione “Via delle Stelle”,
diretta dal dott. Vincenzo Nociti, che incoraggia e sostiene, con presenza attenta e silenziosa, questi spazi in cui l’umano può ancora fiorire.
Forse è questo che accade quando la musica entra in luoghi come questi: non cura, non risolve, ma trasforma.
Rende abitabile anche ciò che sembra impossibile da sostenere.
Apre uno spazio, piccolo ma vero, in cui si può semplicemente stare.
Senza difese.
Senza dover spiegare.
Senza dover essere altro da sé.
Le note si sono fatte strada piano, come fanno le cose autentiche.
Ad aprire la prima parte del concerto il talento del chitarrista Marco Zema, presentato da Alessandro Pucci, che si è alternato con naturalezza tra il microfono e il pianoforte.
Accanto alla musica, la voce accattivante di Domenico Tripepi ha attraversato lo spazio con calore, facendoci sognare attraverso canzoni senza tempo, capaci di raggiungere ognuno in modo diverso, senza bisogno di spiegarsi.
Le parole, mai di circostanza, hanno saputo restituire il senso profondo di quel momento, soffermandosi con delicatezza anche sulla figura di Giovanna Crucitti, che guida l’associazione culturale Preludi, riconoscendone la visione e la cura.
Poi la musica.
Quella che non ha bisogno di spiegazioni.
Le corde della chitarra non hanno riempito lo spazio, lo hanno abitato.
Hanno dato voce a ciò che spesso resta in silenzio, toccando corde più profonde di quelle che si vedono.
E il silenzio, a sua volta, si è lasciato abitare.
In alcuni momenti è sembrato che il tempo rallentasse davvero.
Come se tutto si fosse fermato per lasciare spazio solo a ciò che contava.
Altro prezioso regalo ci è arrivato da Francesco Fragomeni.
Mentre le sue dita correvano leggere sulla tastiera, la sua voce ci ha portato lontano.
Non in un altrove indefinito, ma in uno spazio familiare, fatto di emozioni riconoscibili,
di ricordi che non fanno rumore ma restano.
C’era qualcosa di autentico nel suo modo di stare dentro la musica: nessuna forzatura, nessuna ricerca di effetto, solo il desiderio di condividere.
E così, nota dopo nota, si è creato un ponte invisibile tra chi suonava e chi ascoltava.
Un ponte fatto di ascolto di presenza, di umanità.
Un ponte che, anche se per poco, ha unito storie diverse dentro lo stesso respiro.
Ciliegina sulla torta è stata la nostra mitica Cristina Caridi, che ha saputo coinvolgere, con naturalezza e calore, i familiari e tutti i volontari presenti, chiamandoli a partecipare a quel momento.
E lì qualcosa è cambiato.
Non c’era più un “chi suona” e un “chi ascolta”, ma un unico spazio condiviso.
Le distanze si sono accorciate, i ruoli si sono sciolti, e ciò che è rimasto è stato semplicemente l’essere insieme.
Un momento reso ancora più vero, più umano, più nostro.
E tutto questo non è accaduto per caso.
C’è stato un dono, silenzioso e prezioso, che ha preso forma attraverso l’associazione culturale Preludi, guidata con sensibilità dalla prof.ssa Giovanna Crucitti.
E viene naturale pensarla anche come un’insegnante, nel senso più profondo del termine, riprendendo l’etimologia latina in signum: colei che lascia il segno.
Un segno che non si impone, ma si imprime con delicatezza, attraverso la visione, la cura, e la capacità di generare bellezza condivisa.
Insieme al suo team, ha saputo offrirci un dono fatto di presenza, di attenzione, di bellezza offerta senza rumore.
E in quella bellezza, oggi, ci siamo ritrovati.
Non dura molto. Ma basta.
Perché in quei momenti non conta il tempo che passa, ma quello che si apre.
Per tutti una mattinata che ha lasciato qualcosa dentro.
Per quel clima così intimo e vero che, piano piano, si è creato.
Una mattinata “intima” di confronto, di crescita e di condivisione, in cui si percepiva chiaramente un desiderio profondo di esserci.
Non solo come gruppo, ma come persone.
E a dirlo, in fondo, non siamo stati solo noi. Qualcuno, quasi sottovoce, ha detto: “Sembrava che il tempo si fosse fermato.” Un altro: “Non pensavo che la musica potesse arrivare così in profondità.”
E poi c’è stato chi ha provato a dare un nome a ciò che, ogni giorno, viviamo accanto alle persone ammalate: “Il volontario non è lì per fare qualcosa…ma per esserci.
Per condividere un tratto di strada, anche quando non si può cambiare la direzione.”
Parole semplici, ma vere.
Parole che non cercano effetto, ma che raccontano ciò che è accaduto meglio di qualsiasi descrizione.
E in tutto questo, un grazie sincero e profondo va a tutti gli operatori e a tutti gli ausiliari, che ogni giorno abitano questi spazi con competenza, dedizione e una umanità che non fa rumore, ma tiene insieme tutto.
Un grazie di cuore anche a Cristina Caridi, anima e cuore di SpazioCultura, capace di trasformare ogni momento in un’esperienza condivisa.
E un pensiero speciale va ad Alessia Genua, vulcano di SpazioCultura, assente per motivi belli, ma sempre presente.
E poi i volti, i nomi, le presenze che hanno dato corpo a questa mattina: Angela, Donatella, Francesca, Francesco, Giovanna, Marisa, Maria Assunta, Nicola, Rosaria, Valentina, Vanna… e tutti coloro che, in modi diversi, hanno reso possibile questo incontro.
Un grazie per la loro capacità così rara di rendere “dolci” anche le giornate più difficili,
con piccoli gesti, attenzioni silenziose, presenze che sanno restare.
E forse, alla fine, è proprio questo che resta.
Non le note, non le parole, non i singoli momenti.
Ma quella sensazione sottile di essere stati, davvero, insieme.
E in un luogo come questo, dove ogni giorno si misura il limite, scoprire che esiste ancora spazio per la bellezza, per la relazione, per l’umanità condivisa, non è poco.
È già cura.

