18/11/2025
Empatia: una parola tanto usata, quanto poco compresa. Quante volte sentiamo o ci è capitato di dire:“Sono troppo empatico”?
In realtà, detta così, non significa nulla. Spesso usiamo il termine empatia per descrivere cose che con l’empatia non hanno nulla a che fare.
Empatia NON è farsi carico delle emozioni degli altri, NON è assorbire il dolore o la fatica di chi abbiamo davanti, NON è neppure la spinta a voler “salvare” o “aggiustare” l’altro.
Essere empatici significa saper stare accanto a qualcuno con presenza e ascolto autentico, senza giudizio e senza voler cambiare ciò che prova. Significa riuscire a mettersi nei panni dell'altro, accogliere la sua esperienza emotiva senza necessariamente agire per cambiarla.
Lo sappiamo fare davvero?
Raramente ed è difficilissimo.
Spesso siamo COMPASSIONEVOLI, sensibili alla sofferenza altrui, provando un senso di cura e desiderio di alleviarla, andando oltre la semplice empatia. Aiutiamo e consoliamo l'altro. È un sentimento nobile, ma diverso: la compassione attiva il “fare per”, l’empatia, invece, è “essere con”.
Spesso viene confusa anche con il provare pietà o dispiacere per qualcuno (ma restando fuori dal suo sentire), col vivere le emozioni dell’altro come fossero le proprie, perdendo i confini o il bisogno di prendersi cura dell’altro anche a discapito di sé stessi.
L’empatia autentica non ci svuota, non ci sovrasta, non ci fa perdere equilibrio.
Ci apre alla connessione, alla comprensione, al rispetto reciproco perché l’empatia vera è un incontro: io resto me stessa, tu resti te stesso, e in questo spazio ci riconosciamo nella nostra comune umanità. 💜
È quel:"Mi dispiace, capisco ciò che provi, non sei solo"
Non quel:"Vedrai che passerà" o quel: "Non ne vale la pena rimanerci male" e altre soluzioni varie, rapide e indolore.