Dott.ssa Daniela Manni - Psicologa

Dott.ssa Daniela Manni - Psicologa Consulenza e sostegno psicologico individuale, di coppia e familiare

10/04/2026

“Dentro ogni famiglia si intrecciano trame invisibili:
fili d'amore, ferite e copioni che ci insegnano chi essere, prima ancora di scegliere chi diventare.”

🌱

𝘼𝙣𝙘𝙝𝙚 𝙤𝙜𝙜𝙞 𝙣𝙤𝙣 𝙚̀ 𝙨𝙩𝙖𝙩𝙤 𝙛𝙖𝙘𝙞𝙡𝙚. 𝙀𝙥𝙥𝙪𝙧𝙚 𝙚̀ 𝙋𝙖𝙨𝙦𝙪𝙖 🕊️La resurrezione non è solo un evento lontano.È un movimento interiore...
05/04/2026

𝘼𝙣𝙘𝙝𝙚 𝙤𝙜𝙜𝙞 𝙣𝙤𝙣 𝙚̀ 𝙨𝙩𝙖𝙩𝙤 𝙛𝙖𝙘𝙞𝙡𝙚. 𝙀𝙥𝙥𝙪𝙧𝙚 𝙚̀ 𝙋𝙖𝙨𝙦𝙪𝙖 🕊️

La resurrezione non è solo un evento lontano.

È un movimento interiore:
è scegliere di restare, di comprendere,
di trasformare anche il dolore in uno spazio di crescita.

È avere il coraggio di guardare le proprie ferite, e quelle degli altri, senza scappare.

È credere che, anche nelle relazioni più difficili, qualcosa possa ancora rifiorire.

Eppure oggi è Pasqua:
non una festa ideale, ma una possibilità reale.

E forse la vera rinascita inizia proprio da qui. 🌿

𝑰 𝒔𝒆𝒈𝒓𝒆𝒕𝒊 𝒏𝒐𝒏 𝒔𝒐𝒏𝒐 𝒊𝒔𝒐𝒍𝒆...Ci sono segreti che, nelle famiglie, sembrano isole.Separati, lontani, invisibili. Protetti d...
03/04/2026

𝑰 𝒔𝒆𝒈𝒓𝒆𝒕𝒊 𝒏𝒐𝒏 𝒔𝒐𝒏𝒐 𝒊𝒔𝒐𝒍𝒆...

Ci sono segreti che, nelle famiglie, sembrano isole.
Separati, lontani, invisibili. Protetti dal silenzio, dal non detto, da equilibri che nessuno osa toccare.

Eppure, nella stanza di terapia, accade qualcosa di diverso. Si scopre che quei segreti non sono isole.
Sono pen*sole.

Come ci insegna una bellissima metafora, la conoscenza non è mai davvero separata: è sempre collegata a un continente più grande, fatto di relazioni, legami, sguardi, alleanze invisibili.

Il segreto non vive da solo.
Respira dentro le relazioni. Si muove nei silenzi, nelle distanze, nelle parole che si fermano prima di uscire.

E allora il lavoro del terapeuta non è “scoprire” il segreto, ma avvicinarsi al suo continente.

Osservare.
Ascoltare.
Restare.

Perché a volte non è necessario svelare tutto,
ma è fondamentale comprendere che posto occupa quel segreto nella storia di quella famiglia.
È lì che può iniziare il cambiamento.

𝑇𝑖 𝑒̀ 𝑚𝑎𝑖 𝑐𝑎𝑝𝑖𝑡𝑎𝑡𝑜 𝑑𝑖 𝑠𝑒𝑛𝑡𝑖𝑟𝑒 𝑙𝑎 𝑝𝑟𝑒𝑠𝑒𝑛𝑧𝑎 𝑑𝑖 𝑞𝑢𝑎𝑙𝑐𝑜𝑠𝑎… 𝑎𝑛𝑐ℎ𝑒 𝑠𝑒𝑛𝑧𝑎 𝑐ℎ𝑒 𝑣𝑒𝑛𝑖𝑠𝑠𝑒 𝑚𝑎𝑖 𝑑𝑒𝑡𝑡𝑜?

