Dott.ssa Concetta Di Benedetto

Dott.ssa Concetta Di Benedetto Ti aiuto a trovare il tuo benessere, la fiducia, le potenzialità, la consapevolezza, per stare bene!

Scorri.E la senti.Acredine.Livore.Bile.Frustrazione.Insoddisfazione.Parole che feriscono, toni che graffiano,commenti ch...
16/04/2026

Scorri.
E la senti.
Acredine.
Livore.
Bile.
Frustrazione.
Insoddisfazione.
Parole che feriscono, toni che graffiano,
commenti che sembrano arrivare da molto più lontano di quello che dicono.
È facile fermarsi li.
Dire: "che cattiveria".
Ma a volte...
non è solo questo.
C'è una frustrazione che non trova voce.
Un'insoddisfazione che resta sotto pelle.
Un pieno che non riesce a svuotarsi.
E allora esce così.
Contro qualcuno.
Su qualcosa.
Nel modo più veloce possibile.

Come ci ricorda Wilhelm Reich, ciò che non può essere espresso... resta nel corpo.
E quando resta troppo a lungo, trova altre vie.
A volte più dure.
A volte più taglienti.

Anche Stephen Porges ci aiuta a leggere questo: quando il sistema nervoso non si sente al sicuro, può attivarsi in modalità difensiva.
E in quella attivazione, l'altro non è più un incontro.
Diventa un bersaglio.
E sì, a volte è inconsapevole.
Ma non sempre.

Ci sono anche momenti in cui si sceglie.
In cui si sa.
E proprio per questo diventa ancora più importante fermarsi.
Questo non giustifica.
Ma aiuta a vedere.
Perché dietro il livore, spesso c'è qualcosa che non è stato ascoltato.
E che continua a cercare una via.

E allora la domanda, forse, cambia.
- dove finisce tutto quello che non riusciamo a sentire?
- e in che modo, a volte, lo riversiamo fuori?

Forse il punto non è diventare "più buoni".
Ma più consapevoli.
Perché ciò che non riconosciamo dentro, troverà sempre un modo per uscire fuori.

E a volte basta un attimo.
Prima di reagire.
E chiedersi: “questa cosa che sto per dire... da dove arriva davvero?”








✨ A volte basta una frase per descrivere un intero tumulto interno. E il corpo, spesso, lo sa prima di noi. È la nostra ...
13/04/2026

✨ A volte basta una frase per descrivere un intero tumulto interno. E il corpo, spesso, lo sa prima di noi. È la nostra sentinella silenziosa. Sa quando si sta preparando a combattere. Sa quando qualcosa ci mette in allerta, anche se fuori sembra tutto tranquillo. Sa che, spesso, la guerra più faticosa è quella che non si vede.

🌀 Il corpo è come una sentinella. Stephen Porges, con la sua Teoria Polivagale, ci ha mostrato come il nostro sistema nervoso autonomo reagisca al pericolo in modo antico, automatico e spesso inconsapevole.
Quando percepiamo una minaccia, anche se non è concreta o visibile, il corpo attiva risposte di sopravvivenza:
🔺 combatti (attivazione, ansia, ipercontrollo);
🔺 fuggi (evitamento, anestesia emotiva);
🔺 spegni tutto (immobilità, apatia, dissociazione).

Non è debolezza. È un sistema di protezione.

È il corpo che sceglie per noi.

🎯 Il problema nasce quando restiamo in guerra anche quando il pericolo è passato.

È come se il corpo non ricevesse il segnale di “fine allarme”. Anche quando la minaccia non c’è più, il sistema nervoso continua a comportarsi come se fosse ancora lì.
Questa condizione è chiamata iperarousal cronico, e può manifestarsi con:
🔹 iperattivazione,
🔹 insonnia o disturbi digestivi,
🔹 tensione costante,
🔹 difficoltà a rilassarsi,
🔹 ipervigilanza.

📚 Come ricorda Bessel van der Kolk:
«Quando il trauma non viene elaborato, il sistema nervoso rimane bloccato nella risposta di emergenza.»

