11/01/2026
Nel Tour ci entrò un undicenne. E nessuno se ne accorse.
Cartolina assurda ma vera: 17 luglio 1984, Tour de France, tappa Blagnac–Rodez.
Il protagonista è un ragazzino francese di 11 anni.
Si presenta alla partenza con una bicicletta normale, senza casacca di squadra, senza numero, senza accrediti.
Comunque, negli anni ’80 la sicurezza alle corse era molto più “leggera” di oggi.
Niente transenne continue, controlli limitati, pochissimo staff dedicato all’ordine sul percorso.
Quella mattina lui fa la cosa più semplice e più illegale del mondo: si infila nel caos.
Si confonde tra ammiraglie, addetti e tifosi.
Quando il direttore di corsa dà il via ufficiale, lui è già dentro il plotone.
In mezzo a gente che ha appena corso crono, tappe di montagna e centinaia di chilometri nelle gambe.
E qui arriva il bello.
I primi chilometri di una tappa spesso non sono ancora a velocità f***e: il gruppo si compatta, si scherza, si aspetta la fuga buona.
In quel tran tran iniziale, nessuno nota la bici un po’ troppo piccola.
Nessuno collega casco diverso e maglia fuori standard a “questa cosa non torna”.
Lui intanto fa il mestiere sporco: tiene la ruota.
Sfrutta la scia, respira a fatica, ma resta lì per diversi chilometri alla stessa andatura dei professionisti.
Sotto gli occhi di migliaia di persone, viene scambiato per un corridore di qualche piccola squadra.
Capisci il livello di teatro.
Lo shock scatta da un’ammiraglia.
Qualcuno si accorge che quel ciclista non ha né dorsale né nome nelle liste di partenza.
L’organizzazione viene avvisata: un ragazzino sta correndo il Tour “in abusivo”.
Le moto si affiancano, lo invitano a fermarsi.
Lui, stremato ma gasatissimo, resiste ancora qualche pedalata.
Poi deve cedere: viene fatto uscire dal gruppo e accompagnato a bordo strada.
Alcuni cronisti la chiamarono “la fuga più giovane della storia del Tour”.
Sportivamente non esiste su nessun albo ufficiale, ma tra addetti ai lavori e storici del ciclismo è rimasto un aneddoto cult.
E oggi?
Nel ciclismo moderno, iper regolato, una scena così è praticamente impossibile: ti fermano prima della linea di partenza, già nei varchi di sicurezza o nelle zone VIP.
Il mito è enorme. Il varco, a volte, era ridicolo.
Il Tour non perdona: registra tutto, tranne l’imbarazzo.
In breve:
17 luglio 1984: tappa Blagnac–Rodez al Tour de France.
Un francese di 11 anni entrò nel plotone e restò dentro per oltre 10 km.
Fu scoperto da un’ammiraglia: niente dorsale e niente nome in lista; le moto lo fermarono.
Oggi l’episodio è citato come simbolo di quanto fossero diversi sicurezza e controlli negli anni ’80.