Laura Marostica Psicologa

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“𝐸𝑟𝑟𝑎𝑟𝑒 𝑒̀ 𝑢𝑚𝑎𝑛𝑜”, diciamo spesso per giustificarci. Ma abbiamo dimenticato il primo significato di questo verbo.In lati...
29/04/2026

“𝐸𝑟𝑟𝑎𝑟𝑒 𝑒̀ 𝑢𝑚𝑎𝑛𝑜”, diciamo spesso per giustificarci. Ma abbiamo dimenticato il primo significato di questo verbo.
In latino, 𝐞𝐫𝐫𝐚𝐫𝐞 𝐬𝐢𝐠𝐧𝐢𝐟𝐢𝐜𝐚 𝐯𝐚𝐠𝐚𝐫𝐞. 𝐔𝐬𝐜𝐢𝐫𝐞 𝐝𝐚𝐥 𝐭𝐫𝐚𝐜𝐜𝐢𝐚𝐭𝐨.

Oggi viviamo con l’ansia della correzione istantanea. Se sbagliamo, dobbiamo riaggiustare subito.

Ma cosa succederebbe se, per una volta, smettessimo di correre ai ripari? Se restassimo lì, in quella deviazione non prevista, a guardare dove ci ha portati?

Forse la sfida non è diventare infallibili, ma diventare 𝐨𝐭𝐭𝐢𝐦𝐢 𝐯𝐢𝐚𝐧𝐝𝐚𝐧𝐭𝐢. Capaci di restare nell'incerto finché non diventa una nuova possibilità.

Tu riesci a "stare" nel tuo errore o senti subito il bisogno di cancellarlo?

Era da un po' di tempo che sentivo il bisogno di fermarmi.Oggi è successo, e mi sono concessa una giornata formativa con...
27/04/2026

Era da un po' di tempo che sentivo il bisogno di fermarmi.
Oggi è successo, e mi sono concessa una giornata formativa con vecchi e nuovi colleghi.
Il tema? Il lavoro d'equipe.

Negli anni ho maturato la consapevolezza che non riuscirei a immaginare il mio lavoro se non in relazione con altri.
A volte è difficile certo, la complessità aumenta, i tempi si allungano, a volte devo rinunciare a qualcosa di "mio" per creare qualcosa che è "nostro".
Eppure, quando si attiva il processo, si trova un ritmo, e si crea una connessione, quanta potenza!!

19/04/2026
07/04/2026

Se l’autunno è il tempo del fermarsi,
la primavera ha un ritmo completamente diverso: una chiamata a “farsi trovare pronti”.

È la stagione in cui mi sento meglio, è vero.
Le giornate si allungano, la luce cambia,
si inizia a sentire un anticipo d’estate.

Eppure, non è solo una stagione leggera.

La primavera chiede movimento.
Chiede di uscire da una posizione più ferma,
di rimettersi in gioco, di esserci.

E questo può essere faticoso.

Non correte!

Godetevi il sole, senza andare più veloci di quanto la vostra energia vi permette.

La primavera non è un obbligo di prestazione,
è un invito a ricominciare in cammino,
un passo alla volta.

Qualche giorno fa mi è arrivato un messaggio:“𝑆𝑡𝑜 𝑏𝑒𝑛𝑒 𝑖𝑛 𝑞𝑢𝑒𝑠𝑡𝑖 𝑔𝑖𝑜𝑟𝑛𝑖, 𝑛𝑜𝑛 𝑠𝑜 𝑠𝑒 ℎ𝑎 𝑠𝑒𝑛𝑠𝑜 𝑐ℎ𝑒 𝑣𝑒𝑛𝑔𝑎 𝑎𝑙 𝑝𝑟𝑜𝑠𝑠𝑖𝑚𝑜 𝑎𝑝𝑝𝑢𝑛𝑡...
11/03/2026

Qualche giorno fa mi è arrivato un messaggio:
“𝑆𝑡𝑜 𝑏𝑒𝑛𝑒 𝑖𝑛 𝑞𝑢𝑒𝑠𝑡𝑖 𝑔𝑖𝑜𝑟𝑛𝑖, 𝑛𝑜𝑛 𝑠𝑜 𝑠𝑒 ℎ𝑎 𝑠𝑒𝑛𝑠𝑜 𝑐ℎ𝑒 𝑣𝑒𝑛𝑔𝑎 𝑎𝑙 𝑝𝑟𝑜𝑠𝑠𝑖𝑚𝑜 𝑎𝑝𝑝𝑢𝑛𝑡𝑎𝑚𝑒𝑛𝑡𝑜”.