Vincenzo Nociti Francesca Arvino Ines Barbera Anna Tiziano Iolanda Mercuri Maria Cristina Caridi Maria Assunta Catanese Francesco Nocera Angela Milella Francesca Amorini Giovanna Toscano Giovanna Crucitti Donatella Scopelliti mallamace bagala rognetta Vanna Macrì Preludi scuola di musica SICP - Società Italiana di Cure Palliative Noi delle cure palliative Federazione Cure Palliative Onlus Rosaria Denisi

TIENIMI PER MANO PAPA’:lo SpazioCultura in Hospice tra giovani studenti e sport per celebrare legami a memorie In occasi...
25/03/2026

TIENIMI PER MANO PAPA’:
lo SpazioCultura in Hospice tra giovani studenti e sport per celebrare legami a memorie


In occasione della Festa del Papà, l’Hospice reggino, amministrato dal dottore Vincenzo Nociti, ha ospitato un emozionante incontro culturale che ha unito generazioni e due delle realtà sportive particolarmente amate dal territorio, dando vita ad un momento di condivisione profonda e autentica.

L’iniziativa, dal titolo “Tienimi per mano papà”, che rientra tra le proposte di SpazioCultura…la cultura che cura - un percorso ideato, progettato e diretto dalla dssa Francesca Arvino, responsabile del Servizio di Psicologia in Cure Palliative dell’Hospice – è stata organizzata con il coinvolgimento del Liceo Scientifico “A. Volta”, della società calcistica “Reggina 1914” e della società di basket “Pallacanestro Viola” ed ha rappresentato un esempio concreto di comunità che si stringe attorno ai valori della cura, della memoria e delle relazioni.

In Hospice, la Festa del Papà non è mai soltanto una celebrazione. È, piuttosto, un incontro. Con ciò che siamo stati, con ciò che siamo diventati, con tutto ciò che, in qualche modo, continua a vivere dentro di noi. È un tempo che invita a fermarsi, ad ascoltare, a lasciarsi attraversare da ciò che spesso, nella fretta della vita, resta sullo sfondo.

E allora, anche questa mattina, SpazioCultura si è fatto casa. Non soltanto un luogo fisico, ma uno spazio dell’anima in cui fermarsi, respirare, condividere. In questo clima raccolto e autentico si sono inserite parole capaci di aprire ulteriori orizzonti. Il Presidente Vincenzo Nociti, rivolgendosi agli studenti del Liceo Volta presenti, ha voluto consegnare loro un pensiero semplice ma profondissimo: l’Hospice è un luogo in cui si custodisce la vita. Un invito a non smettere di credere nei propri sogni, a perseguirli con coraggio, portando dentro di sé quella consapevolezza che nasce proprio dall’incontro con la fragilità.

A fargli eco, con altrettanta intensità, le parole della Dirigente Scolastica del Liceo “A. Volta”, Prof.ssa Maria Rosa Monterosso – donna e professionista dalla nota sensibilità e disponibilità, sempre pronta a promuovere percorsi di crescita umana e formativa per i suoi studenti - che ha richiamato i suoi studenti a uno sguardo più autentico sul mondo. Un mondo che non si esaurisce nei luoghi del divertimento superficiale, ma che si nutre di relazioni vere, di affetti, di valori. Un mondo in cui l’animo trova nutrimento anche nello stare accanto a chi attraversa momenti di fragilità, perché è proprio lì che si impara il senso più profondo dell’essere umani.

