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LA CRESCITA DELLO ZOCCOLO:  SI PUÒ FAR CRESCERE PIÙ VELOCEMENTE? MITI, SCIENZA E NUOVE TERAPIEPERCHÉ LA CRESCITA DELLO Z...
30/05/2026

LA CRESCITA DELLO ZOCCOLO: SI PUÒ FAR CRESCERE PIÙ VELOCEMENTE? MITI, SCIENZA E NUOVE TERAPIE

PERCHÉ LA CRESCITA DELLO ZOCCOLO È COSÌ IMPORTANTE?
La crescita dello zoccolo rappresenta uno degli aspetti più importanti della salute del cavallo sportivo e non sportivo. Una crescita lenta o una scarsa qualità del c***o possono compromettere la ferratura, aumentare il rischio di fessurazioni e rallentare il recupero dopo traumi, ascessi, resezioni della muraglia o episodi di laminite (Parks, 2003).
Molti proprietari cercano il prodotto miracoloso in grado di accelerare la crescita dello zoccolo, ma la realtà è più complessa.
La crescita della parete cornea dipende principalmente da quattro fattori:
* genetica;
* nutrizione;
* circolazione sanguigna del piede;
* corretta gestione podologica (Butler et al., 2012).
QUANTO CRESCE NORMALMENTE UNO ZOCCOLO?
In condizioni normali la parete dello zoccolo cresce mediamente tra 6 e 10 mm al mese (Stashak & Hill, 2011).
Questo significa che:
* uno zoccolo anteriore richiede generalmente 8-12 mesi per rinnovarsi completamente;
* uno zoccolo posteriore può richiedere fino a 12-14 mesi;
* la crescita tende a rallentare nei mesi invernali e nei cavalli anziani (O’Grady e Poupard, 2003).

LA NUTRIZIONE: IL VERO PUNTO DI PARTENZA
BIOTINA
La biotina è probabilmente il nutriente maggiormente studiato per il miglioramento dello zoccolo.
Numerosi studi hanno dimostrato un miglioramento della qualità del c***o e della resistenza della parete dopo somministrazioni prolungate di 15-25 mg/die per almeno 6-9 mesi (Comben et al., 1984; Reilly et al., 1998).
È importante ricordare che la biotina non produce risultati immediati poiché deve agire sulla nuova parete in formazione.
METIONINA
La metionina rappresenta uno degli aminoacidi essenziali per la sintesi della cheratina dello zoccolo (Kerley & Horn, 2004).
Molti integratori di elevata qualità associano biotina e metionina per ottenere un effetto sinergico.
ZINCO E RAME
Lo zinco e il rame svolgono un ruolo fondamentale nei processi di cheratinizzazione e nella qualità del tessuto corneo (Ott e Johnson, 2001).
Carenze anche moderate possono manifestarsi con:
* crescita lenta;
* c***o friabile;
* parete soggetta a sfaldamenti.
MSM
Il metilsulfonilmetano (MSM) fornisce zolfo organico, elemento essenziale nella formazione dei legami cheratinici (McIlwraith, 2016).
Le evidenze scientifiche sono inferiori rispetto a quelle disponibili per biotina e metionina, ma il suo utilizzo è ampiamente diffuso.

TABELLA RIASSUNTIVA DEI DOSAGGI PIÙ UTILIZZATI
Nutriente Intervallo giornaliero indicativo* Finalità principale Note pratiche d’uso
Biotina 15-25 mg/die Miglioramento della qualità del c***o e della resistenza della muraglia Somministrare per almeno 6-9 mesi; i risultati sono graduali perché agisce sul nuovo c***o in crescita.
Zinco 200-500 mg/die Supporto alla cheratinizzazione e alla crescita dello zoccolo Valutare sempre il rapporto con il rame nella dieta; eccessi prolungati possono interferire con altri minerali.
Rame 50-150 mg/die Supporto alla formazione del tessuto corneo e alla qualità strutturale dello zoccolo Va integrato in modo bilanciato con lo zinco; utile soprattutto in razioni carenti.
Metionina 2-10 g/die Apporto di aminoacidi solforati per la sintesi della cheratina Spesso associata a biotina, zinco e rame negli integratori specifici per lo zoccolo.
MSM (metilsulfonilmetano) 5-20 g/die Fonte di zolfo organico per il supporto della struttura cheratinica Utilizzato frequentemente come complemento nutrizionale; le evidenze scientifiche sono meno solide rispetto alla biotina.
*I dosaggi possono variare in funzione del peso del cavallo, della dieta di base, dell’età, dell’attività sportiva e delle eventuali carenze documentate. È sempre consigliabile formulare l’integrazione con il supporto del veterinario o del nutrizionista equino.

