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10/01/2026

VITADAVET Infiltrazione con Ozono delle articolazioni del carpo di un puledro!!!

ALLENAMENTO IN CIRCOLO VS RETTILINEO: rischi di infortunio e come gestirli[PS ANTICIPATO](Sto cercando neolaureato o neo...
10/01/2026

ALLENAMENTO IN CIRCOLO VS RETTILINEO:
rischi di infortunio e come gestirli

[PS ANTICIPATO]
(Sto cercando neolaureato o neolaureando in veterinaria possibilmente in zona Bologna o Emilia Romagna che voglia fare pratica sul campo in ozonoterapia, ortopedia e medicina sportiva.
Si richiede patente, conoscenza minima ippiatrica e voglia di sb*****si, per info contattarmi su messenger o whatsapp al 3891063020: astenersi sanguisughe che usano il numero per chiedermi consulenze veterinarie)

ARTICOLO
Lavorare in circolo (lunghina, giravolte, lavoro su piste tonde) è utilissimo per equilibrio, obbedienza e ginnastica. Ma dal punto di vista biomeccanico è anche una delle situazioni che più facilmente crea carichi asimmetrici e forze torsionali su arti e colonna. In rettilineo, invece, il cavallo tende a muoversi in modo più simmetrico e “neutro”, con stress torsionali generalmente inferiori.

Perché il circolo è più “a rischio” del rettilineo

Quando un cavallo trotta o galoppa su un circolo, deve:
• inclinare e “curvare” il corpo per seguire la traiettoria,
• gestire differenze di passo tra arti interni ed esterni,
• assorbire forze laterali e rotazioni che in rettilineo sono minime.

Studi di cinematica della schiena mostrano che, anche se alcune differenze tra circolo e rettilineo possono sembrare “piccole” a occhio, il lavoro in curva comporta cambiamenti sistematici nel modo in cui il cavallo usa tronco e arti rispetto alla linea retta.

Dove aumentano i carichi (e quindi i rischi)

1) Arti anteriori (nodello/carpale, tendini e sospensore)
Un lavoro sperimentale che ha misurato forze di reazione al suolo e momenti articolari durante il trotto in circolo ha evidenziato differenze di carico tra arto interno ed esterno, e anche un effetto della superficie (alcune superfici aumentano i picchi o i momenti). Questo aiuta a capire perché, clinicamente, il circolo può “far emergere” o peggiorare stress su strutture distali dell’arto.

2) Asimmetrie e zoppie: il circolo amplifica (e talvolta confonde)
Diversi lavori su analisi del movimento e zoppia mostrano che l’esercizio sul circolo cambia la rilevazione dell’asimmetria e può rendere più evidente una zoppia a seconda di mano, arto coinvolto e condizioni del lavoro.
Questo è utile in diagnostica, ma in allenamento significa anche che si sta imponendo uno scenario “stressante” per un apparato locomotore già al limite.

CIRCOLO: Quali infortuni sono più plausibili con molto lavoro

Non esiste un singolo “circolo = questa lesione”, ma i pattern più coerenti con la biomeccanica e la clinica sono:
• Tendini flessori e legamento sospensore (soprattutto sovraccarichi/infiammazioni da ripetizione, più probabili se si lavora spesso su cerchi piccoli o su superfici non ideali). Il SDFT e il sospensore sono tra le lesioni dei tessuti molli più frequenti negli anteriori.
• Nodello e strutture palmari di sostegno (stress ripetuto, specialmente in cavalli sportivi e in certi livelli/volumi di attività).
• Schiena e sacro-iliaca (rigidità, dolore secondario, compensi): il lavoro in curva richiede adattamenti del rachide e della muscolatura che, se ripetuti sempre nello stesso modo, possono favorire asimmetrie e sovraccarichi.

RETTILINEO: più sicuro, ma non “senza rischio”

Il lavoro in rettilineo tende a:
• ridurre torsioni e asimmetrie indotte dalla traiettoria,
• rendere più costante l’appoggio.

Per prevenzione e rientro da infortunio, spesso è la base migliore. Il rischio principale in rettilineo resta l’overuse (troppo volume/intensità), la qualità del terreno e l’eventuale lavoro “sempre uguale”.

