Psicologa Psicoterapeuta Eloisa Pasqualotto

Psicologa Psicoterapeuta Eloisa Pasqualotto “Per tenere qualcosa, devi averne cura, per averne cura devi capire di che tipo di cura ha bisogno

04/01/2026

Il narcisista non ha solo bisogno di essere ammirato: ha bisogno che nessuno possa mettere in crisi la narrazione che fa di sé.
La sua immagine pubblica non è un accessorio: è la sua armatura. Quando sente che una vittima potrebbe raccontare la verità,
non cerca il dialogo, non cerca il confronto, non cerca la riparazione. Cerca la delegittimazione. È un meccanismo preciso, antico, automatico: trasformare chi potrebbe rivelare la sua ombra in qualcuno che non verrà creduto. Così la vittima diventa “esagerata”,
“instabile”,
“gelosa”,
“vendicativa”,
“fragile”,
“confusa”,
“problematica “
Il narcisista costruisce intorno a sé una reputazione tanto impeccabile quanto fragile.
Sa che basta una crepa per far crollare il castello, e allora lavora in anticipo: protegge la sua immagine screditando chi potrebbe minacciarla. Non lo fa per cattiveria.
Lo fa per sopravvivenza psicologica.Smontare l’altro serve a conservare il personaggio.
Ridicolizzare la vittima serve a neutralizzare la sua voce. Creare sospetto serve a difendere la sua facciata pubblica. La dinamica è sempre la stessa: se non posso controllarti,
posso almeno renderti non credibile. E in questo schema la vittima resta doppiamente ferita: prima nella relazione, poi nella narrazione. Ma la verità clinica è semplice:
quando qualcuno ha disperato bisogno di screditare gli altri per salvare se stesso,
non è forte, è in frantumi. E ogni volta che una vittima ritrova la sua voce, l’immagine del narcisista traballa. Perché non c’è maschera abbastanza solida da resistere a una verità finalmente detta. Il narcisista e l’immagine pubblica: la difesa contro la vergogna. Per comprendere perché il narcisista scredita le vittime, bisogna capire una cosa essenziale:
la sua identità non è stabile. È costruita su un equilibrio fragile, mantenuto da continue difese contro la vergogna. La vergogna, nel narcisismo, non è un’emozione: è un baratro.
Un vuoto identitario che il soggetto non può tollerare. Per questo deve impedire, a ogni costo, che qualcosa o qualcuno lo avvicini a quel punto di frattura. Quando una vittima comincia a parlare,a nominare l’abuso,
a mostrare ciò che accade dietro le quinte,
il narcisista non vive questo come un confronto: lo vive come una minaccia alla sua sopravvivenza psichica. La sua prima difesa è quella più antica: screditare l’altro prima che l’altro possa rivelare la sua vulnerabilità.
È una dinamica di proiezione e inversione:
ciò che teme dentro di sé lo attribuisce all’altro. Così la vittima diventa “instabile”, “manipolatrice”, “ossessiva”.Le accuse servono a creare un contenitore esterno
per la vergogna interna che non può essere mentalizzata. Il narcisista non mente sempre in modo consapevole. Spesso dissocia.
Scinde le parti di sé: da una parte il Sé grandioso, impeccabile, competente;
dall’altra il Sé fragile, vergognato, impotente.
La vittima, quando denuncia o racconta,
riattiva proprio la parte dissociata:
quella che non deve esistere. Per difendersi, il narcisista deve separarsi dalla responsabilità
e trasferirla altrove. La narrazione pubblica diventa allora un modo per mantenere
una continuità del Sé: coerente all’esterno, scissa all’interno. La vergogna è l’emozione più temuta dal narcisista.
Non la colpa, la colpa ammette un atto.
La vergogna, invece, riguarda l’essere.
Per questo l’attacco alla vittima è così feroce e capillare: serve a evitare che emergano aspetti del Sé che lui stesso non può tollerare.
La logica interna è questa:
“Se tu mi esponi, io ti distruggo.
Se tu racconti, io nego la tua credibilità.
Se tu mostri la mia ombra, io ti dipingo come ombra. Non è cattiveria. È difesa identitaria.
L’immagine esterna per il narcisista funziona come una seconda pelle. È il suo modo di tenere insieme ciò che dentro è frammentato.
Per questo la cura dell’apparenza è ossessiva:
non riguarda il desiderio di piacere,
ma il bisogno di non crollare.
Quando la vittima racconta la verità,
minaccia questa pelle simbolica.
E il narcisista reagisce come se fosse in gioco la sua sopravvivenza.
La vittima viene screditata perché dice qualcosa che il narcisista non può sopportare. Da un punto di vista clinico,
il discredito serve a rendere innocua la testimonianza e a mantenere il controllo della narrazione. Perché dove la vittima parla,
il narcisista perde potere sulla realtà. Screditare non è solo un attacco:
è un tentativo di ricostruire un senso interno di coerenza, compromesso dalla possibilità del giudizio altrui. Il narcisista attacca la vittima
perché l’alternativa sarebbe affrontare la propria vergogna, e questo, per la sua struttura psichica, sarebbe un crollo.
Per questo il lavoro clinico non consiste nello smascherare, ma nel comprendere come queste difese si sono formate
e cosa proteggono. E per questo le vittime
non devono interpretare il discredito come una colpa o una debolezza,
ma come la prova più chiara
dell’incapacità del narcisista di sostenere la verità sul proprio Sé.

