04/08/2022
«Sii gentile con le tue ginocchia, quando saranno partite ti mancheranno.»
Dice [tra le altre cose] Danny De Vito nello splendido monologo conclusivo di un film di qualche anno fa [The Big Kahuna, 1999].
𝐈𝐥 𝐦𝐞𝐧𝐢𝐬𝐜𝐨
Il menisco è una struttura fibro-cartilaginea, dura ed elastica, che funge da ammortizzatore all’interno del ginocchio.
In realtà è più corretto parlare di menischi [al plurale!] perché ce ne sono due per ogni ginocchio, uno mediale ed uno laterale, che hanno forma e dimensioni differenti tra loro.
I menischi sono molto importanti perché garantiscono la funzionalità articolare delle ginocchia: quando sono danneggiati possono causare problemi immediati come il blocco dell’articolazione.
Inoltre, se il problema è trascurato, si possono determinare anche danni a lungo termine, come la degenerazione che porta all’artrosi di ginocchio [o gonartrosi].
𝐋𝐞 𝐜𝐚𝐮𝐬𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐫𝐨𝐭𝐭𝐮𝐫𝐚
I menischi sono piuttosto delicati e possono danneggiarsi per vari motivi.
Molti giovani sportivi subiscono danni ai menischi, per esempio, per via dei rapidi cambi di direzione che caratterizzano sport come calcio, basket, pallavolo e sci.
In ogni caso, qualsiasi evento traumatico che colpisca le ginocchia, può essere causa del danneggiamento dei menischi.
Anche l’usura può avere un ruolo importante: il naturale invecchiamento dei tessuti determina una maggiore fragilità delle cartilagini articolari ed i menischi possono quindi danneggiarsi più facilmente, talvolta anche per un movimento normale come l’estensione del ginocchio.
Questo avviene ancor più di frequente quando si è costretti a una posizione innaturale per un periodo prolungato di tempo.
𝐈 𝐬𝐢𝐧𝐭𝐨𝐦𝐢 𝐚 𝐜𝐮𝐢 𝐩𝐫𝐞𝐬𝐭𝐚𝐫𝐞 𝐚𝐭𝐭𝐞𝐧𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞
Nel momento esatto della rottura, se essa non è causata da un trauma che coinvolge anche altre strutture anatomiche, il paziente può avvertire uno schiocco o un suono secco, ma spesso non percepisce alcun sintomo diretto.
Il dolore si può manifestare successivamente e di solito intensifica quando il peso del corpo è caricato sull’articolazione.
Altri sintomi frequenti della rottura dei menischi sono il gonfiore e la rigidità articolare.
È possibile che il raggio di estensione e flessione del ginocchio risulti limitato o addirittura bloccato dall’anatomia della lesione; questo capita per esempio quando un pezzo di tessuto si va ad incastrare fra tibia e femore, impedendo che possano scorrere l’uno contro l’altro.
𝐈 𝐝𝐢𝐯𝐞𝐫𝐬𝐢 𝐭𝐢𝐩𝐢 𝐝𝐢 𝐥𝐞𝐬𝐢𝐨𝐧𝐞
Non tutte le rotture dei menischi hanno i medesimi effetti ed è possibile classificarle in differenti categorie.
La prima distinzione si opera fra lesioni semplici e lesioni complesse; questa ultime sono le più difficili da trattare perché è difficile riuscire a conservare una parte consistente del tessuto cartilagineo.
Fra le lesioni semplici, le più comuni sono:
⟶ lesioni longitudinali;
⟶ lesioni orizzontali;
⟶ lesioni radiali;
⟶ lesioni “a becco di pappagallo”;
⟶ lesioni “flap”;
⟶ lesioni “a ma**co di secchio”.
Questa classificazione può essere uno tra i fattori che aiutano lo specialista a scegliere la strategia migliore per il singolo paziente, che dipende comunque anche dall’età e dalle esigenze di mobilità.
Solo in casi particolari, come quelli di lesioni molto lievi o che si presentino in persone che non avrebbero vantaggi nell’affrontare un'operazione chirurgica, si può decidere per un approccio non chirurgico, basato sulla sola somministrazione di antinfiammatori e sulla riabilitazione.
𝐋'𝐢𝐧𝐭𝐞𝐫𝐯𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐜𝐡𝐢𝐫𝐮𝐫𝐠𝐢𝐜𝐨
Mentre in passato bastava una diagnosi di menisco lesionato o degenerato, attraverso risonanza magnetica, per eliminare chirurgicamente il menisco, oggi si cerca di essere selettivi, cercando di suturarlo.
L’operazione di rimozione avviene oggi solo in presenza di lesioni instabili e di blocchi articolari o, ancora, si cerca di procedere con una meniscectomia selettiva, cercando di ricreare il più possibile la forma anatomica del menisco stesso.