Giochi di equilibrio di una psicoterapeuta sul cavallo a dondolo

Giochi di equilibrio di una psicoterapeuta sul cavallo a dondolo Sono Arianna Di Napoli ho 43 anni e ho fatto della mia passione il mio lavoro. “In nomen est omen?

Sul cambiamento se ne dicono tante, come se fosse una porta pronta da attraversare, e l’unica fatica fosse mettere un pi...
10/05/2021

Sul cambiamento se ne dicono tante, come se fosse una porta pronta da attraversare, e l’unica fatica fosse mettere un piedino dall’altra parte, come se dovessimo intingerci in un lago tiepido e accogliente.

No, il cambiamento terrorizza, a volte così tanto che il solo guardare troppo in là ci fa ve**re il mal di mare, proprio come se fossimo barchette nell’oceano.

Cambiare qualcosa vuol dire rinunciare a tanto altro che ci ha accompagnato per migliaia di giornate, tanto altro che, piacendoci o meno, definisce chi siamo.

Quando sei pronti ad immaginare il cambiamento, non sempre sei preparato ad affrontarne le conseguenze e a dover rinunciare a quelle parti che ti hanno tenuto compagnia per tanto tempo.

Se vuoi capire perché non provi nemmeno a cambiare prova a chiederti cosa di buono ti trattiene.

È sbagliato pensare che chi non sceglie non scelga, chi non sceglie, sceglie di non scegliere.

Trascurando il fatto che nelle tue scelte ci sono milioni di motivazioni, a volte nascoste nelle pieghe delle famiglie, che limitano l’ampiezza dell'orizzonte.

Tutto, o quasi, si può scalfire in qualche punto, a patto di non pretendere di essere tutt’altro rispetto alla persona che sei.

Se non vuoi che questo sia l’ennesimo sogno di cambiamento sappi che sarà difficile.

Non avere timore a chiedere aiuto durante il cammino, metti in conto vari scivoloni e ricordati che tifo per te, anche se non dovessi riuscirci, anche se dovessi capire che il posto in cui volevi andare somiglia molto a quello in cui sei già, soltanto con le pareti di un colore più brillante.

Raggiungere un obiettivo è relativamente facile rispetto a mantenerlo. E per quanto riguarda la perdita di peso si trala...
27/04/2021

Raggiungere un obiettivo è relativamente facile rispetto a mantenerlo. E per quanto riguarda la perdita di peso si tralasciano spesso gli aspetti psicologici che ci permettono di mantenere la rotta.

Quindi succede che una volta raggiunto il peso desiderato non si riesca a mantenerlo perché centrato il bersaglio si perdono focalizzazione e motivazione o perché il percorso intrapreso ha portato a sacrifici insormontabili o perché non si è capita l'importanza di un cambiamento di abitudini da portare avanti nel tempo.

È importante essere agente attivo nel proprio cambiamento, affrontando ostacoli e difficoltà e mettendo in atto strategie che con il tempo e la costanza diventino pensieri e comportamenti naturali e si trasformino in nuove abitudini.

Il rapporto con l'alimentazione ed il corpo non è solo fisiologia ma è anche legato a bisogni trascurati, sogni lasciati ammuffire nel cassetto, emozioni non espresse o mancanza di piacere ed entusiasmo.

Cosa si può fare in linea generale?
> scrivi i vantaggi della perdita di peso e rileggili quando senti che stai cedendo
> premiati per ogni comportamento funzionale al mantenimento del tuo obiettivo
> mangia seduto a tavola
> organizza bene la spesa
> uscire a cena non implica per forza esagerare con la quantità o mangiare junk-food
> identifica i tuoi pensieri sabotatori
> elenca le emozioni e le sensazioni che ti portano a mangiare in eccesso o quando non hai fame
> concentrati sulle cose piacevoli della tua vita

Il problema non è dimagrire ma imparare ad alimentarsi in modo equilibrato e giusto per te.

Affidarsi a dei professionisti come nutrizionista e psicoterapeuta ti aiuterà a creare il tuo percorso personalizzato e non ti toglierà il sorriso 🙂

Ti sei mai reso conto di quanto sopravvaluti quello che puoi raggiungere in molto tempo e sottovaluti quello che puoi ra...
12/04/2021

Ti sei mai reso conto di quanto sopravvaluti quello che puoi raggiungere in molto tempo e sottovaluti quello che puoi raggiungere nel breve termine?