Dr. Carlo D’Angelo

14/11/2025

How to Focus with Unmedicated ADHD: Working with Your Brain, Not Against It
For many individuals with ADHD, medication can be life-changing — but it’s not the only path toward better focus and function. Whether by choice, circumstance, or access, some people navigate ADHD without medication. That doesn’t mean they’re left without tools. It means they must learn how to work with the unique wiring of their brain — not against it.
ADHD is not a lack of focus; it’s a difficulty regulating focus. The ADHD brain naturally swings between states of hyperfocus (complete immersion in something stimulating) and distraction (when a task feels under-stimulating). Success, then, comes not from forcing “discipline” but from designing environments and habits that sync with these rhythms.
Below is a breakdown of practical, evidence-informed methods — supported by both neuroscience and lived experience — for managing focus without medication.
1. Work with Your Brain’s Natural Rhythms
The ADHD brain doesn’t operate linearly. Energy, attention, and creativity fluctuate throughout the day. Instead of fighting that, structure your work around it.
Use the Focus Sprint Method — work in short, intentional bursts (15–20 minutes) followed by a 5-minute break. This harnesses the brain’s natural capacity for intense but limited engagement. A timer like Pomofocus can help. During breaks, move, stretch, or hydrate — not scroll.
This method capitalizes on the ADHD brain’s sensitivity to time and novelty. Knowing that you only need to focus for a short sprint reduces resistance and makes starting easier — the hardest part of any task for someone with ADHD.
2. Set Micro Goals, Not Mega Goals
ADHD makes “big picture” goals feel overwhelming. The brain’s executive functions — task initiation, sequencing, and prioritization — struggle when faced with abstract or multi-step objectives. The solution is to shrink the task.
Instead of setting “Finish my report,” break it into micro-goals like:
Open document
Write one paragraph
Add a reference
Format headings
Each step gives the brain a dopamine boost from completion, keeping motivation alive. Use sticky notes, digital planners, or a “brain dump” journal to visualize progress. ADHD minds thrive on momentum — small wins sustain focus far longer than vague, distant outcomes.
3. Create a Focus Routine, Not a Schedule
Traditional schedules rarely work for ADHD because they depend on consistency and time awareness — two areas of natural difficulty. Instead, build a focus routine that triggers productivity through cues, not clocks.
For example:
Wake up and hydrate
Take a 5-minute walk
Light a candle or play focus music (signals the brain that it’s “go time”)
Choose one task from your list
This flexible system works because it relies on sensory and contextual cues, not rigid timeframes. The goal is to make focus feel familiar, not forced.
4. Use Brain Music or Background Noise
Silence can be uncomfortable for an ADHD mind — it leaves space for intrusive thoughts and distractions. Background sound creates a gentle level of stimulation that helps anchor focus.
Try:
Binaural beats or lo-fi music for rhythm and flow
Brown noise for emotional regulation (proven effective for many ADHD individuals)
Rain or café sounds to mimic an external environment
These sounds occupy the restless parts of the brain that crave sensory input, allowing the prefrontal cortex — the seat of focus — to stay on task.
