Dott.ssa Daniela Manni - Psicologa

Dott.ssa Daniela Manni - Psicologa Consulenza e sostegno psicologico individuale, di coppia e familiare

Le parole non descrivono soltanto il mondo, ma contribuiscono a costruirlo. Contrastare la violenza sulle donne signific...
25/11/2025

Le parole non descrivono soltanto il mondo, ma contribuiscono a costruirlo.

Contrastare la violenza sulle donne significa anche contrastare le parole che la minimizzano, la romanticizzano, la giustificano.

Un linguaggio fondato sulla responsabilità e sul rigore è già un intervento di tutela.

Nella Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, scegliamo di rivolgere l’attenzione a un elemento decisivo e spesso sottovalutato: il linguaggio.
Le scienze psicologiche e sociali mostrano con chiarezza che le parole non sono un semplice strumento descrittivo: influenzano la percezione della violenza, la possibilità di riconoscerla e le strategie per contrastarla.

Esistono espressioni che spostano la responsabilità dalla condotta dell’autore alla condizione della vittima:
«perché non se n’è andata?», «avrebbe dovuto denunciare», «ma com’era vestita?», «stava al gioco».
Queste frasi ignorano dinamiche strutturate e ampiamente documentate: paura, controllo, isolamento, dipendenza emotiva ed economica.

Altre narrazioni giustificano la violenza:
«era stressato», «ha perso la testa», «non era in sé», «era un brutto momento».
Altre ancora la patologizzano impropriamente:
«un raptus», «un blackout», «un impulso incontrollabile».
La letteratura scientifica è chiara: la violenza non è improvvisa, ma segue pattern, escalation e segnali precoci.

Esistono poi le narrazioni che romanticizzano l’abuso:
«amava troppo», «la passione lo ha travolto», «era accecato dall’amore».
E quelle che minimizzano:
«sono litigi familiari», «sono cose che succedono», «un momento di stress».
Infine, ci sono le espressioni che normalizzano culturalmente:
«è fatto così», «è un uomo all’antica», «un carattere forte», «nelle famiglie capita», «un bravo ragazzo che ha sbagliato».
Sono tutte narrazioni che attenuano la responsabilità e rendono l’abuso socialmente tollerabile.

In questo quadro, il ruolo della politica è determinante.
Le istituzioni non possono limitarsi a “commentare” la violenza: devono costruire narrazioni fondate sulle evidenze scientifiche e non su spiegazioni semplicistiche o pseudo-biologiche.
È particolarmente problematico che rappresentanti del governo affermino che "nel codice genetico dell'uomo c'è una resistenza alla parità dei sessi" o che "Non c'è una correlazione fra l'educazione sessuale nella scuola e una diminuzione delle violenze contro le donne".
Attribuire la violenza, o la disparità di genere, a presunte predisposizioni naturali o inevitabili, non solo non trova alcun riscontro scientifico, ma rischia di legittimare proprio ciò che la ricerca contrasta: l’idea che la violenza sia inscritta nella natura, e non costruita nei contesti culturali e relazionali.

Per chi esercita una funzione pubblica, narrazioni non basate sulle evidenze non sono in alcun modo giustificabili: contraddicono la conoscenza, ostacolano la prevenzione e minano la responsabilità istituzionale.

In una giornata che richiama al dovere collettivo di riconoscere e contrastare la violenza, ribadiamo che la precisione linguistica è parte integrante della prevenzione.
Il modo in cui ne parliamo orienta ciò che consideriamo credibile, ciò che vediamo e ciò che siamo disposti a trasformare.

Contrastare la violenza sulle donne significa anche contrastare le parole che la minimizzano, la romanticizzano, la giustificano o la presentano come inevitabile.
Perché le parole non descrivono soltanto il mondo: contribuiscono a costruirlo.
E un linguaggio fondato su scienza, responsabilità e rigore è già un intervento di tutela.

Le parole non descrivono soltanto il mondo, ma contribuiscono a costruirlo. 🌱Contrastare la violenza sulle donne signifi...
25/11/2025

Le parole non descrivono soltanto il mondo, ma contribuiscono a costruirlo. 🌱

Contrastare la violenza sulle donne significa anche contrastare le parole che la minimizzano, la romanticizzano e la giustificano.

