Valentina Tamburini Naturopatia e Shiatsu

Valentina Tamburini Naturopatia e Shiatsu Mi occupo di consulenze Naturopatiche, Shiatsu, Riflessologia plantare, Reiki, Floriterapia, Cristall

22/11/2025

LA MALATTIA DI LYME CRONICA E LE INFEZIONI NASCOSTE

(Di Patrizia Coffaro)

la spiegazione che in Italia nessuno vi dà (ma all'estero sta guarendo migliaia di persone considerate incurabili).

Partiamo da una domanda semplice... Vi è mai capitato di sentire una persona dire “Da quando ho preso quella puntura di zecca 10 anni fa non sono più stato lo stesso”? (anche se molti non si ricordano di essere state punte). Oppure, “Ho girato 30 medici, mi dicono che è tutto nella mia testa, ma io mi sento morlre ogni giorno”?

Ecco… quelle persone probabilmente non sono matte. Hanno semplicemente una diagnosi che in Italia è praticamente VIETATO fare.... La Borelliosi di lyme cronica (e le sue coinfezioni).

All'estero, la vera medicina funzionale (non quella che abbiamo in Italia, quella seria, con medici laureati a Harvard, Stanford, ecc.) considera le infezioni croniche “stealth” (cioè nascoste) una delle principali cause di:

✓ Fibromialgia
✓ Sindrome da fatica cronica (ME/CFS)
✓ Tiroidite di Hashimoto e altre malattie autoimmuni
✓ Artrite reumatoide, lupus, sclerodermia
✓ Sclerosi multipla (in alcuni pazienti)
✓ Ansia grave, depressione resistente, nebbia cerebrale, attacchi di panlco
✓ Dolori articolari e muscolari migratori
✓ Intestino irritabile cronico, SIBO refrattaria
✓ Sensibilità chimica multipla

E non è una teoria compIottista, ci sono migliaia di articoli pubblicati, linee guida ILADS (International Lyme and Associated Diseases Society), cliniche specializzate e pazienti che dopo 10-15 anni di calvario finalmente camminano di nuovo, lavorano, fanno l’amore, ridono.

Allora perché in Italia quasi nessuno ne parla?

Semplice, i test che usiamo noi (ELISA + Western Blot del Servizio Sanitario) sono tarati sulla malattia acuta (quella con l’eritema a bersaglio che arriva entro 30 giorni). Nella forma cronica/disseminata questi test sono negativi nella maggioranza dei casi. Risultato? Il medico italiano vi guarda e dice: “Non hai la Lyme, è psicosomatico”. E vi manda dallo pslchiatra.

All'estero usano laboratori specializzati (iGenex, ArminLabs, Medical Diagnostic Laboratories, Galaxy Diagnostics, Vibrant America…) che cercano:

- Il DNA della Borrelia con PCR (anche nel sangue, anche dopo anni)
- Gli antigeni specifici
- Le bande ristrette del Western Blot che noi consideriamo non diagnostiche
- Le coinfezioni (Bartonella, Babesia, Ehrlichia, Rickettsia, Anaplasma)
- I virus herpes riattivati (EBV, CMV, HHV-6) che la Borrelia “risveglia”
- Micoplasmi e Chlamydia pneumoniae intracellulari

E indovinate un po’? La maggioranza dei pazienti americani con diagnosi di fibromialgia o stanchezza cronica risulta positivo a una o più di queste infezioni.

E poi? Li curano e guariscono.

Come li curano? Con protocolli che da noi farebbero inorridire qualunque infettivologo:

1️⃣ Terapie antibiotiche prolungate (da 3 mesi a 2 anni):
– Spesso combinazioni di 2-3 antibiotici contemporaneamente
– Perché la Borrelia crea biofilm, si nasconde dentro le cellule, si trasforma in forme cistiche/L-forme. Con 21 giorni (come facciamo noi) non la prendi nemmeno di striscio.

2️⃣ Erbe antimicrobiche potenti (protocolli Buhner, Cowden, Zhang):
– Samento (Uncaria tomentosa senza TOA)
– Banderol
– Japanese Knotweed (resveratrolo naturale altissima concentrazione)
– Teasel root
– Andrographis, Houttuynia, Cryptolepis…
Queste erbe rompono il biofilm, entrano nel cervello, non creano resistenza.

