Dott.ssa Daniela Manni - Psicologa

Dott.ssa Daniela Manni - Psicologa Consulenza e sostegno psicologico individuale, di coppia e familiare

🖤 Una tragedia che coinvolge adolescenti non può essere letta isolando i singoli comportamenti.Un adolescente non esiste...
04/01/2026

🖤 Una tragedia che coinvolge adolescenti non può essere letta isolando i singoli comportamenti.

Un adolescente non esiste mai da solo.
Esiste dentro una rete di relazioni, di contesti, di ruoli adulti che lo precedono e lo contengono, oppure no.

Quando accade qualcosa di irreparabile, la domanda non è:
“Perché quei ragazzi non hanno capito il pericolo?”
La domanda è:
"Quale sistema di adulti avrebbe dovuto pensare il limite al posto loro?"

Nel modello sistemico sappiamo che la funzione di regolazione non appartiene al membro più giovane del sistema. Appartiene a chi ha più potere, più esperienza, più responsabilità.

Attribuire colpa agli adolescenti significa:
- rovesciare la gerarchia naturale;
- chiedere a chi è in fase evolutiva di svolgere una funzione che non gli compete;
- sollevare il sistema adulto dal proprio ruolo di contenimento.

Un sistema sano anticipa il rischio, non lo delega.
Struttura contesti, regole, presenze, confini.
Non si affida alla “prudenza” di chi, per definizione evolutiva, vive di esplorazione e spinta verso l’esterno.

Dal punto di vista relazionale, quindi, il problema non è il comportamento dei ragazzi. Il problema è il vuoto di funzione adulta attorno a loro.

Ogni volta che giudichiamo un adolescente, stiamo implicitamente assolvendo un sistema.
Ogni volta che parliamo di “ragazzi irresponsabili”, stiamo evitando di chiederci chi avrebbe dovuto essere responsabile.

Davanti a una tragedia che coinvolge minori, l’unica lettura eticamente e clinicamente sostenibile è questa: la responsabilità non è simmetrica.
È adulta. Tutto il resto è difesa.


Che il nuovo anno porti...piccoli spostamenti nelle nostre posizioni emotive, più curiosità verso noi stessi e verso l’a...
01/01/2026

Che il nuovo anno porti...
piccoli spostamenti nelle nostre posizioni emotive, più curiosità verso noi stessi e verso l’altro,
e relazioni sempre più abitabili. 🌱

Buon anno ✨


𝑪𝒉𝒊𝒖𝒅𝒆𝒓𝒆 𝒍’𝒂𝒏𝒏𝒐 𝒂 𝒑𝒊𝒄𝒄𝒐𝒍𝒊 𝒑𝒂𝒔𝒔𝒊, 𝒅𝒆𝒏𝒕𝒓𝒐 𝒊 𝒍𝒆𝒈𝒂𝒎𝒊 💗Quando un anno finisce, raramente lo fa in modo netto. Di solito resta...
31/12/2025

𝑪𝒉𝒊𝒖𝒅𝒆𝒓𝒆 𝒍’𝒂𝒏𝒏𝒐 𝒂 𝒑𝒊𝒄𝒄𝒐𝒍𝒊 𝒑𝒂𝒔𝒔𝒊, 𝒅𝒆𝒏𝒕𝒓𝒐 𝒊 𝒍𝒆𝒈𝒂𝒎𝒊 💗

Quando un anno finisce, raramente lo fa in modo netto. Di solito resta qualcosa in sospeso: relazioni che si sono mosse, equilibri che abbiamo provato a tenere, passi piccoli ma importanti. ✨

Ogni relazione, ogni gesto, ogni respiro vissuto con un po’ di presenza e di verità è stato, in fondo, un passo dentro il sistema della nostra vita. 🌱

L’anno che si chiude non è fatto solo di eventi, ma di legami: tentativi, aggiustamenti, silenzi, parole dette e parole non dette. Di equilibri persi e ritrovati. Non di perfezione, ma di movimento. 🌀

A chi ho incontrato lungo la strada, nel lavoro e nella vita, va il mio augurio: che il nuovo anno ci trovi pronti a 'situarci', a riconoscere il nostro posto nelle relazioni, a restare in dialogo anche quando è faticoso. Che ci trovi capaci di prenderci cura di noi e di chi ci sta accanto, con rispetto dei confini, attenzione ai legami e fiducia nei processi di cambiamento.🌱

Con delicatezza, resilienza e un po’ di quella follia buona che ci permette di cambiare senza perderci.

