Gherardo Mannino Psichiatra psicoterapeuta

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La disforia di genere: un problema emergente?La disforia di genere è definita come una condizione caratterizzata da soff...
19/04/2026

La disforia di genere: un problema emergente?

La disforia di genere è definita come una condizione caratterizzata da sofferenza mentale conseguente all'incongruenza tra il genere percepito e il sesso assegnato alla nascita.

Ora, è credibile questo attuale e significativo aumento di condizioni in cui, come accade nel caso più frequente, una ragazza si convince di essere in realtà un ragazzo intrappolato in un corpo sbagliato (quello di una donna)? Probabilmente no.

In ogni caso, questa condizione si presta a diverse considerazioni. In primo luogo, colpisce la facilità con cui conoscenti animati dalle migliori intenzioni od operatori di altre agenzie (certamente in misura minore i familiari stretti) prendono alla lettera le istanze di questi pazienti.

Una seconda considerazione si riferisce al fatto che, in genere, questo problema non si presenta come isolato, ma compare piuttosto nel contesto di un più ampio problema di identità, quale - ad esempio - si osserva nel Disturbo Borderline di personalità. Infatti, non accade di rado che soggetti con quest'ultimo quadro, dopo una ricerca in rete o un confronto con Chatgpt, si convincano di avere, ad esempio, un ADHD o una sindrome di Asperger, diagnosi spesso senza fondamento ma che procurano loro un senso di sollievo, perché sembrano dare un nome e un senso al loro malessere

Si tratta di un errore comprensibile, ma é chiaro che nel caso di un problema di identità di genere, una diagnosi sbagliata, laddove anche validitata da operatori sanitari, porta con sè implicazioni pesanti: trattamenti ormonali e interventi chirurgici, con conseguenze irreversibili.

Cosa si può dire circa queste condizioni? Una prima ipotesi, molto semplice ma convincente, é che queste ragazze in questo modo cerchino di spiegare innanzitutto a se stesse il proprio malessere. È un po' come si dicessero: "Ah, ora capisco perché mi sento così a disagio col mio corpo; è il corpo sbagliato".

Va da sè che, nella maggior parte dei casi (anche se non in tutti) si tratta di una spiegazione fuorviante. Da qui la necessità di una ricostruzione paziente della loro esperienza. La riformulazione può attendere, in quanto, se troppo precoce, verrebbe rifiutata.

(photo by Maria Ionova on Unsplash)

La sospensione brusca degli antidepressivi può dare problemi?La rassegna finora più accurata sull'argomento - pubblicata...
17/04/2026

La sospensione brusca degli antidepressivi può dare problemi?

La rassegna finora più accurata sull'argomento - pubblicata poco meno di due anni fa - dice di sì: anche se i problemi compaiono con una frequenza minore di quanto un tempo si ritenesse.

Infatti, sintomi come nausea, instabilità o capogiri si verificano in circa il 15 % dei pazienti. Mentre una sintomatologia più grave si manifesta solo nel 3% dei casi.

È importante sottolineare che non si tratta di sintomi astinenenziali in senso stretto, in quanto gli antidepressivi non danno dipendenza. Quella che si verifica è piuttosto una 'sindrome da sospensione', dovuta al fatto che - nel corso della terapia - si sviluppano del meccanismi di adattamento.

I farmaci che più spesso danno luogo a questa sindrome sono l'imipramina, la venlafaxina e la paroxetina.

Da qui l'importanza, sia in fase di chiusura del trattamento che in caso di modifica della terapia, di di scalare il farmaco progressivamente e non bruscamente.

Henssler J, Schmidt Y et al. Incidence of antidepressant discontinuation symptoms: a systematic review and meta-analysis.
Lancet Psychiatry, 2024

"Just For Now", painting by Nate Szarmach, 2025.

Buone notizie in arrivo per quel che riguarda la diagnosi precoce del cancro del colon-retto.Infatti,  l'esame più sempl...
16/04/2026

Buone notizie in arrivo per quel che riguarda la diagnosi precoce del cancro del colon-retto.

Infatti, l'esame più semplice - la ricerca del sangue occulto nelle feci - ha una buona sensibilità ma una bassa specificità: vale a dire, può dare con facilità dei falsi positivi (nel caso, ad esempio, di un sanguinamento da emorroidi).

Per cui di fatto si è affermato come esame di screening, che molte ASL offrono gratuitamente, la colonscopia: un esame invasivo, da eseguire possibilmente in sedazione, che richiede una dieta nei tre giorni precedenti e una preparazione, a partire dal giorno prima, per pulire il colon (che consiste nell'assunzione per bocca di una soluzione lassativa che molti pazienti trovano piuttosto sgradevole).

