25/12/2025
B U O N. N A T A L E
“BRIGLIA CARPICA, TENDINE FLESSORE SUPERFICIALE E PROFONDO”: biomeccanica, rischio per disciplina, infortuni e diagnosi differenziale
Tradizionalmente, le patologie del carpo nel cavallo sono state associate prevalentemente a lesioni ossee e articolari. Tuttavia, negli ultimi vent’anni è cresciuta l’attenzione clinica verso le strutture molli della faccia caudale del carpo, il cui coinvolgimento può determinare quadri clinici subdoli, intermittenti e fortemente influenzati dal tipo di lavoro svolto.
Tali lesioni infatti rappresentano una causa sempre più frequente ma ancora spesso sottodiagnosticata di zoppia e riduzione della performance nel cavallo sportivo. In particolare, la briglia carpale (check ligament prossimale), il tendine flessore digitale superficiale (SDFT) e il tendine flessore digitale profondo (DDFT) sono sottoposti a carichi elevati e differenziati a seconda della disciplina praticata.
Il crescente livello di intensità, specializzazione e ripetitività dell’allenamento nelle diverse discipline equestri ha reso queste strutture particolarmente vulnerabili a fenomeni di overuse e microtraumatismo cumulativo.
Questo articolo fornisce una revisione integrata di anatomia funzionale, biomeccanica, fattori di rischio, presentazione clinica e criteri diagnostici, con un confronto specifico tra discipline, comprese dressage, salto ostacoli, endurance, corse al trotto e galoppo.
ANATOMIA FUNZIONALE DELLA REGIONE CAUDALE CARPALE
La faccia palmare del carpo ospita un complesso sistema di strutture deputate alla limitazione dell’iperestensione e alla trasmissione delle forze dall’arto al tronco:
• Briglia carpale (check ligament prossimale): struttura legamentosa che connette il radio al SDFT, con funzione di contenimento dell’allungamento tendineo.
• SDFT: elemento elastico principale dell’apparato flessore, sottoposto a carichi elevati in appoggio e spinta.
• DDFT: tendine profondo con ruolo cruciale nel controllo dell’appoggio distale, che attraversa il carpo all’interno di un canale fibro-osseo.
• Guaina carpale e legamento palmare del carpo: strutture di scorrimento e stabilizzazione.
L’interdipendenza funzionale tra queste componenti spiega perché una lesione isolata sia relativamente rara e perché siano frequenti quadri combinati o sequenziali.
BIOMECCANICA e MECCANISMI di LESIONE
Durante il movimento, soprattutto alle andature veloci o in condizioni di curva, il carpo è sottoposto a:
• iperestensione ciclica
• forze torsionali
• asimmetrie di carico tra arto interno ed esterno
Il lavoro in cerchio, le superfici non ottimali e l’elevato volume di esercizio amplificano tali forze, favorendo:
• desmopatie della briglia carpale
• tendinopatie prossimali del SDFT
• lesioni subdole del DDFT carpale
• tenosinoviti secondarie
PRESENTAZIONE CLINICA e DIAGNOSI DIFFERENZIALE
Briglia carpale
• Zoppia lieve–moderata, spesso intermittente
• Peggioramento evidente in cerchio
• Dolore profondo e localizzato caudalmente al carpo
• Gonfiore spesso minimo o assente
SDFT (regione carpale)
• Zoppia più chiaramente legata al carico
• Talora dolore più diffuso alla palpazione
• Possibile associazione con lesioni metacarpali
DDFT (regione carpale)
• Zoppia subdola, talvolta incoerente
• Frequente coinvolgimento della guaina carpale
• Diagnosi spesso complessa, imaging avanzato utile
L’ecografia mirata alla regione carpale, eseguita con approccio sistematico e comparativo, rappresenta lo strumento diagnostico di prima scelta.
CONFRONTO PER DISCIPLINE
Dressage
• Struttura più colpita: briglia carpale
• Meccanismo: raccolta, lavoro laterale, curve frequenti
• Segno chiave: rigidità, perdita di flessione su una mano
Salto ostacoli
• Struttura più colpita: SDFT
• Meccanismo: picchi di carico in atterraggio
• Segno chiave: dolore post-lavoro o post-gara
Endurance
• Struttura più colpita: DDFT
• Meccanismo: volume elevato, superfici variabili
• Segno chiave: zoppia progressiva, tenosinovite
Corse al trotto
• Struttura più colpita: briglia carpale
• Meccanismo: trotto ad alta velocità, curve ripetute
• Segno chiave: calo di prestazione visibile solo in curva
Corse al galoppo
• Struttura più colpita: SDFT
• Meccanismo: iperestensione estrema ad alta velocità
• Segno chiave: zoppia acuta o rapidamente progressiva
GESTIONE e PREVENZIONE
La prevenzione delle lesioni carpali dei tessuti molli si basa su:
• bilanciamento tra lavoro in rettilineo e in curva
• uso di cerchi ampi
• attenzione alla qualità della superficie
• progressione graduale dei carichi
• controllo dell’appoggio e della ferratura
• monitoraggio precoce di rigidità e asimmetrie
Il rientro al lavoro deve essere specifico per la struttura coinvolta e guidato dal monitoraggio clinico ed ecografico.
