Il suono del cuore 意 - Qigong Taijiquan e Tuina

Il suono del cuore 意 - Qigong Taijiquan e Tuina Pagina di promozione della mia attività di insegnante di Qigong e Taijiquan e operatrice di Tuina e tecniche integrate della Medicina cinese.

Vi presentiamo il seminario introduttivo al nostro Corso di Formazione per Operatore-Educatore Olistico in Arti del Movi...
24/01/2026

Vi presentiamo il seminario introduttivo al nostro Corso di Formazione per Operatore-Educatore Olistico in Arti del Movimento e Benessere, in collaborazione con Alma Danza 🙂

PER INFO E ISCRIZIONI:
www.koineroma.it
& 339 1800943
koineassociazione@gmail.com
• Alma Studios Roveri - via del Carrozzaio 15,
Bologna

L’associazione Koinè - Arte e cultura tra Oriente e Occidente di Roma, in collaborazione con , propone:

𝐒𝐞𝐦𝐢𝐧𝐚𝐫𝐢𝐨 𝐢𝐧𝐭𝐫𝐨𝐝𝐮𝐭𝐭𝐢𝐯𝐨 𝐚𝐥 𝐂𝐨𝐫𝐬𝐨 𝐝𝐢 𝐅𝐨𝐫𝐦𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐩𝐞𝐫 𝐎𝐩𝐞𝐫𝐚𝐭𝐨𝐫𝐞-𝐄𝐝𝐮𝐜𝐚𝐭𝐨𝐫𝐞 𝐎𝐥𝐢𝐬𝐭𝐢𝐜𝐨 𝐢𝐧 𝐀𝐫𝐭𝐢 𝐝𝐞𝐥 𝐌𝐨𝐯𝐢𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐞 𝐁𝐞𝐧𝐞𝐬𝐬𝐞𝐫𝐞: figura professionale che, formata in una prospettiva interculturale, attraverso una pianificazione e programmazione teorico-pratica per differenti fasce d’età operi in contesti artistici, culturali e sociali.

📅 Sabato 21 Febbraio 2026, dalle 10.30 alle 17.30
📍Alma Danza Bologna

Tra i temi che verranno trattati nell’indirizzo per la :
•⁠ ⁠anatomia esperienziale e analisi funzionale/espressiva del corpo in movimento
•⁠ ⁠approcci pedagogici: i modelli e gli stili di apprendimento.
•⁠ ⁠l’approccio somatico alla didattica della danza nei diversi stili.

Il programma è aperto a tutti:
•⁠ come esperienza personale
•⁠ per costruire una figura professionale
•⁠ per esperti e praticanti di discipline psico-somatiche, educatori, danzatori, performer, attori e terapisti, che vogliano conoscere il percorso culturale-esperienziale e il piano formativo.

𝐏𝐄𝐑 𝐈𝐍𝐅𝐎 𝐄 𝐈𝐒𝐂𝐑𝐈𝐙𝐈𝐎𝐍𝐈:
www.koineroma.it

📞 339 1800943
✉️ koineassociazione@gmail.com
📍Alma Studios Roveri - via del Carrozzaio 15, Bologna

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Formazione, corso di formazione, operatore olistico, educatore olistico, movimento, benessere

Gli esercizi di Daoyin yangshenggong, nutrimento vitale Daoyin, sono una serie di esercizi estremamente efficace, atta a...
12/01/2026

Gli esercizi di Daoyin yangshenggong, nutrimento vitale Daoyin, sono una serie di esercizi estremamente efficace, atta a riequilibrare il corretto flusso di Qì degli zhangfu (organi e visceri), e a mantenere Qì tonificato e forte e di conseguenza a preservare la salute degli organi.
Praticato dai nostri allievi da vari anni, è uno degli insegnamenti fondamentali della nostra scuola di Qigong.

Il 导引养生功 sta ottenendo sempre più successo in Italia e nel mondo intero.

Nonostante il nome non sia molto noto al grande pubblico, la perseveranza e il lavoro sul territorio degli insegnanti, lo ha fatto conoscere ed apprezzare.
Fin dalla prima lezione gli studenti avvertono un benessere che si consolida ed inizia a lavorare in maniera sempre più profonda nel corpo dopo qualche mese.

Al termine del primo anno di studio tutti hanno sufficientemente padroneggiato almeno 3/4 esercizi completi e al secondo anno l’apprendimento di tecniche nuove è già molto veloce.
I benefici dichiarati da tutti gli studenti sono numerosi: elasticità, calma, coordinazione, miglior digestione, qualità del sonno, energia, vitalità e sopratutto buon umore.