Ora un gruppo di ricercatori di Ginevra ha messo a punto un nuovo e promettente metodo basato sull'esame delle varie specie batteriche presenti in un semplice campione di feci e che utilizza l'IA per porre diagnosi.

Infatti, in caso di tumore, le varietà batteriche presenti nel colon cambiano rispetto a quelle presenti in una condizione di normalità e l'IA riesce ad identificare queste sottili differenze così da porre diagnosi con una buona accuratezza.

Tričković M, Kieser S, Zdobnov EM, Trajkovski M. Subspecies of the human gut microbiota carry implicit information for in-depth microbiome research. Cell Host Microbe. 2025 Aug 13;33(8):1446-1458.e4. doi: 10.1016/j.chom.2025.07.015. PMID: 40812187.

(photo by CDC on Unsplash)

È noto che avere un parente di primo grado affetto da un disturbo mentale aumenta il rischio di andare incontro alla ste...
14/04/2026

È noto che avere un parente di primo grado affetto da un disturbo mentale aumenta il rischio di andare incontro alla stessa malattia. Ad esempio, c'è un rischio di circa il 15% di ammalarsi di depressione, quando si ha già un parente stretto che ne è affetto, contro un rischio di circa il 5% nel caso di assenza di familiarità.

Naturalmente rischio non significa predeterminazione. Ad esempio, il 90% dei parenti di primo grado di un soggetto affetto da schizofrenia non andrà incontro a questa malattia.

Ma il fatto che la ricerca si sia concentrata soprattutto sui soggetti con familiarità ha finito per far trascurare l'altra faccia della medaglia: vale a dire, come stanno le cose per chi, invece, questa familiarità non ce l'ha?

A questa domanda ha risposto un importante studio (prospettico di coorte), condotto in Danimarca su ben tre milioni di persone seguite per un arco di 50 anni!

Il risultato è chiaro: la maggior parte delle persone che vanno incontro nel corso della loro vita a un certo disturbo mentale non presenta familiarità per quella malattia.

E ciò ci conduce a una domanda cruciale: quegli studi - spesso sostenuti da importanti finanziamenti - che vedono i disturbi emotivi comuni come espressione di un disturbo biologico e che vanno alla ricerca delle basi genetiche di quadri come, ad esempio, l'Anoressia, la Bulimia o il Disturbo di Panico sono davvero sulla strada giusta?

Pedersen CB, Pedersen MG, Antonsen S et al. Absolute and relative risks of mental disorders in families: a Danish register-based study. Lancet Psychiatry. 2025 Aug;12(8):590-599. doi: 10.1016/S2215-0366(25)00196-8.

("At the lunch", by the danish painter P. S. Krøyer, 1883)

Scoperta una connessione tra il virus di Epstein-Barr (l'agente infettivo della mononucleosi) e la sclerosi multipla.Inf...
13/04/2026

Scoperta una connessione tra il virus di Epstein-Barr (l'agente infettivo della mononucleosi) e la sclerosi multipla.
Infatti, i soggetti che si ammalano di mononucleosi nell'adolescenza o in età adulta presentano un rischio tre volte maggiore di sviluppare successivamente la sclerosi multipla.

Come mai? Perché sembra ci siano delle somiglianze tra la melina (la sostanza isolante che avvolge l'assone di certi neuroni) e certe parti del virus. Per cui il sistema immunitario, nell'attaccare il virus, finisce con l'aggredire e danneggiare la mielina.

Certamente, però non si tratta dell'unica causa. Per rendersene conto basti pensare che davvero solo una piccola parte dei soggetti che si ammala di mononucleosi va poi effettivamente incontro anche a sclerosi multipla. Per cui la ricerca continua.

Sauver, Hall, Jacobson et al. Risk of Multiple Sclerosis Among Persons With Epstein-Barr Virus–Positive Mononucleosis: A Population-Based Study.
Neurology Open Access, Apr 1, 2026

(photo by James Jeremy Beckers on Unsplash)

Uno degli assi portanti della cosiddetta 'terapia cognitiva post-razionalista', inaugurata da V.F. Guidano, consiste in ...
11/04/2026

Uno degli assi portanti della cosiddetta 'terapia cognitiva post-razionalista', inaugurata da V.F. Guidano, consiste in questo: che alla base dei disturbi psicopatologici vi sono degli ingredienti esperienziali non riconosciuti dal soggetto stesso come tali, cioè come vera espressione di sè e che pertanto sono avvertiti come disturbanti ed egodistonici.