3️⃣ Gestione della reazione di Jarisch-Herxheimer: Quando i batteri muoiono rilasciano tossine, quindi... peggioramento temporaneo enorme. All'estero, i veri medici funzionali sanno che è un buon segno e vi insegnano a gestirlo (alcalinizzazione, glutatione, bindering delle tossine, sauna infrarossi, ecc.).

4️⃣ Trattamento contemporaneo dei virus herpes: Perché la Borrelia abbassa le difese e riattiva EBV, CMV, HHV-6. Quindi, VaIacicIovir a dosaggi specifici al giorno per 6-18 mesi, oppure vaIgancicIovir se serve.

5️⃣ Supporto mitocondriale, disintossicazione, riparazione intestinale: Perché dopo anni di infezione il corpo è un campo di battaglia. Cliniche americane famose che pubblicano i loro dati:

- Jemsek Specialty Clinic (Washington): 70-80% di miglioramento significativo
- Dr. Richard Horowitz (New York): autore del best-seller “Why Can’t I Get Better?”
- Klinghardt Academy: protocolli neuro-antimicrobici
- Dr. Marty Ross, Dr. Neil Nathan, Dr. Amy Derksen…

Persone che erano in carrozzina da 10 anni oggi corrono la maratona. Persone che non ricordavano il nome dei figli oggi lavorano full time.

E in Italia?

In Italia la Lyme cronica non esiste (parole testuali di molte linee guida regionali). Se anche il Western Blot è positivo, al massimo ti danno 21-28 giorni di doxiciclina e poi arrivederci. Se torni a stare male di diranno che è normale, è post-Lyme, è autoimmune, è psicosomatico.

Risultato?

Decine di migliaia di italiani (sì, decine di migliaia) stanno male da 10-20 anni con diagnosi di:

- Fibromialgia idiopatica
- Sindrome da fatica cronica
- Depressione resistente
- Colon irritabile grave
- Sensibilità chimica multipla

…e nessuno gli ha mai cercato la Borrelia con un test decente. Molti ricordano la puntura di zecca o l’eritema, ma nessuno gli crede. Altri non se lo ricordano, quindi, figurati se lo cercano.

Io stessa ho visto persone amiche che dopo anni di calvario sono andate in Germania (ArminLabs) o in America, sono risultati positivi a 4-5 coinfezioni e dopo 12-18 mesi di terapia (fatta sotto controllo medico) sono tornati a vivere.

Non sto dicendo che tutte le fibromialgie sono Lyme. Sto dicendo che una percentuale enorme lo è, e che noi in Italia stiamo lasciando queste persone nel dolore perché abbiamo paura di una terapia antibiotica lunga. O per ignoranza medica, visto che siamo ancora a discutere su quante gocce di vitamina D, quante uova mangiare al giorno o quegli inutili test del microbiota per darvi antimicrobici intestinali che vi mandano in tilt tutto il sistema.

Le linee guida ILADS (aggiornate 2023-2024) sono chiare... nelle forme disseminate croniche servono mesi/anni di terapia. La resistenza batterica? È un rischio reale, ma infinitamente più piccolo del danno di lasciare una persona invalida a vita.

Se tu o una persona cara da anni:

- Si sveglia già distrutta
- Ha dolori che migrano
- Ha nebbia cerebrale così forte da non riuscire a leggere
- Ha preso 10 kg o ne ha persi 15 senza motivo
- Ha la diagnosi di fibromialgia o stanchezza cronica
- Ricorda una puntura di zecca (anche lontana nel tempo) o ha vissuto in zone endemiche (Trentino, Friuli, Liguria, Toscana, Veneto…)

C’è una strada, esistono medici (pochi, ma esistono) anche in Italia che lavorano con protocolli ILADS/Buhner. Esistono laboratori seri all’estero, esistono gruppi di pazienti che si aiutano.

Non vi sto promettendo la bacchetta magica, la strada è lunga, costosa (purtroppo spesso a pagamento), e all’inizio può essere anche più dura (Herxheimer). Ma dall’altra parte c’è la VITA.

Se questo post vi ha fatto accendere una lampadina, salvatelo, condividetelo, fate domande nei commenti. E soprattutto... non siete matti.

(Se volete, nei prossimi post vi metto l’elenco dei pochi medici italiani che trattano davvero la Lyme cronica + i laboratori più affidabili + i protocolli base da portare al vostro medico di famiglia per iniziare a discutere).

Con affetto e tanta rabbia per chi viene ancora abbandonato dal sistema,

XO - Patrizia Coffaro

Vitamina C.. Per saperne un po' di più...
22/11/2025

Vitamina C.. Per saperne un po' di più...