Un linguaggio fondato sulla responsabilità e sul rigore è già un intervento di tutela 💗

Nella Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, scegliamo di rivolgere l’attenzione a un elemento decisivo e spesso sottovalutato: il linguaggio.
Le scienze psicologiche e sociali mostrano con chiarezza che le parole non sono un semplice strumento descrittivo: influenzano la percezione della violenza, la possibilità di riconoscerla e le strategie per contrastarla.

Esistono espressioni che spostano la responsabilità dalla condotta dell’autore alla condizione della vittima:
«perché non se n’è andata?», «avrebbe dovuto denunciare», «ma com’era vestita?», «stava al gioco».
Queste frasi ignorano dinamiche strutturate e ampiamente documentate: paura, controllo, isolamento, dipendenza emotiva ed economica.

Altre narrazioni giustificano la violenza:
«era stressato», «ha perso la testa», «non era in sé», «era un brutto momento».
Altre ancora la patologizzano impropriamente:
«un raptus», «un blackout», «un impulso incontrollabile».
La letteratura scientifica è chiara: la violenza non è improvvisa, ma segue pattern, escalation e segnali precoci.

Esistono poi le narrazioni che romanticizzano l’abuso:
«amava troppo», «la passione lo ha travolto», «era accecato dall’amore».
E quelle che minimizzano:
«sono litigi familiari», «sono cose che succedono», «un momento di stress».
Infine, ci sono le espressioni che normalizzano culturalmente:
«è fatto così», «è un uomo all’antica», «un carattere forte», «nelle famiglie capita», «un bravo ragazzo che ha sbagliato».
Sono tutte narrazioni che attenuano la responsabilità e rendono l’abuso socialmente tollerabile.

In questo quadro, il ruolo della politica è determinante.
Le istituzioni non possono limitarsi a “commentare” la violenza: devono costruire narrazioni fondate sulle evidenze scientifiche e non su spiegazioni semplicistiche o pseudo-biologiche.
È particolarmente problematico che rappresentanti del governo affermino che "nel codice genetico dell'uomo c'è una resistenza alla parità dei sessi" o che "Non c'è una correlazione fra l'educazione sessuale nella scuola e una diminuzione delle violenze contro le donne".
Attribuire la violenza, o la disparità di genere, a presunte predisposizioni naturali o inevitabili, non solo non trova alcun riscontro scientifico, ma rischia di legittimare proprio ciò che la ricerca contrasta: l’idea che la violenza sia inscritta nella natura, e non costruita nei contesti culturali e relazionali.

Per chi esercita una funzione pubblica, narrazioni non basate sulle evidenze non sono in alcun modo giustificabili: contraddicono la conoscenza, ostacolano la prevenzione e minano la responsabilità istituzionale.

In una giornata che richiama al dovere collettivo di riconoscere e contrastare la violenza, ribadiamo che la precisione linguistica è parte integrante della prevenzione.
Il modo in cui ne parliamo orienta ciò che consideriamo credibile, ciò che vediamo e ciò che siamo disposti a trasformare.

Contrastare la violenza sulle donne significa anche contrastare le parole che la minimizzano, la romanticizzano, la giustificano o la presentano come inevitabile.
Perché le parole non descrivono soltanto il mondo: contribuiscono a costruirlo.
E un linguaggio fondato su scienza, responsabilità e rigore è già un intervento di tutela.

«𝗟𝗮 𝗺𝗶𝘀𝘂𝗿𝗮 𝗱𝗲𝗹𝗹’𝗶𝗻𝘁𝗲𝗹𝗹𝗶𝗴𝗲𝗻𝘇𝗮 𝗲̀ 𝗹𝗮 𝗰𝗮𝗽𝗮𝗰𝗶𝘁𝗮̀ 𝗱𝗶 𝗰𝗮𝗺𝗯𝗶𝗮𝗿𝗲» 🧠​Questa celebre frase di Albert Einstein risuona con una prof...
22/11/2025

«𝗟𝗮 𝗺𝗶𝘀𝘂𝗿𝗮 𝗱𝗲𝗹𝗹’𝗶𝗻𝘁𝗲𝗹𝗹𝗶𝗴𝗲𝗻𝘇𝗮 𝗲̀ 𝗹𝗮 𝗰𝗮𝗽𝗮𝗰𝗶𝘁𝗮̀ 𝗱𝗶 𝗰𝗮𝗺𝗯𝗶𝗮𝗿𝗲» 🧠

​Questa celebre frase di Albert Einstein risuona con una profondità sorprendente. ​L'intelligenza, vista da una lente sistemico-relazionale, non è un QI statico individuale, ma la flessibilità e la resilienza di un intero sistema – la famiglia o la coppia – di fronte alle sfide della vita. 🫂