𝑰𝒍 𝒈𝒊𝒐𝒄𝒐 𝒅𝒆𝒊 𝒔𝒊𝒍𝒆𝒏𝒛𝒊: "𝐺𝑖𝑜𝑐𝑜 𝑎 𝑛𝑜𝑛 𝑔𝑖𝑜𝑐𝑎𝑟𝑒 𝑢𝑛 𝑔𝑖𝑜𝑐𝑜"Ci sono sistemi familiari in cui esistono regole che nessuno ha mai ...
28/03/2026

𝑰𝒍 𝒈𝒊𝒐𝒄𝒐 𝒅𝒆𝒊 𝒔𝒊𝒍𝒆𝒏𝒛𝒊: "𝐺𝑖𝑜𝑐𝑜 𝑎 𝑛𝑜𝑛 𝑔𝑖𝑜𝑐𝑎𝑟𝑒 𝑢𝑛 𝑔𝑖𝑜𝑐𝑜"

Ci sono sistemi familiari in cui esistono regole che nessuno ha mai detto, ma che tutti conoscono perfettamente. Regole come:
non vedere, non dire, non nominare.

E allora succede qualcosa di sottile e potente: si entra in un gioco in cui bisogna partecipare, facendo finta che quel gioco non esista.

Se inizi a vedere davvero cosa sta accadendo - le alleanze implicite, i silenzi, le tensioni non dette - rischi di rompere un equilibrio. E nei sistemi, rompere un equilibrio ha un costo.

Così impari presto che: non è importante solo cosa senti o capisci, ma cosa puoi permetterti di vedere. Perché, a volte, vedere troppo chiaramente mette a rischio il legame.

In terapia, uno dei passaggi più delicati non è “dire la verità”, ma costruire uno spazio in cui quella verità possa emergere senza distruggere le relazioni che la tengono nascosta.

Perché ogni sintomo, ogni silenzio, ogni confusione spesso non è casuale. È una soluzione. Dentro un sistema che non poteva fare altrimenti.

💬 Ti è mai capitato di “vedere” qualcosa ma sentire che non potevi dirlo?




𝙁𝙚𝙧𝙞𝙩𝙚 𝙚 𝙡𝙚𝙜𝙖𝙢𝙞: 𝙞𝙡 𝙨𝙚𝙣𝙨𝙤 𝙙𝙚𝙡𝙡𝙖 𝙧𝙞𝙥𝙖𝙧𝙖𝙯𝙞𝙤𝙣𝙚 𝙣𝙚𝙡 𝙨𝙞𝙨𝙩𝙚𝙢𝙖 𝙛𝙖𝙢𝙞𝙡𝙞𝙖𝙧𝙚 🍃Ci sono ferite che, nella storia di una persona e di ...
24/03/2026

𝙁𝙚𝙧𝙞𝙩𝙚 𝙚 𝙡𝙚𝙜𝙖𝙢𝙞: 𝙞𝙡 𝙨𝙚𝙣𝙨𝙤 𝙙𝙚𝙡𝙡𝙖 𝙧𝙞𝙥𝙖𝙧𝙖𝙯𝙞𝙤𝙣𝙚 𝙣𝙚𝙡 𝙨𝙞𝙨𝙩𝙚𝙢𝙖 𝙛𝙖𝙢𝙞𝙡𝙞𝙖𝙧𝙚 🍃

Ci sono ferite che, nella storia di una persona e di una famiglia, non si “superano” semplicemente. Restano, si trasformano, si tramandano nei silenzi, nei ruoli, nei modi di stare in relazione.

Nella prospettiva sistemico-relazionale, il punto non è cancellare il dolore, ma comprendere quale funzione ha avuto e quale significato assume all’interno del sistema. Ogni ferita racconta qualcosa: di legami, di appartenenze, di equilibri costruiti per proteggere, anche quando fanno soffrire.

“Riparare” allora non significa tornare a prima, ma creare nuove possibilità di relazione. Significa dare parola a ciò che è rimasto implicito, riconoscere i bisogni che non hanno trovato spazio, e permettere al sistema di riorganizzarsi in modo più flessibile. 🌱

A volte la riparazione passa attraverso piccoli movimenti:
• ridefinire i confini relazionali 🚧
• cambiare il modo in cui ci parliamo 💬
• legittimare emozioni a lungo negate 💗
• interrompere schemi che si ripetono 🌀

La ferita non sparisce, ma può smettere di essere un vincolo invisibile e diventare una risorsa di consapevolezza.
È lì che qualcosa, davvero, inizia a cambiare.