Il maestro Zhang Guangde 张广德 ha fatto davvero un lavoro eccellente, il è una tecnica psicofisica che dà grande soddisfazione, sia a chi la apprende che a chi la insegna.

Ad oggi la DaoYin Italia - Istituto Italiano Zhang Guangde ha formato un centinaio di istruttori in varie città d’Italia, molti dei quali hanno scelto di insegnare in modo professionale.

Pienamente d’accordo. Fare terapie, fare esercizi, senza correggere gli errori posturali o le abitudini nel quotidiano, ...
11/01/2026

Pienamente d’accordo. Fare terapie, fare esercizi, senza correggere gli errori posturali o le abitudini nel quotidiano, non porterà a benefici duraturi.

Il problema è che continuiamo a pensare che il dolore tra collo e spalle dipenda da un muscolo “contratto” da sciogliere. Se senti peso, bruciore o rigidità lì dietro, la risposta automatica è massaggio, stretching, magari l’esercizio giusto trovato online.

Ma questa immagine racconta altro: quello che vedi non è un muscolo in colpa, è una zona che sta facendo troppo lavoro di compenso. È come un dipendente che non va mai in ferie perché altri reparti non fanno la loro parte. Il trapezio non nasce per essere sempre duro, nasce per aiutare il corpo a gestire carichi, postura, movimento delle spalle e della testa. Quando il resto del sistema non collabora, lui resta acceso tutto il giorno.

Ed è qui che entra l’altro errore di pensiero: cercare l’esercizio perfetto per “rilassarlo”.

Non esiste.

Non perché gli esercizi non servano, ma perché nessun esercizio funziona se non cambia il modo in cui usi il corpo durante la giornata. E quindi? Significa che finché provi a spegnere solo il sintomo, il trapezio continuerà a farsi sentire.

Serve smettere di inseguire la soluzione magica e iniziare a guardare come stai, come ti muovi, come reggi il peso delle spalle e della testa. Qualcuno dirà “dipende dai casi”.

È vero.

Ed è proprio per questo che il corpo non va corretto con una formula, ma capito nel contesto in cui vive. 😄

Altro interessante articolo dalla pagina di   Fisio-Notizie.La fascia toraco lombare permette il trasferimento di energi...
09/01/2026

Altro interessante articolo dalla pagina di Fisio-Notizie.
La fascia toraco lombare permette il trasferimento di energia tra parte bassa e alta del corpo, quello che avviene quando si parla di allineameno dei tre dan tian con l’asse centrale del corpo,
garantendo quindi la stabilizzazione tra rachide e bacino e la comsecuentr centratura e allineamento dei tre centri. Soltanto in questo modo, infatti, Qì si distribuirà alle estremità degli arti.
Senza questa stabilizzazione, Qì non può scorrere e quindi non sarà trasmesso alle estremità, rendendo il movimento non fluido e, nel caso delle discipline di combattimento, il colpo inefficace.
Quando si dice che l’energia “viene dai piedi”, in realtà, sarebbe piu corretto dkre che la forza, l’energia, Qì, si trasmette dai piedi, ma proviene da terra. È lì, che attraverso Yongquan, (KI1), Qì può essere correttamente trasmesso tra terra e corpo, e viceversa, grazie all’allineamento del tre centri, garantito dalla postura corretta.
Nell’articolo si parla infatti di una sinergia tra zona toracica lombare e pavimento pelvico e, in mancanza di questa sinergia, di un centro debole, perché se questa struttura non si crea, o non si mantiene, Qì non affondarà nel dantian, non potrà accrescersi, e non potrà espandersi,creando debolezza, movimento inefficace, e non ci sarà un’adeguata barriera contro l’instaurarsi di quadri patologici.
Buona pratica, e buona lettura 🙂

https://educarefisio.com/2025/02/10/la-fascia-toraco-lombare/?fbclid=IwZnRzaAPNy81leHRuA2FlbQIxMQBzcnRjBmFwcF9pZAo2NjI4NTY4Mzc5AAEe5DoUh9RYH01OOP0uQaLOlAC2E61wK-4ZEetBo6fA0xiR_ElDpaDaNrQ3BBI_aem_SLzrodBrPsBIm4r2pU7tnw
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Nuovo articolo, sempre molto interessante, di Fisio-Notizie. Muscolo otturatore esterno. Buona lettura :)
08/01/2026

Nuovo articolo, sempre molto interessante, di Fisio-Notizie.
Muscolo otturatore esterno.
Buona lettura :)

🎉 È di nuovo giovedì! Benvenuti ad un nuovo episodio di "Muscolandia: esplorando la mappa dei muscoli!" 🎉

Oggi ci addentriamo tra le profondità pelviche per incontrare un muscolo spesso trascurato, ma fondamentale per la stabilità dell’anca e il controllo del movimento: l’otturatore esterno (musculus obturator externus).