5. Create Dopamine Bridges
Dopamine drives motivation. ADHD brains have a deficit in dopamine transmission, making tasks that don’t offer immediate reward feel impossible. Dopamine bridges are intentional ways to link effort with pleasure.
Examples include:
Doing a hard task while sipping your favorite drink
Setting micro-rewards (“Once I send this email, I can check my messages”)
Making a ta-da list — celebrating what you’ve already done instead of shaming what you haven’t
When you make effort feel rewarding in real time, the brain stays engaged. This replaces the “all or nothing” cycle with a more sustainable rhythm of effort and reward.
6. Move Your Body
ADHD is a neurodevelopmental condition that affects not only cognition but the entire nervous system. Physical movement helps regulate neurotransmitters, reduce restlessness, and reboot attention.
Try:
Short dance or stretch breaks
Working while standing
Walking while listening to podcasts or planning tasks
Even brief movement resets the brain’s chemistry, increasing dopamine and norepinephrine — the very chemicals ADHD medication targets.
7. Design an Environment That Supports Focus
Your surroundings can either sabotage or support your attention. ADHD brains are context-sensitive — meaning they respond powerfully to environmental cues.
Declutter visible spaces to reduce cognitive load. Keep only what you need in sight. Use lighting, scents, or textures that soothe, not overstimulate. And most importantly, make work visible — sticky notes, whiteboards, or digital dashboards keep your brain externally organized when internal memory struggles.
If possible, designate specific “zones” — one for work, one for rest, one for hobbies. The ADHD brain relies on environmental boundaries to know what mode it’s in. When your body moves into the right space, your brain follows.
The Science Behind These Tools
Each of these strategies aligns with the neurological realities of ADHD:
Short bursts match fluctuating attention cycles.
Micro-goals engage the reward system through frequent completion.
Sensory cues replace weak time perception with tangible signals.
Movement and sound balance under- and overstimulation.
Dopamine bridges compensate for motivation deficits.
In essence, the goal is not to force the ADHD brain into neurotypical patterns but to build frameworks that honor how it functions.
Living Without Medication: A Balanced View
While these strategies can be transformative, it’s important to acknowledge that ADHD is a medical condition, not a personality quirk. Unmedicated management can work for some, but it often requires structure, community support, and professional guidance.
Medication, therapy, lifestyle adjustments, and coaching are all valid tools — and none diminish personal strength or effort. What matters most is self-understanding. Once you recognize how your brain operates, you can stop blaming yourself for the struggles and start designing systems that align with your wiring.
Final Reflection
ADHD without medication isn’t about willpower — it’s about strategy. It’s about replacing shame with self-awareness and learning to optimize rather than suppress your brain’s rhythms.
Focus doesn’t mean force. It means flow — and for the ADHD mind, flow begins when you stop fighting your brain and start collaborating with it.
You’re not lazy. You’re not broken. You just need a toolkit designed for your operating system.