È una domanda comprensibile.
Siamo abituati a pensare alla terapia come a un luogo in cui si va quando si sta male.
Come se i momenti in cui si sta meglio fossero un’interruzione del percorso.
Ma non è così: sono 𝐩𝐚𝐫𝐭𝐞 𝐝𝐞𝐥 𝐩𝐞𝐫𝐜𝐨𝐫𝐬𝐨.

Sono il tempo in cui possiamo accorgerci di 𝐜𝐨𝐬𝐚 𝐞̀ 𝐜𝐚𝐦𝐛𝐢𝐚𝐭𝐨,
di quali 𝐫𝐢𝐬𝐨𝐫𝐬𝐞 abbiamo attivato,
di 𝐜𝐨𝐦𝐞 𝐚𝐟𝐟𝐫𝐨𝐧𝐭𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐨𝐠𝐠𝐢 ciò che prima ci travolgeva.

In terapia si può parlare anche delle cose che funzionano.
Anche della serenità.
Anche dei passi in avanti.
𝐍𝐨𝐧 𝐬𝐞𝐫𝐯𝐞 𝐬𝐭𝐚𝐫𝐞 𝐦𝐚𝐥𝐢𝐬𝐬𝐢𝐦𝐨 𝐩𝐞𝐫 𝐜𝐨𝐧𝐭𝐢𝐧𝐮𝐚𝐫𝐞 𝐚 𝐥𝐚𝐯𝐨𝐫𝐚𝐫𝐞 𝐬𝐮 𝐝𝐢 𝐬𝐞́.
Anzi, forse è proprio quando stiamo meglio che possiamo comprendere davvero il cammino fatto.

Ti è mai capitato di pensare che “𝑠𝑒 𝑠𝑡𝑜 𝑏𝑒𝑛𝑒 𝑎𝑙𝑙𝑜𝑟𝑎 𝑛𝑜𝑛 𝑠𝑒𝑟𝑣𝑒 𝑝𝑖𝑢̀”?

Non sapere cosa fare è una sensazione comune,anche se spesso la viviamo come un errore.Ci sentiamo spinti a scegliere in...
27/01/2026

Non sapere cosa fare è una sensazione comune,
anche se spesso la viviamo come un errore.

Ci sentiamo spinti a scegliere in fretta,
come se restare fermi fosse una perdita di tempo.
E invece, davanti a certe decisioni,
la fretta rischia di portarci lontano da noi stessi.

𝐎𝐠𝐧𝐢 𝐛𝐢𝐯𝐢𝐨 𝐩𝐨𝐫𝐭𝐚 𝐜𝐨𝐧 𝐬𝐞́ 𝐮𝐧𝐚 𝐫𝐢𝐧𝐮𝐧𝐜𝐢𝐚.
Ogni scelta lascia qualcosa indietro.
E questo rende il “non sapere” ancora più faticoso.

Eppure, a volte, 𝐧𝐨𝐧 𝐬𝐚𝐩𝐞𝐫𝐞 𝐞̀ 𝐮𝐧𝐨 𝐬𝐩𝐚𝐳𝐢𝐨 𝐧𝐞𝐜𝐞𝐬𝐬𝐚𝐫𝐢𝐨.
Uno spazio per ascoltarsi,
per dare un nome a ciò che si desidera,
per tollerare che a volte ci siano più domande che risposte.

Non sempre il non sapere va risolto subito.
Va abitato.