COME AUMENTARE I LIVELLI DI VITAMINA C

Forse non tutti sanno che quasi tutti gli animali, compresi gatti e cani, producono la propria vitamina C da soli, a partire dal glucosio. Il nostro corpo, invece, ha perso questa capacità. E così, noi esseri umani siamo costretti ad assumerla quotidianamente, con l’alimentazione o con l’aiuto degli integratori. Un dettaglio apparentemente banale, ma che apre un mondo.

Perché la vitamina C è molto più di un semplice rimedio contro il raffreddore. È un antiossidante fondamentale, è coinvolta nella produzione del collagene, nella salute dei vasi sanguigni, nel metabolismo cellulare, nel funzionamento del sistema immunitario e nel controllo dell’infiammazione.

Ma non basta assumerla, bisogna anche saperla utilizzare nel modo giusto. In questo post voglio guidarti, passo dopo passo, attraverso alcune strategie semplici e concrete per aumentare i tuoi livelli di vitamina C, farla arrivare dove serve e sfruttarne il potenziale curativo.

1. Attenzione allo zucchero: il grande sabotatore

Uno degli aspetti più affascinanti e meno noti della biochimica cellulare è il rapporto conflittuale tra zucchero e vitamina C. Le due molecole sono simili, quasi gemelle. E per entrare nelle cellule, usano le stesse “porte”... i recettori GLUT-1, attivati dall’insulina.

Il problema? Il glucosio è più aggressivo, più competitivo. Quando c’è molto zucchero nel sangue, le cellule lo preferiscono, e la vitamina C rimane fuori. Questo significa che se mangiamo spesso dolci, farine raffinate, patate, riso bianco o frutta ad alto indice glicemico, la nostra vitamina C, anche se assunta con integratori, fatica ad agire dove serve.

Lo stesso succede nei globuli bianchi, che hanno bisogno di almeno 50 volte più vitamina C rispetto al plasma per poter combattere virus, batteri e cellule anomale. Quando il glucosio è alto, la loro efficacia si riduce drasticamente: bastano 120 mg/dl di glicemia per abbattere del 75% la capacità fagocitaria del sistema immunitario.

Conclusione? Meno zucchero nel piatto, più vitamina C attiva nelle cellule.

2. Mangia cibi ricchi di vitamina C... ma anche poveri di zucchero

La natura ci offre fonti meravigliose di vitamina C, molto più potenti delle arance. Spesso le trascuriamo. Ecco alcune delle più ricche e benefiche:

- Prezzemolo, rucola, spinaci crudi

- Broccoli, cavolini, cavolo nero

- Kiwi, fragole, acerola, camu camu

- Limone e lime

- Rosa canina (in polvere)

Includere ogni giorno uno o più di questi alimenti è un modo naturale, sicuro ed efficace per fare il pieno di vitamina C. Un’abitudine semplice? Bere acqua tiepida con succo di limone al mattino, a stomaco vuoto. È digestiva, alcalinizzante e antiossidante.

Se poi abbini questi cibi a fonti naturali di quercetina (come cipolla rossa, mirtilli, uva nera, sambuco), amplifichi l’effetto: la quercetina è un bioflavonoide che lavora in sinergia con la vitamina C, potenziando la risposta immunitaria.

3. Scegli l’integratore giusto (e il momento giusto per prenderlo)

Non tutti tollerano bene l’acido ascorbico puro, soprattutto chi ha gastrite, reflusso o una certa sensibilità mucosa. Fortunatamente oggi esistono molte alternative, più gentili per lo stomaco e spesso più efficaci:

- Ascorbato di sodio o di calcio: meno acidi, più tollerabili

- Ester-C: forma tamponata e a rilascio prolungato

- Vitamina C liposomiale: assorbita direttamente nelle cellule, molto potente

- Vitamina C da fonti alimentari: acerola, camu camu, amla (ricche anche di polifenoli naturali)

Se hai problematiche come MCAS, intolleranza all’istamina o sensibilità intestinale, evita forme sintetiche fermentate da mais e prediligi fonti naturali o integratori specifici per soggetti sensibili.

Dosaggio consigliato?

Per il benessere generale: 500–1000 mg al giorno

In caso di infiammazione cronica, infezioni ricorrenti o stress elevato: fino a 2-3 g al giorno, suddivisi per 1 g per volta nell'arco della giornata.