𝘌 𝘵𝘶, 𝘯𝘦𝘭𝘭𝘢 𝘵𝘶𝘢 𝘴𝘵𝘰𝘳𝘪𝘢, 𝘩𝘢𝘪 𝘮𝘢𝘪 𝘧𝘢𝘵𝘵𝘰 𝘦𝘴𝘱𝘦𝘳𝘪𝘦𝘯𝘻𝘢 𝘥𝘪 𝘶𝘯𝘢 “𝘳𝘪𝘱𝘢𝘳𝘢𝘻𝘪𝘰𝘯𝘦”? ✨

16/03/2026
𝗤𝘂𝗮𝗻𝗱𝗼 𝗶𝗹 𝗰𝗶𝗯𝗼 𝘀𝗺𝗲𝘁𝘁𝗲 𝗱𝗶 𝗲𝘀𝘀𝗲𝗿𝗲 𝘀𝗼𝗹𝗼 𝗰𝗶𝗯𝗼.A volte il cibo diventa un modo per calmare ciò che dentro è troppo intenso.Al...
16/03/2026

𝗤𝘂𝗮𝗻𝗱𝗼 𝗶𝗹 𝗰𝗶𝗯𝗼 𝘀𝗺𝗲𝘁𝘁𝗲 𝗱𝗶 𝗲𝘀𝘀𝗲𝗿𝗲 𝘀𝗼𝗹𝗼 𝗰𝗶𝗯𝗼.

A volte il cibo diventa un modo per calmare ciò che dentro è troppo intenso.
Altre volte diventa l’unico spazio in cui sentire di avere controllo, quando il resto della vita appare imprevedibile o fuori dalle proprie mani.

Per alcune persone è un rifugio.
Per altre è disciplina.
Per altre ancora diventa il modo in cui il corpo racconta una storia più profonda.

Nella prospettiva sistemico-relazionale il sintomo non riguarda mai solo l’individuo. Spesso prende forma dentro relazioni, aspettative, silenzi e ruoli costruiti nel tempo.

Così il cibo smette di essere solo nutrimento.
Può diventare un linguaggio. Un tentativo di regolare emozioni difficili.A volte il modo con cui il corpo esprime ciò che nelle relazioni non riesce a trovare parole.

Ed è anche per questo che i disturbi del comportamento alimentare non riguardano soltanto il cibo. Riguardano le storie, le relazioni e i significati dentro cui quel sintomo ha preso forma.

💬 Ti è mai capitato di pensare che dietro un comportamento con il cibo possa esserci un messaggio emotivo o relazionale che chiede di essere ascoltato?


𝕀𝕝 𝕟𝕖𝕘𝕝𝕖𝕔𝕥 𝕚𝕟𝕗𝕒𝕟𝕥𝕚𝕝𝕖Non sempre il maltrattamento nell’infanzia ha la forma della violenza. A volte prende la forma dell’...
14/03/2026

𝕀𝕝 𝕟𝕖𝕘𝕝𝕖𝕔𝕥 𝕚𝕟𝕗𝕒𝕟𝕥𝕚𝕝𝕖

Non sempre il maltrattamento nell’infanzia ha la forma della violenza. A volte prende la forma dell’assenza. Assenza di ascolto. Assenza di attenzione. Assenza di sintonizzazione emotiva.

Il neglect infantile è una delle forme di maltrattamento più diffuse e allo stesso tempo più invisibili. Si verifica quando i genitori o i caregiver non riescono a rispondere in modo adeguato ai bisogni emotivi o fisici del bambino.

Molti bambini crescono imparando che:
• le loro emozioni non sono importanti
• i loro bisogni devono essere messi da parte
• chiedere aiuto è inutile

Da adulti questo può tradursi in:
– difficoltà a riconoscere le proprie emozioni
– forte autonomia e difficoltà a chiedere supporto
– relazioni intime complicate
– una sensazione persistente di vuoto emotivo

Il neglect spesso non lascia segni visibili.
Per questo può passare inosservato per anni, anche per chi lo ha vissuto.

Riconoscere queste dinamiche è un primo passo importante: non per colpevolizzare i genitori, ma per comprendere e interrompere schemi relazionali che possono attraversare le generazioni.

Le relazioni riparative, la consapevolezza e il lavoro terapeutico possono aiutare le persone a costruire modalità di relazione più sicure e autentiche.