​🔄 ​Per un sistema, familiare o di coppia, essere "intelligente" significa la sua capacità di:
- ​Adattarsi alle Fasi del Ciclo Vitale: ogni fase richiede un cambiamento nelle regole e nelle distanze emotive. I sistemi intelligenti sono quelli che riescono a rimodulare i confini e i ruoli senza irrigidirsi.
​- Riuscire a vedere una situazione non solo dal proprio punto di vista, ma anche da quello dell'altro:
il decentramento è la forma più alta di intelligenza relazionale, perché permette di negoziare soluzioni creative anziché imporre la propria verità.

​Spesso il "problema" o il "sintomo" di un membro è un segnale che l'intero sistema ha bisogno di cambiare. La capacità di leggere questo sintomo come una richiesta di evoluzione è l'atto di intelligenza più potente di una famiglia.

​Cambiamento Non è Fallimento, è Evoluzione 🌱
​La resistenza al cambiamento è la vera trappola 🚧
​Al contrario, la capacità di cambiare è la vera dimostrazione di forza e salute del sistema.

​Come terapeuti, il nostro obiettivo non è "aggiustare" le persone, ma aiutare il sistema a ritrovare la sua intelligenza innata: la capacità di cambiare per continuare a crescere insieme.

​Se la vostra famiglia o la vostra coppia si sente bloccata in vecchi schemi, ricordate la lezione di Einstein: l'evoluzione è la prova di una mente, e di un sistema, davvero intelligente. 🚀

La Gentilezza non è un gesto. È Casa 🏡​La gentilezza è il coraggio di costruire un rifugio emotivo nel mondo che condivi...
13/11/2025

La Gentilezza non è un gesto. È Casa 🏡

​La gentilezza è il coraggio di costruire un rifugio emotivo nel mondo che condividiamo ⛺

​È l'Ascolto Profondo, quella quiete che dice all'altro: "Qui puoi essere fragile. Sei al sicuro" 🫂

​É Responsabilità Emotiva: capire che ogni tua parola, ogni sguardo, disegna la mappa interiore di chi ami 💗

​È il Seme che Torna Indietro, che torna come nutrimento, come una carezza che riscalda il sistema intero 🌱

​Scegli la Gentilezza. Scegli di lasciare meno cicatrici e più fiori nel mondo che tocchi 💐

𝗜 𝗕𝗔𝗠𝗕𝗜𝗡𝗜 𝗡𝗢𝗡 𝗖𝗜 𝗔𝗦𝗖𝗢𝗟𝗧𝗔𝗡𝗢, 𝗖𝗜 𝗜𝗠𝗜𝗧𝗔𝗡𝗢 🎈​Ci sono volte in cui pensiamo che educare significhi trovare le parole giuste: ...
12/11/2025

𝗜 𝗕𝗔𝗠𝗕𝗜𝗡𝗜 𝗡𝗢𝗡 𝗖𝗜 𝗔𝗦𝗖𝗢𝗟𝗧𝗔𝗡𝗢, 𝗖𝗜 𝗜𝗠𝗜𝗧𝗔𝗡𝗢 🎈

​Ci sono volte in cui pensiamo che educare significhi trovare le parole giuste: spiegare, correggere, convincere. Allora parliamo, parliamo, parliamo...
e non capiamo perché certe cose sembrano non arrivare. ​Ma i bambini imparano prima con gli occhi, poi con le orecchie. Loro osservano chi siamo quando siamo distratti.

Osservano come trattiamo gli altri, come parliamo di noi stessi, come reagiamo quando qualcosa non va. Non giudicano: assorbono le dinamiche del loro sistema. ​Cosa vede tuo figlio nel sistema❓

👉🏻 ​Se ci spazientiamo davanti alle difficoltà, imparano che la difficoltà è qualcosa da temere.
👉🏻 ​Se ci vedono affrontare gli errori con durezza, imparano che sbagliare è una colpa.

