Ho deciso di dedicare la mia vita alla bellezza, alla creatività e alla ricerca della felicità.
Mi chiamo Andrea Bartoli, ho 48 anni.
Mia moglie si chiama Flo; è una creatura meravigliosa ma purtroppo ha il brutto difetto di non confondersi mai e di assecondarmi e coadiuvarmi in ogni iniziativa che mi viene in mente.
Ci fosse una volta in cui mi dice: se fai questa cosa ti lascio; fai quello che vuoi ma non contare su di me…
Le nostre due bambine Carla e Viola.
Carla ha quasi 13 anni, è adolescente già da tre anni ed è l’artista della famiglia.
Viola ne ha 9 ed è certamente la persona più responsabile della famiglia.
La sua missione: dispensare amore a chiunque; genitori, zie, familiari, amici, scout, persone appena incontrate per la strada.
Il terzo figlio si chiama Farm Cultural Park. A giugno ha compiuto 8 anni.
Qualche studioso ha messo in discussione la famosa formula 1=7 adottata per parametrare l’età dei cani a quella dell’uomo. Dicono che la formula non funzioni perché il cane più vecchio del mondo è arrivato ad avere 29 anni e nessun umano potrebbe avvicinarsi al traguardo di 203 anni.
Questi ultimi dicono che la vita media di un cane è di 15-20 anni e quindi un cane a due anni è giovane, a nove è di mezza età e a 14 diventa vecchio.
Se dovessi immaginare un coefficiente per Farm (come 7 per i cani) per tutto quello che è accaduto in questi 8 anni, le iniziative che abbiamo fatto, i creativi che abbiamo ospitato, le presentazioni in giro per l’Italia e per il mondo, le diverse centinaia di migliaia di turisti e visitatori che ci sono venuti a trovare a Favara, probabilmente avremmo almeno un coefficiente 14 e quindi gli otto anni di calendario corrisponderebbero a 112 anni, ma vogliamo credere che le per le istituzioni culturali possa valere la stessa teoria sopradetta sui cani e immaginare che Farm sia in procinto di entrare nella mezza età.
Da pochi mesi ho deciso anche di dire che faccio politica, ma forse avevo iniziato già da un pezzo.
Faccio il notaio è tutti, compresi i miei amici più intimi, quando mi presentano dicono: “Ti presento Andrea, il mio amico notaio pazzo”.
All’inizio pensavo che mi fossi meritato il “pazzo” perché amo e mi circondo di arte e creatività; in realtà è perché Farm è un progetto nel quale investiamo denaro senza prospettive di averne indietro. Pazzo perché investo sugli spazi pubblici, sulle case in affitto, perché da dieci anni avremo ospitato a Favara migliaia di creativi e offerto pranzi e cene a diverse decine di migliaia di persone.
Pazzo perché nel nostro Paese l’unica metrica riconosciuta è il denaro.
E allora chiedo giustizia nella semantica. O in alternativa che diventiamo tutti un poco pazzi.
Occorre ricordare o spiegare a tutti che le cose importanti nella vita, non sono cose e come dice Michelle Obama, il successo non si misura dai soldi che fai, ma dalla capacità di migliorare la vita degli altri.
Sogno che la parola E D U C A Z I O N E diventi la prima risposta ad ogni domanda.
Auspico che ogni cittadino decida di prendere in mano la propria vita e il destino della propria città/regione/paese senza aspettare che il Sindaco, il Presidente della Regione, il Capo del Governo, gli cambino la vita.
Desidero che lo Stato Italiano smetta di essere ostile, quando non nemico del cittadino e diventi come un buon Padre di famiglia.
Il mese scorso ho incontrato Pasquale e Cristina.
Da qualche anno vivono in Belgio. Lui fa l’imbianchino, ha un lavoro stabile e magari nel fine settimana arrotonda facendo qualche lavoretto. Lei l’hanno subito assunta in una ditta che lavora per l'ospedale; le loro bambine sono state immediatamente inserite nel sistema scolastico e tutto va alla grande.
Guardandoli in faccia ho visto quanto fossero contenti, raggianti, felici.
Quel sorriso e quegli occhi che non vedo più da tempo immemorabile nel nostro Paese, neanche nelle Persone benestanti e facoltose, che hanno lavori importanti e molto ben remunerati.
Pasquale e Cristina non hanno vinto una lotteria (o forse si invece), non sono diventati milionari, non staranno in vacanza tutta la vita ma ogni mattina si alzeranno per andare a lavorare e portare i loro figli a scuola.
La verità è che Pasquale e Cristina, oggi, sono sereni, la loro vita non è più incerta, precaria, senza diritti e senza tutele e non può sprofondare da un giorno all’altro e anche qualora succedesse qualcosa di brutto il loro Paese oggi, il Belgio sarebbe pronto a prendersi cura di loro.
Questo è il mio sogno per il nostro Paese