I 6 fattori che fanno davvero la differenza (più della scelta secca circolo/rettilineo)
1. Diametro del cerchio: più piccolo = più torsione e asimmetria (regola pratica: meglio ampio che stretto).
2. Superficie: cambia le forze e i momenti sugli arti; evitare situazioni estreme (troppo duro/ troppo profondo/ scivoloso).
3. Tempo continuo in circolo: il problema spesso è la “dose” (molti minuti senza pause/cambi).
4. Bilanciamento delle mani: lavorare “sempre dalla stessa parte” crea adattamenti asimmetrici. Alternare allo stesso minutaggio mano destra con mano sinistra
5. Velocità/andatura: trotto/galoppo su circolo stretto aumenta rapidamente lo stress.
6. Cavallo specifico: età, conformazione, storia clinica (sospensori, nodelli, schiena) contano più di qualunque teoria.
7. Ferrature errate o difetti di appiombo

LINEE GUIDA PRATICHE anti-infortunio
• Preferire cerchi ampi, e usare il circolo stretto solo per brevi esercizi tecnici.
• Alternare spesso la mano e inserire tratti in rettilineo (anche in campo: diagonali, cambi di direzione ampi).
• Se l’obiettivo è condizionamento o riabilitazione, il rettilineo di solito è la spina dorsale del lavoro; il cerchio va dosato con cautela.
• Se si nota rigidità marcata su una mano, calo di spinta, irregolarità “che compare solo in tondo”, o schiena sensibile: ridurre subito la dose di circolo e riconsiderare la superficie/diametro (e, se serve, valutazione veterinaria).

Dr Ettore Ballardini DVM

BIBLIOGRAFIA
1. Chateau, H. et al. (2013) – Kinetics of the forelimb in horses circling on different surfaces and comparison with straight-line locomotion.
Studio di forze di reazione al suolo e momenti articolari nelle anteriori durante trotto in circolo vs rettilineo, con confronto di superfici e effetti sugli arti.
2. Logan, A.A. et al. (2021) – Impact of gait and diameter during circular exercise on vertical force, pressure and area.
Analizza come gamba di andatura e dimensione del cerchio (circolo) influenzano i carichi sugli arti e come questo possa contribuire al rischio di lameness.
3. Byström, A. et al. (2021) – Differences in equine spinal kinematics between straight line and circle during trot.
Misurazioni scientifiche dei cambiamenti nella cinematica della schiena quando il cavallo lavora in circolo rispetto alla linea retta.
4. Marunova, E., Hernlund, E., & Persson-Sjödin, E. (2024) – Effect of circle, surface type and stride duration on vertical head and pelvis movement.
Studio oggettivo (accelerometri) di come circolazione, dimensione del circolo e superficie influenzano asimmetrie di movimento, utili per comprendere stress biomeccanici.
5. Pfau, T. et al. (2012) – Effect of trotting speed and circle radius on movement and lean angle in horses.
Analisi di come velocità e raggio di curvatura influenzano l’angolo di inclinazione del corpo e le forze implicate nel circolo.
6. Clayton, H. M. – The Dynamic Horse: A Biomechanical Guide to Equine Movement and Performance
Testo fondamentale sulla biomeccanica equina, comprende dati su movimento, forze e potenziali stress meccanici in varie situazioni di lavoro.
7. Clayton, H. M. & Hobbs, S. J. (2019) – A review of biomechanical gait classification with reference to trot and canter.
Rassegna di vari parametri biomeccanici legati alle andature; utile per comprendere differenze di carico in movimenti lineari e curvilinei.
8. Buchner, H. H. F., Savelberg, H. H. C. M., Schamhardt, H. C., & Barneveld, A. (1996) – Head and trunk movement adaptations in horses with induced lameness.
Sebbene non specifico per circolo vs rettilineo, fornisce riferimento su come gli adattamenti posturali e asimmetrie si manifestano nel movimento.
9. Denoix, J. M. (2021) – Functional anatomy and clinical biomechanics of equine lameness.
Pubblicazione che collega anatomia funzionale e manifestazioni cliniche della zoppia, utile per interpretare come il lavoro in circolo possa evidenziare o aggravare condizioni pre-esistenti.
10. Greve, L. & Dyson, S. (2020) – Normal gait and pain-related gait abnormalities in horses.
Rassegna dettagliata dei segni di asimmetria e adattamenti nel movimento associati a dolore e stress biomeccanico.

06/01/2026

Ecco perché non uso i guanti quando infiltro con l'ozono, non per fare il fenomeno, ma perché il rischio di contaminare la procedura di infiltrazione con pulviscolo di lattice degradato è molto alto.

QUANTO INCIDE LA SUPERFICIE DELLE PISTE SUGLI INFORTUNI DEL CAVALLO? evidenze quantitative e tipologia di infortuniIntro...
03/01/2026

QUANTO INCIDE LA SUPERFICIE DELLE PISTE SUGLI INFORTUNI DEL CAVALLO?
evidenze quantitative e tipologia di infortuni

Introduzione

Negli ultimi vent’anni la ricerca scientifica ha dimostrato che la superficie della pista da corsa influisce in modo diretto e misurabile sul rischio di infortuni muscoloscheletrici nei cavalli da corsa. Tali infortuni non sono solo eventi acuti, ma spesso il risultato di stress meccanici ripetuti, che portano a microdanni progressivi di ossa, tendini e legamenti.