IL MOVIMENTO: IL MIGLIOR STIMOLATORE NATURALE
Uno degli aspetti più sottovalutati è il movimento.
La continua espansione e contrazione dello zoccolo durante il passo favorisce il funzionamento della cosiddetta “pompa digitale”, migliorando il ritorno venoso e la perfusione della cercine coronario (Bowker, 2003).
Numerosi podologi equini concordano sul fatto che cavalli mantenuti in paddock o al pascolo mostrino generalmente una migliore qualità dello zoccolo rispetto a soggetti confinati per molte ore in box.

REVULSIVI: UNA PRATICA ANTICA ANCORA ATTUALE?
Per decenni i maniscalchi e i veterinari hanno utilizzato prodotti revulsivi applicati a livello della corona e del cercine coronario con l’obiettivo di stimolare la crescita dello zoccolo.
Tra i prodotti storicamente più utilizzati troviamo:
* unguento iodurato;
* preparazioni a base di iodio;
* revulsivi contenenti oli essenziali;
* prodotti rubefacenti tradizionali.
Il principio teorico alla base del loro utilizzo consiste nell’indurre una lieve iperemia locale, aumentando temporaneamente l’afflusso di sangue al cercine coronario, sede della produzione del nuovo tessuto corneo.
Dal punto di vista scientifico le evidenze disponibili sono limitate e spesso aneddotiche.
Tuttavia molti professionisti continuano a riportare un miglioramento della crescita quando questi prodotti vengono applicati regolarmente per periodi prolungati sul cercine coronaria (Parks, 2003).
È importante evitare applicazioni aggressive o eccessivamente irritanti che potrebbero causare dermatiti o lesioni cutanee.
Come spesso accade, il buon senso rappresenta il miglior protocollo terapeutico.

LASER TERAPIA
La fotobiomodulazione mediante laser terapeutico è stata proposta come possibile strumento per aumentare il metabolismo cellulare e la vascolarizzazione locale (Hamblin, 2017).
L’applicazione sulla regione coronaria potrebbe teoricamente favorire l’attività delle cellule responsabili della produzione del c***o.
Le evidenze cliniche sono promettenti ma ancora limitate.

CAMPI ELETTROMAGNETICI PULSATI (PEMF)
Dispositivi PEMF come B…R® e altre apparecchiature veterinarie vengono impiegati con l’obiettivo di migliorare la microcircolazione tissutale (Galli et al., 2009).
Al momento non esistono prove definitive di un aumento diretto della crescita dello zoccolo, ma il miglioramento della perfusione potrebbe rappresentare un supporto biologicamente plausibile.

MEDICINA RIGENERATIVA
Negli ultimi anni l’interesse scientifico si è rivolto verso:
* PRP (Plasma Ricco di Piastrine);
* concentrati piastrinici;
* cellule staminali mesenchimali;
* esosomi.
L’obiettivo è favorire la rigenerazione dei tessuti e migliorare la funzionalità del cercine coronario.
Attualmente si tratta di approcci ancora sperimentali per quanto riguarda la stimolazione diretta della crescita dello zoccolo.

CEROTTI ALLA NITROGLICERINA: UNA VECCHIA IDEA CHE MERITA ANCORA ATTENZIONE?

Tra i metodi meno conosciuti utilizzati per tentare di stimolare la crescita dello zoccolo troviamo i cerotti transdermici alla nitroglicerina.
La nitroglicerina è un potente vasodilatatore che libera ossido nitrico (NO), una molecola in grado di determinare il rilassamento della muscolatura vascolare e un aumento del flusso sanguigno locale.
L’ipotesi biologica è semplice: aumentando la perfusione del cercine coronario si potrebbe migliorare l’apporto di ossigeno e nutrienti alle cellule responsabili della produzione del c***o.

In medicina equina la nitroglicerina è stata studiata soprattutto come supporto nelle fasi acute della laminite, con l’obiettivo di migliorare la perfusione digitale e contrastare fenomeni ischemici (Hood et al., 1993; Belknap, 2010).

Alcuni veterinari hanno successivamente esteso il suo utilizzo a casi caratterizzati da crescita lenta dello zoccolo, difetti cronici della muraglia o recupero dopo resezioni estese.

Tuttavia, ad oggi, non esistono studi clinici robusti che dimostrino un aumento significativo e costante della velocità di crescita dello zoccolo nei cavalli sani.

Dal punto di vista pratico i risultati riportati sono prevalentemente aneddotici e spesso difficili da distinguere dagli effetti concomitanti di una migliore gestione podologica, della nutrizione o del movimento.

Gli effetti collaterali sono generalmente limitati ma possono comprendere irritazioni cutanee locali, vasodilatazione sistemica e, teoricamente, ipotensione in soggetti particolarmente sensibili.

