21/11/2025
Novembre è sempre un mese di passaggio, un trampolino di lancio verso qualcosa che ancora non si vede del tutto.
Le luci di Natale già accese, le dinamiche familiari che emergono come avvertimenti silenziosi, la fretta di uscire dal dolore: tutto si intreccia in un ritmo che chiede presenza e delicatezza.
In studio è stato un mese di viaggio continuo.
Alcune storie ascoltate mi hanno ricordato quanto la vita sappia essere variegata, sorprendente, a volte durissima. Ci sono dolori così grandi che, dopo alcune sedute, ho sentito il bisogno di uscire per respirare, per calmare quel rimbombo interno che inevitabilmente resta.
Ho incontrato persone nuove e ritrovato volti già conosciuti.
Nel frattempo, la mia vita privata mi ha posto davanti a scelte che richiedono costanza e coerenza: qualità che, come tutti, devo allenare giorno dopo giorno.
Quando mi dicono: “A fine giornata sarai stanca di ascoltare i lamenti delle persone”, vorrei rispondere che non è quella la fatica.
La vera fatica è rimanere salda nel credere che la vita possa trasformarsi sempre, nonostante il male raccontato e quello interiorizzato.
La fatica è combattere — insieme — per chi, da solo, non ce la fa.
È contenere il dolore altrui senza lasciare che oscuri la mia leggerezza, quella che forse appare quando esco dalle mura del mio studio.
Mura oltre le quali continua, per me come per ognuno, la ricerca esistenziale di individuare risorse, forze e possibilità. In me stessa e negli altri.