Nei periodi critici (influenza, viaggi, jet lag, operazioni): anche fino a 5 g al giorno sotto supervisione

Sempre meglio assumerla lontano dai pasti per migliorarne l’assorbimento e distribuirla durante la giornata. Non tutti però la tollerano lontano dai pasti. Quindi, verifica la tua tolleranza.

4. Il grande alleato nascosto: il glutatione

Spesso ci si concentra sull’aumentare la vitamina C… ma ci si dimentica di chi la mantiene attiva dentro le cellule...il glutatione.

Questo “maestro” antiossidante ha la funzione di rigenerare la vitamina C ossidata e renderla nuovamente efficace. È come se le restituisse la sua vitalità, permettendole di agire a lungo senza esaurirsi.

Quando il glutatione è carente, cosa molto frequente in chi è esposto a tossine ambientali, farmaci, stress ossidativo o ha una genetica sfavorevole, la vitamina C si ossida rapidamente e perde efficacia. Ecco perché, in molte situazioni croniche, è più utile potenziare il glutatione prima ancora di aumentare la C.

Come farlo?

- Assumi NAC (N-acetil-cisteina), precursore diretto del glutatione

- Integra con glutatione liposomiale o acetilato

- Mangia alimenti ricchi di zolfo: cavolfiore, broccoli, cipolla, aglio, porri

- Limita l’alcol, evita paracetamolo e pesticidi

- Fai attività fisica regolare, sauna o bagni caldi per favorire la detossificazione

Un glutatione ben nutrito è il miglior amico della vitamina C. È come un sistema che si autoalimenta.

E se hai SUOX o CBS, polimorfismi del metabolismo dei solfiti, ti spiego con il prossimo post come gestire o assumere il glutatione.

5. Digiuno intermittente e metabolismo: quando meno è davvero di più

Il digiuno intermittente è uno strumento potente per migliorare l’assorbimento della vitamina C, anche senza integratori. Durante il digiuno, i livelli di insulina si abbassano, il glucosio circolante diminuisce e… magicamente, la vitamina C entra più facilmente nelle cellule.

Non solo, il digiuno stimola l’autofagia, cioè il rinnovamento cellulare, riduce l’infiammazione e libera energia per i processi di guarigione e rigenerazione.

Una pratica semplice? Il protocollo 16:8, che prevede 16 ore di digiuno (includendo la notte) e 8 ore in cui si mangia. Durante il digiuno, puoi assumere acqua, tisane, acqua e limone, e anche integratori come vitamina C liposomiale o glutatione, che vengono assimilati molto bene.

La vitamina C è un nutriente vivo, dinamico, intelligente. Ma per agire, ha bisogno del giusto contesto: poco zucchero, buon assorbimento, sinergie con altri antiossidanti, e un corpo disposto ad accoglierla.

Non serve ingoiare compresse a caso. Serve piuttosto comprendere come funziona la biochimica del nostro corpo, ascoltare i segnali, e costruire ogni giorno un terreno favorevole alla salute.

Vuoi iniziare oggi? Ecco da dove partire:

- Riduci lo zucchero bianco e i farinacei raffinati

- Inizia la giornata con acqua calda e limone

- Mangia ogni giorno verdure crude ricche di C

- Valuta un buon integratore, se necessario

- Aiuta il tuo corpo a produrre e conservare il glutatione

- Sperimenta il digiuno intermittente con consapevolezza

Ricorda. il tuo sistema immunitario è il miglior medico che hai. Offrigli i nutrienti giusti e lui farà il resto. La vitamina C è una chiave. Sta a noi decidere quale porta aprire.

XO - Patrizia Coffaro

21/11/2025

NAC E GLUTATIONE: QUELLO CHE VA INSEGNATO

Negli anni, incontrando pazienti e parlando con colleghi, mi sono reso conto di una cosa sorprendente: poche sostanze generano tanti dubbi quanto l’N-acetilcisteina.
Sì, proprio il NAC.
Quello da banco.
Quello che tanti considerano “solo un mucolitico”.

Eppure, più passano gli anni, più vedo quanto questa piccola molecola possa fare, quando la conosci davvero.

La prima volta che ho iniziato a guardarlo diversamente

Ricordo bene quando ho capito che l’N-acetilcisteina non era soltanto un aiuto per il catarro o per i bronchi.
È stato leggendo gli studi in cui veniva usato per ricostituire rapidamente le scorte di glutatione, l’antiossidante più importante che il nostro corpo produce da solo.

E lì mi si è accesa una lampadina.