OZONOTERAPIA E CRESCITA DELLO ZOCCOLO
L’ozonoterapia non può essere considerata un acceleratore diretto della crescita dello zoccolo.
Tuttavia numerosi studi hanno dimostrato come l’ozono possa migliorare la microcircolazione, aumentare l’ossigenazione tissutale e modulare la risposta infiammatoria locale (Bocci, 2011; Elvis & Ekta, 2011).
Poiché la qualità dello zoccolo dipende strettamente dalla vitalità del cercine coronario, il miglioramento dell’ambiente biologico locale potrebbe favorire indirettamente una crescita più regolare e una migliore qualità del c***o.
Le applicazioni più interessanti comprendono:
* bagging con ozono;
* oli ozonizzati;
* trattamento locale della corona;
* supporto a lesioni della muraglia;
* supporto nei processi di recupero post-laminitici.
Come per qualsiasi metodica terapeutica, l’ozonoterapia deve essere inserita all’interno di un corretto piano diagnostico e podologico.

CONCLUSIONI
La crescita dello zoccolo non dipende da una singola sostanza miracolosa.
La strategia più efficace prevede l’integrazione di:
* corretta alimentazione;
* adeguato apporto di biotina, aminoacidi e oligoelementi;
* movimento quotidiano;
* gestione podologica professionale;
* eventuali terapie complementari mirate.
Le nuove tecnologie come laser, PEMF e ozonoterapia offrono prospettive interessanti, ma il fondamento rimane sempre lo stesso: una corona coronaria sana, ben vascolarizzata e correttamente gestita.
In altre parole, il miglior acceleratore di crescita dello zoccolo continua a essere una buona medicina associata a una buona mascalcia. Non è una scoperta rivoluzionaria, ma ogni tanto la biologia si diverte a ricordarci che le basi funzionano ancora.

Dr Ettore Ballardini DVM

BIBLIOGRAFIA
* Bowker R.M. (2003). Contrasting structural morphologies of “good” and “bad” footed horses.
* Bocci V. (2011). Ozone: A New Medical Drug.
* Butler K.D., Hintz H.F., Harmon D.L. (2012). Equine Nutrition and Feeding.
* Comben N., Clark R.J., Sutherland D.J.B. (1984). Clinical observations on the response of equine hoof defects to dietary supplementation with biotin.
* Elvis A.M., Ekta J.S. (2011). Ozone therapy: A clinical review. Journal of Natural Science, Biology and Medicine.
* Galli C., et al. (2009). Effects of electromagnetic field therapy on tissue perfusion and healing.
* Hamblin M.R. (2017). Mechanisms and applications of photobiomodulation.
* Kerley M.S., Horn G.W. (2004). Amino acids and hoof horn production in horses.
* McIlwraith C.W. (2016). Joint Disease in the Horse.
* O’Grady S.E., Poupard D.A. (2003). Physiological horseshoeing.
* Ott E.A., Johnson E.L. (2001). Trace mineral nutrition and hoof quality in horses.
* Parks A.H. (2003). Form and function of the equine hoof.
* Reilly J.D., Cottrell D.F., Martin R.J. (1998). Effects of supplementary dietary biotin on hoof growth and hoof growth rate in horses.
* Stashak T.S., Hill C. (2011). Adams’ Lameness in Horses.
* Pollitt C.C. (2016). The Equine Laminitis Research Update.
* Dyson S., Murray R. (2018). Diagnosis and Management of Lameness in the Horse.

MEDICINA RIGENERATIVA NEL CAVALLO: A CHE PUNTO SIAMO?Negli ultimi anni la medicina rigenerativa equina ha assunto un ruo...
23/05/2026

MEDICINA RIGENERATIVA NEL CAVALLO: A CHE PUNTO SIAMO?

Negli ultimi anni la medicina rigenerativa equina ha assunto un ruolo sempre più centrale nella gestione delle patologie ortopediche, tendinee e articolari del cavallo sportivo. L’obiettivo non è più soltanto ridurre il dolore o controllare l’infiammazione, ma cercare di favorire una riparazione biologica più funzionale dei tessuti danneggiati (Fortier & Travis, 2011).

Tendiniti, lesioni legamentose, osteoartrosi e danni cartilaginei rappresentano oggi i principali campi di applicazione di queste terapie (Smith, 2008).

Ma la vera domanda è: a che punto siamo realmente tra evidenza scientifica, pratica clinica e marketing?



PLASMA RICCO DI PIASTRINE (PRP)

Il PRP (Plasma Ricco di Piastrine) è una delle terapie rigenerative più diffuse in medicina equina.

Si ottiene dal sangue autologo del cavallo, concentrando piastrine e fattori di crescita biologicamente attivi (Textor, 2011).

Tra i principali mediatori:

* PDGF
* TGF-β
* VEGF
* IGF-1

Questi fattori possono favorire:

* angiogenesi
* proliferazione cellulare
* sintesi di matrice extracellulare
* supporto alla riparazione tissutale

Nel cavallo viene impiegato soprattutto in:

* tendinopatie del flessore superficiale
* lesioni legamentose
* supporto intra-articolare in alcune patologie croniche

I risultati clinici sono spesso incoraggianti, ma la forte variabilità nei protocolli di preparazione limita la standardizzazione (Boswell et al., 2014).



CELLULE STAMINALI MESENCHIMALI

Le cellule staminali mesenchimali (MSC) rappresentano una delle terapie biologiche più studiate.