Gennaio per molti è un mese faticoso.È il tempo della ripartenza, delle giornate corte, del freddo.Probabilmente i buoni...
19/01/2026

Gennaio per molti è un mese faticoso.
È il tempo della ripartenza, delle giornate corte, del freddo.
Probabilmente i buoni propositi dell’inizio dell’anno iniziano a vacillare
e la spinta delle feste si affievolisce.

In questo senso, è comprensibile che venga raccontato come un periodo che è “𝑝𝑖𝑢̀ 𝑑𝑖𝑓𝑓𝑖𝑐𝑖𝑙𝑒”.

Ma identificare un solo giorno come il più triste dell’anno
rischia di semplificare troppo qualcosa di molto più complesso.

𝐋𝐚 𝐭𝐫𝐢𝐬𝐭𝐞𝐳𝐳𝐚 𝐧𝐨𝐧 𝐬𝐢 𝐜𝐨𝐧𝐜𝐞𝐧𝐭𝐫𝐚 𝐢𝐧 𝐮𝐧𝐚 𝐝𝐚𝐭𝐚 𝐬𝐮𝐥 𝐜𝐚𝐥𝐞𝐧𝐝𝐚𝐫𝐢𝐨.
Può esserci a gennaio, ma anche a marzo, a giugno, a ottobre.
Può attraversare momenti inattesi, giorni qualunque, settimane intere.

Il rischio è quello di pensare che la tristezza sia “normale” solo oggi,
e meno legittima negli altri 364 giorni.

Forse, più che etichettare un giorno,
servirebbe concederci più spazio per 𝐫𝐢𝐜𝐨𝐧𝐨𝐬𝐜𝐞𝐫𝐞 𝐜𝐨𝐦𝐞 𝐬𝐭𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐝𝐚𝐯𝐯𝐞𝐫𝐨,
𝐪𝐮𝐚𝐧𝐝𝐨 𝐚𝐜𝐜𝐚𝐝𝐞.

𝐀 𝐯𝐨𝐥𝐭𝐞 𝐢𝐥 𝐜𝐚𝐦𝐛𝐢𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐧𝐨𝐧 𝐬𝐢 𝐯𝐞𝐝𝐞.E il fatto che non si veda subito non significa che non ci sia.Lo vedo spesso nei per...
05/01/2026

𝐀 𝐯𝐨𝐥𝐭𝐞 𝐢𝐥 𝐜𝐚𝐦𝐛𝐢𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐧𝐨𝐧 𝐬𝐢 𝐯𝐞𝐝𝐞.
E il fatto che non si veda subito non significa che non ci sia.

Lo vedo spesso nei percorsi che accompagno:
quando una persona dice “𝑠𝑜𝑛𝑜 𝑠𝑒𝑚𝑝𝑟𝑒 𝑎𝑙𝑙𝑜 𝑠𝑡𝑒𝑠𝑠𝑜 𝑝𝑢𝑛𝑡𝑜”,
e invece qualcosa è già diverso.

Si fa una domanda in più.
Si accorge di una fatica prima di esserne travolta.
Riesce a restare dentro un’emozione senza scapparne.
Fa una scelta, con maggiore consapevolezza.
Riconosce che qualcosa non va, anche se non sa ancora cosa fare.

𝐀 𝐯𝐨𝐥𝐭𝐞 𝐢𝐥 𝐜𝐚𝐦𝐛𝐢𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐚𝐯𝐯𝐢𝐞𝐧𝐞 𝐜𝐨𝐬𝐢̀:
𝐥𝐞𝐧𝐭𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐞, 𝐢𝐧 𝐦𝐨𝐝𝐨 𝐬𝐢𝐥𝐞𝐧𝐳𝐢𝐨𝐬𝐨, 𝐬𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐬𝐜𝐨𝐬𝐬𝐨𝐧𝐢 𝐞𝐯𝐢𝐝𝐞𝐧𝐭𝐢.
Ma c’è 𝒆𝒗𝒐𝒍𝒖𝒛𝒊𝒐𝒏𝒆.