1. Incidenza di infortuni gravi per tipo di superficie

📊 Tasso di fatalità (per 1.000 partenze)

Superficie Fatalità medie
(terra/sabbia) 1,8 – 2,0 / 1.000
(erba) 1,2 – 1,5 / 1.000
Sintetica 0,9 – 1,1 / 1.000

➡️ In media, le piste in terra mostrano un rischio di fatalità superiore del 40–60% rispetto alle superfici sintetiche.
➡️ Le piste sintetiche mostrano una riduzione del rischio del 25–50% rispetto alla terra sabbiosa .

2. Tipologie di infortuni più comuni

🦴 A. Fratture ossee (≈ 70–80% delle fatalità)

Le fratture rappresentano la principale causa di abbattimento nei cavalli da corsa.

Localizzazione più frequente:
• Metacarpo/metatarso (condilo del III osso metacarpale): ≈ 55–60%
• Sesamoidi prossimali: ≈ 20–25%
• Falange prossimale (P1): ≈ 10–15%

📌 Associazione con la superficie
• terra/sabbia: maggiore incidenza di fratture da stress evolute in fratture complete
• Sintetico: minore incidenza di fratture condilari
• erba: fratture meno frequenti ma più variabili in base alle condizioni del terreno

🦵 B. Lesioni tendinee e legamentose (≈ 15–25%)

Comprendono:
• Tendinite del flessore superficiale e profondo
• Lesioni del legamento sospensore
• Desmiti croniche

Distribuzione stimata:
• terra/sabbia: ≈ 25–30% delle lesioni non fatali
• erba: ≈ 20–25%
• Sintetico: ≈ 15–20%

➡️ Le superfici sintetiche riducono i picchi di carico, ma possono aumentare il carico cumulativo, favorendo lesioni croniche se l’allenamento non è adeguato.

🦴 C. Lesioni articolari (≈ 10–15%)
• Osteocondrali
• Sinoviti e capsuliti
• Artrosi precoce

📌 Più frequenti:
• su terraduro o irregolare
• nei cavalli giovani sottoposti a carichi intensi

3. Superficie e biomeccanica dell’infortunio

⚙️ Meccanismi principali

Superficie Meccanismo dominante
Terra/sabbia Picchi elevati di forza verticale → fratture acute
Erba Scivolamento e rotazione → lesioni articolari
Sintetico Carico ripetuto più uniforme → lesioni croniche

➡️ Le superfici sintetiche diminuiscono l’impatto massimo, ma non eliminano il rischio se il carico di lavoro è eccessivo.

4. Ruolo della manutenzione (dato cruciale)

Gli studi mostrano che una pista in terra/sabbia ben mantenuta può essere più sicura di una pista sintetica mal gestita.

📉 Effetto della manutenzione corretta:
• riduzione infortuni fino al 30%
• riduzione fratture da stress fino al 40%

Fattori chiave:
• contenuto d’acqua
• profondità dello strato superficiale
• drenaggio
• uniformità della pista

5. Sintesi conclusiva

✔️ terra/sabbia
• maggiore velocità
• +40–60% di rischio di fratture fatali
• prevalenza di fratture ossee acute

✔️ erba
• rischio intermedio
• maggiore variabilità legata al clima
• più lesioni articolari da rotazione

✔️ Superfici sintetiche
• riduzione media del 25–50% delle fatalità
• meno fratture acute
• possibile aumento di lesioni croniche se il carico non è gestito