Buona fine dell’anno. 💫


𝑨𝒏𝒄𝒉𝒆 𝒏𝒆𝒍 𝒔𝒊𝒍𝒆𝒏𝒛𝒊𝒐, 𝒆̀ 𝒔𝒕𝒂𝒕𝒐 𝑵𝒂𝒕𝒂𝒍𝒆.💗Forse c’era una sedia vuota che pesava, una parola non detta, un silenzio che scava...
28/12/2025

𝑨𝒏𝒄𝒉𝒆 𝒏𝒆𝒍 𝒔𝒊𝒍𝒆𝒏𝒛𝒊𝒐, 𝒆̀ 𝒔𝒕𝒂𝒕𝒐 𝑵𝒂𝒕𝒂𝒍𝒆.💗
Forse c’era una sedia vuota che pesava, una parola non detta, un silenzio che scavava dentro.
E va bene così.
In ogni sistema familiare ci sono legami complessi, storie passate, dinamiche invisibili. Questo Natale ce lo ha ricordato: essere parte di un sistema significa resilienza. Abbiamo respirato, siamo stati presenti, abbiamo scelto come muoverci dentro le relazioni, anche quando non era semplice.

Nessuno è sbagliato per aver sentito in modo diverso. Ogni emozione ha avuto senso.

Che questo Natale appena passato ci abbia accolti così come eravamo, riconoscendo la cura che abbiamo continuato a dare a noi stessi e agli altri.
E se non è stato perfetto… almeno è stato vero. ✨

Mentre ci accingiamo a chiudere l’anno, possiamo portare con noi questa stessa consapevolezza: ogni relazione, ogni gesto, ogni respiro fatto con presenza e autenticità è un piccolo passo nel sistema della nostra vita.

Che il nuovo anno ci trovi pronti a "situarci", a restare in dialogo, a prenderci cura di noi e di chi ci sta accanto… con delicatezza, resilienza e un po’ di quella follia che ci permette di cambiare senza perderci.🌱

𝑰𝒏 𝒒𝒖𝒆𝒔𝒕𝒐 𝒕𝒆𝒎𝒑𝒐 𝒅𝒆𝒍𝒍’𝒂𝒏𝒏𝒐,𝒄𝒉𝒆 𝒔𝒑𝒆𝒔𝒔𝒐 𝒂𝒓𝒓𝒊𝒗𝒂 𝒄𝒂𝒓𝒊𝒄𝒐 𝒅𝒊 𝒂𝒕𝒕𝒆𝒔𝒆, 𝒅𝒊 𝒄𝒐𝒏𝒇𝒓𝒐𝒏𝒕𝒊, 𝒅𝒊 𝒔𝒕𝒂𝒏𝒄𝒉𝒆𝒛𝒛𝒆 𝒕𝒂𝒄𝒊𝒖𝒕𝒆,𝒗𝒐𝒓𝒓𝒆𝒊 𝒇𝒆𝒓𝒎𝒂𝒓𝒎𝒊 𝒖𝒏 𝒎𝒐𝒎...
23/12/2025

𝑰𝒏 𝒒𝒖𝒆𝒔𝒕𝒐 𝒕𝒆𝒎𝒑𝒐 𝒅𝒆𝒍𝒍’𝒂𝒏𝒏𝒐,
𝒄𝒉𝒆 𝒔𝒑𝒆𝒔𝒔𝒐 𝒂𝒓𝒓𝒊𝒗𝒂 𝒄𝒂𝒓𝒊𝒄𝒐 𝒅𝒊 𝒂𝒕𝒕𝒆𝒔𝒆, 𝒅𝒊 𝒄𝒐𝒏𝒇𝒓𝒐𝒏𝒕𝒊, 𝒅𝒊 𝒔𝒕𝒂𝒏𝒄𝒉𝒆𝒛𝒛𝒆 𝒕𝒂𝒄𝒊𝒖𝒕𝒆,
𝒗𝒐𝒓𝒓𝒆𝒊 𝒇𝒆𝒓𝒎𝒂𝒓𝒎𝒊 𝒖𝒏 𝒎𝒐𝒎𝒆𝒏𝒕𝒐 𝒄𝒐𝒏 𝒗𝒐𝒊.