​Se, invece, ci vedono fermarci un attimo, respirare, dire: "Ok, posso riprovarci", allora imparano che il mondo è un posto in cui ci si può rialzare 💗

​Non è importante essere sempre calmi.
È importante mostrare come si ritorna alla calma. Non è importante non sbagliare mai. È importante mostrare cosa si fa dopo uno sbaglio.

🌿 ​Loro non cercano adulti perfetti, cercano occhi che li vedano davvero, braccia che sappiano tornare, voci che sappiano anche essere silenzio, quando serve.

​Il 𝙎𝙚𝙢𝙚 𝙙𝙚𝙡𝙡𝙖 𝘾𝙤𝙚𝙧𝙚𝙣𝙯𝙖 🌱
​Ogni nostra scelta, all'interno della relazione, diventa un seme. Un seme che loro porteranno dentro quando saranno grandi.

​➡️ Se seminiamo ascolto, raccoglieranno ascolto.
➡️ Se seminiamo rispetto, raccoglieranno rispetto.
➡️ Se seminiamo gentilezza verso noi stessi, cresceranno sapendo che la gentilezza appartiene anche a loro.

​Educare non è modellare. È accompagnare.
E l'accompagnamento più efficace è la nostra presenza autentica nella relazione.

𝕀 𝔹𝔸𝕄𝔹𝕀ℕ𝕀 𝕊𝔼ℕ𝕋𝕆ℕ𝕆 𝕋𝕌𝕋𝕋𝕆: 𝔸ℕℂℍ𝔼 ℂ𝕀𝕆̀ ℂℍ𝔼 ℕ𝕆ℕ 𝔻𝕀ℂ𝕀𝔸𝕄𝕆 💖​I bambini non ascoltano solo le parole. Sentono l’aria, gli sguard...
10/11/2025

𝕀 𝔹𝔸𝕄𝔹𝕀ℕ𝕀 𝕊𝔼ℕ𝕋𝕆ℕ𝕆 𝕋𝕌𝕋𝕋𝕆:
𝔸ℕℂℍ𝔼 ℂ𝕀𝕆̀ ℂℍ𝔼 ℕ𝕆ℕ 𝔻𝕀ℂ𝕀𝔸𝕄𝕆 💖

​I bambini non ascoltano solo le parole.
Sentono l’aria, gli sguardi, i silenzi, i passi che esitano. Sono in profonda connessione con il proprio mondo familiare, e questa connessione non passa attraverso la logica, ma attraverso il sentire. ✨
​È come se fossero dotati di un radar affettivo finissimo: percepiscono le tensioni, gli accordi, le ferite, gli amori inespressi.
Non servono spiegazioni dettagliate perché possano intuire quando qualcosa non scorre, quando un genitore è triste, quando c’è qualcosa che non si può dire… ma che si sente comunque.

​Per questo, i bambini reagiscono. A volte con un comportamento “difficile”, altre con un’eccessiva dolcezza o con un silenzio che pesa.
Non stanno facendo capricci, stanno comunicando. Raccontano con il corpo ciò che le parole non riescono a tradurre.

​Riconoscere questo legame profondo significa imparare a guardare oltre l’apparenza: ad ascoltare ciò che il bambino sa, vede e sente, anche quando non parla. Significa assumersi la responsabilità di ciò che portiamo dentro, perché tutto, nella famiglia, risuona.

​I bambini non chiedono famiglie perfette.
Chiedono 𝘷𝘦𝘳𝘪𝘵𝘢̀ 𝘦𝘮𝘰𝘵𝘪𝘷𝘢 💗

Chiedono adulti che sappiano guardarsi, nominare ciò che vivono, accogliere ciò che provano.
​Perché è nella chiarezza del cuore che l’amore scorre. E quando l’amore scorre, i bambini fioriscono 🌱

​ ​ ​ ​ ​
​ ​

𝙇𝙖 𝘿𝙞𝙨𝙩𝙖𝙣𝙯𝙖 𝙁𝙞𝙨𝙞𝙘𝙖 𝙚̀ 𝙪𝙣 𝙈𝙚𝙨𝙨𝙖𝙜𝙜𝙞𝙤 𝙍𝙚𝙡𝙖𝙯𝙞𝙤𝙣𝙖𝙡𝙚: 𝘾𝙤𝙨𝙖 𝘿𝙞𝙘𝙚 𝙞𝙡 𝙏𝙪𝙤 𝘾𝙤𝙧𝙥𝙤 𝙖𝙡 𝙏𝙪𝙤 𝙋𝙖𝙧𝙩𝙣𝙚𝙧? ❤️‍🩹Se eviti il contatto fisico c...
07/11/2025