Davvero credi che il tuo "io futuro" sarà disciplinato, avrà una forza di volontà incredibile, sarà costante, affronterà le difficoltà nel modo più funzionale, riuscirà ad essere felice?

Uno studio ha rivelato che quando pensiamo al nostro "io futuro" il nostro cervello ha la stessa percezione di quando pensiamo ad una celebrity o ad un nostro modello di riferimento.

Ti do una cattiva notizia, o forse no: il tuo "io futuro" lo costruisci adesso, in questo preciso momento decidendo cosa fare per avvicinarti alla persona che vuoi diventare.

Sono una grande sostenitrice dei piccoli passi, dei piccoli cambiamenti e le abitudini possono diventare le tue alleate. Come?

Per costruire il tuo futuro impara a scegliere una piccola azione da attuare nella tua routine e quotidiana per accrescere una tua abilità.

Talvolta impedisci a te stesso di iniziare un percorso perché non sai dove ti porterà né quali siano i passi da compiere.

Fare tutto bene alla prima, fare la scelta giusta, “indovinarle” tutte… questa pressione porta più a desistere che a metterti in gioco. Risultato: nemmeno ci provi.

I coraggiosi si concedono il "permesso di fallire" e per questo superano i propri limiti, perché non si fermano quando sbagliano. E si concentrano sulle loro potenzialità affrontando i limiti a testa alta.
E non sai quante volte sono stati rifiutati o quante volte hanno dubitato di sé stessi, delle proprie capacità o del proprio progetto, se e quante volte sono stati derisi. Ma questo non li ha fatti desistere.

Funziona così spesso e volentieri, strade in discesa ne ho viste poche e poi non conta solo tagliare il traguardo, ma come ci arrivi. E sono proprio gli inciampi che ti irrobustiscono e ti permettono di mantenere il risultato.

In America e nei paesi anglosassoni è diffusa la mentalità del “fail fast, learn fast”: fallisci velocemente per imparare velocemente. Ogni errore è un insegnamento, un feedback che permette di migliorare.

Puoi provare a fare tuo questo slogan?
Oltre la paura e non sentirsi all'altezza..

Ebbene sì, procrastinare ti porta a ritardare volontariamente un'azione nonostante tu sia consapevole delle conseguenze....
31/03/2021

Ebbene sì, procrastinare ti porta a ritardare volontariamente un'azione nonostante tu sia consapevole delle conseguenze.

È uno dei modi di voler far scomparire dalla tua mente quello che ti assilla, ti annoia o di cui hai paura. Il problema è che tutto rimane lì immobile, occupando uno spazio dei tuoi pensieri e della tua energia tanto da diventare così pesante da non riuscire più ad affrontarlo.

Una bolletta non pagata, l'esercizio fisico rimandato, il mangiare equilibrato che ti porta a divorare tutto perché poi non puoi più farlo (e intanto il tuo stato psico fisico peggiora), lo studio per un esame che ormai è alle porte, una telefonata di lavoro, il primo passo verso un cambiamento, obiettivi poco realistici e quindi supercomplicati da raggiungere... e chi più ne ha più ne metta.

“Inizio domani” viene percepito come una scappatoia dalla tensione cognitiva ed emotiva ma bisogna ricordare che a volte il blocco è fatto di paure irrazionali. Che poi spesso, quando affronti un problema ti rendi conto di quanto le previsioni pessimistiche fossero infondate (“tutto qui?”).

E intanto aumenta il costo, la difficoltà, la minaccia e tu ti senti sempre meno capace di affrontare quello che hai messo in un angolino.

Cresce l'ansia, il dovere incombe e tu sei lì che temporeggi, senti il tempo che scorre ma rimani immobile a cercare il momento giusto, a risolvere ogni dubbio o a fare solo quello che ti viene semplice.

E comunque ricordati che non decidere è già una decisione.

Ma veniamo a noi, se quella cosa la vedessi come un'intenzione invece che come una costrizione? Come?

1. Fai una lista delle priorità e applica piccoli atti di volontà che tagliano di netto inerzia ed esitazioni che ti rallentano ed appesantiscono
2. Decidi un tempo durante la giornata dove dedicare 15 minuti a queste attività
3. Scomponi l'attività, se possibile, in modo da non affrontare tutto il carico in una volta
4. Trova una frase che ti motivi
5. Fatto è meglio che perfetto. Quando inizi e metti una base poi ci lavori con meno fatica per migliorarla
6. Decidi il tuo premio una volta finito.

Ti va di scegliere qualcosa che stai rimandando da tempo e farmi sapere poi come va?