Dr Ettore Ballardini DVM

📚 BIBLIOGRAFIA
1. Parkin, T. D. H., Clegg, P. D., French, N. P., Proudman, C. J., Riggs, C. M., Singer, E. R., & Webbon, P. M. (2004).
Risk factors for fatal lateral condylar fracture of the third metacarpus in UK racehorses.
Equine Veterinary Journal, 36(2), 192–199.
→ Studio fondamentale sulle fratture condilari e sui meccanismi di stress osseo.
2. Peterson, M. L., McIlwraith, C. W., Reiser, R. F. (2010).
Development of a system for the in situ characterisation of thoroughbred horse track surfaces.
Biosystems Engineering, 106(3), 260–270.
→ Analisi biomeccanica delle proprietà meccaniche delle superfici (dirt, turf, sintetico).
3. Peterson, M. L., Reiser, R. F., Kuo, P. H., et al. (2014).
Effects of racetrack surface on mechanical properties and hoof–surface interaction.
Equine Veterinary Journal, 46(6), 690–695.
→ Studio chiave su forze d’impatto e carico sugli arti.
4. Rossetti, C., Bithell, J., Riggs, C. M., et al. (2016).
Fracture epidemiology in Thoroughbred racehorses.
Equine Veterinary Journal, 48(4), 467–475.
→ Percentuali di fratture ossee fatali e non fatali.
5. Hitchens, P. L., Hill, A. E., Stover, S. M. (2012).
Relationship between historical lameness, racing performance, and catastrophic musculoskeletal injury in Thoroughbred racehorses.
Equine Veterinary Journal, 44(4), 361–367.
→ Relazione tra lesioni croniche e fratture catastrofiche.
6. California Horse Racing Board (CHRB).

→ Database epidemiologico con tassi di fatalità per 1.000 partenze suddivisi per superficie.
7. The Jockey Club. (2021).
Equine Injury Database Summary.
→ Dati ufficiali su dirt, turf e superfici sintetiche, usati per le percentuali comparative.
8. Murray, R. C., Walters, J. M., Snart, H., Dyson, S. J., & Parkin, T. D. H. (2010).
Identification of risk factors for lameness in dressage horses.
Veterinary Journal, 184(1), 27–36.
→ Utilizzato come riferimento biomeccanico per lesioni tendinee e legamentose.
9. Stover, S. M. (2003).
The epidemiology of Thoroughbred racehorse injuries.
Clinical Techniques in Equine Practice, 2(4), 312–322.
→ Review storica sull’epidemiologia degli infortuni muscoloscheletrici.
10. British Horseracing Authority (BHA).
Racecourse Safety and Injury Statistics Reports.
→ Dati comparativi europei su turf e superfici artificiali.

01/01/2026

VITADAVET Ozono nelle sinoviti del nodello posteriore!!!

B U O N.        N A T A L E “BRIGLIA CARPICA, TENDINE FLESSORE SUPERFICIALE E PROFONDO”: biomeccanica, rischio per disci...
25/12/2025

B U O N. N A T A L E

“BRIGLIA CARPICA, TENDINE FLESSORE SUPERFICIALE E PROFONDO”: biomeccanica, rischio per disciplina, infortuni e diagnosi differenziale

Tradizionalmente, le patologie del carpo nel cavallo sono state associate prevalentemente a lesioni ossee e articolari. Tuttavia, negli ultimi vent’anni è cresciuta l’attenzione clinica verso le strutture molli della faccia caudale del carpo, il cui coinvolgimento può determinare quadri clinici subdoli, intermittenti e fortemente influenzati dal tipo di lavoro svolto.

Tali lesioni infatti rappresentano una causa sempre più frequente ma ancora spesso sottodiagnosticata di zoppia e riduzione della performance nel cavallo sportivo. In particolare, la briglia carpale (check ligament prossimale), il tendine flessore digitale superficiale (SDFT) e il tendine flessore digitale profondo (DDFT) sono sottoposti a carichi elevati e differenziati a seconda della disciplina praticata.
Il crescente livello di intensità, specializzazione e ripetitività dell’allenamento nelle diverse discipline equestri ha reso queste strutture particolarmente vulnerabili a fenomeni di overuse e microtraumatismo cumulativo.
Questo articolo fornisce una revisione integrata di anatomia funzionale, biomeccanica, fattori di rischio, presentazione clinica e criteri diagnostici, con un confronto specifico tra discipline, comprese dressage, salto ostacoli, endurance, corse al trotto e galoppo.

ANATOMIA FUNZIONALE DELLA REGIONE CAUDALE CARPALE

La faccia palmare del carpo ospita un complesso sistema di strutture deputate alla limitazione dell’iperestensione e alla trasmissione delle forze dall’arto al tronco:
• Briglia carpale (check ligament prossimale): struttura legamentosa che connette il radio al SDFT, con funzione di contenimento dell’allungamento tendineo.
• SDFT: elemento elastico principale dell’apparato flessore, sottoposto a carichi elevati in appoggio e spinta.
• DDFT: tendine profondo con ruolo cruciale nel controllo dell’appoggio distale, che attraversa il carpo all’interno di un canale fibro-osseo.
• Guaina carpale e legamento palmare del carpo: strutture di scorrimento e stabilizzazione.

L’interdipendenza funzionale tra queste componenti spiega perché una lesione isolata sia relativamente rara e perché siano frequenti quadri combinati o sequenziali.