𝑵𝒐𝒏 𝒑𝒆𝒓 𝒄𝒉𝒊𝒆𝒅𝒆𝒓𝒆 𝒅𝒊 𝒇𝒂𝒓𝒆 𝒃𝒊𝒍𝒂𝒏𝒄𝒊,
𝒏𝒐𝒏 𝒑𝒆𝒓 𝒂𝒈𝒈𝒊𝒖𝒔𝒕𝒂𝒓𝒆 𝒏𝒖𝒍𝒍𝒂,
𝒎𝒂 𝒑𝒆𝒓 𝒔𝒕𝒂𝒓𝒆. 𝑰𝒏𝒔𝒊𝒆𝒎𝒆. 💗

𝑵𝒐𝒏 𝒕𝒖𝒕𝒕𝒐 𝒔𝒊 𝒓𝒊𝒔𝒐𝒍𝒗𝒆.
𝑨𝒍𝒄𝒖𝒏𝒆 𝒄𝒐𝒔𝒆 𝒔𝒊 𝒂𝒕𝒕𝒓𝒂𝒗𝒆𝒓𝒔𝒂𝒏𝒐.
𝑬 𝒂𝒕𝒕𝒓𝒂𝒗𝒆𝒓𝒔𝒂𝒓𝒍𝒆 𝒑𝒐𝒓𝒕𝒂𝒏𝒅𝒐 𝒄𝒐𝒏 𝒔𝒆́ 𝒇𝒂𝒕𝒊𝒄𝒂, 𝒄𝒐𝒏𝒇𝒖𝒔𝒊𝒐𝒏𝒆, 𝒔𝒊𝒍𝒆𝒏𝒛𝒊
𝒏𝒐𝒏 𝒆̀ 𝒇𝒂𝒍𝒍𝒊𝒓𝒆: 𝒆̀ 𝒄𝒐𝒏𝒕𝒊𝒏𝒖𝒂𝒓𝒆 𝒂 𝒆𝒔𝒔𝒆𝒓𝒄𝒊.

𝑺𝒆 𝒗𝒊 𝒔𝒆𝒏𝒕𝒊𝒕𝒆 𝒑𝒊𝒖̀ 𝒇𝒓𝒂𝒈𝒊𝒍𝒊, 𝒑𝒊𝒖̀ 𝒍𝒆𝒏𝒕𝒊, 𝒑𝒊𝒖̀ 𝒄𝒉𝒊𝒖𝒔𝒊,
𝒔𝒆 𝒗𝒊 𝒔𝒆𝒎𝒃𝒓𝒂 𝒅𝒊 𝒏𝒐𝒏 𝒆𝒔𝒔𝒆𝒓𝒆 “𝒂𝒃𝒃𝒂𝒔𝒕𝒂𝒏𝒛𝒂”,
𝒗𝒐𝒓𝒓𝒆𝒊 𝒅𝒊𝒓𝒗𝒊 𝒄𝒉𝒆 𝒏𝒐𝒏 𝒄’𝒆̀ 𝒏𝒖𝒍𝒍𝒂 𝒅𝒊 𝒔𝒃𝒂𝒈𝒍𝒊𝒂𝒕𝒐 𝒊𝒏 𝒗𝒐𝒊.

𝑭𝒐𝒓𝒔𝒆 𝒔𝒕𝒂𝒕𝒆 𝒔𝒐𝒍𝒐 𝒄𝒂𝒎𝒎𝒊𝒏𝒂𝒏𝒅𝒐 𝒊𝒏 𝒖𝒏 𝒑𝒖𝒏𝒕𝒐 𝒅𝒆𝒍𝒊𝒄𝒂𝒕𝒐,
𝒅𝒊 𝒒𝒖𝒆𝒍𝒍𝒊 𝒄𝒉𝒆 𝒄𝒉𝒊𝒆𝒅𝒐𝒏𝒐 𝒎𝒆𝒏𝒐 𝒇𝒐𝒓𝒛𝒂
𝒆 𝒑𝒊𝒖̀ 𝒄𝒖𝒓𝒂. 🌱

𝑪𝒉𝒆 𝒒𝒖𝒆𝒔𝒕𝒊 𝒈𝒊𝒐𝒓𝒏𝒊 𝒑𝒐𝒔𝒔𝒂𝒏𝒐 𝒆𝒔𝒔𝒆𝒓𝒆
𝒖𝒏 𝒕𝒆𝒎𝒑𝒐 𝒊𝒏 𝒄𝒖𝒊 𝒏𝒐𝒏 𝒅𝒐𝒗𝒆𝒓 𝒅𝒊𝒎𝒐𝒔𝒕𝒓𝒂𝒓𝒆,
𝒖𝒏 𝒕𝒆𝒎𝒑𝒐 𝒊𝒏 𝒄𝒖𝒊 𝒔𝒆𝒏𝒕𝒊𝒓𝒔𝒊 𝒂𝒖𝒕𝒐𝒓𝒊𝒛𝒛𝒂𝒕𝒊 𝒂 𝒓𝒆𝒔𝒑𝒊𝒓𝒂𝒓𝒆,
𝒂 𝒇𝒆𝒓𝒎𝒂𝒓𝒔𝒊, 𝒂 𝒆𝒔𝒔𝒆𝒓𝒆 𝒆𝒔𝒂𝒕𝒕𝒂𝒎𝒆𝒏𝒕𝒆 𝒄𝒐𝒎𝒆 𝒔𝒊 𝒆̀.

