Dott. Bruno Carmine Gargiullo

Dott. Bruno Carmine Gargiullo Coordinatore Centro Neuroscienze Comportamentali e del Centro di Psicoterapia Cognitivo Compoamentale Profilo professionale
Dr. Bruno C.

Gargiullo
Cell. 360.547490
Cellulare di Servizio
338.8009078
Coordinatore
Centro di Psicoterapia Cognitivo-Comportamentale (PSICOCOM)
Bambini – Adolescenti – Adulti – Coppie
Centro Neuroscienze Comportamentali (CNSC)
Analisi - Revisione - Divulgazione
Articoli Scientifici Internazionali
Lunga esperienza in campo:
* Psicopatologico
ansia, depressione, fobie, disturbi di personalità, gelosia patologica, mancanza controllo impulsi, dipendenze comportamentali (alcol, sesso, gioco d'azzardo,....), ossessioni cannibaliche,....;
* Sessuologico
ansia da prestazione, sessualità compulsiva, masturbazione compulsiva, bizzarrie sessuali, comportamento sessuale perverso, ...);
* Relazionale
conflittualità di coppia e familiare;
* Vittimologico/Criminologico
violenza domestica, fisica e sessuale; mobbing parentale; gaslighting; atti persecutori; bullismo; molestie su minori; false accuse; sindrome della donna maltrattata; revenge p**n; "istigazione" al suicidio; ....
Membership
World Association for Sexual Health (San Paolo – Brasile), National Center for Victims of Crime (Washington, DC), National Center on Domestic and Sexual Violence (Austin, Texas),
American Society of Criminology (Columbus, Ohio),
Società Italiana di Criminologia.
* Autore di diverse pubblicazioni e atti congressuali;
* Revisore scientifico internazionale in campo sessuologico e psicopatologico
Se ne vuoi sapere di più, visita il Nostro Sito Ufficiale www.neuroscienzecomportamentali.it

Le Caratteristiche del Cervello PsicopaticoDr. Bruno C. GargiulloD.ssa Rosaria DamianiNegli ultimi anni, il crescente in...
15/01/2026

Le Caratteristiche del Cervello Psicopatico
Dr. Bruno C. Gargiullo
D.ssa Rosaria Damiani
Negli ultimi anni, il crescente interesse delle neuroscienze verso la comprensione dei comportamenti devianti ha portato a indagare a fondo le peculiarità cerebrali degli individui psicopatici. Gli studi scientifici si sono concentrati soprattutto sulle aree dei lobi frontali e temporali, evidenziando come specifiche disfunzioni possano essere alla base di determinate azioni e tratti caratteriali tipici della psicopatia.
Le ricerche condotte da neuroscienziati statunitensi, attraverso l’analisi delle scansioni cerebrali di decine di assassini psicopatici, hanno messo in luce una ridotta attività in alcune aree cruciali del cervello rispetto a soggetti sani. Le scansioni cerebrali sono immagini dettagliate ottenute mediante tecniche come la risonanza magnetica (MRI) o la tomografia a emissione di positroni (PET), che permettono di osservare la struttura e il funzionamento delle diverse aree del cervello. Queste procedure consentono ai ricercatori di valutare l’attività neuronale e identificare eventuali anomalie o differenze funzionali tra individui.
In particolare, la corteccia orbitofrontale e l’amigdala risultano significativamente meno attive. Queste regioni sono fondamentali per il controllo degli impulsi, la regolazione del comportamento sociale e l’inibizione, oltre che per la gestione della morale e dell’etica.
La scarsa funzionalità della corteccia orbitofrontale e dell’amigdala si traduce in una difficoltà marcata nel contenere gli impulsi e nell’aderire alle norme morali della società. Questa mancanza di autocontrollo è ciò che, secondo gli studiosi, può trasformare gli psicopatici in individui freddi, calcolatori e, nei casi più estremi, in assassini privi di rimorso. Le azioni crudeli e spietate compiute da questi soggetti non sono accompagnate da sensi di colpa, proprio perché le aree cerebrali deputate all’inibizione morale e sociale risultano compromesse.
In sintesi, la ricerca neuroscientifica ha permesso di delineare un quadro chiaro delle alterazioni cerebrali che caratterizzano il cervello psicopatico.
In aggiunta a queste anomalie, alcuni studi suggeriscono che nei soggetti psicopatici si possa osservare una iperattivazione della corteccia prefrontale. Questa particolare condizione permette di mantenere intatta l’intelligenza tecnica e le capacità di ragionamento logico, nonostante le carenze emotive e morali. Di conseguenza, gli individui psicopatici possono mostrare una notevole abilità nel pianificare e organizzare azioni complesse, risultando spesso abili manipolatori e strategici nel perseguimento dei propri obiettivi.
La ridotta attività della corteccia orbitofrontale e dell’amigdala spiega l’incapacità di autocontrollo e l’assenza di moralità che contraddistinguono questi soggetti, offrendo così una base scientifica alla comprensione di comportamenti estremi e devianti.