BIOMECCANICA e MECCANISMI di LESIONE

Durante il movimento, soprattutto alle andature veloci o in condizioni di curva, il carpo è sottoposto a:
• iperestensione ciclica
• forze torsionali
• asimmetrie di carico tra arto interno ed esterno

Il lavoro in cerchio, le superfici non ottimali e l’elevato volume di esercizio amplificano tali forze, favorendo:
• desmopatie della briglia carpale
• tendinopatie prossimali del SDFT
• lesioni subdole del DDFT carpale
• tenosinoviti secondarie

PRESENTAZIONE CLINICA e DIAGNOSI DIFFERENZIALE

Briglia carpale
• Zoppia lieve–moderata, spesso intermittente
• Peggioramento evidente in cerchio
• Dolore profondo e localizzato caudalmente al carpo
• Gonfiore spesso minimo o assente

SDFT (regione carpale)
• Zoppia più chiaramente legata al carico
• Talora dolore più diffuso alla palpazione
• Possibile associazione con lesioni metacarpali

DDFT (regione carpale)
• Zoppia subdola, talvolta incoerente
• Frequente coinvolgimento della guaina carpale
• Diagnosi spesso complessa, imaging avanzato utile

L’ecografia mirata alla regione carpale, eseguita con approccio sistematico e comparativo, rappresenta lo strumento diagnostico di prima scelta.

CONFRONTO PER DISCIPLINE

Dressage
• Struttura più colpita: briglia carpale
• Meccanismo: raccolta, lavoro laterale, curve frequenti
• Segno chiave: rigidità, perdita di flessione su una mano

Salto ostacoli
• Struttura più colpita: SDFT
• Meccanismo: picchi di carico in atterraggio
• Segno chiave: dolore post-lavoro o post-gara

Endurance
• Struttura più colpita: DDFT
• Meccanismo: volume elevato, superfici variabili
• Segno chiave: zoppia progressiva, tenosinovite

Corse al trotto
• Struttura più colpita: briglia carpale
• Meccanismo: trotto ad alta velocità, curve ripetute
• Segno chiave: calo di prestazione visibile solo in curva

Corse al galoppo
• Struttura più colpita: SDFT
• Meccanismo: iperestensione estrema ad alta velocità
• Segno chiave: zoppia acuta o rapidamente progressiva

GESTIONE e PREVENZIONE

La prevenzione delle lesioni carpali dei tessuti molli si basa su:
• bilanciamento tra lavoro in rettilineo e in curva
• uso di cerchi ampi
• attenzione alla qualità della superficie
• progressione graduale dei carichi
• controllo dell’appoggio e della ferratura
• monitoraggio precoce di rigidità e asimmetrie

Il rientro al lavoro deve essere specifico per la struttura coinvolta e guidato dal monitoraggio clinico ed ecografico.

TERAPIA

TERAPIE MODERNE (evidence-based o in consolidamento clinico)

1. Gestione conservativa strutturata (gold standard iniziale)

È la base di qualsiasi protocollo, indipendentemente dalla tecnologia impiegata.

Componenti
• Riduzione del carico meccanico
• Lavoro iniziale in rettilineo
• Progressione lenta e monitorata
• Controlli ecografici seriati

📌 Fondamentale soprattutto per briglia carpale e lesioni prossimali lievi di SDFT/DDFT.

2. TERAPIE BIOLOGICHE RIGENERATIVE

PRP (Plasma Ricco di Piastrine)
• Stimola guarigione tissutale tramite fattori di crescita
• Utilizzato in:
• desmopatie della briglia carpale
• tendinopatie prossimali di SDFT
• Migliori risultati se applicato precocemente

📌 Evidenza clinica buona, soprattutto per lesioni non croniche.

Cellule staminali (MSC)
• Utilizzate soprattutto per SDFT e DDFT
• Migliorano qualità del tessuto cicatriziale
• Tempi di recupero lunghi ma minore recidiva

📌 Costose, ma valide nei cavalli sportivi di alto livello.

PRP OZONIZZATO e SANGUE AUTOLOGO OZONIZZATO
l’ozonizzazione amplifica e decuplica gli effetti del sangue e del prp

3. Onde d’urto extracorporee (ESWT)
• Effetto:
• analgesico
• neovascolarizzante
• stimolo alla rigenerazione
• Indicate per:
• briglia carpale cronica
• tendinopatie prossimali resistenti

⚠️ Attenzione all’effetto analgesico: rischio di sovraccarico precoce.

4. Iniezioni loco-regionali ecoguidate
• Acido ialuronico (guaina carpale)
• Corticosteroidi con cautela (infiammazione marcata)
• Combinazioni HA + PRP

📌 Utili soprattutto in tenosinoviti carpali secondarie.