𝑼𝒏 𝒕𝒆𝒎𝒑𝒐 𝒊𝒏 𝒄𝒖𝒊 𝒔𝒆𝒏𝒕𝒊𝒓𝒔𝒊 𝒂𝒄𝒄𝒐𝒎𝒑𝒂𝒈𝒏𝒂𝒕𝒊,
𝒂𝒏𝒄𝒉𝒆 𝒏𝒆𝒍 𝒔𝒊𝒍𝒆𝒏𝒛𝒊𝒐. ✨

𝑽𝒊 𝒂𝒖𝒈𝒖𝒓𝒐 𝒖𝒏 𝑵𝒂𝒕𝒂𝒍𝒆 𝒔𝒆𝒓𝒆𝒏𝒐,
𝒄𝒉𝒆 𝒏𝒐𝒏 𝒄𝒉𝒊𝒆𝒅𝒂 𝒑𝒆𝒓𝒇𝒆𝒛𝒊𝒐𝒏𝒆
𝒎𝒂 𝒑𝒓𝒆𝒔𝒆𝒏𝒛𝒂, 𝒆 𝒄𝒉𝒆 𝒑𝒐𝒔𝒔𝒂 𝒇𝒂𝒓𝒗𝒊 𝒔𝒆𝒏𝒕𝒊𝒓𝒆, 𝒂𝒍𝒎𝒆𝒏𝒐 𝒖𝒏 𝒑𝒐𝒄𝒐, 𝒎𝒆𝒏𝒐 𝒔𝒐𝒍𝒊. 🎄

𝗜𝗟 𝗙𝗜𝗚𝗟𝗜𝗢 𝗡𝗢𝗡 𝗩𝗜𝗦𝗧𝗢 🎈A volte cresciamo dando per scontata la nostra storia, come se tutto fosse andato nel modo “giusto”...
03/12/2025

𝗜𝗟 𝗙𝗜𝗚𝗟𝗜𝗢 𝗡𝗢𝗡 𝗩𝗜𝗦𝗧𝗢 🎈

A volte cresciamo dando per scontata la nostra storia, come se tutto fosse andato nel modo “giusto”. Poi, nel lavoro terapeutico, quando ci fermiamo ad ascoltare più a fondo, emergono sfumature che nessuno aveva mai messo in parole.

Molto più spesso di quanto pensiamo, accade che un figlio arrivi in un momento inatteso, difficile, complesso. Non sempre c’è stato spazio, tempo o serenità per accoglierlo pienamente nei primi istanti della sua esistenza.

Incontro spesso storie come queste:
👉🏻 un bambino nato quando i genitori pensavano che quel capitolo della loro vita fosse chiuso;
👉🏻 una figlia arrivata in una famiglia che aveva immaginato “qualcun altro”;
👉🏻 una gravidanza vissuta tra preoccupazioni, stanchezza o conflitti.

E, anche se quei genitori sono stati presenti, affettuosi, responsabili, le prime esperienze emotive possono lasciare tracce sottili: difficoltà a sentirsi davvero “al proprio posto”, insicurezze, fatica a chiedere, a fidarsi, a lasciarsi vedere.

🧩 Nel percorso terapeutico diventa possibile dare voce a ciò che è rimasto in ombra, restituire valore a parti di sé che non hanno ricevuto spazio, rimettere ordine nella propria storia interiore.

💗 Quando quel “bambino non visto” viene finalmente riconosciuto, accolto e ascoltato, anche l’adulto può ritrovare radici, stabilità e un nuovo modo di stare nelle proprie relazioni. A volte la guarigione comincia da un gesto semplice:
“Ti vedo. Anche tu fai parte della mia storia.”