“𝑮𝒖𝒂𝒓𝒅𝒂𝒏𝒅𝒐 𝒂𝒍𝒍𝒂 𝒕𝒖𝒂 𝒊𝒏𝒇𝒂𝒏𝒛𝒊𝒂, 𝒒𝒖𝒂𝒍𝒊 𝒑𝒊𝒄𝒄𝒐𝒍𝒊 𝒈𝒆𝒔𝒕𝒊 𝒅𝒊 𝒂𝒕𝒕𝒆𝒏𝒛𝒊𝒐𝒏𝒆 𝒐 𝒂𝒔𝒄𝒐𝒍𝒕𝒐 𝒕𝒊 𝒉𝒂𝒏𝒏𝒐 𝒇𝒂𝒕𝒕𝒐 𝒔𝒆𝒏𝒕𝒊𝒓𝒆 𝒅𝒂𝒗𝒗𝒆𝒓𝒐 𝒗𝒊𝒔𝒕𝒐 𝒆 𝒂𝒄𝒄𝒐𝒍𝒕𝒐?”

𝗤𝘂𝗮𝗻𝗱𝗼 𝘂𝗻 𝗳𝗶𝗴𝗹𝗶𝗼 𝗳𝗲𝗿𝗶𝘀𝗰𝗲: 𝗹𝗮 𝘀𝘁𝗼𝗿𝗶𝗮 𝗱𝗶 𝗱𝘂𝗲 𝗱𝗼𝗹𝗼𝗿𝗶 𝗰𝗵𝗲 𝗻𝗼𝗻 𝗿𝗶𝗲𝘀𝗰𝗼𝗻𝗼 𝗽𝗶𝘂̀ 𝗮 𝗶𝗻𝗰𝗼𝗻𝘁𝗿𝗮𝗿𝘀𝗶 🤍Nelle famiglie, quando un figlio ...
11/03/2026

𝗤𝘂𝗮𝗻𝗱𝗼 𝘂𝗻 𝗳𝗶𝗴𝗹𝗶𝗼 𝗳𝗲𝗿𝗶𝘀𝗰𝗲: 𝗹𝗮 𝘀𝘁𝗼𝗿𝗶𝗮 𝗱𝗶 𝗱𝘂𝗲 𝗱𝗼𝗹𝗼𝗿𝗶 𝗰𝗵𝗲 𝗻𝗼𝗻 𝗿𝗶𝗲𝘀𝗰𝗼𝗻𝗼 𝗽𝗶𝘂̀ 𝗮 𝗶𝗻𝗰𝗼𝗻𝘁𝗿𝗮𝗿𝘀𝗶 🤍

Nelle famiglie, quando un figlio cambia spesso il primo pensiero è: “Cosa gli è successo?”
O peggio: “Cosa sta sbagliando?”

Ma lavorando con le famiglie ho imparato che raramente il dolore appartiene a uno solo.

Molto più spesso succede qualcosa di diverso.
Un figlio prova a dire qualcosa che non sa ancora dire bene. Lo fa con la rabbia, con il silenzio, con la chiusura. Il genitore lo sente come un attacco, una mancanza di rispetto, un rifiuto. E reagisce.
Il figlio allora si difende. Il genitore si ferisce.

E senza accorgercene si inizia a parlarsi attraverso le reazioni, non più attraverso l’ascolto.
A quel punto non ci sono più “il problema del figlio” o “l’errore del genitore”.
Ci sono due persone che si vogliono bene ma che non riescono più a raggiungersi.

Spesso, sotto la rabbia o sotto il silenzio, c’è la stessa domanda da entrambe le parti:
“Mi vedi davvero?”, “Conto ancora per te?”

Genitori e figli portano spesso lo stesso dolore:
la paura di non essere capiti, di non essere abbastanza, di perdere il legame. Ma c’è una differenza importante.

Il figlio reagisce.
L’adulto può fermarsi.
Non perché sia più forte. Non perché non provi dolore. Ma perché ha la possibilità di fare qualcosa che cambia la direzione della relazione: interrompere la catena delle reazioni automatiche.

A volte significa fare un passo indietro invece che uno avanti. A volte significa ascoltare prima di spiegare. A volte significa dire: “Non so esattamente cosa sta succedendo tra noi...
ma non voglio perderti.”

Nelle relazioni familiari basta spesso un piccolo cambiamento di uno solo perché tutto il sistema inizi lentamente a muoversi in modo diverso.

Perché, quando entrambi portano lo stesso dolore,
solo uno può iniziare a rompere la catena.