Le fonti più utilizzate sono:

* midollo osseo
* tessuto adiposo
* sangue del cordone ombelicale

L’effetto principale sembra derivare più dalla modulazione immunitaria e paracrina che da una vera trasformazione cellulare (Caplan, 2017).

Applicazioni più comuni:

* lesioni tendinee
* legamenti
* cartilagine
* osteoartrosi

Diversi studi hanno mostrato un miglioramento nella qualità del tessuto riparato e una possibile riduzione delle recidive tendinee (Smith et al., 2013).

Resta però il problema di:

* costi elevati
* tempi di preparazione
* eterogeneità biologica
* mancanza di protocolli universali



IRAP / ACS (SIERO CONDIZIONATO AUTOLOGO)

L’IRAP (Interleukin-1 Receptor Antagonist Protein) o ACS (Autologous Conditioned Serum) nasce come strategia di modulazione dell’infiammazione articolare.

Dopo incubazione del sangue autologo, si ottiene un siero ricco di mediatori anti-infiammatori, in particolare IL-1Ra, antagonista dell’interleuchina-1 (Frisbie et al., 2007).

È utilizzato soprattutto in:

* osteoartrosi
* sinoviti croniche
* infiammazione articolare persistente

Il vantaggio è una buona logica biologica e un approccio poco invasivo.

Il limite è che:
👉 agisce più sulla cascata infiammatoria che su una vera rigenerazione strutturale.



NOL..EX E VISCOSUPPLEMENTAZIONE AVANZATA

Tra gli approcci più moderni rientrano anche i polimeri sintetici ad alta viscosità, come Nol…ex.

Il razionale è:

* migliorare la lubrificazione articolare
* ridurre attrito e microtrauma
* supportare il comfort funzionale

Può avere un ruolo in:

* osteoartrosi cronica
* degenerazione articolare
* cavalli con ridotta performance

Va però considerato più come supporto biomeccanico-articolare che terapia rigenerativa pura.



OZONOTERAPIA: RUOLO NELLA MEDICINA RIGENERATIVA

L’ozonoterapia ha suscitato crescente interesse come terapia complementare in medicina sportiva e ortopedia veterinaria.

L’ozono medicale non agisce come semplice antinfiammatorio, ma come modulatore biologico.

Può contribuire a:

* migliorare microcircolazione
* favorire ossigenazione tissutale
* modulare lo stress ossidativo
* attivare sistemi antiossidanti endogeni
* sostenere processi di recupero funzionale (Bocci, 2011; Re et al., 2014)

In ambito equino può inserirsi:

* nel recupero post-traumatico
* nelle infiammazioni croniche
* come supporto ortopedico e articolare

L’interesse maggiore sta nel suo possibile effetto di precondizionamento biologico e modulazione redox, tema oggi sempre più discusso.



MA COSA FUNZIONA DAVVERO?

Ad oggi:

PRP

✔ Buona evidenza clinica
✔ Relativamente accessibile
✔ Molto usato

MSC

✔ Molto promettenti
✔ Alta potenzialità biologica
❗ Costose e poco uniformi

IRAP / ACS

✔ Buono per infiammazione articolare
❗ Più modulazione che rigenerazione

NOL..EX

✔ Supporto articolare interessante
❗ Non vera medicina rigenerativa

OZONOTERAPIA

✔ Forte potenziale biologico complementare
✔ Modulazione dello stress ossidativo e infiammazione
✔ Supporto a recupero tissutale e funzionale
✔ Interesse crescente in ortopedia e medicina sportiva equina
❗ Necessità di protocolli strutturati e corretta indicazione clinica perché non basta essere veterinari, aver visto 2 video su YouTube e comprare un macchinario cinese per definirsi ozonoterapeuti (tralasciando i faidate non laureati)



NUOVE FRONTIERE: COSA SI STA MUOVENDO?

Accanto alle terapie già consolidate, la ricerca si sta spostando verso approcci biologici ancora più sofisticati.

Tra le linee più promettenti troviamo:

* esosomi e vescicole extracellulari, con potenziale effetto immunomodulante e rigenerativo
* secretoma cellulare, cioè fattori bioattivi rilasciati dalle cellule staminali
* terapia genica intra-articolare, ancora molto sperimentale
* ortobiologici combinati, che integrano cellule, PRP e biomateriali

Sono tecniche che potrebbero rappresentare il futuro della medicina rigenerativa equina, ma ad oggi richiedono ancora validazione clinica, standardizzazione e prudenza.



CONCLUSIONI

La medicina rigenerativa nel cavallo ha fatto passi enormi.

Non siamo più nella fase delle sole infiltrazioni sintomatiche, ma in un’epoca in cui l’obiettivo è modulare, supportare e favorire la riparazione biologica dei tessuti.

Tuttavia, serve realismo.

Tra terapie realmente utili e soluzioni spinte più dal marketing che dalla scienza, la vera differenza resta una:

👉 la corretta indicazione clinica.