Dettagli anatomici

L’otturatore esterno è un muscolo piatto e triangolare, situato profondamente nella regione mediale dell’anca, esterno alla membrana otturatoria. Origina dal margine esterno del forame otturatorio e dalla membrana otturatoria, inserendosi sulla fossa trocanterica del femore, dietro il piccolo trocantere.

Innervazione: nervo otturatorio (L3–L4)

Funzioni principali

Rotazione esterna dell’anca, soprattutto da posizione neutra, stabilizzazione dell’articolazione coxo-femorale, insieme agli altri muscoli pelvi-trocanterici. Contribuisce al controllo posturale pelvico, in sinergia con glutei profondi e psoas, partecipando in modo lieve all'adduzione in alcune fasi del passo.

Tipi di dolore

L’otturatore esterno non è un muscolo “urlante”, ma può lamentarsi in silenzio con dolore profondo alla radice dell’anca o al gluteo alto, spesso confuso con psoas o piriforme, con la sindrome del dolore pelvico cronico (CPPS), con ipertono miofasciale

Può subire irritazione da overuse in sport di rotazione rapida (tennis, danza, arti marziali), da posture sedentarie croniche, che aumentano la rigidità pelvica e da instabilità dell’anca o displasia lieve, dove lavora in eccesso per stabilizzare.

Funzione quotidiana

Lavora in ogni piccolo gesto di rotazione esterna del femore come quando accavalli le gambe, quando esci dalla macchina o sali le scale, quando tieni il bacino fermo e ruoti la gamba e quando mantieni la stabilità dell’anca in stazione eretta prolungata.

È attivo e vigile, anche se non lo senti.

Esercizio di allungamento (Stretching in posizione seduta a gamba incrociata)

1. Siediti su una sedia con la schiena dritta.
2. Appoggia la caviglia destra sul ginocchio sinistro.
3. Piega lentamente il busto in avanti mantenendo la schiena neutra.
4. Dovresti sentire allungare la regione glutea profonda e il fianco.
5. Mantieni 30 secondi, respira profondamente e cambia lato.

Allunga gentilmente l’otturatore esterno e i rotatori profondi dell’anca.

🏋️ Esercizio di rinforzo (Rotazione esterna dell’anca in decubito laterale)

1. Sdraiati sul fianco sinistro con le ginocchia piegate a 90°.
2. Mantieni i piedi uniti e solleva il ginocchio destro verso l’alto (clam shell).
3. Esegui lentamente 10-12 ripetizioni per lato.
4. Per intensificare, usa una miniband sopra le ginocchia.

Rinforza l’otturatore esterno in modo specifico, migliorando stabilità pelvica e controllo motorio.

Curiosità scientifica

L’otturatore esterno è uno dei muscoli più studiati negli atleti con pubalgia. In molti casi, non è l’adduttore a essere infiammato.. ma lui. Inoltre, è spesso implicato nei casi di sindrome femoro-acetabolare, come stabilizzatore profondo che tenta di limitare microtraumi da conflitto.

Conclusione

L’otturatore esterno è il classico muscolo che lavora nell’ombra: piccolo, profondo, ma fondamentale per la stabilità e la precisione del bacino. Rieducarlo vuol dire prevenire dolori cronici all’anca, migliorare l’equilibrio e ridurre i compensi da parte di muscoli più superficiali.

Ci vediamo giovedì prossimo per un nuovo episodio di Muscolandia.. dove ogni muscolo, anche il più nascosto, ha la sua storia da raccontare! 😁

04/01/2026

Hai presente quando stai facendo la spesa, ti chini per prendere l’acqua, e senti quella vocina interiore che dice: “Ehi.. lì sotto tira qualcosa, ma non so bene dove”?

Oppure quando, seduto troppo tempo, ti aggiusti sulla sedia come se stessi cercando il punto preciso in cui “non dà fastidio”?