5. Fisioterapia e riabilitazione avanzata
• Laser ad alta potenza
• Tecarterapia
• Esercizi propriocettivi progressivi
• Lavoro in acqua (quando disponibile)

📌 Cruciale per prevenire recidive, spesso sottovalutata.

6. Ozonoterapia: sempre più diffusa ed efficace perché:
• riduce l’infiammazione
• migliora l’ossigenazione dei tessuti ed effetto
• allevia il dolore
• effetto neoangiogenico
• stimolazione endogena rigenerativa tissutale

TERAPIE TRADIZIONALI e “antiche” (storiche e ancora discusse)

1. Riposo prolungato assoluto

Storicamente molto utilizzato.

❌ Oggi considerato poco ottimale perché:
• favorisce tessuto cicatriziale disorganizzato
• peggiora il recupero funzionale

✔️ Sostituito da riposo attivo controllato.

2. Blistering e firing (cauterizzazione)

Pratiche storiche basate su:
• irritazione locale
• stimolo infiammatorio forzato

❌ Oggi sconsigliate e spesso vietate
• nessuna evidenza scientifica moderna
• rischio di danni permanenti

📌 Importante citarle come contesto storico, non come opzione terapeutica attuale.

3. Impacchi, bendaggi e terapie termiche
• Crioterapia: ancora valida nella fase acuta
• Impacchi freddi o argilla: effetto antiedemigeno
• Bendaggi compressivi: supporto secondario

✔️ Utili come supporto, non come terapia unica.

4. Fitoterapia e medicina empirica
• Arnica, artiglio del diavolo, ippocastano
• Uso storico per dolore e infiammazione

⚠️ Evidenze scientifiche limitate o assenti
✔️ Possono avere ruolo complementare, non sostitutivo

TERAPIA CHIRURGICA

Desmotomia della briglia carpale
• Indicata in casi cronici refrattari
• Migliora la biomeccanica riducendo la trazione sul SDFT

📌 Usata soprattutto in cavalli da corsa o sportivi selezionati
⚠️ Non priva di conseguenze biomeccaniche → scelta ponderata

Dr Ettore Ballardini DVM

BIBLIOGRAFIA

1. Clayton, H. M., & Hobbs, S. J. (2017). The role of biomechanical analysis in equine locomotion research. Equine Veterinary Journal, 49(5), 560–568.
2. Chateau, H., Degueurce, C., & Denoix, J. M. (2004). Three-dimensional kinematics of the equine carpal joint. Veterinary Research, 35(6), 639–650.
3. Pfau, T., et al. (2016). Effect of circular exercise on limb loading and symmetry in horses. Equine Veterinary Journal, 48(6), 740–746.
4. Hardeman, A. M., et al. (2021). Differences in equine spinal kinematics between straight line and circle in trot. Animals, 11(6), 1705.
5. Hobbs, S. J., et al. (2018). Forelimb kinetics in horses exercising on the circle. Journal of Biomechanics, 77, 183–191.
6. Dyson, S. J. (2011). Recognition of lameness: manifestations, pitfalls and problem areas. Equine Veterinary Education, 23(1), 2–12.
7. Denoix, J. M. (1994). Functional anatomy of tendons and ligaments in the distal limbs. Veterinary Clinics of North America: Equine Practice, 10(2), 273–322.
8. Smith, R. K. W., & McIlwraith, C. W. (2012). Tendon and ligament injury. Equine Surgery, 4th ed., Elsevier.
9. Dyson, S. J., & Murray, R. C. (2007). Management of superficial digital flexor tendon injury. Equine Veterinary Education, 19(9), 471–479.
10. Murray, R. C., et al. (2006). Deep digital flexor tendon pathology. Equine Veterinary Journal, 38(6), 580–586.
11. Smith, R. K. W. (2008). Tenosynovitis in sport horses. Equine Veterinary Education, 20(4), 192–198.
12. Denoix, J. M., et al. (2013). Ultrasonography of tendons and ligaments. Equine Diagnostic Imaging, Saunders.
13. Olive, J., et al. (2010). Magnetic resonance imaging of the equine carpus. Veterinary Radiology & Ultrasound, 51(2), 137–147.
14. Smith, R. K. W., et al. (2003). The effect of PRP on equine tendon healing. American Journal of Sports Medicine, 31(5), 756–765.
15. Fortier, L. A., et al. (2011). Stem cells and biologics in equine orthopedics. Veterinary Clinics of North America: Equine Practice, 27(1), 75–90.
16. McClure, S. R., et al. (2004). Extracorporeal shock wave therapy for tendon and ligament injuries. Veterinary Surgery, 33(1), 40–48.
17. Dyson, S. J., et al. (2018). Rehabilitation after musculoskeletal injury. Equine Veterinary Education, 30(7), 356–364.
18. Walker, V. A., et al. (2010). Effect of controlled exercise on tendon healing. Equine Veterinary Journal, 42(3), 230–237.
19. Ettore Ballardini. (2025) Manual of Equine Ozonetherapy. Edizioni veterinarie italiane.
20. Bocci, V. (2011). Ozone: A new medical drug. Springer, Dordrecht.
21. Elvis, A. M., & Ekta, J. S. (2011). Ozone therapy: A clinical review. Journal of Natural Science, Biology and Medicine, 2(1), 66–70.
22. Ross, M. W., & Dyson, S. J. (2011). Diagnosis and management of lameness in the horse. 2nd ed., Elsevier.
23. McIlwraith, C. W., et al. (2014). Joint disease in the horse. Saunders

