12/04/2026
LETTERA A GIORGIA MELONI
Spettabile Presidente del Consiglio dei Ministri Italiani, Giorgia Meloni.
Scrivo a lei come nostro leader politico. Ma anche come madre di una figlia. Le chiedo di riflettere su quanto il suo ruolo politico oggi più che mai deve coincidere anche con il suo ruolo di madre di una (quasi) preadolescente. So che sua figlia ha quasi 10 anni. E’ sulla rampa di lancio per l’ingresso in pubertà. La preadolescenza dei nostri figli oggi è stata catapultata nel mondo virtuale dove – e le cronache di questi giorni ce lo hanno raccontato in più modi – i nostri figli si fanno male, molto male. E fanno anche molto male agli altri. E stanno male.
In queste settimane ho parlato con tantissimi genitori in eventi pubblici. Mi accorgo che mamme e papà oggi si interrogano sulle vite digitali dei loro figli. Eppure continuano a sperimentare un vissuto di profonda impotenza. Queste sono le domande che spesso fanno a noi esperti: Come possiamo imporre ai nostri figli di stare fuori dai social media, se tutti i loro compagni ci sono dentro? Come si può crescerli senza che possiedano uno smartphone, se tutti ce l’hanno? Come si può non farli giocare con i videogiochi, se tra di loro non parlano d’altro e non desiderano che fare questo?
Tutte queste domande sono costantemente lì: come genitore vorrei per mio figlio un’altra cosa, ma poi non posso che cedere alle sue richieste perché altrimenti lo farei soffrire, lo terrei fuori dal mondo, gli impedirei di vivere il suo tempo.
Il dato di fatto è che i figli che hanno precocemente in mano uno smartphone, che si iscrivono ad un social media e che possiedono una consolle connessa con le communities multiplayer stanno molto peggio di quelli che non hanno e non vivono tutto questo.
Il dato di fatto è che la Società Italiana di Pediatria a novembre 2025 ha invitato tutti i genitori a ritardare il possesso dello smartphone e l’accesso ai social media nella vita dei loro figli.
Il dato di fatto è che quel senso di impotenza di noi genitori continuerà a rimanere lì con noi se non torneremo a fare gli adulti nella vita di chi cresce, cosa che però ci risulta impossibile fare visto che le multinazionali del digitale hanno imposto al mondo, alla scuola e alla famiglia la loro agenda: ovvero trasformare i nostri figli nel loro prodotto principale, così da generare profitti enormi proprio sfruttando la loro vulnerabilità psicologica così sensibile all’ingaggio dopaminergico di cui le loro piattaforme sono state scientemente e consapevolmente riempite. La condanna subita la scorsa settimana da Meta e Google a Losa Angeles dimostra la loro totale colpevolezza nel trattare i nostri figli allo stesso modo con cui il Gatto e la Volpe avevano trattato Pinocchio: sfruttarne l’ingenuità per portarsi a casa i loro Zecchini d’oro.
Oggi una politica che si dichiara vicina e attenta ai bisogni dei suoi cittadini non può rimanere indifferente al richiamo che la Comunità Europea ha fatto ad ogni suo singolo stato, con l’invito a legiferare a tutela dei minori. Molte nazioni lo stanno già facendo. L’Italia no. Nonostante le infinite richieste provenienti da più parti. Anche io, insieme a Daniele Novara, sono stato primo firmatario di una petizione in cui chiediamo al governo di intervenire velocemente e con fermezza per salvare il cervello dei nostri figli, la loro salute e tutelare la loro vita. Più di centomila persone l’hanno firmata, ma ad oggi siamo stati inascoltati.
Il 13 aprile alla Camera dei Deputati un folto gruppo di esperti e di rappresentanti dei cittadini invocherà nuovamente il bisogno che la politica intervenga velocemente su questa che è un’emergenza di sanità pubblica. La prego, se le sarà possibile, di non perdersi quell’evento. Le sarà utile come madre. Spero che ispirerà le sue decisioni politiche. I nostri figli ne hanno bisogno. Sua figlia ne ha bisogno. Glielo chiedo da medico, ricercatore universitario, specialista di Medicina Preventiva e Psicoterapeuta dell’età evolutiva. Ma soprattutto glielo chiedo da padre di quattro figli.
La saluto cordialmente. Alberto Pellai
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