Ecco.

La maggior parte delle persone pensa che “lì sotto” ci sia una cosa sola. In realtà è un quartiere intero, con strade, porte, corridoi e sistemi di sicurezza diversi.. e se non conosci la mappa, è impossibile capire da dove arriva un fastidio, un dolore o una disfunzione.

Questa immagine è quella mappa.

L’immagine mostra la v***a, NON la va**na (già qui metà delle persone scopre di aver sempre sbagliato parola). Qui si trovano il monte pubico (la “collina di protezione”: zona ricca di tessuto adiposo che ammortizza pressioni e impatti), grandi e piccole labbra (non sono solo “pelle”: sono strutture vascolarizzate e sensibili che proteggono le aperture interne e modulano la meccanica durante cammino, sport, sessualità e parto), clitoride e cappuccio clitorideo (il più grande incompreso dell’anatomia:
quello che si vede è SOLO la punta, sotto ci sono radici e bulbi che avvolgono il perineo e partecipano al tono muscolare della zona), uretra e va**na (aperture separate, la maggior parte delle irritazioni, dolori, sensazioni di bruciore.. derivano da relazioni tra queste due aperture), perineo e commissura posteriore (il “cuore biomeccanico” della zona, perchè qui si scaricano tensioni lombari, pressioni addominali, errori respiratori, posture compensate, esiti di parti, episiotomie, traumi, cicatrici, ipertono del pavimento pelvico) e l'ano (parte fondamentale della continenza, delle pressioni interne e della dinamica respiratoria addomino-pelvica).

La maggior parte delle donne crede che:
“Mi fa male lì.. sarà infezione, irritazione, ho fatto qualcosa di sbagliato.”

In realtà, spesso è postura, ipertensione del pavimento pelvico, respirazione sbagliata, serraggio involontario, frenulo posteriore rigido, retraining motorio mai fatto, esiti di parti sottovalutati, tensione lombare che si scarica sul perineo.

Il corpo non sbaglia.
Compensa.

La v***a non è “una cosa”.
È un sistema complesso dove ogni parte influenza le altre.

Come un condominio: se un inquilino fa casino, tutto il palazzo ne risente.

“E QUINDI?”

Se una persona avverte bruciore, fastidio, dolore o “sensazione strana”:
NON dare per scontato che sia infezione.
NON ignorare perché “passa da solo”.
NON vergognarti.
NON trattare con prodotti a caso.

Serve una valutazione: pavimento pelvico, postura, respirazione, cicatrici, tono muscolare, relazione addome-bacino.

La v***a non è un tabù.
È un sistema complesso che merita rispetto, conoscenza e cura.

La prossima volta che senti dire “È tutto nella tua testa”, fai un bel respiro, sorridi
e ricordati che il tuo corpo non inventa nulla. Ti sta parlando.
E merita qualcuno che lo ascolti davvero.

Post divulgativo. Non sostituisce valutazione fisioterapica specialistica del pavimento pelvico.

Post molto interessante, basato su nuovi approcci allo studio del tessuto adiposo, che è sì un tessuto, ma anche un orga...
21/12/2025

Post molto interessante, basato su nuovi approcci allo studio del tessuto adiposo, che è sì un tessuto, ma anche un organo.

Immagina questa scena: sei davanti allo specchio del bagno, la mattina.Maglietta sollevata, un po’ di pancia, un po’ di fiato corto. E nella testa passa la solita frase: “È solo ciccia.. devo dimagrire.”

Sembra una frase normale.
Ma è qui che arriva lo schiaffo visivo: quell’immagine che vedi NON è soltanto “ciccia”.
È un organo.
È attivo.
È vivo.
E parla.

E spesso.. sta urlando da anni. Solo che nessuno glielo aveva mai fatto vedere così.

Nell’immagine non stiamo guardando “grasso”. Stiamo guardando tessuto adiposo sottocutaneo e viscerale.

Quello sottocutaneo è giallo, spugnoso, distribuito sugli arti e sull’addome. È un deposito metabolico, ma anche un organo endocrino.

Quello viscerale non è rappresentato in tutto il dettaglio, ma intuibile. E' quello che avvolge gli organi internamente. Ed è qui che succede il vero casino clinico.

Non è “solo peso”.
Non è “estetica”.
Non è “pancia”.

È infiammazione silenziosa.
È ormoni.
È biomeccanica alterata.
È organo endocrino iperattivo.