TERAPIA
TERAPIE MODERNE (evidence-based o in consolidamento clinico)
1. Gestione conservativa strutturata (gold standard iniziale)
È la base di qualsiasi protocollo, indipendentemente dalla tecnologia impiegata.
Componenti
• Riduzione del carico meccanico
• Lavoro iniziale in rettilineo
• Progressione lenta e monitorata
• Controlli ecografici seriati
📌 Fondamentale soprattutto per briglia carpale e lesioni prossimali lievi di SDFT/DDFT.
2. TERAPIE BIOLOGICHE RIGENERATIVE
PRP (Plasma Ricco di Piastrine)
• Stimola guarigione tissutale tramite fattori di crescita
• Utilizzato in:
• desmopatie della briglia carpale
• tendinopatie prossimali di SDFT
• Migliori risultati se applicato precocemente
📌 Evidenza clinica buona, soprattutto per lesioni non croniche.
Cellule staminali (MSC)
• Utilizzate soprattutto per SDFT e DDFT
• Migliorano qualità del tessuto cicatriziale
• Tempi di recupero lunghi ma minore recidiva
📌 Costose, ma valide nei cavalli sportivi di alto livello.
PRP OZONIZZATO e SANGUE AUTOLOGO OZONIZZATO
l’ozonizzazione amplifica e decuplica gli effetti del sangue e del prp
3. Onde d’urto extracorporee (ESWT)
• Effetto:
• analgesico
• neovascolarizzante
• stimolo alla rigenerazione
• Indicate per:
• briglia carpale cronica
• tendinopatie prossimali resistenti
⚠️ Attenzione all’effetto analgesico: rischio di sovraccarico precoce.
4. Iniezioni loco-regionali ecoguidate
• Acido ialuronico (guaina carpale)
• Corticosteroidi con cautela (infiammazione marcata)
• Combinazioni HA + PRP
📌 Utili soprattutto in tenosinoviti carpali secondarie.
5. Fisioterapia e riabilitazione avanzata
• Laser ad alta potenza
• Tecarterapia
• Esercizi propriocettivi progressivi
• Lavoro in acqua (quando disponibile)
📌 Cruciale per prevenire recidive, spesso sottovalutata.
6. Ozonoterapia: sempre più diffusa ed efficace perché:
• riduce l’infiammazione
• migliora l’ossigenazione dei tessuti ed effetto
• allevia il dolore
• effetto neoangiogenico
• stimolazione endogena rigenerativa tissutale
TERAPIE TRADIZIONALI e “antiche” (storiche e ancora discusse)
1. Riposo prolungato assoluto
Storicamente molto utilizzato.
❌ Oggi considerato poco ottimale perché:
• favorisce tessuto cicatriziale disorganizzato
• peggiora il recupero funzionale
✔️ Sostituito da riposo attivo controllato.
2. Blistering e firing (cauterizzazione)
Pratiche storiche basate su:
• irritazione locale
• stimolo infiammatorio forzato
❌ Oggi sconsigliate e spesso vietate
• nessuna evidenza scientifica moderna
• rischio di danni permanenti
📌 Importante citarle come contesto storico, non come opzione terapeutica attuale.
3. Impacchi, bendaggi e terapie termiche
• Crioterapia: ancora valida nella fase acuta
• Impacchi freddi o argilla: effetto antiedemigeno
• Bendaggi compressivi: supporto secondario
✔️ Utili come supporto, non come terapia unica.
4. Fitoterapia e medicina empirica
• Arnica, artiglio del diavolo, ippocastano
• Uso storico per dolore e infiammazione
⚠️ Evidenze scientifiche limitate o assenti
✔️ Possono avere ruolo complementare, non sostitutivo
TERAPIA CHIRURGICA
Desmotomia della briglia carpale
• Indicata in casi cronici refrattari
• Migliora la biomeccanica riducendo la trazione sul SDFT
📌 Usata soprattutto in cavalli da corsa o sportivi selezionati
⚠️ Non priva di conseguenze biomeccaniche → scelta ponderata
Dr Ettore Ballardini DVM
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