13/11/2025

Understanding NT, ADHD, Autism, and AuDHD Through Simple Visuals
Sometimes words aren’t enough to explain how different brains work. That’s where visuals like this one come in — a simple drawing that powerfully illustrates how neurotypical (NT), ADHD, Autism, and AuDHD minds process life, thoughts, and experiences.
At first glance, the lines might look like random doodles. But each one represents the cognitive patterns and lived experiences of these different neurotypes. Let’s break it down.
1. Neurotypical (NT): The Straight Line
The straight line represents stability, predictability, and consistency.
Neurotypical individuals often experience life in a way that follows social expectations, routines, and structures.
Their thought processes are typically linear — start, middle, end.
This doesn’t mean life is easy, but it means that their brains usually follow the “default settings” society is built around.
That’s why many social systems (schools, workplaces, etc.) are designed with NT thinking in mind.
2. ADHD: The Interrupted Line with Zigs and Zags
The ADHD brain looks very different. Notice how the line starts straight, but then suddenly zigs and zags all over the place.
ADHD often involves inconsistent attention. Someone may start a task with focus, but quickly get distracted or pulled in multiple directions.
Hyperfocus can also appear — represented by the sudden dense scribbles — where someone gets absorbed in one thing and loses track of time.
It’s not a lack of intelligence or effort. It’s a different wiring of the brain that struggles with executive function (planning, prioritizing, finishing tasks).
This is why ADHD is often described as having “a race car brain with bicycle brakes.”
3. Autism: The Web of Expanding Lines
Instead of a straight path, the autistic brain is represented by lines spreading out in multiple directions.
Autism is characterized by intense focus, sensory differences, and unique ways of processing the world.
Rather than going from point A to point B, autistic thinking can branch out like a network — seeing connections, details, and patterns others might miss.
This is why many autistic people have strong special interests and a deep ability to hyperfocus on specific topics.
However, this nonlinear thinking can also create challenges in environments built for NTs, especially when sensory overload or social misunderstandings occur.
4. AuDHD (Autism + ADHD): The Organized Chaos
The final drawing looks like a storm of zig-zags and lines all overlapping. That’s AuDHD — when someone has both Autism and ADHD traits.
ADHD brings distractibility, impulsivity, and inconsistent focus.
Autism brings deep focus, need for structure, and sensitivity to sensory input.
When combined, these traits can sometimes feel contradictory. For example:
Wanting structure (autism) but struggling to stick to it (ADHD).
Getting hyperfocused (autism) but also easily distracted (ADHD).
Having brilliant ideas and creativity, but feeling stuck in executive dysfunction.
It can feel like living in constant chaos — but it also comes with unique strengths, like creativity, innovation, and the ability to see the world from perspectives that others overlook.
The Takeaway
This visual reminds us that there’s no single “right” way for a brain to function.
NT brains may be linear and predictable.
ADHD brains bring bursts of creativity and energy.
Autistic brains bring depth, pattern recognition, and unique insights.
AuDHD brains are a storm of contradictions, but also a powerhouse of perspective and innovation.
Instead of viewing these differences as flaws, society needs to embrace them as part of neurodiversity — the natural variety in human brains. Every line, whether straight or chaotic, is valid.

09/11/2025

Migliorare i comportamenti nei bambini con Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività (ADHD)...
Alcuni suggerimenti!
(Naturalmente, ogni bambino è unico, quindi è bene adattare le idee al contesto specifico, e se necessario rivolgersi a professionisti.)

✅ Strategie efficaci da mettere in atto

1. Rinforzo positivo ed elogio specifico

I bambini con ADHD tendono a ricevere più critiche che elogi: è utile bilanciare con molto più elogi per i comportamenti positivi.

Quando elogi, sii specifico: invece di “bravo”, puoi dire “mi è piaciuto come hai finito i compiti senza distrarti”.

Considera sistemi di ricompensa (adesivi, token, punti) per rinforzare i comportamenti desiderati.

2. Struttura, routine e chiarezza

Stabilire routine quotidiane prevedibili aiuta: sveglia, colazione, compiti, gioco, sonno. I bambini con ADHD rispondono bene a prevedibilità.

Le istruzioni devono essere semplici, brevi, chiare: un solo comando alla volta, magari accompagnato da contatto visivo.

Scrivere le regole di casa, usarle come riferimento visivo, spiegare in anticipo le transizioni o i cambiamenti.

3. Conseguenze coerenti e controlli dell’ambiente

Quando ci sono comportamenti inappropriati, le conseguenze devono essere coerenti, proporzionate e spiegate.

Allo stesso tempo, vale la pena evitare di intervenire su ogni piccolo comportamento: ignorare alcune “leggere” deviazioni può aiutare a concentrarsi su quelle più importanti.

Assicurati che l’ambiente favorisca la concentrazione: meno distrazioni, spazi definiti per compiti, limiti allo schermo quando necessario.

4. Sviluppo di abilità di autoregolazione

Aiutare il bambino a riconoscere quando è agitato, a fare pause controllo, a usare strategie di calmamento.

Inserire momenti di attività fisica: movimento regolare aiuta a “scaricare” energia e favorisce la concentrazione.

5. Collaborazione con scuola e specialisti

A scuola, strategie mirate come tutoring fra pari, istruzione assistita da computer, ambienti stimolanti possono aiutare i bambini con ADHD.

Per i più piccoli, è raccomandato che i genitori partecipino a programmi di “training” per la gestione del comportamento (“parent training”) guidati da professionisti.