ℚ𝕦𝕒𝕟𝕕𝕠 𝕦𝕟 𝕚𝕟𝕔𝕠𝕟𝕥𝕣𝕠 𝕕𝕚𝕧𝕖𝕟𝕥𝕒 𝕔𝕦𝕣𝕒... 🌿Ci sono incontri che restano in superficie.E poi ci sono incontri che toccano qualco...
27/02/2026

ℚ𝕦𝕒𝕟𝕕𝕠 𝕦𝕟 𝕚𝕟𝕔𝕠𝕟𝕥𝕣𝕠 𝕕𝕚𝕧𝕖𝕟𝕥𝕒 𝕔𝕦𝕣𝕒... 🌿

Ci sono incontri che restano in superficie.
E poi ci sono incontri che toccano qualcosa di profondo.

Nel lavoro terapeutico ho imparato che conoscere una persona non significa raccogliere informazioni su di lei. La vera conoscenza nasce quando mente e cuore si aprono.

Serve apertura mentale, per sospendere il giudizio. Serve apertura del cuore, per accogliere senza invadere. Serve benevolenza, quella disposizione autentica che permette all’altro di sentirsi visto e non analizzato. E serve una qualità della presenza che non è solo “esserci”, ma esserci davvero.

Quando nella stanza terapeutica si crea questo tipo di presenza, qualcosa cambia. L’incontro non è più soltanto uno scambio di parole, ma diventa uno spazio sicuro in cui le persone possono esplorarsi, riconoscersi, trasformarsi.

Le difese si abbassano.
Le parole trovano spazio.
Le emozioni trovano casa.
È lì che l’incontro smette di essere solo dialogo.
E, poco alla volta, diventa cura. 🌱

𝗙𝗼𝗿𝘁𝗶 𝗳𝘂𝗼𝗿𝗶, 𝘀𝗼𝗹𝗶 𝗱𝗲𝗻𝘁𝗿𝗼...𝘜𝘯𝘢 𝘳𝘪𝘧𝘭𝘦𝘴𝘴𝘪𝘰𝘯𝘦 𝘴𝘶𝘭 𝘤𝘳𝘦𝘴𝘤𝘦𝘳𝘦 𝘴𝘦𝘯𝘻𝘢 𝘦𝘴𝘴𝘦𝘳𝘦 𝘵𝘦𝘯𝘶𝘵𝘪Ci sono bambini (e adulti) che crescono con u...
26/02/2026

𝗙𝗼𝗿𝘁𝗶 𝗳𝘂𝗼𝗿𝗶, 𝘀𝗼𝗹𝗶 𝗱𝗲𝗻𝘁𝗿𝗼...
𝘜𝘯𝘢 𝘳𝘪𝘧𝘭𝘦𝘴𝘴𝘪𝘰𝘯𝘦 𝘴𝘶𝘭 𝘤𝘳𝘦𝘴𝘤𝘦𝘳𝘦 𝘴𝘦𝘯𝘻𝘢 𝘦𝘴𝘴𝘦𝘳𝘦 𝘵𝘦𝘯𝘶𝘵𝘪

Ci sono bambini (e adulti) che crescono con una sensazione difficile da nominare:
quella di non essere davvero di qualcuno.

Nella terapia sistemica parliamo di figlio di nessuno non perché manchino i genitori, ma perché manca l’esperienza profonda di essere visti, scelti, tenuti nella mente e nel cuore.

Succede quando il sistema familiare è troppo preso da altro: dal conflitto, dal dolore, dalle proprie ferite irrisolte. E allora il figlio impara presto a cavarsela da solo, a non chiedere, a non disturbare.

Diventa “forte”, “maturo”, “autonomo”.
Ma dentro porta spesso una solitudine silenziosa.

Come ci ricorda Salvador Minuchin, quando i confini e i ruoli non proteggono, qualcuno resta scoperto. E molto spesso è il figlio.

In terapia non si cercano colpe.
Si cerca appartenenza.
Si lavora per restituire a ciascuno il proprio posto, perché nessun bambino dovrebbe crescere sentendosi di troppo o di nessuno.