Tuttavia, ciò non vale solo per quei disturbi che oggi vengono denominati 'disturbi emotivi comuni' (come, ad esempio, Disturbo di Panico, Anoressia nervosa, Bulimia, Disturbo Ossessivo-compulsivo, e così via) ma sembra valere, e in modo perfino più letterale, anche per i disturbi della serie psicotica.

Ad esempio, sta trovando crescente conferma nella ricerca il fatto che le 'allucinazioni uditive verbali' (spesso caratteristiche della schizofrenia ma non solo) nascano da un discorso interno (inner speech) non riconosciuto come tale dell'interessato.

Un'ipotesi, confermata anche da un lavoro pubblicato di recente su 'Schizophrenia Bulletin', vede all'origine di questo fenomeno un'alterazione della cosiddetta 'scarica corollario': il segnale - originato internamente - che accompagna qualsiasi produzione interna (motoria o linguistica che sia) e che consente al soggetto stesso di riconoscere come propria quella produzione.

Con il risultato che, quando questo meccanismo è alterato, il soggetto finisce, ad esempio, con lo sperimentare una frase che ha semplicemente immaginato di sentire (magari perchè è un discorso critico che teme gli altri gli rivolgano) come una frase che proviene dallo spazio esterno e che effettivamente qualcuno sta pronunciano al suo indirizzo.

Thomas J Whitford, Lawrence Kin-hei Chung, Oren Griffiths et al. Disfunzione della scarica corollaria del linguaggio interiore e la sua relazione con le allucinazioni verbali uditive in pazienti con disturbi dello spettro schizofrenico, Schizophrenia Bulletin https://doi.org/10.1093/schbul/sbaf167

(photo of Guidano by Giovanni Cutolo)

Negli ultimi anni si sono registrati notevoli progressi nell'identificazione delle varianti geniche che conferiscono un'...
09/04/2026

Negli ultimi anni si sono registrati notevoli progressi nell'identificazione delle varianti geniche che conferiscono un'elevata probabilità di sviluppare disturbi dello spettro autistico. Tuttavia, la maggior parte degli studi si è concentrata su individui di origine europea, limitando così la comprensione della predisposizione genetica in popolazioni diverse.
Di recente, invece, è stato condotto un ampio studio - appena pubblicato su Nature Medicine - su individui latino-americani: più di 15000 soggetti, di cui quasi un terzo affetto da disturbi delle spettro autistico. Ed è interessante notare come le varianti geniche che sono risultate associate all'autismo mostrino una sostanziale sovrapposizione con quelle evidenziate nelle coorti europee.
In definitiva, la ricerca mette in luce un dato per nulla scontato in partenza: che la predisposizione biologica all'autismo sembra essere universale e indipendente dall'etnia.
Natividad Avila M, Jung S, Satterstrom FK et al. Deleterious coding variation associated with autism is shared across ancestries. Nat Med. 2026 Mar 30. doi: 10.1038/s41591-026-04228-6.
(photo by Centar Murid on Unsplash)

Messo a punto un nuovo esame del sangue a basso costo per la diagnosi precoce di diversi tipi di tumore. La metodica, ch...
08/04/2026

Messo a punto un nuovo esame del sangue a basso costo per la diagnosi precoce di diversi tipi di tumore. La metodica, che si basa sull'analisi del cosiddetto DNA libero circolante (cfDNA), mostra un'alta specificità (cioè, un basso rischio di falsi positivi, vale a dire il rischio di indicare un tumore quando in realtà un tumore non c'è).
Ciò fa sperare nel fatto che presto la diagnosi dei tumori diventi molto più precoce.
Zeng W, Liu CC, Li S, Zhou Y et al. Toward the simultaneous detection of multiple diseases with a highly cost-effective cell-free DNA methylome test. Proc Natl Acad Sci U S A. 2026 Apr 14;123(15):e2518347123. doi: 10.1073/pnas.2518347123.
(photo by CDC on Unsplash)

Appena pubblicata sulla prestigiosa rivista 'Nature' un'importante scoperta, che in futuro potrebbe avere rilevanti rica...
07/04/2026