Protagonisti della mattinata - i cui interventi sono stati brillantemente presentati da Cristina Caridi, arpista e referente dello SpazioMusicale - sono stati gli Atleti presenti e gli studenti della 1°C del Liceo scientifico che, con le loro riflessioni dedicate al tema della figura paterna e numerose interazioni, hanno garantito uno spazio di dialogo ed ascolto ricco di momenti di intensa partecipazione emotiva, capaci di evocare storie di vita attraversate dai valori dello sport come scuola di vita: rispetto, impegno, spirito di squadra e sostegno reciproco.

Gli atleti della Pallacanestro Viola, che si sono lasciati attraversare da questo incontro, hanno condiviso esperienze personali legate al rapporto con i propri padri, sottolineando quanto questa figura sia spesso fondamentale nel percorso umano e sportivo. Non solo presenza, ma ascolto, disponibilità, vicinanza. Perché quando ci si ferma davvero accanto a qualcuno, cadono i ruoli e restano le persone.

Tra loro, la testimonianza di Vanni Laquintana ha restituito con autenticità il senso di questa esperienza. Vanni ha raccontato di una storia che nasce lontano da una famiglia di sportivi, cresciuto tra i palazzetti inseguendo una passione che ha trovato da sé la propria strada. Una passione sostenuta con discrezione, senza imposizioni. Sua madre, più legata allo studio, non ha mai voluto condizionare le sue scelte, lasciandolo libero di costruire il proprio percorso.

Accanto a lui, Leonardo Marini ha portato una storia diversa, ma sorprendentemente vicina nei valori. Cresciuto in una famiglia di sportivi, ha ricordato un gesto semplice ma significativo: negli anni in cui uscì il film su Michael Jordan, la mattina successiva suo padre lo portò in palestra per gli allenamenti. Un modo concreto per trasformare un sogno in esperienza. Eppure, anche in quel contesto, non c’è mai stata imposizione, ma un invito a coltivare insieme sport e studio.

Due storie diverse, unite da uno stesso filo: la presenza di chi accompagna senza imporre, di chi crede senza trattenere.

Accanto alle loro voci, il dirigente dr Vincenzo Giarmoleo ha parlato dei successi della squadra, ma soprattutto dei sacrifici, della fatica quotidiana, delle rinunce silenziose che non fanno notizia ma costruiscono ogni traguardo. Un richiamo importante, soprattutto per i più giovani, a non fermarsi all’apparenza, ma a riconoscere il valore di ciò che si costruisce nel tempo.

A rendere ancora più ricco questo intreccio è stato anche l’intervento di Nino Barillà, capitano della Reggina 1914, che ha ricordato quanto il mondo dello sport sia esigente: se vinci sei bravo, se perdi tutto sembra cambiare. Eppure, proprio per questo, ha invitato i ragazzi a restare fedeli ai propri sogni, senza lasciarsi definire solo dai risultati, a cercare e credere nel proprio talento sempre e comunque.

A completare questo quadro, il dr Giuseppe Praticò, Responsabile alla comunicazione della Reggina 1914, ha offerto uno sguardo ancora più profondo, raccontando la vita dietro le quinte degli atleti: fatta di sacrifici, rinunce e impegno costante, lontano dai riflettori ma essenziale per ogni traguardo.

A dare ulteriore profondità a questo intreccio di voci è stato anche l’intervento della Professoressa Antonietta Tripodi, che ha accompagnato i ragazzi del Liceo. Le sue parole hanno aperto uno sguardo ampio sul significato della cura, declinata nei suoi molteplici modi di esistere: non soltanto un gesto, ma una visione, il passaggio dal “tu” al “noi”: è proprio nel momento in cui si inizia a pensarsi come parte di un noi che diventano possibili cose grandi, che si costruiscono relazioni autentiche, che si genera comunità. Un richiamo prezioso anche al valore dello sport, inteso non solo come competizione, ma come scuola di vita. Le regole, ha sottolineato, non sono limiti, ma strumenti che aiutano a crescere, a riconoscere l’altro, a diventare cittadini migliori.

Non sono mancati anche gli interventi dei familiari dei nostri Ospiti, voci autentiche che hanno saputo toccare le corde più profonde. In quei racconti si intrecciavano fatica e tenerezza, dolore e gratitudine. C’era smarrimento, ma anche una forma di presenza che resiste, che resta, che continua a dire “ci sono”.
Ed è proprio una presenza autentica accanto all'altro quella che viene offerta dai Volontari impegnati in Hospice - sottolinea lo storico volontario Nicola Saggese - offrendo una riflessione intensa sul senso profondo della cura, richiamandone anche il significato etimologico del termine, sottolineando come “cura” rimandi a un atteggiamento di attenzione premurosa, di dedizione e responsabilità verso la persona nella sua interezza. Un invito a riscoprire il valore del prendersi cura come gesto umano fondamentale, capace di dare dignità e significato anche ai momenti più fragili della vita, esattamente come i gesti di un padre premuroso. Messaggio rinforzato da una dolce poesia letta dal Volontario Francesco ricevuta in dono dal proprio bambino.