💬 𝑆𝑒 𝑞𝑢𝑒𝑠𝑡𝑒 𝑝𝑎𝑟𝑜𝑙𝑒 𝑡𝑖 ℎ𝑎𝑛𝑛𝑜 𝑡𝑜𝑐𝑐𝑎𝑡𝑜 𝑒 𝑠𝑒𝑛𝑡𝑖 𝑐ℎ𝑒 𝑝𝑎𝑟𝑙𝑎𝑛𝑜 𝑎𝑛𝑐ℎ𝑒 𝑑𝑖 𝑡𝑒 𝑜 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑡𝑢𝑎 𝑓𝑎𝑚𝑖𝑔𝑙𝑖𝑎, 𝑝𝑢𝑜𝑖 𝑠𝑐𝑟𝑖𝑣𝑒𝑟𝑚𝑖 𝑖𝑛 𝑝𝑟𝑖𝑣𝑎𝑡𝑜 𝑝𝑒𝑟 𝑢𝑛 𝑝𝑟𝑖𝑚𝑜 𝑐𝑜𝑛𝑓𝑟𝑜𝑛𝑡𝑜 𝑜 𝑝𝑒𝑟 𝑟𝑖𝑐𝑒𝑣𝑒𝑟𝑒 𝑖𝑛𝑓𝑜𝑟𝑚𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑖 𝑠𝑢𝑙 𝑚𝑖𝑜 𝑙𝑎𝑣𝑜𝑟𝑜 𝑐𝑜𝑚𝑒 𝑡𝑒𝑟𝑎𝑝𝑒𝑢𝑡𝑎 𝑓𝑎𝑚𝑖𝑙𝑖𝑎𝑟𝑒.

❓ 𝑻𝒊 𝒓𝒊𝒄𝒐𝒏𝒐𝒔𝒄𝒊 𝒊𝒏 𝒒𝒖𝒆𝒔𝒕𝒐 “𝒇𝒐𝒓𝒕𝒆 𝒇𝒖𝒐𝒓𝒊, 𝒔𝒐𝒍𝒐 𝒅𝒆𝒏𝒕𝒓𝒐”?

𝗔𝗺𝗮𝗿𝗲 𝗻𝗼𝗻 𝗲̀ 𝗿𝗶𝗽𝗲𝘁𝗲𝗿𝗲: 𝗲̀ 𝗰𝗮𝗺𝗯𝗶𝗮𝗿𝗲 𝗽𝗼𝘀𝗶𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 💗Non ti innamori solo di una persona.Ti innamori di una configurazione rela...
24/02/2026

𝗔𝗺𝗮𝗿𝗲 𝗻𝗼𝗻 𝗲̀ 𝗿𝗶𝗽𝗲𝘁𝗲𝗿𝗲: 𝗲̀ 𝗰𝗮𝗺𝗯𝗶𝗮𝗿𝗲 𝗽𝗼𝘀𝗶𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 💗

Non ti innamori solo di una persona.
Ti innamori di una configurazione relazionale che il tuo sistema riconosce come familiare.
Non scegli ciò che ti fa bene,
scegli ciò che mantiene un equilibrio interno:
ruoli già appresi, confini già superati, un modo di amare che conosci anche quando ti costa.

Ti avvicini a chi non ti vede se,
per appartenere, hai imparato ad adattarti.
A chi non resta se la presenza è sempre stata incerta. A chi ha bisogno di essere salvato se il tuo posto è stato quello di reggere, compensare, tenere insieme.

Non è destino.
È lealtà sistemica.
È l’amore che conosci,
ripetuto nel tentativo silenzioso di farlo andare,
questa volta, un po’ meglio.

Il passato non si ripete per errore.
Si riattiva perché ciò che non è stato visto
cerca una nuova possibilità di equilibrio
attraverso le tue relazioni.

Finché un giorno senti
che non puoi più chiamare amore
ciò che ti chiede di iperfunzionare,
di sacrificarti,
di occupare sempre l’ultimo posto.

E allora cambi posizione.
Non contro il tuo sistema,
ma smettendo di portarne tutto il peso.

Inizi a scegliere relazioni
con confini respirabili,
dove non devi salvare per essere amato,
né sparire per mantenere l’equilibrio.

A volte il vero atto d’amore
non è restare fedeli a ciò che è stato,
ma permettersi di scegliere qualcosa di diverso.

Indirizzo

Via Re Federico 97
Ribera
92016

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 13:00
15:00 - 20:00
Martedì 09:00 - 13:00
15:00 - 20:00
Mercoledì 09:00 - 13:00
15:00 - 20:00
Giovedì 09:00 - 13:00
15:00 - 20:00
Venerdì 09:00 - 13:00
15:00 - 20:00
Sabato 09:00 - 13:00
15:00 - 18:00

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