Se senti che queste parole risuonano dentro di te, puoi contattarmi in privato. Sarò felice di accompagnarti in un percorso di consapevolezza e riconciliazione. E se hai difficoltà a raggiungermi di persona, puoi prenotare la tua consulenza anche online: il tuo spazio resta sempre accessibile. 🌱

𝕃𝕖𝕒𝕝𝕥𝕒̀ 𝕀𝕟𝕧𝕚𝕤𝕚𝕓𝕚𝕝𝕚: 𝕢𝕦𝕒𝕟𝕕𝕠 𝕝𝕚𝕓𝕖𝕣𝕒𝕣𝕤𝕚               𝕤𝕚𝕘𝕟𝕚𝕗𝕚𝕔𝕒 𝕒𝕞𝕒𝕣𝕖 𝕚𝕟 𝕞𝕠𝕕𝕠 𝕟𝕦𝕠𝕧𝕠. 🌿Nelle relazioni familiari esistono fi...
02/12/2025

𝕃𝕖𝕒𝕝𝕥𝕒̀ 𝕀𝕟𝕧𝕚𝕤𝕚𝕓𝕚𝕝𝕚: 𝕢𝕦𝕒𝕟𝕕𝕠 𝕝𝕚𝕓𝕖𝕣𝕒𝕣𝕤𝕚
𝕤𝕚𝕘𝕟𝕚𝕗𝕚𝕔𝕒 𝕒𝕞𝕒𝕣𝕖 𝕚𝕟 𝕞𝕠𝕕𝕠 𝕟𝕦𝕠𝕧𝕠. 🌿

Nelle relazioni familiari esistono fili sottili, spesso inconsapevoli, che uniscono le generazioni. Sono le lealtà invisibili: dinamiche profonde che ci orientano, ci guidano, a volte ci intrappolano. ❤️‍🩹

Accade spesso nel rapporto tra madre e figlia.
La figlia può assumere paure, ferite, responsabilità non sue, come se il suo compito fosse “riparare” ciò che appartiene a chi l’ha preceduta.
Senza accorgercene, possiamo ritrovarci a vivere ruoli che non ci appartengono: figlia-salvatrice, figlia-genitore, figlia-mediatrice, figlia-portatrice di un’eredità emotiva che pesa più della propria storia.

Il lavoro terapeutico ci insegna che riconoscere questi legami non significa tradire, ma onorare.
Riconoscerli significa dire: “Vedo ciò che hai vissuto. Comprendo il tuo limite e il tuo amore. Ora però scelgo la mia strada.” 🌱

Sciogliere le lealtà invisibili non è un atto di separazione ostile, ma un processo di emancipazione interiore. È il momento in cui madre e figlia possono finalmente guardarsi nella loro verità, senza ruoli forzati, debiti o destini presi in carico per amore. ✨

È il gesto più maturo che possiamo fare:
🌿 restituire ciò che non è nostro,
🌿 prenderci ciò che ci appartiene,
🌿 permettere a ciascuno di evolvere secondo la propria direzione,
🌿 riconoscere luce e ombra nelle generazioni senza restarne imprigionati.

Quando questo accade, il legame non si spezza: si trasforma. Diventa un incontro tra due anime libere, connesse da una presenza autentica e pacificata.

Le relazioni familiari ci plasmano, ma possiamo imparare a viverle non per dovere o destino…
bensì per scelta e consapevolezza. 🎈

📩 Se senti che stai portando pesi che non ti appartengono, se desideri comprendere e trasformare i legami con la tua storia familiare,
possiamo lavorarci insieme.🌱

👉 Scrivimi in privato per informazioni o per prenotare un percorso di consulenza.
Ti ricordo che se non hai la possibilità di raggiungermi fisicamente puoi prenotare la tua consulenza anche in modalità on line.

Iniziare è già un atto di liberazione. 💗

Le parole non descrivono soltanto il mondo, ma contribuiscono a costruirlo. Contrastare la violenza sulle donne signific...
25/11/2025

Le parole non descrivono soltanto il mondo, ma contribuiscono a costruirlo.

Contrastare la violenza sulle donne significa anche contrastare le parole che la minimizzano, la romanticizzano, la giustificano.

Un linguaggio fondato sulla responsabilità e sul rigore è già un intervento di tutela.

Nella Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, scegliamo di rivolgere l’attenzione a un elemento decisivo e spesso sottovalutato: il linguaggio.
Le scienze psicologiche e sociali mostrano con chiarezza che le parole non sono un semplice strumento descrittivo: influenzano la percezione della violenza, la possibilità di riconoscerla e le strategie per contrastarla.