20/12/2025

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14/12/2025

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INFLUENZA EQUINA (EIV)Attualmente in italia e non solo, nelle varie discipline ippiche sportive, si sta manifestando una...
13/12/2025

INFLUENZA EQUINA (EIV)

Attualmente in italia e non solo, nelle varie discipline ippiche sportive, si sta manifestando una vera e propria epidemia influenzale, con corse dimezzate nei partenti e termometri che volano a destra e a manca,
tema quindi attualissimo.

Il virus dell’influenza equina, o EIV, è una malattia respiratoria estremamente contagiosa che colpisce cavalli, muli e asini.
L’EIV è caratterizzato da febbre, letargia e perdita di appetito, e provoca sintomi respiratori come tosse e secrezione nasale. Tuttavia, alcuni cavalli infetti non mostrano segni clinici evidenti.

Se non gestita correttamente, l’infezione può portare a infezioni secondarie e polmonite. Nella maggior parte dei casi l’influenza equina non è fatale, ma i cavalli con sistema immunitario compromesso sono più suscettibili a complicazioni e a esiti negativi.

L’EIV colpisce più frequentemente cavalli da corsa o da esposizione, poiché il virus si trasmette facilmente durante competizioni, eventi e trasporti. Le epidemie sono spesso associate al trasferimento di cavalli tra Paesi per gare o manifestazioni.

La diffusione dell’influenza equina può essere prevenuta tramite vaccinazione, buone pratiche igieniche e protocolli di biosicurezza. È fondamentale mettere in quarantena i nuovi cavalli prima dell’introduzione nel gruppo e isolare immediatamente quelli infetti.

CARATTERISTICHE DEL VIRUS

L’influenza equina è una grave malattia respiratoria che può colpire cavalli di qualsiasi età.

L’EIV appartiene alla famiglia Orthomyxoviridae e al genere Influenzavirus A. È correlato, ma distinto, dai virus influenzali che colpiscono l’uomo e altre specie.

Durante alcune epidemie sono stati segnalati casi di infezione in maiali e cani. Esistono anche alcune evidenze di possibile infezione nell’uomo, ma tali casi sono rari e generalmente privi di sintomi clinici. Il rischio per l’uomo che manipola cavalli infetti è considerato molto basso.

CEPPI dell’EIV

Esistono due principali ceppi del virus dell’influenza equina:
• H7N7 (equi-1)
• H3N8 (equi-2)

Entrambi sono sottotipi dell’influenza A.

L’EIV è un virus a RNA a singolo filamento, soggetto a mutazioni frequenti che portano alla comparsa di sottoceppi con diversa gravità e capacità di diffusione.

Il ceppo H7N7, identificato per la prima volta in Europa nel 1956, è oggi considerato estinto.

Il ceppo H3N8, identificato per la prima volta in Florida nel 1963, è attualmente il principale responsabile delle infezioni e tende a causare una malattia più grave, aumentando il rischio di infezioni secondarie.

FISIOPATOLOGIA

Il virus si replica nelle vie aeree superiori, danneggiando le ciglia e le cellule epiteliali che normalmente filtrano le particelle inalate.

Questo danno provoca tosse secca, congestione e compromette le difese respiratorie, aumentando il rischio di infezioni batteriche secondarie come bronchite e polmonite.

I cavalli infetti rimangono contagiosi per 7–10 giorni, eliminando il virus attraverso l’aria espirata e le secrezioni nasali.

La maggior parte dei cavalli guarisce entro 2–3 settimane, soprattutto se vengono garantiti riposo, buona ventilazione, riduzione della polvere e igiene adeguata.