𝙇𝙖 𝘿𝙞𝙨𝙩𝙖𝙣𝙯𝙖 𝙁𝙞𝙨𝙞𝙘𝙖 𝙚̀ 𝙪𝙣 𝙈𝙚𝙨𝙨𝙖𝙜𝙜𝙞𝙤 𝙍𝙚𝙡𝙖𝙯𝙞𝙤𝙣𝙖𝙡𝙚: 𝘾𝙤𝙨𝙖 𝘿𝙞𝙘𝙚 𝙞𝙡 𝙏𝙪𝙤 𝘾𝙤𝙧𝙥𝙤 𝙖𝙡 𝙏𝙪𝙤 𝙋𝙖𝙧𝙩𝙣𝙚𝙧? ❤️‍🩹

Se eviti il contatto fisico con il tuo partner, il tuo corpo rigido in quell'abbraccio non parla solo di te; parla del sistema coppia e della sua storia.

🔍 Il problema non è mai solo della singola persona, ma è un sintomo che mantiene un certo equilibrio, sebbene doloroso, nel sistema relazionale.
- L'evitamento fisico può essere un modo, spesso inconscio, per regolare la distanza ottimale nella coppia. Se un partner teme l'eccessiva fusione, la distanza fisica serve a ristabilire un confine che percepisce come minacciato.
- La tua "corazza psichica" diventa un segnale non verbale potentissimo: "Ho bisogno di spazio/sicurezza". Il partner che cerca il contatto può non vedere il rifiuto, ma la necessità di quel confine.

🔄 Questo comportamento spesso innesca una 𝘥𝘢𝘯𝘻𝘢 𝘳𝘦𝘭𝘢𝘻𝘪𝘰𝘯𝘢𝘭𝘦 prevedibile e dolorosa, un circolo vizioso:
- Il Bisogno di Vicinanza: Il partner percepisce la distanza e, sentendosi insicuro, aumenta le richieste di contatto e vicinanza per sentirsi amato.
- L'Attivazione della Corazza: L'aumento della pressione attiva i sistemi di allarme dell'evitante, che percepisce l'insistenza come invasione o "claustrofobia".
- L'Allontanamento Reattivo: L'evitante si ritira ancora di più (evitando baci, abbracci, intimità) per proteggere il suo spazio vitale.
- L'Amplificazione della Paura: Il partner ansioso si sente più solo e rifiutato, ricominciando il ciclo con maggiore intensità.
Il contatto viene evitato non perché non si ama, ma perché la modalità con cui la vicinanza è stata cercata ha innescato un pattern di difesa.

🗝️ Cosa si può fare? 𝘾𝙖𝙢𝙗𝙞𝙖𝙧𝙚 𝙡𝙖 𝘿𝙖𝙣𝙯𝙖...
Aiutare la coppia a decodificare questo messaggio e modificare il copione relazionale.
- Capire cosa significa veramente la vicinanza per l'evitante (spesso perdita di controllo) e cosa significa la distanza per il richiedente (spesso paura di essere abbandonato).
- Lavorare su nuove modalità di contatto che rispettino i bisogni di entrambi: meno insistenti, più graduali, e soprattutto, liberi dalla pressione del "dovere".
- Riconoscere il circolo vizioso che si è creato è il primo passo per uscirne.

Il problema non siete voi, ma il modo in cui comunicate i vostri bisogni di sicurezza e connessione. Non si tratta di "sbloccare" uno, ma di ri-sintonizzare il sistema per un contatto autentico.

Sei pronto a decodificare il messaggio nascosto dietro la distanza nella tua relazione?

➡️ Contattami per una consulenza.