Il grasso non “sta lì”.
Il grasso partecipa.

Produce citochine pro-infiammatorie, leptina in eccesso, resistenza insulinica, stress meccanico sulla postura, riduzione della capacità respiratoria, aumento della pressione intra-addominale, alterazioni nella dinamica del diaframma.

E a cascata: dolori lombari, fiato corto, rigidità toracica, affaticamento precoce, tensioni muscolari continue.

Non sei solo "in sovrappeso".
Sei sovraccaricato.
Il tuo corpo sta lavorando H24 in condizioni difficili. E tu meriti una strategia, non colpa.

Il tessuto adiposo è un organo immuno-endocrino. Rappresenta l'interfaccia attiva tra metabolismo, infiammazione sistemica, tono muscolare e dinamica respiratoria. Ha un grosso impatto su pattern respiratori dominanti (apicali/compensatori), tilt pelvico, carico lombare, ground reaction forces, risposta allo sforzo, recupero e percezione del dolore.

E QUINDI?

Inizia dal respiro: 3 minuti di respirazione diaframmatica vera riducono la pressione interna e migliorano il movimento costale, abbassando lo stress.

Cammina tutti i giorni: anche 10 minuti se sei stanco.

Colpisci l’infiammazione con maggiore idratazione, più fibre e meno picchi glicemici.
Muoviti con carichi graduali: il corpo risponde subito, anche se il peso non cala.

Il primo cambiamento misurabile NON è la pancia. È il modo in cui respiri.

Il grasso non è un nemico. È un messaggero.
Ma quando non lo ascolti.. entra in sciopero generale.

Non serve punirti. Serve capire cosa sta succedendo nel tuo corpo. E soprattutto: non sei sbagliato, sei biologico. E la biologia cambia, se sai dove toccare.

Post divulgativo a scopo educativo.
Non sostituisce valutazione fisioterapica personalizzata.