INFEZIONI SECONDARIE

L’influenza equina ha generalmente una buona prognosi, ma in cavalli predisposti può portare a:
• Bronchite o bronchiolite
• Polmonite broncointerstiziale
• Infezioni della laringe
• Miocardite
• Pleurite

I soggetti più a rischio includono puledri, cavalli anziani e cavalli con patologie preesistenti.

SINTOMI

Il periodo di incubazione è di 1–3 giorni. I cavalli sono contagiosi anche in assenza di sintomi.

Nei soggetti sintomatici i segni includono:
• Febbre (> 38,9 °C)
• Letargia e depressione
• Inappetenza
• Secrezione nasale sierosa che diventa mucopurulenta
• Tosse secca e intensa
• Dispnea
• Dolori muscolari
• Linfonodi sottomandibolari ingrossati
• Congiuntivite

La tosse può persistere anche dopo la risoluzione dell’infezione. Asini e muli sembrano ammalarsi più frequentemente.

TRASMISSIONE

Il virus si diffonde tramite:
• contatto diretto
• superfici contaminate
• aerosol respiratori

Un cavallo che tossisce può diffondere il virus fino a 45 metri, rendendo essenziali le procedure di quarantena.

DIAGNOSI

La diagnosi si basa su tampone nasofaringeo e PCR. Alcuni cavalli possono risultare positivi fino a 34 giorni dopo l’infezione.

TRATTAMENTO

Il trattamento prevede:
• isolamento
• riposo assoluto
• cure di supporto

Nei casi gravi possono essere utilizzati FANS e antibiotici per infezioni secondarie. Il ritorno al lavoro deve essere graduale.

PROGNOSI

La prognosi è generalmente favorevole. Il tasso di mortalità varia dallo 0 al 30%, in funzione di ceppo, stato di salute e presenza di complicazioni.

IMMUNITÀ

L’infezione o la vaccinazione inducono anticorpi specifici che possono proteggere il cavallo per 1–5 anni contro lo stesso ceppo, ma non necessariamente contro ceppi diversi.

TERAPIE ALTERNATIVE

Non esistono rimedi naturali in grado di eliminare direttamente il virus dell’influenza equina. Tuttavia, alcune piante, sostanze naturali e terapie complementari possono supportare il sistema immunitario e favorire il recupero del cavallo, sempre come integrazione alle cure veterinarie.

PIANTE e sostanze di supporto

Echinacea
Supporta l’immunità innata; indicata solo per uso a breve termine.

Astragalo
Adattogeno utile soprattutto in prevenzione o in periodi di stress.

Rosa canina
Fonte naturale di vitamina C e antiossidanti.

Aglio
Immunomodulante, ma da usare con cautela per il rischio di anemia.

Curcuma
Antiossidante e antinfiammatoria; evidenze limitate nel cavallo.

Beta-glucani
Tra i supplementi con migliori evidenze di supporto immunitario.

Omega-3
Modulano la risposta infiammatoria e supportano la funzione immunitaria.

Probiotici e prebiotici
Sostengono il microbiota intestinale, fondamentale per l’immunità.

OZONOTERAPIA

L’ozonoterapia si sta diffondendo sempre più come terapia complementare per le sue proprietà antimicrobiche, antinfiammatorie e immunomodulanti.

L’ozono possiede una documentata attività antivirale indiretta, legata alla sua capacità di ossidare membrane lipidiche e proteine virali, riducendo la vitalità del virus. Inoltre, può stimolare la produzione di enzimi antiossidanti endogeni e modulare la risposta immunitaria.

Nel cavallo, l’ozonoterapia è stata utilizzata come supporto in condizioni infiammatorie, infettive e immunitarie, attraverso diverse modalità di somministrazione, esclusivamente sotto controllo veterinario e non da chi la compra e la usa ad cazzum.

PREVENZIONE

La prevenzione si basa su:
• biosicurezza
• quarantena
• disinfezione
• riduzione dei contatti

VACCINAZIONE

La vaccinazione riduce la gravità della malattia, ma non sempre previene l’infezione.

Tipi di vaccini
• Inattivati (intramuscolari)
• Vivi attenuati (intranasali)

CALENDARIO VACCINALE

Secondo l’AAEP:
• vaccinazione annuale
• ogni 6 mesi per cavalli sportivi
• richiami anticipati in caso di epidemie

Le cavalle gravide dovrebbero essere vaccinate prima del parto per trasmettere anticorpi al puledro.

IMPATTO ED EFFETTI ECONOMICI

L’EIV ha un notevole impatto economico, causando:
• sospensione delle attività sportive
• costi veterinari
• quarantene
• cancellazione di eventi
• limitazioni al trasporto

Dr Ettore Ballardini DVM

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