A rendere particolarmente suggestiva la mattinata, i momenti musicali curati da due studenti talentuosi del Liceo scientifico: Caterina Nicolò, al flauto traverso, e Saverio Zaminga, voce e chitarra. Le loro melodie, delicate e coinvolgenti, hanno accompagnato l’incontro creando un’atmosfera intima e carica di emozione. In particolare, la voce di Saverio, calda ed espressiva, ha saputo dare profondità ai brani, interpretandoli con sensibilità e trasporto, mentre il flauto traverso di Caterina, con il suo timbro limpido e avvolgente, ha intessuto trame sonore leggere e armoniose, capaci di diffondere serenità e raccoglimento tra i presenti.

E mentre tutte queste storie si intrecciavano, prendeva forma qualcosa di più grande: una trama invisibile fatta di relazioni, di valori condivisi, di umanità. Hospice, scuola e sport non erano più mondi separati, ma parti di un unico racconto. La dssa Francesca Arvino, Psicologa dell’Hospice, ha evidenziato il valore relazionale e umano, in un certo senso terapeutico, di iniziative come questa, capaci di portare energia, presenza e vicinanza all’interno della struttura, aprendosi al territorio e coinvolgendo i giovani per costruire ponti di umanità che fanno bene a tutti.

E, come ultimo respiro condiviso, la mattinata si è conclusa con un momento di convivialità, accompagnato da dolci preparati con cura dai Volontari nelle cure palliative, in presenza del neo Presidente dell'Associazione "Amici dell'Hospice di Reggio Calabria", Gregorio Costantino. Un tempo semplice, fatto di sorrisi e di sguardi che si incontrano e si riconoscono, reso possibile dalla presenza attenta di Angela, Antonella, Donatella, Francesco, Francesca, Francesco, Gregorio, Maria Assunta, Marisa, Nicola, Nuccio e Vanna.

In questi luoghi, dove la vita si mostra nella sua essenza più fragile e autentica, ogni ricorrenza diventa occasione per custodire. Custodire i ricordi, le emozioni, le storie. Custodire anche ciò che non trova parole, ma chiede comunque di essere accolto. E forse è proprio questo il senso più profondo di giornate come questa: non tanto celebrare, quanto permettere ai legami di continuare ad esistere. Dare loro spazio, voce, presenza.

In Hospice, anche la Festa del Papà diventa così una carezza. Una carezza che attraversa il tempo, che unisce ciò che è stato a ciò che ancora, silenziosamente, continua ad essere. Una carezza che resta.

Un grazie sincero a Flora Trimboli che, con il garbo che la contraddistingue, ha voluto confezionare con cura i pensierini per i nostri ospiti.

Un grazie particolare va alla Professoressa Anna Maria Borrello, vice preside del Liceo scientifico “A. Volta” per lo spirito di collaborazione dimostrato per la realizzazione dell’iniziativa nonché a tutti gli Operatori dell’Hospice “Via delle Stelle” che, ogni giorno, con competenza, dedizione e umanità, rendono questo luogo un vero presidio di vita e a tutti coloro che con professionalità e spirito di collaborazione, hanno contribuito a rendere possibile la realizzazione di questa speciale festa del papà.

Vincenzo Nociti Francesca Arvino Anna Tiziano Ines Barbera Iolanda Mercuri Liceo Scientifico Statale "A.Volta" Reggina 1914 PallacanestroViola Maria borrello Giovanna Toscano Costantino Francesco Nocera Francesco Bagnato Angela Milella mallamace Francesca Amorini Maria Cristina Caridi trimboli Maria Assunta Catanese Nuccio Garofano Noi delle cure palliative Federazione Cure Palliative Onlus Noiperte Cure Palliative SICP - Società Italiana di Cure Palliative

“NEL NOME DELLE DONNE… la forza gentile che trasforma il mondo”Domani il nostro hospice si tinge di giallo.Lo fa nel nom...
06/03/2026