Anche in una stanza sicura, il corpo resta in trincea.
Anche davanti a una decisione semplice, reagisce come se fosse questione di vita o di morte.

💡 La buona notizia? Possiamo tornare a sentirci al sicuro.
Attraverso il corpo, la consapevolezza e la regolazione dell’arousal.
Con il self-care quotidiano come atto concreto di cura e radicamento. Non per “controllare” le emozioni, ma per dialogare con il nostro sistema nervoso. Per ricordargli che ora è diverso. Che possiamo restare.

🌬️ Respiro. Movimento. Presenza. Sono linguaggi che il corpo capisce. Sono un buon punto da cui partire, per tornare a casa.
🌿 Perché il corpo non mente mai. Ci racconta dove siamo, anche quando la mente insiste a dirci che va tutto bene.

🌿 E tu, riesci a riconoscere quando il tuo corpo è ancora in guerra?

A volte il primo passo non è fare di più, ma ascoltare meglio. Magari oggi puoi iniziare da un respiro. Da un piccolo gesto gentile verso di te. Un promemoria: non sei debole, stai sopravvivendo con gli strumenti che hai. E puoi impararne di nuovi. Con il tempo. Con presenza. Con cura. 💫

Per chi ci sarà, ci vediamo sabato 18 al laboratorio. Il terzultimo. 🪷

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🗣 La tua citazione che parla a tuttə noi“A volte mi sento proprio come un colibrì,che fa tanta fatica per stare ferma.”I...
07/04/2026

🗣 La tua citazione che parla a tuttə noi

“A volte mi sento proprio come un colibrì,
che fa tanta fatica per stare ferma.”

Il colibrì batte le ali velocissimo.
Da fuori sembra immobile.
Ma dentro è tutto un tremore.
Molte persone arrivano in terapia così: non fermə perché sono calmə ma fermə perché trattenutə.
In uno sforzo continuo per non crollare, per non sentire troppo,
per non perdere il controllo.

🌀 Stare fermə, a volte, è un lavoro estenuante.
In termini psicocorporei, non è quiete: è iperattivazione.
È un sistema nervoso che non riesce a riposare, che resta in allerta anche quando “va tutto bene”.

Stephen Porges, con la Teoria Polivagale, ci ricorda che la sicurezza non è un’idea, ma uno stato del corpo.
Senza sicurezza, il corpo non si ferma: si blocca… o si agita.
E allora sì, si diventa come quel colibrì: inermi, velocissimə, stanchə.
Bellissimə da fuori.
Sfinitə da dentro.

Alexander Lowen direbbe che un corpo che non può scaricare, trattiene.
E trattenere, nel tempo, pesa.
Sul respiro.
Sulle spalle.
Sullo sguardo.

💭 La vera domanda non è: “Perché non riesco a stare fermə?”
Ma:
👉 Quanto mi è sicuro fermarmi?

Perché la calma non si impone.
Non si ordina.
Non si impara con la testa.
La calma accade quando il corpo sente che può abbassare le ali senza precipitare.

🌿 In terapia, e nel lavoro esperienziale, non chiedo di fermarti.
Creo le condizioni perché il fermarsi diventi possibile.
E quando succede, non è silenzio forzato.
È riposo vero.

✨ Questa frase mi è rimasta dentro.
E a te?

Ti è mai capitato di sentirti “fermә”, ma stanchissimə?
Puoi scriverlo nei commenti, oppure salvare questo post se oggi ti parla 💚










Molte persone non restano nella sofferenza perché non riescono a stare meglio.Ci restano perché, inconsciamente, sentono...
04/04/2026

Molte persone non restano nella sofferenza perché non riescono a stare meglio.
Ci restano perché, inconsciamente, sentono di doverle essere fedeli.
Fedeli alla storia che hanno vissuto. Ai ruoli che hanno ricoperto per anni. Alla persona forte che ha sempre resistito.

