Cesare Sartore - Fascial Sensory Integration

Cesare Sartore - Fascial Sensory Integration Il protocollo Fascial Sensory Integration è un approccio avanzato alla valutazione e modulazione della fascia. Biomeccanica e postura sono sempre correlate.

Ho aiutato 500+ persone ad ottimizzare il movimento tramite questo strumento. Formo professionisti del settore su neurologia fasciale. HUMAN BIOHACKING
Non è altro che una riprogrammazione del sistema nervoso centrale

Ogni sessione di allenamento è composta da esercizi individualizzati in base alle disfunzioni riscontrate. L'obiettivo è quello di creare un equilibrio posturale agendo direttamente sul sistema nervoso centrale (cervello) attraverso esercizi specifici. Il modo migliore per risolvere un problema posturale o fisico, è attraverso movimenti che attivano delle connessioni neuro-muscolari. È un approccio innovativo rispetto alle metodologie che vengono utilizzate attualmente. Analisi biomeccanica -> Individualizzazione esercizi

Esercizio correttivo -> Modifica dell'input inviato dal cervello

02/03/2026

Quando insegni un movimento devi rispettare una gerarchia sensoriale.

Ogni movimento nasce come predizione: il sistema stima cosa dovrebbe sentire da articolazioni, fascia, tessuti e visceri mentre ti muovi. Subito dopo confronta quella stima con le afferenze reali. Se i due segnali coincidono, il gesto è armonico. Se non coincidono, avviene una sorta di “balbuzie del movimento”.

La correzione visiva o uditiva (es. correggere con la voce dimostrando di nuovo l’esercizio) ha un limite strutturale: stai intervenendo sull’output, non sul segnale che lo rende affidabile.

Per cambiare davvero la qualità del gesto devi prima rendere più coerente l’accoppiamento tra predizione e feedback corporeo, cioè ricostruire l’informazione con cui il sistema aggiorna la sua rappresentazione.

Se vuoi un reel con un approfondimento su questa “balbuzie del movimento” commenta -fascia come sistema sensoriale-

28/02/2026

In questo lavoro, siamo riusciti a capire il problema tramite osservazione e conoscenza.

Durante l’esecuzione di movimenti su schemi crociati, ogni volta che isolavo la componente vestibolare, rendendola dominante nel compito, il movimento riduceva il range (diminuiva la capacità di rotazione). Se il vestibolare viene percepito come un elemento di disturbo, il SNC riduce ampiezza e variabilità del gesto per proteggere l’equilibrio.

Quando riportavo il sistema in una condizione di stabilità propriocettiva e con il sistema visivo attivo, quel range tornava disponibile.
Il lavoro proposto è stato un reweighting sensoriale, promuovendo una migliore integrazione dell’apparato vestibolare durante il movimento.

Il limite non era locale, era vestibolare. Messa in sicurezza quella componente con logiche di rieducazione vestibolare, il range è stato ripristinato senza forzature.

“Il movimento è una somma di fattori, capire qual è l’elemento di disturbo è molto complesso”

25/02/2026

Test di squat su pedane VALD, valutazione della simmetria concentrica tra gamba destra e sinistra.

In questo caso, prima dell’intervento c’era una differenza percentuale marcata tra le due gambe. Dopo un riequilibrio sensoriale mirato su propriocezione, interocezione e tatto, la distribuzione di forza si riallinea e la distanza percentuale tra i due arti si riduce drasticamente.

I sistemi sensoriali alimentano la stima dello stato del corpo e quindi la strategia motoria: se il segnale è rumoroso o incoerente, il compito viene perturbato e l’output cambia; se ripristini la coerenza sensoriale, il pattern di controllo torna più efficiente.

Questo è il motivo per cui il movimento non è un semplice firing dal cervello al muscolo: è integrazione continua di input sensoriali, predizione, correzione e organizzazione del gesto.

Se vuoi ricevere l’articolo che ha approfondito il rapporto tra insula e interocezione commenta “fascial sensory integration”

20/02/2026

Propriocezione fasciale: il segnale propriocettivo nasce dalla deformazione del tessuto connettivo (stiramento, taglio, compressione tra strati, variazioni di tensione nella rete) e che viene trasformata in segnale afferente tramite terminazioni sensoriali presenti in fascia e tessuti miofasciali, contribuendo a:
• tono
• coordinazione
• controllo posturale

La fascia è una rete continua che trasmette forze e, proprio per questo, è un candidato plausibile per codificare come quelle forze si organizzano nel corpo.

Stecco descrive la fascia come continuità tridimensionale con ruolo nella coordinazione periferica e nella qualità del movimento quando cambiano densità e scorrimento tra piani.

