21/05/2026
Fa impressione leggere di undicenni che si minacciano puntandosi coltelli, soprattutto quando accade così vicino a noi.
Ma forse dovremmo interrogarci seriamente su quanto oggi sia diventato difficile insegnare ai ragazzi una verità fondamentale: la frustrazione fa parte della vita.
Non si può avere sempre ciò che si vuole.
Non si può vincere sempre.
Non si può evitare ogni delusione, ogni rifiuto, ogni conflitto.
E soprattutto: la frustrazione non uccide.
Si può sopravvivere emotivamente a un no, a una presa in giro, a una lite, a un limite imposto da un adulto. Anzi, è proprio attraversando queste esperienze che si costruiscono equilibrio, tolleranza emotiva e capacità di stare nel mondo.
Oggi invece sembra crescere l’illusione che ogni disagio debba essere eliminato subito, che ogni emozione intensa sia insopportabile, che ogni ferita debba trovare uno sfogo immediato. Ma educare non significa togliere ai ragazzi ogni ostacolo o impedire loro di sentirsi frustrati.
Educare significa aiutare a sviluppare strumenti per affrontare la frustrazione senza distruggere sé stessi o gli altri.
Significa insegnare a fermarsi, a reggere la rabbia, a pensare prima di agire, a capire che un’emozione intensa passa e può essere contenuta.
Perché la vita non sarà mai priva di frustrazioni.
Ma possiamo insegnare ai ragazzi che hanno le risorse per attraversarle senza trasformarle in violenza…e questo è un compito di noi adulti.