Come ti distruggo la Tradizione con la dualità…
10/12/2025

Come ti distruggo la Tradizione con la dualità…

BABBO NATALE, ALIAS IL DIAVOLO, ALIAS LA BEFANA
di Paolo Boccuccia
Quelli di dicembre sono i giorni nei quali, nella planetaria febbre consumistica di una civiltà mercantile, imperversa l’universale fantoccio che da noi è Babbo Natale ma che in chiave mondialista è denominato Santa. Dall’America al Giappone, dalla Nuova Zelanda alla Norvegia nel mese di dicembre si festeggia una ricorrenza la cui origine religiosa si è persa nei paesi cristiani, mentre non se ne è mai avuta nozione negli altri.
Il protagonista della festa non è il neonato di Betlemme della favola cristiana ma un florido vecchione del quale se l’abbigliamento ne denuncia una origine molto nordica, il nome Santa Claus (contratto in Santa nell’uso universale) lo identifica con un personaggio meridionale, San Nicola, ossia Nikolaus di Mira, nato in Asia Minore nel IV secolo e divenuto vescovo di Mira nella Licia, il cui culto cominciò a diffondersi quando le sue reliquie furono trasportate a Bari nel 1087 divenendo così il patrono del capoluogo pugliese. Il santo cristiano è stato quindi trasformato in un vecchio dalla folta barba bianca che abita al Polo Nord e che nella notte di Natale porta doni ai bambini, trasportandoli con una slitta tirata da un equipaggio di renne e deponendoli accanto al camino, dalla cui canna egli scende col suo sacco colmo di dolci e giocattoli.
Tuttavia, questa strana figura di nonno benefico, abbigliato con un costume rosso vagamente da lappone, non ha nulla da spartire con l’antico dignitario ecclesiastico della storia. Santa Claus (San Nicolaus) ed il vescovo di Mira hanno in comune solo il nome, Nicola, o meglio il suo abbreviativo Nick che fu rimosso dal personaggio nordico trasformandolo in Claus per aferesi. In realtà, Babbo Natale, alias Santa, è Nick o meglio Old Nick, Nick il Vecchio, altro nome di Old H***y, il vecchio dalle Corna della tradizione britannica. E che altri non è che il Diavolo.
Nelle antiche leggende dei paesi settentrionali, il Diavolo viene dal Nord estremo (il Polo nord), il regno delle tenebre e del freddo; indossa un completo di pelliccia rossa (il colore del fuoco dell’inferno) e guida un tiro di renne, animali cornuti su cui si è trasferita una delle caratteristiche del demonio e scende dai camini sporcandosi di fuliggine; per questo è chiamato Black Jack, Black Man, Black Peter (anche Peter Pan scende dai camini e si sposta in aria volando come la slitta di Santa Claus). Porta con sé un gran sacco nel quale infila i bambini che rapisce e confina all’estremo nord; in quanto Diavolo, egli è anche Pellegrino per rovesciamento del significante positivo (il pio itinerante ad un santuario) in quello negativo.
Nella prima metà del XIX secolo, si operò la trasformazione dell’antico demone nordico nell’icona natalizia del vecchione benevolo il cui unico compito è quello di portare doni ai bambini la notte del 25 Dicembre: mito piccolo-borghese generatosi in seno alla cultura biedermeier per rovesciamento nell’opposto di una figura demoniaca angosciante. E ciò per via di due diverse e concomitanti motivazioni. Da un lato, a seguito alla rivoluzione illuministica del secolo precedente, la pressione dell’ideologia religiosa ortodossa, sia cattolica che riformata, si allentò e la data del 25 Dicembre restò in parte svuotata del contenuto cristiano mentre si riempì di un vecchio mito mitteleuropeo i cui contenuti angoscianti furono rimossi e, come detto, rovesciati nell’opposto.
Dall’altro, in coerente con la situazione socio-politica del momento, si affermò un ceto medio, voglioso di dimenticare i fatti tumultuosi della Rivoluzione francese e del successivo impero napoleonico, e più attento all’avvento della Rivoluzione industriale, che nell’evoluzione dello stile proponeva prodotti funzionali, dalle linee semplici e, quindi, facilmente industrializzabili. Così, un bisogno generalizzato di quieto vivere depotenziò ed edulcorò le produzioni fantastiche medioevali in una prospettiva buonista, e perciò trasformò il diavolo in santo ed il rapitore di bimbi in munifico vecchione.
L’antico contenuto fobico della figura demoniaca venne, perciò, annullata in maniera radicale trasformando il Vecchio Nick da spavento dei bambini, da Uomo nero che li rapisce e “li tiene un anno intero”, in San Nicola: operazione chirurgica estrema che, tuttavia, non poteva non lasciare un residuo irremovibile di negatività, un fondo di paura profondamente occultata dal grasso fantoccio del Santa Claus tutto bonomia e generosità della nuova mitologia natalizia.
In tal modo, accanto al vecchione rubizzo e bianco-barbuto venne posta l’icona della Befana, traslazione del termine Epifania (arrivo, venuta) collegata nel mito cristiano all’arrivo dei “tre Re Magi” che portano doni al divino fanciullo. Ancora quindi un personaggio benefico e, chiaramente, un duplicato del San Nicola natalizio: stavolta il Vecchio Nick si presenta al femminile e con un aspetto decisamente meno rassicurante.
La vecchia Befana, simile in tutto all’aspetto della Strega medievale, fattrice di malvagi incantesimi ed alleata del demonio, rappresenta nel suo aspetto esteriore quel fondo incoercibile di minaccia che non era stato possibile cancellare dall’icona di Santa Claus. Il demonio, infatti, può assumere qualsiasi forma, mancandone di una propria specifica: puro spirito nel mito, pura angoscia nella realtà, egli può presentare l’icona del nano e del gigante, dell’uomo e della donna, del bambino e del vecchio come un perfetto mutaforma, che assume ogni aspetto di essere vivente, compreso quello di animale.
A sua volta, la Befana vola a cavalcioni del ma**co di una scopa, che altro non è che la trasposizione in chiave femminile del bordone del diavolo-pellegrino il quale, in questo suo duplice aspetto di pericoloso demone e di benevolo compagno di viaggio, e più in generale nel suo ambiguo manifestarsi in un capriccioso alternarsi di burle malevoli e di favori inaspettati, nel suo alterno passare da un travestimento all’altro, ci riporta all’arcaica, universale figura del trickster, l’”imbroglione”, il “burlone” quale è espresso dalle leggende e dal folklore dell’intera umanità.
Uno spirito senza sesso e senza età, persino senza una forma antropica propria, né propriamente cattivo né propriamente buono: capriccioso, ironico, allegro mascalzone che si diverte a spaventare i viandanti ma anche a beneficiarli rivelando loro nascondigli di tesori, opportunità di successo, notizie sconvolgenti e segrete.
Ad ogni buon conto, il folkloristico antenato è senz’altro più significativo ed interessante dell’attuale Santa globalizzato e non tanto perché quest’ultimo è banale e melenso come il suo prototipo ottocentesco, quanto perché divenuto prodotto commerciale, invasivo delle nostre giornate dicembrine e gran bevitore di Coca Cola negli spazi televisivi; riprodotto in mille oggetti dozzinali, reso tanto meschino dalla macchina della promozione pubblicitaria da perdere qualsiasi pur remoto valore e divenuto l’icona più insulsa e più meccanica, più ripetitiva e più noiosa della storia dell’umanità….
(Articolo integrale di Paolo Boccuccia, pubblicato sul Nuovo Giornale Nazionale)