In questo periodo sempre più persone mi stanno chiedendo se la loro tristezza è normale oppure sono depressi. Il periodo...
25/03/2021

In questo periodo sempre più persone mi stanno chiedendo se la loro tristezza è normale oppure sono depressi.

Il periodo che stiamo vivendo è oggettivamente difficile perché ci priva di alcune libertà di scelta e ci ha tolto parte dei nostri svaghi e modalità di scaricare le tensioni della giornata. Limitazioni e restrizioni che durano da un anno e che non sappiamo quando finiranno.

L'incertezza e il senso di precarietà portano ad essere tristi, ansiosi e a volte apatici.

La differenza con la temuta depressione risiede nel fatto di riuscire comunque ad andare a scuola, al lavoro, mantenere relazioni sociali positive, seppur a distanza, e provare soddisfazione nello svolgere attività che si ritengono piacevoli.

Questo permette di capire che il tono dell'umore dipende dal momento e credo che chiunque di noi ora come ora non faccia salti di gioia.

Per non parlare poi dei disturbi del sonno e nel rapporto con il cibo, che sono aumentati durante l'ultimo anno e vanno ad influire sulla nostra energia ed emotività.

Nella depressione il senso di disperazione, incapacità, stanchezza e inerzia sono così forti da non permettere di svolgere una vita, che per quanto cambiata dalla pandemia, sia simile a quella precedente.

Prima di farti un'autodiagnosi di depressione e di prendere qualche pillolina rivolgiti ad un professionista che ti aiuterà a capire il reale problema e trovare il modo di risolverlo.

Hai mai avuto la sensazione di perdere controllo sul cibo?Hai mai mangiato fino a sentirti scoppiare?Ti sei nascosto dag...
23/03/2021

Hai mai avuto la sensazione di perdere controllo sul cibo?
Hai mai mangiato fino a sentirti scoppiare?
Ti sei nascosto dagli altri mentre lo facevi?
Hai provato piacere o era solo un modo per riempirti?
Come ti sei sentito dopo? Sensi di colpa, vergogna, inadeguatezza...

Queste sono alcune caratteristiche di un abbuffata.

Cosa si nasconde dietro questo comportamento? Dipende dal vissuto personale, dai pensieri, dal contesto sociale, dalla famiglia e chi più ne ha più ne metta.

Oggi però ne vorrei considerare uno in particolare che prende il nome di "fuga dalla consapevolezza".

Di fronte a situazioni ritenute troppo impegnative da affrontare ed in cui ci si sente impreparati, non all'altezza o si teme un fallimento o in presenza di emozioni scomode si usa la strategia di spostare l'attenzione dai problemi al cibo.

Da un lato cercare di mettere su un piano fisico qualcosa che appartiene alla sfera psicologica da la sensazione di poterla gestire meglio ma provare a mettere in stand by il proprio disagio un questo modo lo amplifica portando con sé delle conseguenze.

Infatti oltre a non affrontare e risolvere il problema 1 si aggiunge il problema 2, che va ad influire in modo importante sull'autostima e l'autoefficacia aumentando il senso di incapacità nell'affrontare qualsiasi difficoltà e continuando a perpetuare il circuito.

Per questo motivo spesso, quando inizio un percorso di psicoterapia con persone che hanno questo tipo di problemi, non si parla di cibo ma di vita.

La soluzione c'è, troviamola insieme.

La prevenzione è sempre stata poco considerata da tutti perché nella nostra cultura per ogni sintomo abbiamo il giusto r...
19/03/2021

La prevenzione è sempre stata poco considerata da tutti perché nella nostra cultura per ogni sintomo abbiamo il giusto rimedio, la pillolina magica.

Per ca**tà nulla di sbagliato ma se potessimo non arrivare a questo punto? Capire su cosa abbiamo potere e lavorarci per risolverlo? Come?

Ormai hai imparato che non mi piace generalizzare ma vorrei darti dei suggerimenti:
1. Quando ti rendi conto che il disagio, la tristezza, i pensieri negativi persistono per la maggior parte della giornata forse c'è qualcosa da cambiare
2. Quando non riesci a svagarti, sorridere, trovare gioia in quello che fai forse c'è un peso troppo grande da gestire da solo
3. Quando i pensieri sono troppi e le azioni sono poche forse non è solo stanchezza o pigrizia
4. Quando il cibo è una ricerca continua forse non è solo questione di fame o di gola
5. Quando il dormire è diventato difficoltoso e non ti svegli riposato forse non è solo un problema di igiene del sonno.