Perché nella medicina rigenerativa, come spesso accade, non tutto ciò che è innovativo è automaticamente efficace.

Dr Ettore Ballardini DVM

BIBLIOGRAFIA

* Bocci V. (2011). Ozone: A New Medical Drug. Springer
* Boswell S.G. et al. (2014). Platelet-rich plasma: a milieu of bioactive factors. Arthroscopy
* Caplan A.I. (2017). Mesenchymal stem cells: time to change the name. Stem Cells Translational Medicine
* Fortier L.A., Travis A.J. (2011). Stem cells in veterinary medicine. Stem Cell Research & Therapy
* Frisbie D.D. et al. (2007). Evaluation of autologous conditioned serum. Osteoarthritis and Cartilage
* Re L. et al. (2014). Ozone therapy: clinical and biological evidence. International Journal of Ozone Therapy
* Smith R.K.W. (2008). Mesenchymal stem cell therapy for equine tendon injury
* Smith R.K.W. et al. (2013). Stem cell therapy in equine tendon repair
* Textor J. (2011). Platelet-rich plasma in equine medicine. Veterinary Clinics of North America: Equine Practice

SCHIENA, BACINO E SACROILIACA: LE FALSE ZOPPIE DEL CAVALLOQuando un cavallo presenta un’andatura irregolare, il primo im...
16/05/2026

SCHIENA, BACINO E SACROILIACA: LE FALSE ZOPPIE DEL CAVALLO

Quando un cavallo presenta un’andatura irregolare, il primo impulso è quasi sempre quello di cercare il problema nell’arto che “sembra” zoppicare.
È comprensibile, ma spesso è un errore.

Nel cavallo sportivo, infatti, non tutte le zoppie nascono nell’arto in cui si manifestano. In diversi casi, l’irregolarità locomotoria che osserviamo è solo la conseguenza secondaria di un dolore o di una disfunzione localizzata più in alto, a livello di schiena, bacino o regione sacroiliaca, dove i segni clinici sono spesso vaghi, multifattoriali e non sempre facilmente localizzabili.

Il problema non è sempre dove si vede

Il cavallo è un grande compensatore.
Quando una regione corporea è dolente o funziona male, l’animale modifica in modo più o meno evidente:
• distribuzione del peso
• ampiezza della falcata
• spinta del posteriore
• mobilità del dorso
• uso dell’incollatura
• traiettoria in curva
• qualità delle transizioni

Per questo motivo, un cavallo può apparire zoppo di un anteriore o di un posteriore, mentre la sede primaria del problema si trova in realtà nel dorso, nel bacino o nella regione sacroiliaca. Le strategie compensatorie nel cavallo con zoppia sono state documentate anche sperimentalmente, a conferma del fatto che l’asimmetria osservata non coincide sempre con il punto d’origine del dolore.

SCHIENA: quando il cavallo “non zoppica”, ma si muove male

Il dolore toracolombare nel cavallo non si presenta sempre come una zoppia netta e scolastica.
Molto più spesso si manifesta come:
• rigidità del dorso
• ridotta oscillazione della colonna
• scarsa propulsione dei posteriori
• difficoltà di flessione laterale
• resistenza al lavoro
• peggioramento sotto sella
• transizioni sporche
• calo di rendimento

Diversi lavori riportano che i cavalli con back pain mostrano frequentemente scarsa impulsione del treno posteriore, rigidità muscolare, dolore alla palpazione e difficoltà nel piegarsi correttamente, mentre il segno “zoppia” può anche non essere dominante. In altre parole, il proprietario spesso riferisce: “non è proprio zoppo, però si muove male”. E clinicamente, quella frase conta parecchio.

BACINO: il grande generatore di compensazioni

Il bacino è un nodo biomeccanico centrale per la trasmissione della forza prodotta dal treno posteriore.
Quando questa regione perde funzionalità, il cavallo può mostrare:
• riduzione della spinta
• difficoltà nelle partenze al galoppo
• falcata caudale ridotta
• lavoro scarso in salita o in raccolta
• disunione
• asimmetria della groppa
• riluttanza all’impegno del posteriore

Il punto critico è che questi quadri possono essere facilmente scambiati per problemi più “distali”, come garretto, grassella, sospensore o piede posteriore. Ed è proprio qui che nasce la falsa zoppia: il clinico rischia di inseguire la sede dove la compensazione si rende più evidente, invece di identificare il distretto che l’ha generata. La letteratura recente su back pain e poor performance insiste molto sulla necessità di una valutazione globale e non segmentaria del cavallo atleta.

SACROILIACA: spesso evocata, non sempre capita

La regione sacroiliaca è una delle aree più delicate da interpretare.
Da un lato, il suo coinvolgimento è riconosciuto come possibile causa di poor performance e irregolarità locomotoria. Dall’altro, la diagnosi è complessa perché si tratta di una sede profonda, difficilmente accessibile e con segni clinici poco specifici.