6. Cura dello stile di vita

Sonno adeguato, alimentazione equilibrata, attività fisica: questi elementi influenzano molto la regolazione comportamentale.

Attenzione all’uso di schermi: un eccesso può peggiorare l’attenzione e la regolazione.

🧩 Consigli pratici per l’applicazione quotidiana

Scegli una o due aree specifiche di comportamento su cui lavorare, anziché cercare di cambiare tutto contemporaneamente.

Usa timer visivi per tempi di compito o transizione (es: “ora 15 minuti compiti, poi pausa”).

Crea un angolo “pausa calma” o “angolo relax” dove il bambino può andare quando è sopra-stimolato o agitato.

Inizia con attività brevi e gestibili: per i bambini con ADHD, grandi blocchi di compito sono difficili. Poi aumenta gradualmente.

Comunica in modo positivo: “sono contento che tu abbia finito i compiti” invece di “non voglio più distrazioni”.

Evita il confronto continuo o il far sentire il bambino “sempre in errore”: la fiducia e l’autostima sono molto importanti.

Pianifica momenti “speciali” con il bambino dove non ci sono conflitti, solo relazione e gioco; questo favorisce il legame e la motivazione al cambiamento.

⚠️ Cose da evitare o da usare con cautela

Dire “devi solo provarci di più” non aiuta: l’ADHD non è solo pigrizia, è un disturbo neurologico che richiede strategie adattate.

Evitare di cambiare regole, routine e limiti troppo spesso: la coerenza è fondamentale.

Non rimandare la richiesta di aiuto professionale se i comportamenti sono molto difficili da gestire o influenzano la vita familiare o scolastica.

Non puntare solo sui “punizioni”: senza rinforzo positivo e supporti, il cambiamento sarà più difficile.

08/11/2025

ADHD capiamo meglio la questione il Deficit delle Funzioni Esecutive

Se schiacci un serpente lui morde! Non pianifica! Non prevede! Ti morde e basta!
un ADHD fa lo stesso:
Le persone con ADHD non soltanto agiscono in modo incontrollato, ma non riescono neanche ad utilizzare pienamente tutte le altre funzioni esecutive del lobo frontale

Tutto questo porta a comportarsi così ...
Comportarsi come una falena
Riuscire a concentrarsi a oltranza sui video-giochi
Difficoltà nell’eseguire realmente un compito
Prestazioni e comportamenti discontinui
Difficoltà a completare i compiti
Scarsa capacità di utilizzare il dialogo interno
Scarsa autoconsapevolezza
Scarsa capacità di cogliere indizi sociali
Bassa tolleranza alle frustrazioni
Rabbia ed esasperazione frequenti
“Iperreattività”
Il tempo scorre troppo lentamente
Mancanza di previsione
Scarsa capacità di retrospezione (imparare dagli errori)
Vivere alla mercè del momento
Vivere secondo la regola dei 4 secondi
Aggiungere emozioni alla realtà
Rifiutare l’aiuto delle persone di cui si ha realmente bisogno
Sentirsi calmi solo quando si è in movimento
Ricerca del brivido
Difficoltà a prestare attenzione agli altri
Difficoltà nello scambio reciproco di favori con gli amici
Senso di incapacità di raggiungere gli obiettivi
Mentire, dire parolacce, rubare, incolpare gli altri

Questo significa che ...
Dobbiamo capire che tutti questi comportamenti sono parte integrante del ragazzo con ADHD.
Diversamente penseremo di avere un figlio che casualmente mostra scarsissimo autocontrollo senza riconoscere che questi sintomi fanno tutti parte dello stesso pacchetto!
Prendiamocela con l’ADHD, non con chi ha l’ADHD

14/09/2025

A Torino sono in crescita gli accessi al pronto soccorso e le richieste di aiuto psicologico. Inoltre c'è un posto dove si può parlare in totale anonimato: "Parlano subito delle ferite usate per interrompere il male psicologico"

05/09/2025

Alcune frasi, anche dette in buona fede, possono avere un impatto profondo sull’autostima dei bambini con ADHD. Gli esperti suggeriscono come evitarle e cosa dire al loro posto.

A volte, cambiare una parola può cambiare tutto ⬇

Indirizzo

Via San Rocco 2/A
Rivoli

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