Perché nessun integratore, nessuna vitamina, nessuna moda “detox” può sostituire quello che fa il glutatione.
Ma per produrlo… serve la cisteina.
E da dove la prende il nostro organismo?
Esatto: dal NAC.

Quando inizi a collegare i puntini, tutto cambia

Da allora ho iniziato a leggere, studiare, osservare sul campo.
E ogni mese trovavo qualcosa che confermava ciò che vedevo nella pratica:

il NAC riduce marker di stress ossidativo: lo hanno mostrato diversi gruppi, incluso quello dell’UCLA;

rompe il biofilm batterico, facilitando i trattamenti nelle infezioni più “ostinate”;

aiuta l’organismo a gestire metalli pesanti come mercurio e cadmio;

protegge le vie respiratorie molto più di quanto ci aspettiamo da un semplice mucolitico;

in psichiatria lo stanno usando come coadiuvante in disturbi come OCD, dipendenze e depressione resistente;

la sua sicurezza, alle dosi standard, è una delle più documentate.

E mentre scoprivo tutto questo, continuavo a vedere quante persone fossero spaventate da una molecola che – per dosi e uso comune – ha effetti collaterali rari e lievi.

La verità più semplice (che spesso nessuno dice)

La maggior parte delle persone pensa di “fare il pieno di antiossidanti” con vitamina C, vitamina E, estratti vegetali e così via.
Bene: tutti questi funzionano solo se il glutatione è presente e attivo.

Senza glutatione, è come avere un’ottima squadra… ma senza il capitano in campo.

E il NAC è il modo più efficace, accessibile ed economico per sostenerne la produzione.

La domanda che mi fanno più spesso

“Ma il glutatione non posso prenderlo direttamente?”

Certo, ma per via orale viene degradato facilmente.
Il NAC invece è ben assorbito, stabile, e arriva dove serve per essere trasformato nel nostro antiossidante principale.

E ogni volta che lo spiego, la reazione è la stessa:
“Perché nessuno lo dice?”

Forse perché il NAC non è “di moda”.
Non è un superfood tropicale.
Non costa centinaia di euro.
E soprattutto: esiste da troppo tempo per essere considerato “nuovo”.

Quello che posso dire dopo anni di uso, studio e osservazione

Non è una panacea.
Non cura tutto.
Non è una scorciatoia magica.

Ma è una delle poche molecole che:

ha solide basi scientifiche, sostiene un processo fisiologico fondamentale, è sicura,
ed è spesso sottovalutata solo perché è economica e non fa notizia.

E ogni volta che rivedo i risultati clinici, le ricerche o le risposte dei pazienti, arrivo sempre alla stessa conclusione:

N-acetilcisteina e glutatione non sono “segreti”.
Sono semplicemente conoscenze che meritano di essere raccontate meglio.

Samuni Y. et al. “The Chemistry and Biological Activities of N-acetylcysteine”. Biochim Biophys Acta (2013).
Rushworth GF, Megson IL. “Existing and potential therapeutic uses for NAC”. Br J Clin Pharmacol (2014).

IL PUNTO CHE SPEGNE IL CORPO QUANDO NON NE PUOI PIÙC'è un punto sul piede, proprio nella parte centrale del dorso, tra i...
16/11/2025

IL PUNTO CHE SPEGNE IL CORPO QUANDO NON NE PUOI PIÙ

C'è un punto sul piede, proprio nella parte centrale del dorso, tra i tendini.
collegato direttamente al sistema nervoso simpatico:
il sistema che controlla l'allarme, il pericolo, lo stress, la percezione della minaccia.

Quando quel punto è duro, caldo o doloroso quando lo tocchi, è perché il tuo corpo non sta riposando, anche se stai dormendo.

Quel punto è il riflesso del Ganglio Stellato.

E quando è stimolato, il corpo fa le rivoluzioni, come se lasciassi andare il freno a mano interno che ti tiene teso, accelerato e stanco.

COSA SIGNIFICA QUESTO IN PAROLE CHIARE?

Se hai:

Palpitazioni senza motivo
Testa che non si spegne
Mandibola tesa quando dormi
Sudore freddo
Tensione al collo e alle spalle
Sensazione di allarme senza motivo
Ti svegli stanco

Non che tu sia "stressato".
È che il tuo sistema nervoso vive in modalità sopravvivenza.

Il tuo corpo crede che il mondo sia un pericolo costante, e quindi sei continuamente in allerta, emotivamente, e fisicamente.