I cavalli con interessamento della regione sacroiliaca possono presentare:
• riduzione della spinta
• difficoltà a mantenere il galoppo
• cambi di galoppo disuniti o sporchi
• riluttanza al salto
• difficoltà a lavorare su una mano
• dolore evocabile con alcuni test provocativi
• zoppia posteriore vaga, intermittente o alternante
• semplice calo di performance

È quindi una regione che può simulare una zoppia posteriore distale, ma raramente si presenta in forma “pulita”. Più spesso il quadro è sindromico, con sovrapposizione di dolore muscolare, rigidità del dorso, adattamenti posturali e compensi locomotori. Anche per questo l’analgesia diagnostica della regione sacroiliaca è stata studiata, ma resta una procedura che richiede attenzione tecnica e interpretativa.

Il cavallo che cala di rendimento va sempre ascoltato

Un punto molto importante è questo:
molti cavalli con problemi di schiena, bacino o sacroiliaca non arrivano alla visita come zoppie conclamate, ma come cavalli che:
• rendono meno
• si irrigidiscono
• cambiano carattere sotto sella
• rifiutano alcune richieste
• peggiorano in curva
• perdono qualità del galoppo
• “si tengono” dietro
• non lavorano più come prima

Gli studi sul cavallo montato mostrano chiaramente che l’osservazione in lavoro può essere determinante per riconoscere segni di dolore muscoloscheletrico che a terra risultano sfumati o poco evidenti. Questo è particolarmente vero nei casi di zoppia di basso grado e poor performance.

Perché si sbaglia diagnosi

Gli errori più comuni, in questi casi, sono quattro:

1. Guardare solo l’arto
Se si limita la visita alla regione in cui si vede l’irregolarità, si rischia di trattare una manifestazione secondaria.

2. Fidarsi di un singolo rilievo
Una dolorabilità alla palpazione, da sola, non basta. Anche la schiena del cavallo sano può mostrare reattività variabile, e l’interpretazione deve essere contestualizzata.

3. Non osservare il cavallo in tutte le condizioni utili
Rettilineo, circolo, transizioni, partenze al galoppo, eventualmente lavoro montato: rinunciare a questi passaggi significa spesso perdere il quadro reale.

4. Cercare una diagnosi “romantica” invece di una diagnosi clinica
La sacroiliaca, come il dorso, non deve diventare una parola rifugio quando non si sa dove andare. Serve metodo, non suggestione.

Come dovrebbe essere affrontato il caso

Quando si sospetta una falsa zoppia o un’origine “alta” dell’irregolarità locomotoria, la valutazione deve essere ampia e ragionata. In genere è utile considerare:
• esame in stazione
• simmetria muscolare
• valutazione del dorso e della regione glutea
• palpazione e mobilizzazione
• osservazione al passo e al trotto in rettilineo
• circolo
• transizioni
• galoppo
• eventuale osservazione sotto sella
• test diagnostici mirati
• imaging quando realmente indicato

Le revisioni recenti sul mal di schiena equino sottolineano proprio questo: nessun singolo test è sufficiente da solo, e la diagnosi deriva dall’integrazione di anamnesi, esame clinico, osservazione dinamica e diagnostica per immagini.

OZONOTERAPIA NEL MAL DI SCHIENA, BACINO E SACRO-ILIACA

L’ozonoterapia sta trovando sempre più spazio nel trattamento del dolore lombare, delle tensioni miofasciali del bacino e delle problematiche dell’articolazione sacro-iliaca, soprattutto nei casi cronici dove contrattura muscolare, infiammazione e rigidità sono all’ordine del giorno.

L’infiltrazione di miscele di ossigeno-ozono a basse concentrazioni può contribuire a ridurre l’infiammazione locale, migliorare la microcircolazione e diminuire lo spasmo muscolare riflesso. In molti pazienti si osserva un effetto mio-rilassante piuttosto rapido, con riduzione della sensazione di “schiena bloccata”, miglioramento della mobilità del bacino e minore dolore alla palpazione delle zone paravertebrali e sacro-iliache.

A livello biologico, l’ozono medicale sembra modulare alcuni mediatori dell’infiammazione e dello stress ossidativo, favorendo inoltre una migliore ossigenazione tissutale. Questo può tradursi in un recupero funzionale più rapido, specialmente se associato a fisioterapia, esercizio controllato e correzione delle alterazioni posturali.

Nei dolori cronici lombosacrali, nelle sindromi miofasciali e nelle disfunzioni della sacro-iliaca, l’ozonoterapia viene spesso utilizzata come supporto integrativo per ridurre il ricorso continuativo ad antinfiammatori e miorilassanti sistemici, con il vantaggio di un approccio generalmente ben tollerato quando eseguito correttamente.

CONCLUSIONE

La vera domanda non è soltanto:
“quale arto sembra zoppicare?”

La domanda corretta è:
“da dove nasce davvero questa asimmetria?”