Appena pubblicata sulla prestigiosa rivista 'Nature' un'importante scoperta, che in futuro potrebbe avere rilevanti ricadute cliniche per i soggetti che hanno subito una lesione al midollo spinale. I ricercatori, infatti, hanno individuato una proteina (denominata AhR) che, in caso di lesioni spinali, sembra forzare i neuroni verso una condizione di resistenza allo stress (ad esempio, tramite riparazione delle proteine danneggiate) piuttosto che verso una rigenerazione degli assoni (i sottili prolungamenti che conducono il segnale elettrico ad altri neuroni). Bloccando questa proteina negli animali, i ricercatori sono riusciti a indurre nuovamente la rigenerazione degli assoni.
È facile immaginare quali potrebbero essere in futuro le conseguenze di questa scoperta per il trattamento di soggetti con lesioni midollari recenti.
Halawani, D., Wang, Y., Li, J. et al. AhR inhibition promotes axon regeneration via a stress–growth switch. Nature (2026). https://doi.org/10.1038/s41586-026-10295-z

(photo by Colin Lloyd on Unsplash)

Una metanalisi pubblicata su 'American Journal of Psychiatry', che ha preso in considerazione più di dieci studi control...
02/04/2026

Una metanalisi pubblicata su 'American Journal of Psychiatry', che ha preso in considerazione più di dieci studi controllati, ha confermato un dato già osservato negli ultimi anni, specificandolo ulteriormente; si tratta di questo: in un sottogruppo di soggetti con depressione, che presentano anche un'infiammazione a bassa intensità, l'uso di farmaci antinfiammatori, non solo migliora l'umore, ma riduce anche l'anedonia (la perdita della capacità di provare piacere).

(photo by Tolga Ahmetler on Unsplash)

Pensiamo ad esempio a una ragazza che continui a esser convinta in modo delirante, contro ogni evidenza, che il suo amor...
01/04/2026

Pensiamo ad esempio a una ragazza che continui a esser convinta in modo delirante, contro ogni evidenza, che il suo amore sia corrisposto. E così, malgrado l'ex, magari, l'abbia bloccata su tutti i social, continua a leggere in questo o quel post un chiaro messaggio indirizzato a lei che dimostrerebbe in modo inconfutabile il suo presunto amore per lei. Bene. A questo punto lavorare in terapia sulla mentalizzazione nei confronti dell'altro potrebbe essere una buona opzione? Dipende: in alcuni casi sì, in altri per nulla. Infatti, in certi casi, condurre la paziente a comprendere meglio il punto di vista dell'altro, potrebbe portare quest'ultima perfino a una maggiore demoralizzazione. E questo perchè qui la scarsa mentalizzazione dell'altro ha anche una funzione protettiva. In questo caso, invece, il lavoro sul punto di vista dell'altro, va preceduto da un lavoro di mentalizzazione nei confronti di se stessa. Supponiamo, infatti, che per la ragazza avvertire dentro di sé un'attrazione fisica per il suo ex, al di fuori di un progetto di vita in comune, risulti inaccettabile e le susciti un'immagine di sè di persona 'sporca': ecco che la ragazza cercherà in tutti i modi di negare l'evidenza: vale a dire, per lei l'amore continuerà a essere ricambiato e il progetto di vita in comune qualcosa che è solo differito. Va da sè che guidare la ragazza ad accettare che emozioni, prima considerate inaccettabili, possono in realtà essere provate cambierà la percezione di sè, fino ad allora così negativa. E a quel punto non ci sarà piu bisogno di negare l'evidenza e accettare la realtà le risulterà molto più facile. Non solo: la ragazza potrà uscire da questa esperienza, grazie a un lavoro di mentalizzazione su di sè, con un'immagine di sè molto più ricca e articolata.
(photo by Ben White in Unsplash)

È noto che nei soggetti già psicotici o a rischio di psicosi vi siano dei chiari problemi di mentalizzazione. Si tratta ...
31/03/2026

È noto che nei soggetti già psicotici o a rischio di psicosi vi siano dei chiari problemi di mentalizzazione. Si tratta di difficoltà che spesso precedono l'esordio psicotico e lo rendono più facile.
Negli ultimi tempi si stanno diffondendo approcci terapeutici basati sulla mentalizzazione per il trattamento dei disturbi psicotici. Questi trattamenti si riveleranno efficaci? A mio giudizio, sì e no. Perché si tratta di approcci che considerano le difficoltà di mentalizzazione tout court, mentre invece i problemi di mentalizzazione sono specifici per ciascun profilo di Personalità e non tenerne conto potrebbe portare a interventi inefficaci e perfino controproducenti.
(photo by Kelly Sikkema on Unsplash)

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