Se ti ritrovi in una o più di queste descrizioni, invece di temporeggiare e vedere cosa succede, ti consiglio di iniziare a fare qualcosa per il tuo benessere.

Un po' come fai con la tua macchina quando percepisci che ha qualche problemino e la porti del meccanico in modo da evitare che la situazione peggiori ed i costi diventino più importanti.

Ecco così fai anche con te stesso.

Oggi è la giornata nazionale della sensibilizzazione ai disturbi del comportamento alimentare. In Italia sono circa 3 mi...
15/03/2021

Oggi è la giornata nazionale della sensibilizzazione ai disturbi del comportamento alimentare.

In Italia sono circa 3 milioni le persone che soffrono di questo problema, senza contare che tanti non hanno diagnosi o che hanno problematiche sotto soglia, ma non per questo meno dolorose.

Non importa il peso ma la vergogna che provi, il disagio di sentirsi sempre imperfetto, di non piacersi mai, di darsi valore in base alla percezione del proprio corpo... passare le giornate a pensare che non ce la farai mai perché il disturbo urla più forte di te.

E cadi e ti rialzi in silenzio,  nascondendoti dagli altri perché vivi tutto come una colpa.

No! Non si sceglie di stare male e non sei debole!

Tutti abbiamo un tallone d'Achille e non per questo siamo rotti o indegni di amarci o essere amati.

Io vorrei avere la bacchetta magica per farti fare quel click, per farti vivere quel momento in cui ti dici: "Io non sono il mio problema, sono molto di più."

Ecco andare alla ricerca di se stessi affrontando il timore di guardarsi per la prima volta dopo tanto tempo, mettendo da parte giudizi e pregiudizi del come ti imposto di essere.

È quella libertà mancata che che ti tiene in apnea continua e che ti ha fatto diventare cieco e sordo di fronte alle tue emozioni e alla tua capacità di ottenere la vittoria!

Il controllo e l'ossessione continua che hanno preso il sopravvento e che ti impediscono di fare quel passo verso quello che ora percepisci un vuoto e che puoi riempire non con il cibo ma con qualcosa che per te è davvero importante.

Facile? Veloce? Sicuramente se non inizi non lo saprai mai.

La sofferenza è ingiusta ma spesso è la molla per partire verso un nuovo viaggio, posti sconosciuti ma sicuramente meno pericolosi di quello dove stai adesso.

È difficile parlarne e chiedere aiuto ma è proprio da questo piccolo passo che puoi partire per goderti nuovi paesaggi.

La restrizione cognitiva nei disturbi del comportamento alimentare è il tentativo pensato o messo in atto di limitare qu...
10/03/2021

La restrizione cognitiva nei disturbi del comportamento alimentare è il tentativo pensato o messo in atto di limitare quantità o qualità del cibo ingerito. Questo porta ad una rigidità che si generalizza ad altri ambiti della propria vita fino a comprometterne anche la parte sociale e lavorativa.

Questo senso di controllo è basato su alcune regole:
1. Cosa si può o non si può mangiare
2. Quanto mangiare (grammatura, kcal, carboidrati, grassi..)
3. Quando mangiare ( se mi sono allenata, una volta al giorno, da solo...)

L’autostima diventa secondaria al mantenimento della forma fisica, del numero sulla bilancia e del regime alimentare che, se seguito correttamente, porta a provare un senso di superiorità rispetto agli altri ma ha come rovescio della medaglia l’acuirsi di sentimenti di colpa e disagio quando non si riesce. Fino a sfociare nella maggior parte dei casi in vere e proprie abbuffate.

Infatti al contrario di quello che si pensa non serve una restrizione calorica vera e propria, il solo pensare ed imporsi regole così rigide porta al desiderio di concedersi ciò di cui si è tolto per tanto tempo che poi si riassume nella libertà di scelta.

Bisognerebbe ricordarsi che in quanto esseri umani non tutte le giornate sono uguali e questo riguarda anche l'assunzione di cibo, e che il nostro corpo è così intelligente che se riusciamo ad ascoltarlo non ci porta fuori rotta ma trova il suo equilibrio.

Tu sei molto di più del tuo corpo e il tuo valore non ha nulla a che vedere con la bravura nel seguire o meno regole che ti danno la falsa tranquillità di gestire un pezzo della tua vita, spesso perché senti che sul resto non hai potere o non sei "abbastanza". Non è questa la tua vittoria anzi, ti stai facendo un bello sgambetto!