Nel cavallo atleta, schiena, bacino e regione sacroiliaca possono alterare profondamente la locomozione e simulare zoppie periferiche. Per questo, davanti a un cavallo che si muove male, cala di rendimento o mostra irregolarità poco chiare, bisogna smettere di guardare solo il punto in cui il problema “si vede” e iniziare a ragionare sulla catena biomeccanica che l’ha prodotto.

Ed è proprio lì che finisce la falsa zoppia e comincia la clinica vera. 🐴

Dr Ettore Ballardini DVM

BIBLIOGRAFIA
1. Domańska-Kruppa N, et al. Advances in the Clinical Diagnostics to Equine Back Pain. Animals (Basel). 2024.
2. Mayaki AM, et al. Clinical assessment and grading of back pain in horses. Equine Vet Educ. 2020.
3. Mayaki AM, et al. Clinical investigation of back disorders in horses. J Equine Sci. 2019.
4. Offord SCJ, et al. Complications following equine sacroiliac region analgesia. Vet Rec Open. 2021.
5. de Melo UP, et al. Multimodal therapy for treatment of equine back pain. Vet Med Int. 2021.
6. Marshall-Gibson ME, et al. Survey of equine veterinarians regarding primary back pain in horses. 2023.
7. Dyson S, et al. Application of the Ridden Horse Pain Ethogram to 150 Horses. 2023.
8. Dyson S, et al. Application of a Ridden Horse Pain Ethogram and Its Relationship with Musculoskeletal Pain. 2020.
9. Bragança FMS, et al. Adaptation strategies of horses with induced forelimb lameness at the walk. 2020.

12/05/2026
09/05/2026

Lovers




“IL TUO CAVALLO È NERVOSO… O STA CERCANDO DI DIRTI QUALCOSA?”Nel linguaggio comune si parla spesso di cavalli “caldi”, “...
09/05/2026

“IL TUO CAVALLO È NERVOSO… O STA CERCANDO DI DIRTI QUALCOSA?”

Nel linguaggio comune si parla spesso di cavalli “caldi”, “isterici”, “esuberanti” o semplicemente “nervosi”.
In realtà, dietro molti comportamenti considerati caratteriali si nascondono condizioni fisiche, gestionali o metaboliche ben precise. In numerosi casi il cavallo non sta “facendo il matto”: sta cercando di comunicare disagio. [McGreevy et al., 2012]

Un cavallo improvvisamente più reattivo, difficile da gestire, ansioso o aggressivo dovrebbe sempre essere valutato attentamente dal punto di vista clinico e gestionale.

1. IL DOLORE È UNA DELLE CAUSE PIÙ SOTTOVALUTATE

Dolori muscolari, dorsalgie, problemi articolari, ferrature scorrette, patologie dentali o zoppie lievi possono alterare profondamente il comportamento del cavallo. [Dyson, 2017]

Molti cavalli classificati come “nervosi” mostrano in realtà:

* difese durante il lavoro
* iperreattività improvvisa
* difficoltà nel rilassamento
* comportamenti di evitamento
* aggressività in grooming o sellaggio

Il dolore cronico spesso non produce una zoppia evidente, ma uno stato costante di tensione neuro-muscolare. [Lesimple & Hausberger, 2014]

2. LE ULCERE GASTRICHE POSSONO CAMBIARE IL COMPORTAMENTO

Le ulcere gastriche equine sono estremamente frequenti nei cavalli sportivi e da corsa. [Sykes et al., 2015]

Tra i sintomi più comuni troviamo:

* irritabilità
* calo della concentrazione
* nervosismo
* ridotta tolleranza al lavoro
* reazioni alla gamba o al sottopancia
* perdita di rendimento

In alcuni studi la prevalenza di ulcere gastriche nei cavalli da corsa supera l’80-90%. [Murray et al., 1996]

Spesso il cavallo “esplosivo” è semplicemente un cavallo che lavora convivendo con dolore gastrico cronico.

3. TROPPI AMIDI E ZUCCHERI POSSONO AUMENTARE L’ECCITABILITÀ

Diete ricche di cereali e amidi rapidamente fermentescibili possono influenzare il metabolismo energetico e il comportamento. [NRC, 2007]

Molti cavalli ricevono quantitativi energetici superiori al reale fabbisogno lavorativo.
Il risultato è un eccesso di energia associato talvolta a:

* maggiore reattività
* aumento dello stress
* tensione muscolare
* difficoltà di gestione

In diversi casi la correzione alimentare migliora sensibilmente il comportamento del cavallo senza necessità di sedativi o integratori calmanti. [Bulmer et al., 2015]

4. CARENZE MINERALI E SQUILIBRI NUTRIZIONALI

Magnesio, sodio, potassio e altri minerali svolgono un ruolo importante nella funzione neuromuscolare. [Geor et al., 2013]

Carenze o squilibri possono contribuire a:

* irritabilità
* fascicolazioni muscolari
* ipersensibilità
* difficoltà di recupero
* scarso controllo emotivo

Anche la disidratazione cronica lieve può influenzare negativamente il benessere generale del cavallo atleta.