Quindi stop all’insegnamento riduttivo di fusi neuromuscolari e organai del Golgi.

17/02/2026

Alleniamo il movimento.

Non ha più senso parlare di allenare un muscolo o un tendine come se fossero unità isolate.

Anche la fascia però non si allena da sola, perché non è una componente separata: è una rete connettivale continua che avvolge, penetra e organizza il muscolo, si fonde con aponeurosi e retinacoli, integra tendine, legamenti e rivestimenti neurovascolari.

➡️ In questo quadro, l’oggetto reale dell’allenamento non è un tessuto singolo: è il movimento.

I modelli contemporanei stanno spostando l’anatomia funzionale verso una lettura più connessa: la fascia emerge come interfaccia regolatoria e sensoriale ad alta densità afferente, con un peso diretto su postura, propriocezione/interocezione e controllo motorio.

La domanda che ci si deve fare é quindi: che schema di movimento devo allenare?

Se vuoi ricevere il video in cui parlo di fascia sensoriale commenta “voglio una nuova anatomia funzionale”

16/02/2026

In questo esercizio non sto “allenando la respirazione diaframmatica” né “la respirazione toracica”.

Sto cercando una cosa diversa: una connessione funzionale tra i muscoli che, lungo lo strato fasciale profondo anteriore, partecipano alla meccanica respiratoria e alla gestione delle pressioni interne (notare l’azione delle ginocchia).

Punto chiave: il diaframma è il principale muscolo inspiratorio, quindi non ha senso parlare di “respirare senza diaframma” nella fisiologia normale. Più corretto: esiste un pattern respiratorio in cui puoi orientare la distribuzione del volume (più addominale o più costale), ma la respirazione rimane un output coordinato, con un contributo che cambia in base a postura, richiesta ventilatoria, carico e stato del sistema nervoso.

Il focus è: far respirare l’intera catena profonda come un’unità, perché il respiro non è solo ventilazione: è anche organizzazione tensiva, gestione pressoria e controllo motorio.

Per approfondimenti sul tema consiglio di seguire .formichella

14/02/2026

Non giudicare un esercizio a prima vista: considera l’intenzione dello stimolo, gli obiettivi del cliente e l’outcome.

Uno stimolo “strano” può sembrare qualcosa di assurdo se non rispecchia degli standard che abbiamo in mente. Ma quegli standard condividono gli stessi principi della proposta che stai vedendo? Bisogna conoscere quali sono i principi applicati per capire quella proposta di esercizio.

In questo video stiamo facendo l’opposto di uno squat “Classico”: nello squat l’adduttore tende a lavorare soprattutto come stabilizzatore e come controllore del bacino/femore; qui lo portiamo invece in una richiesta concentrica mirata.

Il punto è semplice: senza sapere qual è il problema a monte e quale risultato stiamo cercando, un giudizio estetico vale zero.

Se vuoi vedere il prima/dopo dell’obiettivo ricercato, commenta: “voglio vedere il risultato”

➡️ .neurofascia
  

12/02/2026

L’ombelico è un punto di connessione tra interno ed esterno: basta pensare al ruolo che ha nei 9 mesi di vita intrauterina. Ma perché è così importante?

Lo guardo da tre prospettive.

1) Anatomico–fasciale. L’ombelico è una cicatrice complessa della parete addominale: una zona in cui cute, piani fasciali e peritoneo sono in stretta connessione. Questo lo rende un’area in cui scorrimento e compliance possono variare molto da persona a persona, e cambiare ulteriormente dopo infiammazione, gravidanza o chirurgia.

2) Sensoriale. L’ombelico è anche tessuto cicatriziale. Le cicatrici possono modificare la qualità dell’afferenza cutanea: alcune diventano ipersensibili, altre iposensibili. Questo può alterare la percezione locale e la mappa corticale associata, con effetti sul modo in cui il sistema nervoso regola mio-fasciale.

3) Energetica. Nella medicina tradizionale cinese l’ombelico coincide con Shénquè (CV8/RN8) sul meridiano Rèn Mài. È considerato un punto regolatorio, spesso usato nei quadri da “freddo” e per sostenere la funzione addominale. In pratica clinica viene stimolato soprattutto con moxibustione e applicazioni topiche, non con ago.

Quindi: l’ombelico è una cicatrice di convergenza che può diventare un vincolo meccanico; ed è una zona ad alta salienza sensoriale capace di modulare lo stato neurofisiologico, soprattutto quando lo stimolo è dosato e coerente con l’obiettivo.

Indirizzo

Via Cesare Battisti 5
Rivarolo Canavese
10086

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