“NEL NOME DELLE DONNE… la forza gentile che trasforma il mondo”
Domani il nostro hospice si tinge di giallo.
Lo fa nel nome delle donne e nel segno di quella forza gentile che, spesso nel silenzio, sa trasformare il mondo.
Anche questo appuntamento rientra tra le proposte di SpazioCultura – la cultura che cura, contenitore ideato, curato e diretto dalla dottoressa Francesca Arvino e che la Fondazione Via delle Stelle, diretta dal dottor Vincenzo Nociti, sostiene e incoraggia come occasione di incontro, di dialogo e di crescita umana all’interno del nostro hospice.
Questo incontro nasce dal desiderio di riflettere insieme sul ruolo della donna nelle diverse culture e nella nostra società. Cambiano le storie, cambiano le tradizioni, cambiano i linguaggi, ma resta la stessa forza che custodisce la vita, sostiene le relazioni e tiene accesa la speranza.
Ne parleranno la dottoressa Maria Cristina Carlo, delegata regionale UIL FPL Calabria, la dottoressa Mimma Pacifici, Segretario Generale CGIL Calabria, e la dottoressa Nausica Sbarre, Segretario Generale CISL Reggio Calabria.
Saranno inoltre presenti alcune donne della comunità musulmana, che porteranno la loro testimonianza e il loro vissuto, accompagnate da presidente del circolo culturale islamico. Le poetesse del Rhegium Julii Daniela Scuncia, Caterina Silipo e Ilda Tripodi, che attraverso la parola poetica contribuiranno ad arricchire questo momento di ascolto e di condivision
Il nostro pensiero va innanzitutto alle donne che abitano ogni giorno questo luogo: alle pazienti che affrontano la fragilità con dignità e coraggio, alle madri, alle figlie, alle mogli che accompagnano con amore i loro cari, e alle tante donne che qui lavorano e si prendono cura degli altri con competenza, dedizione e umanità.
Con questo spirito desideriamo aprire unspazio di ascolto e di confronto, nel quale storie, culture e sensibilità diverse possano incontrarsi, ricordandoci che il rispetto e la dignità di ogni donna sono un patrimonio che appartiene a tutta l’umanità.

Vincenzo Nociti Francesca Arvino Ines Barbera Anna Tiziano Iolanda Mercuri @

###IV GIORNATA MONDIALE DEL MALATO"Dal di dentro, dal cuore…"Mercoledì 11 febbraio, ###IV Giornata Mondiale del Malato è...
21/02/2026

###IV GIORNATA MONDIALE DEL MALATO

"Dal di dentro, dal cuore…"