5. TROPPO BOX E POCO MOVIMENTO

Il cavallo è un animale progettato per muoversi continuamente e vivere in gruppo. [McGreevy, 2004]

La restrizione prolungata in box può aumentare:

* stress
* stereotipie
* iperreattività
* ansia
* comportamenti aggressivi

Molti cavalli migliorano semplicemente aumentando:

* paddock
* movimento libero
* contatti sociali
* tempo di pascolo

Un cavallo chiuso 22 ore al giorno e alimentato con razioni energetiche elevate difficilmente potrà essere mentalmente rilassato.

6. STRESS DA ALLENAMENTO E COMPETIZIONE

Trasporti frequenti, gare, ambienti rumorosi, cambi di routine e allenamenti intensi rappresentano importanti fattori di stress. [Fazio et al., 2018]

L’attivazione cronica del sistema neuroendocrino può portare a:

* aumento del cortisolo
* ipervigilanza
* ridotta capacità di recupero
* calo delle performance
* irritabilità crescente

Talvolta il cavallo “nervoso” è semplicemente un atleta sovraccaricato.

7. ESPERIENZE NEGATIVE E MEMORIA EMOTIVA

Il cavallo possiede una notevole memoria associativa. [Hanggi, 2005]

Esperienze traumatiche o gestioni scorrette possono lasciare tracce comportamentali persistenti:

* paura del trailer
* reazioni improvvise
* ansia anticipatoria
* sfiducia verso l’uomo

Punizioni eccessive o lavoro incoerente peggiorano frequentemente il problema.

8. DOLORE MUSCOLARE E RECUPERO INSUFFICIENTE

Microtraumi muscolari, affaticamento e recuperi non adeguati possono aumentare rigidità e irritabilità. [Kingston et al., 2017]

Nel cavallo atleta il monitoraggio del recupero fisico è fondamentale:

* frequenza cardiaca
* lattato
* stato muscolare
* qualità del sonno
* appetito
* comportamento

Molti segnali comportamentali rappresentano indicatori precoci di sovraccarico.

9. A VOLTE È DAVVERO QUESTIONE DI GESTIONE

Routine incoerenti, richieste confuse, eccesso di pressione o lavoro monotono possono trasformare anche un cavallo equilibrato in un soggetto difficile.

Il comportamento del cavallo è quasi sempre multifattoriale.
Ridurre tutto a “ha un brutto carattere” è spesso una semplificazione comoda ma clinicamente povera.

IL RUOLO DELL’OZONOTERAPIA

Negli ultimi anni l’ozonoterapia sta trovando crescente interesse anche nel supporto del cavallo sportivo e nella gestione di condizioni dolorose croniche. [Bocci, 2011]

Attraverso i suoi effetti biologici su microcircolazione, metabolismo ossidativo e modulazione infiammatoria, l’ozono medicale potrebbe contribuire indirettamente a migliorare comfort e qualità del recupero in alcuni soggetti selezionati. [Elvis & Ekta, 2011]

In presenza di dolore muscolare, problematiche articolari o stati infiammatori cronici, una migliore condizione fisica generale può tradursi anche in un comportamento più rilassato e collaborativo.

Naturalmente il comportamento “nervoso” non deve mai essere affrontato esclusivamente con terapie sintomatiche senza una corretta diagnosi clinica e gestionale.

Dr Ettore Ballardini DVM

BIBLIOGRAFIA

* Bocci V. (2011). Ozone: A New Medical Drug. Springer.
* Bulmer L. et al. (2015). The effects of diet on equine behaviour. Veterinary Clinics of North America: Equine Practice.
* Dyson S. (2017). Pain and poor performance in the sport horse. Equine Veterinary Education.
* Elvis A.M., Ekta J.S. (2011). Ozone therapy: A clinical review. Journal of Natural Science, Biology and Medicine.
* Fazio E. et al. (2018). Physiological stress in sport horses. Journal of Veterinary Behavior.
* Geor R., Harris P., Coenen M. (2013). Equine Applied and Clinical Nutrition.
* Hanggi E. (2005). The thinking horse: cognition and perception. AAEP Proceedings.
* Kingston J.K. et al. (2017). Conditioning sport horses and recovery management. Equine Exercise Physiology.
* Lesimple C., Hausberger M. (2014). How accurate are we at assessing equine welfare? Animal Welfare.
* McGreevy P. (2004). Equine Behavior: A Guide for Veterinarians and Equine Scientists.
* McGreevy P. et al. (2012). Horse behavior and welfare. Journal of Veterinary Behavior.
* Murray M.J. et al. (1996). Gastric ulceration in horses. Equine Veterinary Journal.
* NRC (2007). Nutrient Requirements of Horses. National Research Council.
* Sykes B.W. et al. (2015). European consensus on Equine Gastric Ulcer Syndrome. Equine Veterinary Education.

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