Riferimenti bibliografici
• Blair, R.J.R., "The neurobiology of psychopathic traits in youths", Nature Reviews Neuroscience, 2013.
• Kiehl, K.A., "A cognitive neuroscience perspective on psychopathy: Evidence from functional neuroimaging", in: Handbook of Psychopathy, ed. by C.J. Patrick, Guilford Press, 2006.
• Raine, A., "The Biological Basis of Crime", in: Crime and Justice, Vol. 26, University of Chicago Press, 1999.
• Glenn, A.L. & Raine, A., "The neurobiology of psychopathy", Psychiatric Clinics of North America, 2008.
• Yang, Y., Raine, A., "Prefrontal structural and functional brain imaging findings in antisocial, violent, and psychopathic individuals: A meta-analysis", Psychiatry Research: Neuroimaging, 2009.

15/01/2026

Vuoi fruire di una stanza grande di 25 mq, ben arredata, con un minimo di contributo?
L'avviso è rivolto unicamente ai colleghi.
Lo studio è ubicato in via Appia Nuova prossimità Ponte Lungo.
Rivolgersi direttamente al Coordinatore del Centro di Psicoterapia.
Dr. Bruno C. Gargiullo
Info: 3388009078
email: neuroscienzecomportamentali@gmail.com

15/09/2025

Immaturità e impulsività di un cervello “digitalizzato”
Bruno C. Gargiullo
Rosaria Damiani

Lo sviluppo cerebrale, durante l’adolescenza, rappresenta un processo complesso e articolato, influenzato in modo significativo sia da fattori biologici che ambientali, in particolare dall’uso intensivo dei media digitali (social, videogiochi, streaming).
Due aree di particolare rilevanza, la corteccia orbitofrontale (OFC) e la corteccia dorsolaterale prefrontale (DLPFC), risultano maturare più lentamente rispetto ad altre regioni cerebrali e svolgono un ruolo fondamentale nella regolazione degli impulsi, delle emozioni e dell’attenzione.
La corteccia orbitofrontale è responsabile della gestione delle emozioni e del controllo degli impulsi. Una maturazione ritardata di tale area può comportare un incremento dell’impulsività e difficoltà nell’identificazione e nell’interpretazione delle proprie e altrui emozioni.
La corteccia dorsolaterale prefrontale, invece, rappresenta il centro nevralgico della pianificazione, della memoria di lavoro e dell’attenzione. Una maturazione non ancora completa di questa regione si associa a difficoltà nell’organizzazione delle attività, ad una maggiore propensione alla distrazione e ad una certa rigidità cognitiva, ossia difficoltà nell’adattarsi rapidamente ai cambiamenti o a nuove prospettive.
Quando l’OFC e la DLPFC presentano una maturazione rallentata, il rischio di comportamenti impulsivi, difficoltà relazionali e ricerca di gratificazioni immediate tendono ad aumentare significativamente. Ciò rende la popolazione adolescenziale particolarmente vulnerabile in contesti caratterizzati da stimoli rapidi e continue possibilità di ricompensa.
Nel contesto contemporaneo, l’ambiente digitale ha assunto un ruolo centrale nella vita dei giovani. La presenza costante di contenuti veloci, notifiche e ricerca di approvazione attraverso i cosiddetti “like” può portare una riduzione della capacità di attenzione sostenuta, un incremento dell’ansia e dell’impulsività, nonché favorire lo sviluppo di dipendenze comportamentali. In questo senso, il cervello giovanile, ancora in fase di crescita, si trova a dover affrontare stimoli per cui non è pienamente preparato.
In conclusione, la maturazione cerebrale durante l’adolescenza è un processo in divenire che, in combinazione con un utilizzo non sempre consapevole dei media digitali, può spiegare molte delle vulnerabilità tipiche di questa fascia d’età:
• Maggiore vulnerabilità a comportamenti antisociali o devianti.
• Alto rischio di dipendenze comportamentali (es., gambling disorder, social media addiction).
• Difficoltà a rispettare regole e limiti, poiché l’ambiente digitale rinforza la gratificazione immediata e non la pianificazione a lungo termine.
“Allenare” le funzioni esecutive “superiori” quali attenzione, pianificazione ed autocontrollo, unitamente ad un uso responsabile delle tecnologie, rappresenta la chiave per una crescita armoniosa e sana del cervello. Attività quali sport, musica e giochi strategici e sociali risultano efficaci nel rafforzare le funzioni esecutive (es., attenzione e pianificazione) e nel migliorare il controllo degli impulsi (autoregolazione).