🧠 𝗧𝗿𝗮𝘂𝗺𝗮 𝗲 𝗗𝗶𝗽𝗲𝗻𝗱𝗲𝗻𝘇𝗮: 𝗡𝗼𝗻 𝘂𝗻𝗮 𝗦𝗰𝗲𝗹𝘁𝗮, 𝗺𝗮 𝘂𝗻𝗮 𝗦𝘁𝗿𝗮𝘁𝗲𝗴𝗶𝗮 𝗱𝗶 𝗦𝗼𝗽𝗿𝗮𝘃𝘃𝗶𝘃𝗲𝗻𝘇𝗮.​La dipendenza - da sostanze, cibo, relazioni, ...
05/11/2025

🧠 𝗧𝗿𝗮𝘂𝗺𝗮 𝗲 𝗗𝗶𝗽𝗲𝗻𝗱𝗲𝗻𝘇𝗮: 𝗡𝗼𝗻 𝘂𝗻𝗮 𝗦𝗰𝗲𝗹𝘁𝗮, 𝗺𝗮 𝘂𝗻𝗮 𝗦𝘁𝗿𝗮𝘁𝗲𝗴𝗶𝗮 𝗱𝗶 𝗦𝗼𝗽𝗿𝗮𝘃𝘃𝗶𝘃𝗲𝗻𝘇𝗮.

​La dipendenza - da sostanze, cibo, relazioni, comportamenti compulsivi - trova le sue radici in un bisogno disperato: sopravvivere a un dolore insopportabile del passato.

​Quando attraversiamo un trauma, il nostro sistema nervoso rimane in uno stato di allerta.
Le emozioni sono troppo intense.

Ed è qui che la dipendenza entra in gioco:
​🛠️ Alcol, cibo, droga diventano strumenti per calmarsi, per sentirsi padroni del proprio corpo.
​⛓️ Inizialmente funzionano, danno sollievo.
Ma il corpo si abitua, la mente chiede dosi più alte, e ciò che era nato come tentativo di salvezza si trasforma in una prigione.

​Il dramma della dipendenza è proprio questo:
nasce come tentativo di cura e finisce per diventare malattia. ​Smettere fa paura, perché significa rinunciare all'unico mezzo conosciuto per "restare a galla". Senza l'anestetico, le emozioni sembrano insopportabili.

​A tutto questo si aggiunge la vergogna. "Perché lo sto facendo?". Questo giudizio spietato non fa che alimentare il ciclo: più ci disprezziamo, più cresce il bisogno di lenire quel dolore con gli stessi mezzi che lo provocano.

I comportamenti autodistruttivi sono tentativi di autoregolazione, nati in un momento in cui non c'erano alternative migliori a disposizione.
​Riconoscere la loro funzione è il primo, fondamentale passo.

Solo riconoscendo che sono stati un modo per sopravvivere possiamo iniziare a sciogliere ciò che li rende ancora necessari oggi.

𝑺𝒑𝒆𝒛𝒛𝒂𝒓𝒆 𝒊𝒍 𝒄𝒊𝒄𝒍𝒐 𝒔𝒆𝒏𝒛𝒂 𝒔𝒑𝒆𝒛𝒛𝒂𝒓𝒆 𝒊𝒍 𝒍𝒆𝒈𝒂𝒎𝒆 ✨Molti genitori si sentono feriti quando si parla di carenze affettive, come ...
31/10/2025

𝑺𝒑𝒆𝒛𝒛𝒂𝒓𝒆 𝒊𝒍 𝒄𝒊𝒄𝒍𝒐 𝒔𝒆𝒏𝒛𝒂 𝒔𝒑𝒆𝒛𝒛𝒂𝒓𝒆 𝒊𝒍 𝒍𝒆𝒈𝒂𝒎𝒆 ✨

Molti genitori si sentono feriti quando si parla di carenze affettive, come se fosse un’accusa al loro amore. Ma non si tratta di colpa.
Si tratta di consapevolezza. 💭

Per generazioni è mancato il linguaggio emotivo necessario per trasmettere davvero l’amore.
C’erano cuori pieni, ma senza parole per esprimersi.

Ci sono persone che hanno dato tutto ciò che avevano… ma quel “tutto” era limitato da ciò che avevano ricevuto a loro volta.

Chi è cresciuto senza un modello affettivo sano spesso fa fatica a vedere le proprie ferite, perché ammetterlo può sembrare di mettere in discussione la propria famiglia. Nasce così una fedeltà invisibile che porta a proteggere i genitori come un tempo si è dovuto proteggere se stessi.

Da adulti, molti pensano che la propria infelicità dipenda dal carattere, dalla fragilità o dal destino.
In realtà, nessuno ha insegnato loro a collegare il disagio alle prime ferite non riconosciute.
E così il ciclo continua.

Ma non si tratta di colpa.
Si tratta di responsabilità intergenerazionale.