La fine dell’anno ci offre spesso un confine chiaro per fermarci a fare bilanci.È un tempo che invita a guardare indietr...
31/12/2025

La fine dell’anno ci offre spesso un confine chiaro per fermarci a fare bilanci.
È un tempo che invita a guardare indietro, a chiederci cosa è andato, cosa è mancato, cosa vorremmo diverso.

Ma fermarsi non dovrebbe essere solo un gesto “di fine anno”.
Forse è 𝐮𝐧’𝐚𝐛𝐢𝐭𝐮𝐝𝐢𝐧𝐞 𝐝𝐚 𝐜𝐨𝐥𝐭𝐢𝐯𝐚𝐫𝐞 𝐩𝐢𝐮̀ 𝐬𝐩𝐞𝐬𝐬𝐨.

Fermarsi ogni tanto non è giudicarsi,
né fare liste di buoni propositi.
È provare a capire 𝐝𝐨𝐯𝐞 𝐬𝐢𝐚𝐦𝐨, 𝐜𝐡𝐞 𝐝𝐢𝐫𝐞𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐬𝐭𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐩𝐫𝐞𝐧𝐝𝐞𝐧𝐝𝐨, 𝐝𝐢 𝐜𝐨𝐬𝐚 𝐚𝐛𝐛𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐛𝐢𝐬𝐨𝐠𝐧𝐨 𝐚𝐝𝐞𝐬𝐬𝐨.

Non sempre serve aspettare il 31 dicembre.
A volte è sufficiente 𝐜𝐨𝐧𝐜𝐞𝐝𝐞𝐫𝐬𝐢 𝐮𝐧𝐚 𝐩𝐚𝐮𝐬𝐚.

𝑄𝑢𝑎𝑛𝑑𝑜 𝑒̀ 𝑠𝑡𝑎𝑡𝑎 𝑙’𝑢𝑙𝑡𝑖𝑚𝑎 𝑣𝑜𝑙𝑡𝑎 𝑐ℎ𝑒 𝑡𝑖 𝑠𝑒𝑖 𝑓𝑒𝑟𝑚𝑎𝑡* 𝑑𝑎𝑣𝑣𝑒𝑟𝑜?

Il Natale arriva spesso come una pausa.Una pausa dal lavoro, dalla scuola, dalle corse di tutti i giorni.Ma non sempre è...
23/12/2025

Il Natale arriva spesso come una pausa.
Una pausa dal lavoro, dalla scuola, dalle corse di tutti i giorni.

Ma non sempre è una pausa dai pensieri,
dalle fatiche, dalle preoccupazioni.

Per alcuni è tempo di casa e di vicinanza.
Per altri è tempo di nostalgia, di silenzio.
E va bene così.

Concederci di stare come stiamo,
senza dover essere per forza diversi, più sereni, più giusti,
è forse il regalo più grande che possiamo farci.

Ebbene sì, questi voti possono essere uno stress anche per i docenti!Come continuare a motivare proprio lo studente a cu...
28/11/2025

Ebbene sì, questi voti possono essere uno stress anche per i docenti!

Come continuare a motivare proprio lo studente a cui hai appena dato un’insufficienza?

I voti possono essere una fonte di stress anche per i genitori.Non per il numero in sé, ma per ciò che temono possa sign...
26/11/2025

I voti possono essere una fonte di stress anche per i genitori.
Non per il numero in sé, ma per ciò che temono possa significare:
il futuro del figlio, il suo benessere, la sua sicurezza.

A volte un voto riattiva ricordi personali.
Senza volerlo, il presente dei figli diventa anche una rilettura della propria storia.

È così che un voto rischia di diventare un’etichetta,
o che una frase detta “per proteggerli” finisca per pesare più del voto stesso.

Accompagnare significa chiedersi insieme 𝗰𝗼𝘀𝗮 𝗰’𝗲̀ 𝗱𝗶𝗲𝘁𝗿𝗼 𝗾𝘂𝗲𝗹 𝗿𝗶𝘀𝘂𝗹𝘁𝗮𝘁𝗼:
fatica, emozioni, un periodo complicato, un conflitto, poca organizzazione.

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