31/01/2026
A Bratislava, sull'UFO, una struttura alta 95 metri, spiccava tra la nebbia questo lucchetto. L'ho fissato qualche minuto. Poi, a distogliermi dai miei pensieri, il bip del telefono "ci sono cascat* anche stavolta, infondo credo abbia ragione, io sono niente senza di l**"
Spesso, ciò che chiamiamo "amore eterno" è in realtà un tentativo disperato di riempire un vuoto che ci portiamo dentro.
Usiamo l'altro come un lucchetto per fissarci alla vita, come se quel legame basti a placare la vertigine della nostra solitudine.
Quando abbiamo paura di restare soli, non cerchiamo un partner, cerchiamo un salvagente.
Restiamo legati a chiunque pur di non dover guardare l'abisso che abbiamo sotto i piedi.
Quando carichiamo una sola persona della responsabilità della nostra felicità, creiamo un legame sbilanciato. Se il filo si spezza, noi scompariamo con esso.
Intorno al lucchetto non c'è paesaggio, c'è solo nebbia. È quello che succede nella dipendenza affettiva: il resto del mondo (amici, passioni, carriera) sfuma, e rimane solo quel legame precario a cui siamo aggrappati.
ma, finché avremo bisogno di qualcuno per "non cadere", non saremo mai liber* di amare davvero.
Il vero salto evolutivo avviene quando impariamo a stare sul filo senza bisogno di catene, scoprendo che la solitudine non è un baratro, ma lo spazio in cui finalmente possiamo ascoltare noi stessi.
Non è il vuoto che ci spaventa, ma il fatto di essere gli unici a sentirlo.
E tu? Stai scegliendo quel legame perché ti arricchisce, o perché la nebbia intorno ti spaventa troppo?