Mercoledì 11 febbraio, ###IV Giornata Mondiale del Malato è stata celebrata la Santa Messa in hospice, nel cuore stesso di quel luogo in cui fragilità e speranza si sfiorano ogni giorno senza fare rumore.
In apertura della celebrazione, don Armando, nostro assistente spirituale, ha portato i saluti del dottor Vincenzo Nociti, presidente della Fondazione “Via delle Stelle”: un pensiero semplice e partecipe, capace di esprimere vicinanza a ogni persona ricoverata, ai familiari, agli operatori e ai volontari che quotidianamente custodiscono questo spazio di cura e di umanità.
Non una celebrazione separata dalla vita, ma immersa dentro di essa: tra i respiri lenti delle stanze, gli sguardi raccolti dei familiari, il silenzio abitato di chi accompagna con passo leggero.
In hospice la liturgia non è mai soltanto rito. È carne della vita.
È preghiera che prende forma nei volti, nelle attese, nelle mani che si stringono piano per non disturbare il dolore.
L’altare, così vicino alla vulnerabilità umana, è diventato ancora una volta spazio di comunione e di affidamento.
La Parola ascoltata, il pane spezzato, la preghiera condivisa hanno attraversato corridoi e cuori, raggiungendo anche chi non poteva essere presente fisicamente ma restava unito in modo invisibile, dentro quella misteriosa rete di relazioni che la sofferenza rende ancora più vera.
In quel momento semplice e solenne insieme abbiamo percepito con chiarezza che la cura non riguarda soltanto il corpo.
La cura abbraccia l’anima. Custodisce la speranza. Tiene aperto un orizzonte di senso anche quando tutto sembra restringersi attorno al limite.
Proprio durante l’omelia, don Armando ha consegnato alla nostra comunità una parola del Vangelo capace di scendere in profondità: non è ciò che entra nell’uomo a renderlo impuro, ma ciò che dal suo cuore esce.
Ascoltata dentro l’hospice, questa frase cambia luce. Non resta un insegnamento lontano. Diventa esperienza viva. Diventa uno specchio silenzioso davanti al quale ciascuno è chiamato a sostare con verità. Perché qui, dove la vita si fa fragile, le apparenze lentamente cadono. Le difese si allentano. Le parole inutili si spengono.
Resta il cuore, n**o e vero, con tutto ciò che porta dentro: ferite antiche, paure taciute, memorie luminose, desideri di bene che non hanno mai smesso di cercare spazio.
Gesù parla di ciò che dal cuore può uscire: oscurità, egoismi, smarrimenti. E noi sappiamo quanto l’umano sia attraversato da queste ombre.
Ma l’hospice, paradossalmente, è anche il luogo in cui vediamo emergere altro.
Qualcosa di inatteso. Qualcosa di profondamente vero. Vediamo cuori che, proprio dentro la prova, ritrovano strade dimenticate: un perdono sussurrato dopo anni di silenzio, una carezza che arriva quando sembrava troppo tardi, uno sguardo che dice grazie quando la voce non riesce più a farsi sentire.
È come se la fragilità aprisse un varco.
Come se il dolore, pur senza perdere il suo peso reale, lasciasse filtrare una verità più profonda: quella dell’amore che resiste, della relazione che rimane, dell’essenziale che finalmente emerge quando tutto il resto cade.
Allora comprendiamo che la purezza di cui parla il Vangelo non riguarda norme esteriori o confini rituali, ma la qualità del cuore.
E custodire il cuore diventa il primo gesto di cura.
Il più nascosto. Il più necessario. Il più difficile, perché chiede autenticità.
Custodire il cuore di chi soffre significa avvicinarsi senza invadere. Ascoltare senza fretta.
Restare anche quando non ci sono parole da dire e nessuna soluzione da offrire.
Significa riconoscere che ogni vita, fino all’ultimo respiro, conserva una dignità inviolabile e una luce che nessuna malattia può spegnere del tutto.
Una luce discreta, talvolta tremante, ma reale.
Ma custodire il cuore significa anche vigilare sul nostro. Perché chi cura non è fuori dalla fragilità: ne è parte.
E proprio nell’incontro con il limite dell’altro, il nostro cuore viene interrogato, purificato, reso più vero, più essenziale, più umano.
Forse è questo il dono nascosto della Giornata Mondiale del Malato vissuta in hospice:
ricondurci all’essenziale.
Ricordarci che la cura nasce dentro, prima ancora che nei gesti visibili. Che la prossimità è una scelta del cuore prima che un compito.
Che l’amore più autentico è spesso silenzioso, discreto, quasi invisibile agli occhi del mondo, ma potentissimo per chi lo riceve.
Uscendo dal salone, dopo quella Parola ascoltata insieme, rimaneva nell’aria una percezione mite ma tenace: la fragilità non è il luogo dell’impurità.
Può diventare, invece, lo spazio della verità. Il luogo in cui il cuore si libera dal superfluo e torna capace di bene.
Capace di relazione. Capace di tenerezza.
E così, nei corridoi attraversati in punta di piedi, nelle stanze abitate da respiri lenti, nei piccoli gesti che nessuno vede e che pure sostengono il mondo, continua a compiersi qualcosa di profondamente umano e insieme misterioso: un custodire reciproco, una cura che nasce dal cuore e al cuore ritorna. In questa luce discreta comprendiamo che la Giornata del Malato non termina con una celebrazione.
Non si chiude con una data sul calendario. Continua ogni giorno. Continua ogni volta che scegliamo di restare accanto invece di allontanarci.
Ogni volta che permettiamo al bene di uscire dal nostro cuore e diventare presenza concreta. Ogni volta che riconosciamo, nel volto fragile dell’altro, una chiamata alla nostra stessa umanità.
Ed è proprio lì, in questa fedeltà quotidiana fatta di silenzi, di ascolto, di piccole attenzioni, che la cura rivela il suo volto più vero: non potere, non efficienza, ma relazione che salva dalla solitudine.
Silenziosa. Fedele. Viva.

Nicola Saggese
Amici dell’hospice di Reggio Calabria
Vincenzo Nociti Francesca Arvino Anna Tiziano Ines Barbera Iolanda Mercuri Francesco Nocera Federazione Cure Palliative Onlus Luca Castellano Counselor Noi delle cure palliative Maria Assunta Catanese Nuccio Garofano Giovanna Toscano Angela Milella Rosanna Squillaci Maria Gabriella Brundi Maria Cristina Caridi

17/02/2026
L'AMORE CHE SI FA PRESENZA… la tenerezza che custodisceCi sono luoghi in cui la vita si lascia interrogare più che altro...
17/02/2026