📚 Fonti:
• Damasio, A. R. (1994). Descartes' Error. New York: Putnam.
• Rubia, K. (2018). Frontiers in Human Neuroscience, 12, 100.
• Volkow, N. D., & Baler, R. D. (2015). Trends in Neurosciences, 38(6), 345–352.
• Volkow, N. D., & Baler, R. D. (2015). NOW vs LATER brain circuits: Implications for obesity and substance use disorders. Trends in Neurosciences, 38(6), 345–352. https://doi.org/10.1016/j.tins.2015.04.002
• Christakis, D. A. (2019). The challenges of defining and studying “digital addiction” in children. JAMA, 321(23), 2277–2278. https://doi.org/10.1001/jama.2019.4690

03/09/2025

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21/08/2025

I "PADRETERNI"

POVERI ILLUSI, ANCHE SU DI VOI, PRIMA O POI, CALERÀ IL SIPARIO E NON CI SARÀ PIÙ NESSuNO AD APPLAUDIRVI.
ALLA FINE DI QUESTO BREVE VIAGGIO VI TROVERETE AL COSPETTO DELLA SIGNORA DELLE TENEBRE CHE NON FA ALCUNA DISTINZIONE TRA NOBILI E PLEBEI, TRA RICCHI E POVERELLI.
SMETTETE DI ATTEGGIARVI A 'PADRETERNI", SIETE SOLO DEI POVERI DIAVOLI.

28/06/2025

LA MALAFEDE

LA MALAFEDE (TENDENZA CONSAPEVOLE AD ACCOGLIERE E PROPAGANDARE FATTI IN CONTRASTO CON LA VERITÀ) È UN TRATTO DISTINTIVO DELLA PERSONALITÀ MALIGNA CHE SI NUTRE DEL DOLORE CHE ARRECA AGLI ALTRI.

28/05/2025

VITTIME di ATTI PERSECUTORI

Dal 1985 ad oggi: quarant'anni di esperienza diretta con vittime e perpetratori di atti persecutori.
Bruno C. Gargiullo