COME LOCALIZZARE IL PUNTO.

Sul dorso del piede, proprio dove si forma una "V" tra i tendini del secondo e del terzo dito.

Premi qui.

Se fa male, se brucia, se senti corrente, se ti arriva fino alla gamba...
Ecco la tensione accumulata che il tuo corpo non può più sostenere.

COME LIBERARLO.

1. Usa il pollice o la punta di un cucchiaio.
2. Premi forte, non delicato.
3. Tieni 30 secondi.
4. Lascia andare e respira lentamente, profondamente.
5. Ripeti 3 volte.

Fa male.
Ma fa male perché lì è rimasto quello che non hai mai detto.

COSA SUCCEDE QUANDO SI LIBERA?

Il respiro diventa piu profondo da solo.
Il petto si allenta.
La mente silenzia.
Le spalle si abbassano.
Il corpo passa da allerta a riposo.
Il corpo non ti odia,
ti sta avvertendo.

Non sei stanco perché lavori troppo.
Sei stanco perché porti più di quanto il tuo cuore possa sostenere.
Il corpo parla quando la bocca tace.
Quel punto del piede urla tutto quello che ti stai nascondendo.

Non sei nato per vivere in allerta.
Non sei nato per resistere fino a romperti.
Sei nato per essere in pace.
Se non lasci andare ora, il corpo ti fermerà dopo
E quando il corpo si ferma... Non chiede!

(Testo di Sofia ClayDm Grandi)

... "il corpo sa sempre come tornare alla salute"...♥️
13/11/2025

... "il corpo sa sempre come tornare alla salute"...♥️

QUANDO LA NEBBIA È NELLA TESTA… MA NASCE NELL’INTESTINO

(Di Patrizia Coffaro)

Ti è mai capitato di entrare in una stanza e dimenticare perché sei lì? Di iniziare una frase… e perdere il filo del discorso a metà strada, come se una nebbia improvvisa ti avesse coperto il cervello? Oppure di leggere una pagina intera e renderti conto che non hai assorbito niente, come se la mente fosse staccata dal corpo?

Succede a tantissime persone e la prima reazione è sempre la stessa, pensi di avere qualcosa che non va. Perché quando la mente si offusca, la memoria vacilla e la concentrazione si dissolve, la paura di non essere più lucidi diventa reale.

Eppure, ed è qui che la biologia ci apre gli occhi, non è tutto nella tua testa. Perché in molti casi la nebbia mentale non nasce dal cervello, ma dall’intestino.

Negli ultimi anni la scienza ha finalmente dato un nome a qualcosa che la medicina integrata aveva intuito da decenni, l’asse intestino-cervello. Non si tratta di un concetto metaforico. È un vero e proprio sistema di comunicazione bidirezionale, in cui miliardi di neuroni intestinali dialogano costantemente con quelli cerebrali attraverso vie nervose, ormonali e immunitarie.

Ogni volta che l’intestino si infiamma, produce tossine o si sbilancia, invia segnali di pericolo al cervello. E il cervello, ricevendo quei segnali, reagisce con sintomi che spesso vengono scambiati per stress, depressione o problemi di concentrazione. Fatica cronica, ansia sottile e costante, difficoltà a organizzare le idee, irritabilità, scarsa motivazione. Tutti effetti reali di un’infiammazione che inizia a livello viscerale, non mentale.

Il nostro intestino ospita più di cento trilioni di microbi, tra batteri, virus e funghi. Insieme formano il microbiota, una vera comunità intelligente che partecipa a ogni processo vitale, digestione, produzione di vitamine, regolazione immunitaria e perfino creazione dei neurotrasmettitori dell’umore.

Il problema nasce quando questa comunità perde equilibrio. Cattive abitudini alimentari, stress cronico, antibiotici, metalli pesanti, disbiosi o infezioni latenti possono alterare la flora intestinale e rendere permeabile la mucosa.

Quando questo accade, molecole tossiche e frammenti batterici attraversano la barriera intestinale e raggiungono il sangue. È il fenomeno noto come intestino permeabile. E da qui inizia una catena di eventi infiammatori che colpisce anche il cervello.

Quando la barriera intestinale è compromessa, anche la barriera ematoencefalica, quella che protegge il cervello dalle tossine, tende a indebolirsi. Il risultato è che sostanze infiammatorie, citochine e metaboliti intestinali possono influenzare direttamente i neuroni.