L’unità molteplice in tutti i suoi aspetti, nel suo percorso infinito. “Sei l’ospite d’onore del ballo che per te suonia...
04/12/2025

L’unità molteplice in tutti i suoi aspetti, nel suo percorso infinito.

“Sei l’ospite d’onore del ballo che per te suoniamo, posa la falce e danza tondo a tondo: il giro di una danza e poi un altro ancora…e tu del tempo non sei più signora.”

Il numero 108, un mistero condiviso da civiltà che non si conobbero mai

Ci sono numeri che sembrano vivere una vita propria. Appaiono in culture diverse, attraversano secoli, assumono significati profondi senza che queste civiltà si siano mai incontrate. Il 108 è uno di quei numeri che sembrano seguire un filo misterioso, come se custodisse un significato nascosto che l’umanità, in modi differenti, ha cercato di interpretare. Non è un semplice valore matematico, ma un simbolo che si è ripresentato ovunque: nelle religioni, nell’astronomia, nella filosofia, nelle arti marziali. Un enigma che affiora in mondi lontani tra loro come se un ponte invisibile li tenesse uniti.

Il numero 108 è considerato “sacro” in molte tradizioni, anche in culture che non ebbero alcun contatto tra loro. Questo dato, già da solo, lo rende intrigante.

Nell’induismo
Le divinità principali hanno 108 nomi, ciascuno con un significato preciso.
Il “mala”, la collana usata per la meditazione, ha 108 grani.
I testi vedici contengono formule e strutture basate su questo numero.

Nel buddhismo
Si parla di 108 desideri, 108 impurità, 108 virtù.
Il rosario buddhista (japa mala) ha anch’esso 108 grani, e scandisce la recitazione dei mantra.

Nel jainismo
Le figure di maggiore purezza spirituale, chiamate “paramesthin”, sono organizzate in gruppi che portano simbolicamente al numero 108.

In Giappone
A Capodanno i templi buddisti suonano la campana 108 volte, un rito che serve a purificare l’anno nuovo.

Nelle arti marziali
Molte scuole di karate, kung-fu e silat hanno 108 tecniche, 108 forme, o 108 passaggi nei loro kata tradizionali.

La varietà di contesti è così ampia da far sorgere spontanea una domanda:
com’è possibile che lo stesso numero sia diventato simbolico in mondi tanto diversi?

Un enigma anche matematico
Il 108 non è un numero qualunque nemmeno dal punto di vista matematico. È la somma dei primi 18 numeri multipla in modo particolare.
È il prodotto di 1×2×2×3×3×3, una struttura molto simmetrica.
È legato al quadrato della sezione aurea (φ² ≈ 2,618 → 2,618×41≈108 circa), un rapporto presente in natura e in molte opere artistiche.
È uno dei pochi numeri a comparire in equazioni geometriche legate ai poligoni regolari, in particolare agli angoli dei decagoni. Questi legami hanno affascinato matematici antichi e moderni, che lo considerarono un numero “armonico”.

Le sorprendenti coincidenze astronomiche
Oltre al simbolismo religioso, il 108 appare anche nei rapporti tra la Terra e gli astri principali.

I due rapporti più citati:

La distanza Terra–Sole è circa 108 volte il diametro del Sole.

La distanza Terra–Luna è circa 108 volte il diametro della Luna.

Questi valori non sono numeri perfettamente esatti, ma le proporzioni sono così vicine da aver colpito gli astronomi dell’antichità, che videro nel 108 una chiave d’interpretazione del cielo. Per molte culture, questo rapporto diede al 108 un’aura di “numero cosmico”.

Perché 108 affiora così spesso? Le teorie più accreditate
Gli studiosi hanno proposto tre spiegazioni principali:
1. Ragioni astronomiche e calendario.
Molti popoli antichi usavano osservazioni astronomiche per costruire riti e calendari.
Il 108, ricorrente nelle proporzioni celesti, divenne un numero utile e simbolico.