L'AMORE CHE SI FA PRESENZA… la tenerezza che custodisce

Ci sono luoghi in cui la vita si lascia interrogare più che altrove.
Luoghi in cui le domande diventano più essenziali delle risposte e dove ciò che appare fragile rivela, in realtà, la sua verità più profonda.
L’hospice è uno di questi luoghi. Perché costringe a guardare l’essenziale della vita senza difese.
Qui l’amore non è un’idea romantica né un sentimento da celebrare nei giorni segnati sul calendario.
È una presenza concreta, quotidiana, spesso silenziosa.
È relazione che resiste, cura che accompagna, umanità che non arretra davanti al limite.
Per questo, quando il giorno di San Valentino attraversa l’hospice, non porta con sé soltanto il linguaggio degli innamorati, ma apre uno spazio più ampio, quasi universale, in cui l’amore si rivela nella sua forma più nuda e più vera: quella che resta.
Sabato scorso l’hospice ha respirato in modo diverso.
Non perché fosse una festa, ma perché qualcosa di invisibile attraversava i corridoi con passo leggero, come una presenza capace di cambiare il tono delle ore.
La mattina si è aperta in punta di piedi, come sempre accade qui.
Il silenzio non era vuoto: era abitato.
Ogni stanza custodiva una storia, ogni respiro una relazione, ogni sguardo una domanda di vicinanza.
Poi, lentamente, la presenza dei familiari, degli operatori e dei volontari ha iniziato a tessere una trama comune fatta di piccoli gesti condivisi.
Ed è proprio dentro quella trama che la festa dell’Amore ha trovato la sua dimensione più vera, restituendo alle stanze dell’hospice una magia discreta, capace di nascere solo quando i cuori si riconoscono.
Un appuntamento prezioso e atteso, reso possibile dalla Fondazione “Via delle Stelle”, guidata dal dottor Vincenzo Nociti, e dall’Associazione culturale “Rhegium Julii”, diretta dal dottor Pino Bova, che ancora una volta hanno saputo intrecciare cura, bellezza e presenza dentro la trama delicata delle nostre giornate.
Non un semplice evento, ma un tempo condiviso capace di dilatare il respiro delle stanze e restituire profondità agli incontri.
In hospice l’amore cambia forma e diventa essenziale.
Si fa attesa paziente.
Si fa silenzio condiviso che non spaventa.
Si fa mano che accompagna senza trattenere.
Si fa cura.
Rimane nei volti dei familiari che attraversano la fatica con dignità.
Rimane negli occhi degli operatori che imparano ogni giorno la misura fragile e luminosa del prendersi cura.
Rimane nei passi discreti dei volontari, che entrano in punta di piedi portando con sé soltanto ciò che conta davvero: presenza, ascolto, tempo donato senza misura.
Rimane nella dedizione silenziosa degli operatori.
Rimane nella presenza fedele dei volontari, capaci di trasformare un gesto semplice in segno di umanità profonda.
La presenza dei familiari, degli operatori e dei volontari ha restituito alla festa dell’Amore la sua luce più autentica, donando alle stanze dell’hospice quella magia discreta che nasce solo quando i cuori si riconoscono.
Dentro questa atmosfera sospesa, la parola poetica ha trovato spazio per farsi respiro condiviso.
Anche questa volta i poeti dell’Associazione “Rhegium Julii”, Mimma Scibilia, Vincenzo Filardo e il presidente Pino Bova, con la voce intensa di Nazim Hikmet, hanno saputo dare senso e significato alla giornata, riunendo tutti attorno a quell’unico filo conduttore che è l’Amore.
Si è alzata anche la voce di un familiare di una nostra ospite, la cui poesia ha toccato le corde più profonde dell’anima: «il sole, il mare, le attese, le mille domande dell’uomo…» fino a farsi parola di riconoscenza e di grazie rivolto a tutti gli operatori e volontari, custodi silenziosi di cura e di umanità.
In hospice la poesia non è ornamento.
Diventa linguaggio dell’anima.
Dà voce a ciò che spesso resta indicibile.
Restituisce dignità alle emozioni, profondità al dolore, spazio alla speranza.
Accanto alla parola è arrivata la musica.
Le note dei musicisti dell’”MT Make it Better”, Riccardo Crea, Joel Cutrì, Antonella D’Agostino, Santi Ciraolo e Augusto Laganà, guidati dal caro Peppe Licordari, hanno attraversato i corridoi con dolcezza, posandosi sulle mani, sugli sguardi, sui silenzi.
Non un concerto, ma una carezza sonora.
Una presenza gentile capace di cullare l’anima.
Perché c’è una musica che intrattiene e una musica che accompagna.
Quella che nasce in hospice appartiene alla seconda: non riempie il silenzio, lo custodisce.
I giovani musicisti, tra Hey Jude e Let It Be, hanno voluto condividere le loro emozioni:
«La bellezza di aver vissuto una mattinata in cui l’amore si è fatto concreto».
Un’esperienza semplice ma profonda, capace di dimostrare come la cura, quando diventa gesto quotidiano, renda visibile ciò che spesso resta soltanto parola.
Ed ancora, i giovani musicisti mettono in evidenza la bellezza dell’ascolto per imparare:
«Grazie per l’opportunità di godere di parole, poesie, di esempi e messaggi provenienti dal mondo degli adulti».
Ed ancora: «Contento di essere qui con voi in hospice. Ho sentito il bisogno di fare qualcosa di utile». «Il desiderio di fare qualcosa di utile per gli altri e la gioia semplice di aver scelto di essere in hospice, scoprendo che donare tempo agli altri è il modo più autentico di trovarlo per sé».
Il musicista più timido ha voluto ugualmente lasciare la propria traccia, parlando della bellezza dell’ascolto e della bellezza di imparare dal mondo degli adulti.
L’incontro per i ragazzi è stato vissuto come un incontro tra mondi che si cercano: quello degli adulti, a cui guardare per imparare la profondità della vita, e quello dei giovani, desiderosi di apprendere, ascoltare, lasciarsi trasformare.
Ed ha prodotto questi frutti: uno sguardo più attento, un ascolto più profondo, la scoperta che la bellezza condivisa può generare speranza anche nei luoghi attraversati dalla fragilità.
Tutto questo prende forma dentro SpazioCultura, la cultura che cura, il percorso ideato, progettato e diretto dalla dottoressa Francesca Arvino, responsabile del Servizio di Psicologia dell’hospice.
Negli anni, questo cammino ha donato alla struttura momenti di bellezza, parola e riflessione capaci di accompagnare con delicatezza i passi più fragili, trasformando la cultura in relazione e la relazione in spazio di umanità condivisa.
SpazioCultura non è un contenitore di eventi.
È un modo diverso di abitare la cura.
Dice che anche nel tempo della malattia la persona resta storia, desiderio, bisogno di senso.
Dice che la cura non è completa se non tocca anche ciò che non si vede.
Dice che la bellezza non è un lusso, ma una necessità dell’anima.
Per questo giornate come quella vissuta non sono semplici ricordi.
Sono segni.
Segni di una comunità che sceglie di restare.
Segni di un amore che continua anche dentro la fragilità.
Nel respiro condiviso di questa esperienza sentiamo il bisogno della gratitudine,
perché è nella riconoscenza che ciò che viviamo diventa memoria feconda.
Grazie a Cristina Caridi, anima sensibile e presenza luminosa dello SpazioCultura. Nel suo modo delicato di esserci prende forma quella bellezza silenziosa che accoglie, sostiene e trasforma rendendo sempre più questo spazio casa dell’anima e luogo di umanità autentica.
Grazie ad Alessia Genua, motore instancabile e vulcano vivente di entusiasmo e creatività. Pur non essendo fisicamente presente si è fatta in modo vivo e tangibile, come accade per quelle persone abitano i luoghi con il cuore prima ancora che con i passi. energia viva anche nella distanza.
Un pensiero colmo di vicinanza va a Daniela Scuncia e Peppe Licordari, assenti per motivi di salute ma profondamente presenti nel legame che ci unisce.
Grazie ai volontari presenti Angela Milella, Francesca Amorini, Francesco Nocera, Daniela Scopelliti, Nicola Saggese e Gregorio Costantino, mani silenziose che rendono possibile ogni incontro.
Grazie a tutti gli operatori e ausiliari sempre attenti e profondamente impegnati nella buona realizzazione dello SpazioCultura.
E grazie a tutti coloro che, in punta di piedi, continuano a seminare bellezza dentro questo luogo fragile e luminoso. Ci piace annoverare, tra i segni silenziosi di questa storia di cura, Nicola Saggese, presenza vigile e delicata nello SpazioCultura, luogo in cui la bellezza diventa respiro e la relazione si trasforma in luce condivisa.
Forse è questo che l’hospice insegna, con discrezione: che la vita non si misura dal tempo che possediamo, ma dall’amore che riusciamo a donare mentre il tempo passa.
E allora San Valentino, qui, non finisce con una giornata.
Continua nei passi lenti lungo i corridoi, nelle mani che si cercano senza rumore, negli sguardi che promettono presenza anche quando tutto si fa fragile.
Continua ogni volta che qualcuno sceglie di restare.
Perché l’amore vero non salva dal limite, ma lo attraversa.
Non trattiene la vita, ma la accompagna fino alla sua soglia più misteriosa.
E proprio lì, dove le parole sembrano spegnersi, rimane ciò che non finisce: la cura donata, la relazione vissuta, la memoria d’amore che continua a respirare nel cuore di chi resta.
È in questo respiro che lo SpazioCultura continua a vivere.
Non come evento.
Non come progetto.
Ma come promessa silenziosa di umanità.
Una promessa che non fa rumore… ma illumina

Vincenzo Nociti Francesca Arvino Anna Tiziano Iolanda Mercuri Ines Barbera Maria Cristina Caridi Alessia Genua Vincenzo Filardo Giuseppe Licordari Luca Castellano Counselor Federazione Cure Palliative Onlus Luigi Zac Noi delle cure palliative

Indirizzo

Delle Camelie
Reggio Di
89133

Telefono

+390965683611

Sito Web

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