👉🏻 La colpa dice:
“Avresti potuto fare meglio e non l’hai fatto.”
🌱 La responsabilità affettiva dice:
“Hai fatto ciò che potevi con ciò che avevi.
Ora puoi imparare ciò che ti è mancato.”

Guarire non significa accusare.
Significa vedere, accogliere e scegliere
E così, il ciclo continua. diversamente. 💗

È questo che permette di guarire senza distruggere il legame, di riconoscere la ferita senza negare la realtà.

Spezzare la catena significa vedere la propria storia, accogliere il dolore e scegliere di agire con consapevolezza. Non serve essere genitori perfetti, è impossibile. Serve solo imparare ad ascoltare.

Perché l’affetto non basta se non è accompagnato da un ascolto profondo, e l’ascolto degli altri inizia sempre dall’ascolto di sé. ✨

𝙂𝙪𝙖𝙧𝙞𝙧𝙚 𝙚̀ 𝙧𝙞𝙩𝙧𝙤𝙫𝙖𝙧𝙚 𝙘𝙖𝙨𝙖 𝙙𝙚𝙣𝙩𝙧𝙤 𝙙𝙞 𝙨𝙚́ 🏡 Siamo fatti di molte parti.Alcune vivono nel presente,altre restano ferme dove...
24/10/2025

𝙂𝙪𝙖𝙧𝙞𝙧𝙚 𝙚̀ 𝙧𝙞𝙩𝙧𝙤𝙫𝙖𝙧𝙚 𝙘𝙖𝙨𝙖 𝙙𝙚𝙣𝙩𝙧𝙤 𝙙𝙞 𝙨𝙚́ 🏡

Siamo fatti di molte parti.
Alcune vivono nel presente,
altre restano ferme dove il dolore le ha lasciate.

Ogni parte di noi nasce da una relazione:
da un legame, da un bisogno, da un silenzio.
Ha imparato a muoversi nel mondo per proteggerci,
per mantenere l’equilibrio, per farci sopravvivere.

C’è la parte che sorride e va avanti
e quella che si nasconde, ferita e silenziosa.
C’è la parte che giudica
e quella che chiede solo di essere vista.

Tutte, a modo loro, hanno fatto del loro meglio.
Tutte meritano di essere accolte, ascoltate, amate.

Guarire non è eliminare ciò che fa male,
ma riconnettere ciò che è stato separato.
È dare voce al silenzio, abbracciare la paura,
ringraziare la forza che ci ha tenuti in vita.

Solo così possiamo tornare interi,
e sentirci — finalmente — a casa 💗

✨ 𝑸𝒖𝒂𝒍𝒆 𝒑𝒂𝒓𝒕𝒆 𝒅𝒊 𝒕𝒆, 𝒐𝒈𝒈𝒊, 𝒄𝒉𝒊𝒆𝒅𝒆 𝒅𝒊 𝒆𝒔𝒔𝒆𝒓𝒆 𝒂𝒔𝒄𝒐𝒍𝒕𝒂𝒕𝒂?

    🌱
22/10/2025

🌱

Nelle scuole italiane si parla di educazione emotiva, di inclusione e di progetti di prevenzione, ma il benessere psicol...
21/10/2025

Nelle scuole italiane si parla di educazione emotiva, di inclusione e di progetti di prevenzione, ma il benessere psicologico continua a essere trattato come un optional. Un passo indietro enorme!

🔴 Ddl Valditara ed educazione sessuale: con(tro)-senso informato e violazione dei diritti

I nostri interventi di prevenzione nelle scuole sono a rischio!

Il DDL Valditara impone limiti e divieti che potrebbero vietare ogni attività svolta da professionisti della salute sui temi dell’affettività e della sessualità fino alla scuola superiore.

Un passo indietro enorme, che ignora l’evidenza scientifica e il nostro ruolo di sanitari esperti nella prevenzione di bullismo, violenza e disagio nel contesto scolastico.

📚Nel suo articolo, Marta Giuliani smonta i nodi critici del disegno di legge e richiama con forza l’urgenza di una cultura scientifica capace di tutelare davvero la crescita dei nostri ragazzi.

🔗 Leggi l’articolo completo su AltraPsicologia:
https://www.altrapsicologia.it/articoli/ddl-valditara-ed-educazione-sessuale-controsenso-informato-e-violazione-dei-diritti/

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