2. La struttura matematica regolare.
La scomposizione armonica del 108 lo rendeva ideale per strutturare testi sacri, rituali e sequenze numeriche.

3. Una serie di coincidenze culturali
Quando un numero acquista significato in un contesto religioso o filosofico tende a riproporsi, perché viene reinterpretato dalle generazioni successive. Nessuna teoria però spiega fino in fondo perché culture totalmente indipendenti abbiano attribuito valore a proprio quel numero.

Il 108 è un esempio perfetto di come un numero possa superare il proprio ruolo aritmetico e sconfinare nella simbologia e nel mistero ed é proprio questa ambiguità a renderlo così seducente. Che lo si incontri in un tempio, in un monastero zen, in una formula matematica o in una scuola di arti marziali, il 108 continua a suggerire che tra i numeri e la storia dell’uomo esiste un legame più profondo di quanto immaginiamo.

28/11/2025

Significato e Simbologia del Cerchio
La Magia del Cerchio

Il Cerchio rappresenta la perfezione, la compiutezza, L'unione, ciò che non ha rottura e cesura. Emblema tradizionale di ciò che non ha inizio né fine, formato da una linea unica le cui estremità si ricongiungono per annullarsi l’una nell'altra.

Il Cerchio: la sostanza primordiale
Questa figura geometrica rappresenta lo stato della sostanza primordiale, impalpabile e trasparente, uniforme e indifferenziata. Infatti il Cerchio sprovvisto di angoli e di spigoli simboleggia l’armonia, che grazie all'assenza di opposizioni, come l’alto e il basso, ecc., traduce l’indifferenziato in un’uguaglianza di principi. È il simbolo dello spirito e dell’immaterialità dell’anima. Il simbolismo del Cerchio è duplice, sia magico sia celeste. Questa figura come cielo rappresenta la dimensione intellettuale e spirituale.

Infatti nella sua opposizione al Quadrato, questa figura geometrica incarna il cielo in rapporto alla terra, a tutto ciò che è materiale. Il Cerchio come cielo è collegato al il ciclo perenne della vita.
Questo concetto è ben espresso dalla circonferenza, figura geometrica nella quale non è dato distinguere il principio dalla fine, simbolo dell’eternità e quindi di perfezione. Il movimento circolare, che è anche quello del cielo, è perfetto, immutabile, senza inizio né fine, né variazione; questo fa si che esso possa rappresentare il tempo, il quale, a sua volta, può essere definito come una successione continua e invariabile di istanti tutti identici gli uni agli altri, e da qui il concetto di ciclicità. La circonferenza determina anche un limite separatore tra la superficie interna definita e quella esterna infinita.
Il Cerchio e il Centro
Il simbolismo del Cerchio è strettamente legato a quello del centro, in relazione all'unità primordiale. È il luogo sacro dove si concentrano tutte le energie materiali e spirituali.
Di questa circonferenza, i quattro elementi sono i raggi. Il centro, che è anche punto centrale della croce, è il punto dal quale i raggi si dipartono ma al qual peraltro convergono. È simbolo quindi del Principio da cui tutto trae origine e cui tutto ritorna.
Presso i popoli primitivi la circonferenza con il punto centrale è ancora la raffigurazione del Sole, il cui calore è associato all'amore, e la luce alla bellezza e alla verità.
Il Cerchio, come cerchio magico o sfera, è un tempio ben definito, pur non essendo uno spazio fisico. Il Cerchio magico ha origini antiche. Alcune sue forme erano utilizzate nell'antica magia babilonese.

I cerchi magici
Anche i maghi cerimoniali del medioevo e del rinascimento li utilizzavano. I Cerchi magici venivano usati dai maghi nelle cerimonie per proteggersi dalle forze evocate.

Nel mondo celtico, il Cerchio ha una funzione e un valore magico. Questa figura geometrica simboleggia dunque un limite magico invalicabile. Per i popoli nomadi il Santuario per la divinità era concepito circolare, come la loro tenda.
Per delimitare il Santuario essi fissavano un bastone nel terreno. Concepivano poi il bastone come asse del mondo.
Ogni punto della superficie terrestre era concepito, quindi, corrispondente a tale asse. Con un filo legato al bastone ruotando formavano il Cerchio, trasfigurazione del cielo e del cosmo.

FONTE
la magia del cerchio

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