È in questo momento che appare quella sensazione indefinita di nebbia mentale. L’infiammazione intestinale altera la produzione dei neurotrasmettitori:

- Serotonina, legata all’umore e al senso di calma;

- Dopamina, che regola motivazione, concentrazione e piacere;

- GABA, che modula la tranquillità e riduce l’ansia.

Quando questi sistemi si sbilanciano, ti senti fuori asse, anche se il cerveIIo non presenta lesioni né patologie. Ti manca chiarezza, concentrazione e quella brillantezza che una volta ti veniva naturale.

Ogni infiammazione, anche la più piccola, è un processo che consuma energia. Le cellule immunitarie, quando attivate, liberano radicali liberi e sostanze ossidanti per combattere i nemici. Il problema è che, se l’infiammazione diventa cronica, questa guerra invisibile si prolunga nel tempo e prosciuga l’energia cerebrale.

Ecco perché ti senti esausto anche dopo aver dormito otto ore. Perché il corpo è impegnato a spegnere infiammazioni intestinali e non può dedicarsi al ripristino neuronale. Nel frattempo, la microglia, le cellule immunitarie del cervello, rimane iperattiva, mantenendo un costante stato di allerta. Il risultato? Un cervello infiammato, lento, appannato, incapace di rigenerarsi come dovrebbe.

Pochi sanno che oltre il novanta per cento della serotonina non si produce nel cervello, ma proprio nell’intestino. E questa serotonina periferica dialoga con il sistema nervoso enterico, influenzando la peristalsi, il tono dell’umore e persino il sonno.

Quando l’intestino è infiammato, la produzione e la regolazione della serotonina vengono alterate. Così, un disturbo digestivo può facilmente trasformarsi in malinconia, ansia o insonnia. Ecco perché chi soffre di colon irritabile, candida, disbiosi o intolleranze alimentari lamenta spesso sintomi mentali o emotivi.... non è psicosomatico, è biochimico.

C’è poi un altro elemento chiave... la tossicità ambientale. Metalli pesanti, pesticidi, additivi alimentari, residui di plastica e micotossine delle muffe compromettono la funzionalità epatica e intestinale, sovraccaricando i sistemi di detossificazione.

Il fegato, quando non riesce a filtrare tutto, rimette in circolo metaboliti tossici che raggiungono anche il cerveIIo. È ciò che molti descrivono come testa ovattata, confusione o “stanchezza che non passa. In realtà è neuroinfiammazione tossica, alimentata da un intestino che non riesce più a smaltire il carico chimico.

Ogni sintomo è un messaggio, la stanchezza non è pigrizia. La nebbia mentale non è un difetto di carattere. Sono segnali del corpo che chiede equilibrio e l’equilibrio comincia sempre dal terreno.

Se il terreno, cioè l’intestino, è infiammato, nulla potrà funzionare davvero bene... né la mente, né l’umore, né il sistema immunitario. La guarigione autentica parte da dentro, da quella radice invisibile dove tutto ha inizio... il microbiota.

E ora arriviamo alla parte più importante, Come ripristinare la chiarezza mentale?

Non esistono scorciatoie, ma ci sono strategie concrete per riportare armonia tra intestino e cervello.

1. Depurazione gentile: Prima di tutto, è necessario alleggerire il carico tossico. Riduci zuccheri raffinati, glutine industriale, latticini e alcolici. Sostituiscili con cibi vivi, fibre prebiotiche e verdure amare che aiutano il fegato e il flusso biliare.

2. Ripristino del microbiota: L’assunzione mirata di probiotici di qualità e, soprattutto, l’alimentazione quotidiana a base di fibre solubili e polifenoli aiuta a ricostruire la biodiversità intestinale. Ogni specie batterica ha un ruolo specifico... alcune calmano l’infiammazione, altre potenziano la produzione di serotonina o rinforzano la barriera mucosa.

3. Riparazione della barriera intestinale: Sostanze come glutamina, zinco carnosina, colostro e acidi grassi a catena corta sono fondamentali per ricostruire la mucosa danneggiata. Un intestino chiuso non lascia passare tossine, e quindi riduce anche l’infiammazione cerebrale.

4. Regolazione del sistema nervoso: Respirazione diaframmatica, coerenza cardiaca e momenti di silenzio attivo aiutano a spostare il corpo in modalità parasimpatica, dove la digestione e la guarigione possono finalmente avvenire.