Esistono espressioni che spostano la responsabilità dalla condotta dell’autore alla condizione della vittima:
«perché non se n’è andata?», «avrebbe dovuto denunciare», «ma com’era vestita?», «stava al gioco».
Queste frasi ignorano dinamiche strutturate e ampiamente documentate: paura, controllo, isolamento, dipendenza emotiva ed economica.

Altre narrazioni giustificano la violenza:
«era stressato», «ha perso la testa», «non era in sé», «era un brutto momento».
Altre ancora la patologizzano impropriamente:
«un raptus», «un blackout», «un impulso incontrollabile».
La letteratura scientifica è chiara: la violenza non è improvvisa, ma segue pattern, escalation e segnali precoci.

Esistono poi le narrazioni che romanticizzano l’abuso:
«amava troppo», «la passione lo ha travolto», «era accecato dall’amore».
E quelle che minimizzano:
«sono litigi familiari», «sono cose che succedono», «un momento di stress».
Infine, ci sono le espressioni che normalizzano culturalmente:
«è fatto così», «è un uomo all’antica», «un carattere forte», «nelle famiglie capita», «un bravo ragazzo che ha sbagliato».
Sono tutte narrazioni che attenuano la responsabilità e rendono l’abuso socialmente tollerabile.

In questo quadro, il ruolo della politica è determinante.
Le istituzioni non possono limitarsi a “commentare” la violenza: devono costruire narrazioni fondate sulle evidenze scientifiche e non su spiegazioni semplicistiche o pseudo-biologiche.
È particolarmente problematico che rappresentanti del governo affermino che "nel codice genetico dell'uomo c'è una resistenza alla parità dei sessi" o che "Non c'è una correlazione fra l'educazione sessuale nella scuola e una diminuzione delle violenze contro le donne".
Attribuire la violenza, o la disparità di genere, a presunte predisposizioni naturali o inevitabili, non solo non trova alcun riscontro scientifico, ma rischia di legittimare proprio ciò che la ricerca contrasta: l’idea che la violenza sia inscritta nella natura, e non costruita nei contesti culturali e relazionali.

Per chi esercita una funzione pubblica, narrazioni non basate sulle evidenze non sono in alcun modo giustificabili: contraddicono la conoscenza, ostacolano la prevenzione e minano la responsabilità istituzionale.

In una giornata che richiama al dovere collettivo di riconoscere e contrastare la violenza, ribadiamo che la precisione linguistica è parte integrante della prevenzione.
Il modo in cui ne parliamo orienta ciò che consideriamo credibile, ciò che vediamo e ciò che siamo disposti a trasformare.

Contrastare la violenza sulle donne significa anche contrastare le parole che la minimizzano, la romanticizzano, la giustificano o la presentano come inevitabile.
Perché le parole non descrivono soltanto il mondo: contribuiscono a costruirlo.
E un linguaggio fondato su scienza, responsabilità e rigore è già un intervento di tutela.

Le parole non descrivono soltanto il mondo, ma contribuiscono a costruirlo. 🌱Contrastare la violenza sulle donne signifi...
25/11/2025

Le parole non descrivono soltanto il mondo, ma contribuiscono a costruirlo. 🌱

Contrastare la violenza sulle donne significa anche contrastare le parole che la minimizzano, la romanticizzano e la giustificano.

Un linguaggio fondato sulla responsabilità e sul rigore è già un intervento di tutela 💗

Nella Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, scegliamo di rivolgere l’attenzione a un elemento decisivo e spesso sottovalutato: il linguaggio.
Le scienze psicologiche e sociali mostrano con chiarezza che le parole non sono un semplice strumento descrittivo: influenzano la percezione della violenza, la possibilità di riconoscerla e le strategie per contrastarla.

Esistono espressioni che spostano la responsabilità dalla condotta dell’autore alla condizione della vittima:
«perché non se n’è andata?», «avrebbe dovuto denunciare», «ma com’era vestita?», «stava al gioco».
Queste frasi ignorano dinamiche strutturate e ampiamente documentate: paura, controllo, isolamento, dipendenza emotiva ed economica.

Altre narrazioni giustificano la violenza:
«era stressato», «ha perso la testa», «non era in sé», «era un brutto momento».
Altre ancora la patologizzano impropriamente:
«un raptus», «un blackout», «un impulso incontrollabile».
La letteratura scientifica è chiara: la violenza non è improvvisa, ma segue pattern, escalation e segnali precoci.