Sono trascorsi 17 anni da quando Franco Angeli Editore pubblicò il Nostro primo lavoro sulle vittime e perpetratori di atti persecutori (Lo stalker, ovvero il persecutore in agguato 2008).
All’epoca, in Italia, non esisteva ancora una normativa specifica sullo stalking. Tali comportamenti venivano inquadrati genericamente come molestie o disturbo alle persone, ai sensi dell’articolo 660 del Codice Penale (Libro Terzo – Titolo I, Contravvenzioni di Polizia).
Sin dai primi anni ’80, il dr. Bruno C. Gargiullo ha avuto modo di "confrontarsi", anche in ambito clinico-forense, con casi riconducibili a condotte persecutorie. Di seguito si riportano brevemente tre esempi significativi, descritti anche nella prima edizione del volume:
• Una studentessa universitaria di vent’anni, non accettando la fine di una relazione, mise in atto una serie di comportamenti persecutori (pedinamenti, appostamenti, telefonate ripetute). In un’escalation impulsiva, arrivò ad arrampicarsi sull’impalcatura dell’abitazione dell’ex fidanzato e, sfondando la finestra al terzo piano, tentò un’aggressione fisica. (Primi anni ’80)
• Un uomo trentenne, con tratti psicotici marcati (diffidenza, gelosia patologica, sospettosità), uccise a coltellate una giovane donna coniugata verso la quale nutriva un’ossessione erotomanica. Il quadro clinico rispecchia quanto descritto da De Clérambault nella sua “psicosi passionale” (1942).
• Un uomo quarantenne, dall’aspetto curato e dallo stile ricercato – in particolare i caratteristici baffetti "all’insù" – mostrava una costante tendenza ad inseguire e corteggiare con insistenza donne incontrate casualmente, con modalità che oggi definiremmo chiaramente persecutorie. (Fine anni ’80)
Questi, e altri casi,
sono documentati nel volume sopracitato, giunto successivamente a una seconda edizione (2016), aggiornata con l’inserimento del Decreto Legge del 23 febbraio 2009, n. 11, che ha finalmente introdotto in Italia il reato di atti persecutori, e dello strumento clinico Stalking Perpetrator Assessment – SPA / Identificazione Atti Persecutori – IAP, sempre edito da Franco Angeli.
Tra le linee guida, indicate nel Nostro lavoro, spicca con forza un importante "invito", sempre più stringente, a non accettare alcun tipo di incontro chiarificatore soprattutto in luoghi apppartati che rappresentano un fattore di rischio elevatissimo e possono precedere eventi drammatici (violenza fisica e sessuale, omicidio compreso).
Da non trascurare, ne minimizzare, alcuni tratti distintivi dei soggetti in questione, che potrebbero definirsi precursori di di reato (es; gelosia patologica, diffidenza e sospettosità, megalomania, narcisismo maligno, dipendenza parossistica, rabbia incontrollata, patologie psichiatriche, assunzioni di alcool e sostanze stupefacenti).
Conclusione
Lo stalking rimane un fenomeno complesso di non facile definizione. Il diverso profilo psicocomportamentale, riscontrato tra gli stalker, rende difficoltosa la categorizzazione dell'intero fenomeno. La gestione di questi casi richiede competenze cliniche e forensi avanzate, oltre ad una conoscenza profonda della dinamica persecutoria e delle sue espressioni. Nulla può essere improvvisato. La persecuzione, dalle origini antichissime, intesa come il ledere la libertà e la dignità altrui con comportamenti minacciosi e intrusivi, potrebbe riguardare ognuno di noi. Attenzione, dietro ogni atto persecutorio si cela una relazione "malata" o un rifiuto mal tollerato, e talvolta, la linea che separa la minaccia dalla tragedia è sottilissima.

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Estroverso o Introversosi nasce o si diventa?A cura:Dott. Bruno Carmine GargiulloDott.ssa Rosaria Damianiwww.neuroscienz...
09/12/2024

Estroverso o Introverso
si nasce o si diventa?

A cura:
Dott. Bruno Carmine Gargiullo
Dott.ssa Rosaria Damiani
www.neuroscienzecomportamentali.it

Sfatiamo un luogo comune:
introversione non è sinonimo di timidezza.

Punto di domanda:
"Quali sono le sostanziali differenze tra i due profili di "personalità"?
Per l'estroverso, un vivace impegno sociale è rinfrescante ed energizzante. Sebbene si renda disponibile al confronto con gli altri, spesso prende decisioni affrettate e, in alcuni casi, controproducenti.
Ama la sfida fino a mettere in pericolo la propria e l'altrui incolumità. In altre parole, questo individuo, posto
in una condizione di inattività o di scarso impegno, prova un profondo senso di frustrazione e rabbia (stato di depressività).
L'introverso, d'altro canto, rifugge gli impegni "mondani", privilegiando i rapporti a due o con poche persone (preferibilmente come lui). Ama la solitudine e le attività che non richiedono il coinvolgimento di altre persone.
Il modo migliore per spiegare le differenze comportamentali tra l'introverso e l'estroverso è focalizzare l'attenzione su tre sostanze chimiche chiave nel nostro cervello: dopamina, adrenalina e acetilcolina.
Cominciamo con la "sostanza chimica del benessere": la dopamina. Amiamo la dopamina perché ci ricompensa con sensazioni di felicità quando ci impegniamo in determinati comportamenti. Questi effetti piacevoli ci rafforzano e ci motivano a ripetere le condotte che hanno stimolato il rilascio di questa sostanza. Ora, se si aggiunge l'adrenalina al mix, che è innescata da situazioni ambientali che implicano, ad esempio, l'assunzione di rischi, la novità e la stimolazione fisica, viene rilasciata ancora più dopamina!