Spesso è il giudizio che ti dai rispetto al mangiare un biscotto piuttosto che il biscotto stesso a scatenare pensieri e comportamenti di punizione, o del "ormai è andata tanto vale continuare, domani digiuno per compensare". E da qui parte la famosa ruota che non si ferma più.

 continua nei commenti -------->

Avere sogni ed obiettivi è quello che ti fa alzare la mattina e superare gli ostacoli e la stanchezza delle giornate. Qu...
05/03/2021

Avere sogni ed obiettivi è quello che ti fa alzare la mattina e superare gli ostacoli e la stanchezza delle giornate.

Quindi inizi a seguire il tuo progetto, la tua passione, la tua meta ma spesso alla prima difficoltà, errore, mancato bersaglio molli ed inizi a raccontarti la storia per cui tu non ci riuscirai.

Sei vittima del tutto e subito perché non hai ancora capito che la tua prima vittoria è interna e poi si concretizza nei risultati.

Che poi raggiungerli è il primo passo ma è mantenerli la parte più complicata. All'inizio si è carichi, magari si vedono i primi cambiamenti, ma poi?

Messaggi continui sul cosa fare ma non sul come.

Mostrare vite perfette e artificiali che non ti fanno mai sentire abbastanza bravo, costante, bello, magro, sportivo, cuoco...

Dirti che ce la farai ha un effetto paradossale se dentro di te hai paure, dubbi,non ti ritieni abbastanza e non hai strategie o strumenti necessari, ma soprattutto non capisci quali sono i tuoi blocchi.

Il tuo valore non è misurabile in ciò che fai ma in quello che sei.

E la sfida è con te stesso, la linea base da cui parti: i paragoni con gli altri non si possono fare perché non conosci le loro storie, ma solo la tua.

Io parto sempre da questo presupposto.

Lavoro con la persona per costruire un percorso adatto che sia sfidante abbastanza da aumentare autostima ed autoefficacia, per poter proseguire la strada, imparando ad affrontare intoppi e scivolate che superati, possiamo utilizzare come punti di forza.

Il romanzo di Jules Verne "The Mysterious Island" descrive la storia di cinque uomini che scappano dalla prigione usando...
24/02/2021

Il romanzo di Jules Verne "The Mysterious Island" descrive la storia di cinque uomini che scappano dalla prigione usando un palloncino. Ma nell'aria si rendono conto che il vento li ha portati nell'oceano invece che a terra. Il pallone si sta avvicinando al mare e devono ridurne il peso. Con riluttanza, abbandonano gli stivali, i cappotti e le armi.  Tuttavia dopo un po' il pallone si avvicina pericolosamente alle onde. Gettano via il cibo ma non è abbastanza per far salire il pallone.  Finché uno di loro non ha avuto un'idea: legarsi alle corde che tengono il cesto e liberarsene. Così, finalmente raggiungono la terraferma.

Facendo un'analogia con la nostra vita, possiamo controllare il "bagaglio" che portiamo e sbarazzarci di ciò che ci impedisce di volare e di arrivare dove vogliamo. Il filosofo Aristotele ha detto: “Siamo ciò che facciamo costantemente.  L'eccellenza, quindi, è un'abitudine e non un effetto ”.

Possiamo dire che la nostra vita è tessuta da una serie di abitudini. Ogni giorno ci svegliamo e senza rendercene conto, eseguiamo automaticamente le stesse azioni. Questo insieme di abitudini che danno forma alla nostra vita può essere benefico o meno. Fumare, bere, una cattiva alimentazione, la mancanza di sonno possono causare gravi danni alla nostra salute fisica e mentale.

Tuttavia, ci sono quelle abitudini che normalmente non notiamo, ma che finiscono per sabotare il nostro sviluppo.  Ad esempio, pensare sempre allo stesso modo di fronte a un certo problema,  reagire negativamente, lasciare le cose per l'ultima ora,  lamentarsi o criticare. Comportarsi sempre allo stesso modo al lavoro, a scuola, nell'organizzazione, negli studi, ecc.

I modelli mentali sono la lente attraverso la quale vediamo il mondo, che determina il modo in cui pensiamo e agiamo: non vedi la realtà per come è ma per come ti sei condizionato a vederla.

Per cambiare quello che ti fa soffrire è importante essere disposto ad osservare te stesso, diventare consapevole di ciò che è male per te nel modo in cui agisci e pensi.

Che ne dici di cercare abitudini negative e sostituirle con altre più positive e benefiche per te?

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