Scienza del Benessere - Dr. Rodolfo Vittori - Psicologo

Scienza del Benessere - Dr. Rodolfo Vittori - Psicologo Siamo nati per essere felici, ma troppo spesso ci distraiamo Ampio parcheggio gratuito

Sono Psicologo e aiuto le persone a gestire ansia, stress, attacchi di panico, depressione, relazioni e a ritrovare il benessere psicologico con strumenti pratici e contenuti chiari.

06/02/2026

Capita spesso di pensare
“non sto migliorando”

Il cambiamento, a volte,
non si vede nelle svolte grandi,
ma in dettagli molto piccoli.

Ti arrabbi ancora,
ma non ti rovina tutta la giornata.

Il problema c’è,
ma rimugini meno a lungo.

L’impulso arriva,
ma aspetti qualche secondo prima di reagire.

Quando sbagli,
ci stai male,
ma non lo trasformi in un giudizio su di te.

Il problema non è sparito.
Quello che è cambiato
è come ci stai dentro.

Ed è proprio lì
che il miglioramento inizia.

05/02/2026

“Se non c’è più ne prendi un altro”
“Stai esagerando”

Chi perde un cane o un gatto
spesso si sente dire frasi così.

Ma non si perde “un animale”.
Si perde un legame fatto di presenza quotidiana,
di abitudini condivise,
di una compagnia silenziosa ma costante.

Quando questo dolore viene ridotto o sminuito,
non fa solo male la perdita.
Fa male anche sentirsi dire
che quel legame non contava.

Un dolore non riconosciuto
pesa di più.

04/02/2026

“Ma perché sei stanco?
Non hai fatto niente”

Questa frase pesa più di quanto sembri.
Perché guarda solo quello che si vede da fuori
e ignora tutto ciò che stai reggendo dentro.

La stanchezza mentale non nasce sempre dall’azione,
ma dal carico continuo:
pensieri, responsabilità, autocontrollo, adattamento.

E spesso la cosa che stanca di più
è doverlo spiegare.

A volte basta chiudere così:
“È una stanchezza diversa.”
“Ne parliamo un’altra volta.”

Non devi convincere nessuno
per avere diritto a fermarti.

03/02/2026

Non sempre il problema è la relazione.
A volte lo è certo,
ma altre volte il disagio nasce da come il sistema emotivo reagisce alla vicinanza.

Nell’attaccamento ansioso non serve che l’altro faccia qualcosa di grave.
Può bastare una risposta più breve,
un messaggio che arriva più tardi del solito,
un tono percepito come diverso.

Il sistema entra in allerta e la mente inizia a cercare segnali e rassicurazioni.
Non per controllare l’altro,
ma per calmarsi.

Sentire ansia, in questi casi,
non significa che la relazione stia andando male.

02/02/2026

Capita spesso di darsi un obiettivo che, sulla carta, è anche sensato.
Poi lo inserisci nella vita reale e dopo un po’ molli.
E il pensiero arriva puntuale “Ho fallito”.

In realtà, molto spesso, non hai fallito.
Hai solo scelto un obiettivo che non teneva conto delle risorse che avevi davvero.

Un obiettivo funziona quando è coerente con la vita che stai facendo,
non con quella che immagini di poter fare.

Ridimensionare non è rinunciare.
È rendere possibile ciò che vuoi davvero portare avanti.

Nella newsletter di questa settimana, la dott.ssa Mara Salviato ci parla delle nuove linee guida nutrizionali, basate su...
01/02/2026

Nella newsletter di questa settimana, la dott.ssa Mara Salviato ci parla delle nuove linee guida nutrizionali, basate sul concetto del "mangiare cibo vero"
La ricerca del benessere passa anche attraverso la corretta alimentazione che ha delle enormi connessioni con la salute psicologica

Le calorie non si contano più come prima ... ... le nuove linee guida cambiano il modo di guardare al cibo

30/01/2026

È venerdì sera.
Qualcuno chiede com’è andata la settimana
e la risposta esce quasi automatica
“pesante”.

Anche quando, a pensarci bene,
non è stata solo fatica.

La mente tende a ricordare di più
ciò che ha richiesto sforzo,
ciò che ha creato problemi,
ciò che ha pesato.

Solo dopo, con un po’ di calma,
tornano in mente anche le cose
che hanno funzionato:
una chiacchierata leggera,
un caffè preso senza fretta,
una piccola soddisfazione.

Non per negare la fatica,
ma per accorgersi
che la settimana non è mai fatta
di una cosa sola.

29/01/2026

La paura di volare non è uguale per tutti
e non ha sempre la stessa origine.

Per alcuni è legata alla perdita di controllo.
Per altri allo spazio chiuso, alle sensazioni del corpo
o all’ansia che arriva prima ancora di salire a bordo.

In certi casi compare dopo periodi di stress intenso,
quando il carico accumulato trova proprio lì
un punto di cedimento.

Capire da dove nasce la paura
è il primo passo per affrontarla davvero.

28/01/2026

Quando la rabbia passa,
spesso arriva il dubbio
“forse ho reagito troppo”.

In realtà la rabbia raramente è casuale.
Si accende quando viene toccato un confine
come il tempo, lo spazio, il rispetto.

Può proteggerti dal continuare a stringere i denti,
dal fare finta che vada tutto bene,
dal cedere ancora una volta.

E quasi sempre mette in luce un bisogno,
di fermarsi, dire basta,
essere visti e considerati.

Capire la rabbia
non significa giustificarla,
ma riconoscere cosa l’ha davvero accesa.

27/01/2026

Tutti dicono di volere la verità.
“Dimmi la verità”, “preferisco sapere”, “sii sincero”.

Poi però, quando la verità arriva davvero,
qualcosa spesso si incrina.

Non perché sia falsa.
Ma perché è difficile da reggere.

Dire la verità non è solo una questione di contenuto.
È una questione di contesto,
di momento,
di capacità dell’altro di tollerarla senza sentirsi attaccato.

A volte la domanda utile non è
“sto dicendo una cosa vera?”,
ma
“chi ho davanti può sostenere quello che sto per dire?”.

26/01/2026

Il vero problema non è quanto sei stressato.
È se riesci a recuperare quando lo stress si abbassa.

Te ne accorgi da segnali molto concreti:
ti fermi ma non recuperi,
resti teso anche senza motivo,
la mente continua a ripassare la giornata anche quando è finita,
le cose che prima ti facevano piacere non funzionano più.

In quei momenti lo stress non sta più reagendo agli eventi.
Sta diventando uno stato di base.

E lì non serve fare di più.
Serve iniziare a togliere:
meno urgenza,
meno impegni inutili,
meno pressione auto-imposta.

È così che lo stress smette, almeno un po’, di comandare.

23/01/2026

“Perché sei così sensibile?”
di solito viene detto come se fosse una domanda neutra.

In realtà, in quel momento, succede qualcosa di preciso,
la conversazione smette di riguardare ciò che è accaduto
e si sposta su di te.

Su come reagisci.
Su come senti le cose.

Il messaggio implicito diventa
“il problema sei tu”.

Ma il problema non è la sensibilità.
È che la stessa situazione
non colpisce tutti allo stesso modo.

A qualcuno scivola addosso.
Ad altri no.

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