5. Sonno profondo: Il cervello si disintossica di notte, attraverso il sistema glinfatico. Senza un sonno rigenerante, le tossine cerebrali si accumulano e la nebbia aumenta. La sera riduci luci fredde, stimoli digitali e prediligi tisane calmanti o suoni a bassa frequenza.

È importante ricordare che la comunicazione intestino-cervello è bidirezionale. Così come l’infiammazione intestinale può creare disturbi cognitivi, anche lo stress mentale può alterare il microbiota.

Il sistema limbico, quando percepisce pericolo o stress costante, attiva l’asse HPA (ipotalamo-ipofisi-surrene), liberando cortisolo. Il cortisolo, se mantenuto elevato nel tempo, riduce il flusso sanguigno verso l’intestino, altera la secrezione enzimatica e indebolisce la mucosa. È un circolo vizioso... intestino infiammato, conseguenza cervello in allarme e così intestino ancora più infiammato.

Interrompere questo ciclo significa lavorare su entrambi i fronti... nutrire il microbiota e calmare il sistema nervoso.

Pensiamo spesso al cervello come a un organo isolato, ma in realtà è un sistema altamente dipendente dalla qualità del sangue che riceve. Ogni molecola tossica, ogni residuo di cibo mal digerito, ogni citochina infiammatoria che attraversa la barriera ematoencefalica, cambia la nostra capacità di pensare, sentire e ricordare.

Non puoi avere pensieri limpidi se il corpo è pieno di tossine. Così come non puoi essere calmo se il fegato è congestionato. E non puoi ricordare bene se l’intestino manda in continuazione segnali di pericolo. Per questo la vera chiarezza mentale non si ottiene con nootropi o caffè in più, ma con la pulizia interna.

Molti pensano che la nebbia mentale, la smemoratezza o la perdita di concentrazione siano normali con l’età... ma non è vero. Non è invecchiamento, è infiammazione cronica silente.

Le cellule cerebrali, quando infiammate, rallentano il metabolismo del glucosio e la produzione di energia mitocondriale. Per questo ti senti più lento, anche se il cervello è perfettamente sano. Eliminando la fonte di infiammazione, spesso intestinale, queste cellule possono tornare a funzionare con la stessa lucidità di un tempo. Il cervello non perde potenziale, si spegne quando il corpo gli manda segnali tossici. E si riaccende quando torna il flusso vitale.

Ripristinare la salute dell’intestino è molto più di una strategia digestiva... è un atto di rigenerazione globale. Significa ridare al corpo la possibilità di comunicare in modo chiaro con la mente. Significa smettere di vivere in modalità sopravvivenza e tornare a sentire energia, presenza e lucidità.

Il corpo non ti tradisce mai, ti avvisa sempre e quando impari a leggere i suoi segnali, gonfiore, stanchezza, sbalzi d’umore, sonnolenza mentale, non li vedi più come nemici, ma come messaggi di guarigione.

La chiarezza mentale non arriva per caso. Arriva quando il terreno biologico è pulito, il sistema nervoso è rassicurato e il corpo può tornare in coerenza. Quando il respiro si fa profondo e l’intestino non manda più segnali di allarme, il cervello si illumina da solo.

Molte persone raccontano che, dopo aver ridotto zuccheri, tossine e infiammazione intestinale, si sono sentite risvegliate. Non solo più leggere fisicamente, ma più presenti, più intuitive, più creative.
Come se il velo si fosse finalmente alzato.

Se ti capita di sentirti confuso, stanco o disconnesso, non pensare subito che sia colpa tua. Il corpo non sbaglia... ti sta segnalando che il cervello e l’intestino hanno perso il loro ritmo comune.
Riportali in armonia e la nebbia si dissolve.

La lucidità mentale non si conquista con la forza di volontà, ma con la guarigione cellulare. Ogni pensiero limpido nasce da un intestino pulito, un fegato libero e un sistema nervoso in sicurezza.

E la cosa più bella è che tutto questo è reversibile, il corpo sa sempre come tornare alla salute, se gli togli ciò che lo infiamma e gli ridai ciò che lo nutre. Non devi accettare la confusione o l’esaurimento come parte dell’età o del carattere. La chiarezza è un diritto biologico, una condizione naturale dell’essere umano.

Il tuo percorso verso la lucidità comincia da un gesto semplice, prenderti cura del tuo intestino. Lì, nel tuo secondo cervello, si trova la chiave della tua energia, della tua memoria e del tuo equilibrio... e quando guarisce l’intestino, anche la mente torna a respirare.

XO-Patrizia Coffaro

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