Esistono poi le narrazioni che romanticizzano l’abuso:
«amava troppo», «la passione lo ha travolto», «era accecato dall’amore».
E quelle che minimizzano:
«sono litigi familiari», «sono cose che succedono», «un momento di stress».
Infine, ci sono le espressioni che normalizzano culturalmente:
«è fatto così», «è un uomo all’antica», «un carattere forte», «nelle famiglie capita», «un bravo ragazzo che ha sbagliato».
Sono tutte narrazioni che attenuano la responsabilità e rendono l’abuso socialmente tollerabile.

In questo quadro, il ruolo della politica è determinante.
Le istituzioni non possono limitarsi a “commentare” la violenza: devono costruire narrazioni fondate sulle evidenze scientifiche e non su spiegazioni semplicistiche o pseudo-biologiche.
È particolarmente problematico che rappresentanti del governo affermino che "nel codice genetico dell'uomo c'è una resistenza alla parità dei sessi" o che "Non c'è una correlazione fra l'educazione sessuale nella scuola e una diminuzione delle violenze contro le donne".
Attribuire la violenza, o la disparità di genere, a presunte predisposizioni naturali o inevitabili, non solo non trova alcun riscontro scientifico, ma rischia di legittimare proprio ciò che la ricerca contrasta: l’idea che la violenza sia inscritta nella natura, e non costruita nei contesti culturali e relazionali.

Per chi esercita una funzione pubblica, narrazioni non basate sulle evidenze non sono in alcun modo giustificabili: contraddicono la conoscenza, ostacolano la prevenzione e minano la responsabilità istituzionale.

In una giornata che richiama al dovere collettivo di riconoscere e contrastare la violenza, ribadiamo che la precisione linguistica è parte integrante della prevenzione.
Il modo in cui ne parliamo orienta ciò che consideriamo credibile, ciò che vediamo e ciò che siamo disposti a trasformare.

Contrastare la violenza sulle donne significa anche contrastare le parole che la minimizzano, la romanticizzano, la giustificano o la presentano come inevitabile.
Perché le parole non descrivono soltanto il mondo: contribuiscono a costruirlo.
E un linguaggio fondato su scienza, responsabilità e rigore è già un intervento di tutela.

«𝗟𝗮 𝗺𝗶𝘀𝘂𝗿𝗮 𝗱𝗲𝗹𝗹’𝗶𝗻𝘁𝗲𝗹𝗹𝗶𝗴𝗲𝗻𝘇𝗮 𝗲̀ 𝗹𝗮 𝗰𝗮𝗽𝗮𝗰𝗶𝘁𝗮̀ 𝗱𝗶 𝗰𝗮𝗺𝗯𝗶𝗮𝗿𝗲» 🧠​Questa celebre frase di Albert Einstein risuona con una prof...
22/11/2025

«𝗟𝗮 𝗺𝗶𝘀𝘂𝗿𝗮 𝗱𝗲𝗹𝗹’𝗶𝗻𝘁𝗲𝗹𝗹𝗶𝗴𝗲𝗻𝘇𝗮 𝗲̀ 𝗹𝗮 𝗰𝗮𝗽𝗮𝗰𝗶𝘁𝗮̀ 𝗱𝗶 𝗰𝗮𝗺𝗯𝗶𝗮𝗿𝗲» 🧠

​Questa celebre frase di Albert Einstein risuona con una profondità sorprendente. ​L'intelligenza, vista da una lente sistemico-relazionale, non è un QI statico individuale, ma la flessibilità e la resilienza di un intero sistema – la famiglia o la coppia – di fronte alle sfide della vita. 🫂

​🔄 ​Per un sistema, familiare o di coppia, essere "intelligente" significa la sua capacità di:
- ​Adattarsi alle Fasi del Ciclo Vitale: ogni fase richiede un cambiamento nelle regole e nelle distanze emotive. I sistemi intelligenti sono quelli che riescono a rimodulare i confini e i ruoli senza irrigidirsi.
​- Riuscire a vedere una situazione non solo dal proprio punto di vista, ma anche da quello dell'altro:
il decentramento è la forma più alta di intelligenza relazionale, perché permette di negoziare soluzioni creative anziché imporre la propria verità.

​Spesso il "problema" o il "sintomo" di un membro è un segnale che l'intero sistema ha bisogno di cambiare. La capacità di leggere questo sintomo come una richiesta di evoluzione è l'atto di intelligenza più potente di una famiglia.

​Cambiamento Non è Fallimento, è Evoluzione 🌱
​La resistenza al cambiamento è la vera trappola 🚧
​Al contrario, la capacità di cambiare è la vera dimostrazione di forza e salute del sistema.