Qui sta la prima differenza tra cervello estroverso e introverso.
Si scopre che gli estroversi hanno più recettori della dopamina nel cervello rispetto agli introversi!
Questa scoperta sta a dimostrare che gli estroversi necessitano di più dopamina per sentirsi felici perché sono meno "sensibili" ad essa. Più parlano, si muovono e si impegnano in attività stimolanti, più gli estroversi avvertono gli effetti piacevoli di questo neurotrasmettitore.
Al contrario, gli introversi "esposti alla dopamina", raggiungono alti livelli di eccitazione ed ansia.
Proprio come la dopamina, anche l'acetilcolina è legata al piacere, ma i suoi effetti sono molto più sottili. L'acetilcolina ci fa sentire rilassati e in uno stato costante di benessere.
Quest'ultimo mediatore chimico rinforza la nostra capacità di pensare profondamente, riflettere e concentrarci per lunghi periodi di tempo. Quando ci impegniamo in attività discrete, calmanti e mentalmente coinvolgenti, attiviamo il rilascio di acetilcolina. Gli introversi bramano questa sostanza biochimica. Di contro, per gli estroversi, gli effetti piacevoli dell'acetilcolina "impallidiscono" in confronto alla "scossa di felicità" che sperimentano con la dopamina.
Quindi, mentre gli estroversi sono fuori e in giro a godersi i benefici di tutti quei recettori della dopamina in più, gli introversi sono felicemente a casa con un libro e una piacevole dose di acetilcolina.

L'immagine sottostante rappresenta un cervello umano stilizzato e scientifico, colorato per rappresentare l'attività neuronale. Metà del cervello (estroverso) è illuminata con colori vivaci come giallo e arancione per indicare alta energia e stimoli esterni, mentre l'altra metà (introverso) utilizza tonalità rilassanti come blu e verde per mostrare introspezione e calma.

Cenni bibliografici
Benjamin, J. et al. (1996) ‘Population and familial association between the D4 dopamine receptor gene and measures of Novelty Seeking’, Nature Genetics, 12(1), pp. 81–84. doi: 10.1038/ng0196-81.
Bennington-Castro, J. (2013) The Science of What Makes an Introvert and an Extrovert, io9. Available at: https://io9.gizmodo.com/the-science-behind-extroversion-and-introversion-1282059791 (Accessed: 2 March 2021).
Berkman, L. F. et al. (2000) ‘From social integration to health: Durkheim in the new millennium’, Social Science & Medicine (1982), 51(6), pp. 843–857. doi: 10.1016/s0277-9536(00)00065-4.
Damian, R. I. et al. (2018) ‘Sixteen Going on Sixty-Six: A Longitudinal Study of Personality Stability and Change across 50 Years’. PsyArXiv. doi: 10.31234/osf.io/dmq5g.
Friedman, H. S. et al. (1993) ‘Does Childhood Personality Predict Longevity?’, p. 10.
Gibby, R. E. and Zickar, M. J. (2008) ‘A history of the early days of personality testing in American industry: an obsession with adjustment’, History of Psychology, 11(3), pp. 164–184. doi: 10.1037/a0013041.
Kagan, J. and Snidman, N. (1991) ‘Temperamental Factors in Human Development’, The American psychologist, 46, pp. 856–62. doi: 10.1037/0003-066X.46.8.856.
Little, B. R. (2008) ‘Personal Projects and Free Traits: Personality and Motivation Reconsidered’, Social and Personality Psychology Compass, 2(3), pp. 1235–1254. doi: https://doi.org/10.1111/j.1751-9004.2008.00106.x.

Indirizzo

Via Appia Nuova 288
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00183

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Lunedì 10:00 - 12:00
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Martedì 10:00 - 12:00
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Giovedì 10:00 - 12:00
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