​Come terapeuti, il nostro obiettivo non è "aggiustare" le persone, ma aiutare il sistema a ritrovare la sua intelligenza innata: la capacità di cambiare per continuare a crescere insieme.

​Se la vostra famiglia o la vostra coppia si sente bloccata in vecchi schemi, ricordate la lezione di Einstein: l'evoluzione è la prova di una mente, e di un sistema, davvero intelligente. 🚀

La Gentilezza non è un gesto. È Casa 🏡​La gentilezza è il coraggio di costruire un rifugio emotivo nel mondo che condivi...
13/11/2025

La Gentilezza non è un gesto. È Casa 🏡

​La gentilezza è il coraggio di costruire un rifugio emotivo nel mondo che condividiamo ⛺

​È l'Ascolto Profondo, quella quiete che dice all'altro: "Qui puoi essere fragile. Sei al sicuro" 🫂

​É Responsabilità Emotiva: capire che ogni tua parola, ogni sguardo, disegna la mappa interiore di chi ami 💗

​È il Seme che Torna Indietro, che torna come nutrimento, come una carezza che riscalda il sistema intero 🌱

​Scegli la Gentilezza. Scegli di lasciare meno cicatrici e più fiori nel mondo che tocchi 💐

𝗜 𝗕𝗔𝗠𝗕𝗜𝗡𝗜 𝗡𝗢𝗡 𝗖𝗜 𝗔𝗦𝗖𝗢𝗟𝗧𝗔𝗡𝗢, 𝗖𝗜 𝗜𝗠𝗜𝗧𝗔𝗡𝗢 🎈​Ci sono volte in cui pensiamo che educare significhi trovare le parole giuste: ...
12/11/2025

𝗜 𝗕𝗔𝗠𝗕𝗜𝗡𝗜 𝗡𝗢𝗡 𝗖𝗜 𝗔𝗦𝗖𝗢𝗟𝗧𝗔𝗡𝗢, 𝗖𝗜 𝗜𝗠𝗜𝗧𝗔𝗡𝗢 🎈

​Ci sono volte in cui pensiamo che educare significhi trovare le parole giuste: spiegare, correggere, convincere. Allora parliamo, parliamo, parliamo...
e non capiamo perché certe cose sembrano non arrivare. ​Ma i bambini imparano prima con gli occhi, poi con le orecchie. Loro osservano chi siamo quando siamo distratti.

Osservano come trattiamo gli altri, come parliamo di noi stessi, come reagiamo quando qualcosa non va. Non giudicano: assorbono le dinamiche del loro sistema. ​Cosa vede tuo figlio nel sistema❓

👉🏻 ​Se ci spazientiamo davanti alle difficoltà, imparano che la difficoltà è qualcosa da temere.
👉🏻 ​Se ci vedono affrontare gli errori con durezza, imparano che sbagliare è una colpa.

​Se, invece, ci vedono fermarci un attimo, respirare, dire: "Ok, posso riprovarci", allora imparano che il mondo è un posto in cui ci si può rialzare 💗

​Non è importante essere sempre calmi.
È importante mostrare come si ritorna alla calma. Non è importante non sbagliare mai. È importante mostrare cosa si fa dopo uno sbaglio.

🌿 ​Loro non cercano adulti perfetti, cercano occhi che li vedano davvero, braccia che sappiano tornare, voci che sappiano anche essere silenzio, quando serve.

​Il 𝙎𝙚𝙢𝙚 𝙙𝙚𝙡𝙡𝙖 𝘾𝙤𝙚𝙧𝙚𝙣𝙯𝙖 🌱
​Ogni nostra scelta, all'interno della relazione, diventa un seme. Un seme che loro porteranno dentro quando saranno grandi.

​➡️ Se seminiamo ascolto, raccoglieranno ascolto.
➡️ Se seminiamo rispetto, raccoglieranno rispetto.
➡️ Se seminiamo gentilezza verso noi stessi, cresceranno sapendo che la gentilezza appartiene anche a loro.

​Educare non è modellare. È accompagnare.
E l'accompagnamento più efficace è la nostra presenza autentica nella relazione.

Indirizzo

Via Re Federico 97
Ribera
92016

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 13:00
15:00 - 20:00
Martedì 09:00 - 13:00
15:00 - 20:00
Mercoledì 09:00 - 13:00
15:00 - 20:00
Giovedì 09:00 - 13:00
15:00 - 20:00
Venerdì 09:00 - 13:00
15:00 - 20:00
Sabato 09:00 - 13:00
15:00 - 18:00

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