E allora succede qualcosa di silenzioso: quando la vita migliora, nasce quasi un senso di colpa.
Come se stare bene significasse tradire il passato.

Ma non è così.
🌿 Fiorire non è un tradimento. È un’evoluzione.

Nel nuovo articolo parlo proprio di questo: della fedeltà invisibile che a volte ci trattiene dal cambiare.

Perché a volte la vera trasformazione non è guarire dal dolore. È smettere di sentirsi in dovere di restargli fedeli.

✨ L’articolo completo è online.
E lo trovi cliccando su questo link 🔗 👇🏻

https://www.psicoterapeutaromaappia.it/la-fedelta-invisibile-che-ti-trattiene/

Approfitto per farvi tanti auguri e che sia una Pasqua davvero in pace 🌈

Ci sono spazi in cui il tempo cambia forma.E quello che pensavi di sapere… si apre.Il workshop “Il cibo che parla” è sta...
03/04/2026

Ci sono spazi in cui il tempo cambia forma.
E quello che pensavi di sapere… si apre.

Il workshop “Il cibo che parla” è stato uno di questi.
Non abbiamo parlato solo di nutrizione.
Non di regole, né di performance.
Non di “giusto” o “sbagliato”.
Abbiamo ascoltato.
🍽 Il cibo come linguaggio
🌿 Il corpo come luogo di memoria
💭 Le emozioni che passano attraverso ciò che mangiamo
🤍 I bisogni che, a volte, non trovano altre parole.
Perché il cibo non nutre solo il corpo.
Racconta relazioni.
Storie.
Mancanze.
Presenze.

Come ci ricorda John Bowlby,
il bisogno di nutrimento è anche bisogno di legame.
E nel corpo, come sottolinea Stephen Porges, ogni esperienza lascia una traccia, una risposta, una memoria.
🌿
In questo spazio abbiamo provato a stare proprio lì: non a capire di più, ma a sentire diversamente.
Senza dover spiegare tutto.
Senza dover sistemare tutto.

Come direbbe Donald Winnicott, in un luogo sufficientemente
sicuro… qualcosa può emergere spontaneamente.
🌿

E ciò che è accaduto non è stato “solo” il workshop.
È stato l’incontro.
La presenza.
Il modo in cui ognuna ha portato qualcosa… rendendo questo spazio vivo.
Perché non è mai solo il tema.
Sono le persone che lo abitano a trasformarlo.

Questo è solo un arrivederci.

In autunno tornerà uno spazio dedicato a questo lavoro.
Per continuare ad ascoltare, esplorare, dare senso.
Con più corpo.
Più presenza.
Più possibilità.
🌿
“Ciò che non può essere detto con le parole, trova altre strade per essere espresso.”
(Citazione presa dal mio diario personale)

E a volte… passa anche dal cibo.










L’uomo che ci ha insegnato che prima di diventare la miglior versione di te… devi mangiare, dormire e smettere di avere ...
01/04/2026

L’uomo che ci ha insegnato che prima di diventare la miglior versione di te… devi mangiare, dormire e smettere di avere l’ansia per l’affitto. 😅

Con la sua piramide ci ha detto:
🥪 Prima il panino
🔒 Poi la sicurezza
❤️ Poi i legami
🏆 Poi l’autostima
🧘 E solo dopo puoi pensare alla realizzazione personale.
Insomma, prima risolvi i problemi base… poi semmai ti illumini.

“Un musicista deve fare musica, un artista deve dipingere… un affamato deve farsi un panino.”
(ok, l’ultima l’abbiamo aggiunta noi)
Maslow è quello che, se lo chiamavi in crisi esistenziale, ti chiedeva:
“Hai mangiato? Hai dormito? Hai fatto pipì?”, insomma come una vera madre/nonna del sud!
…e poi parlava di autorealizzazione.

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In Malesia hanno aperto una “casa di riposo per giovani”.Sì, hai letto bene.Un luogo immerso nella natura dove ragazzi d...
30/03/2026

In Malesia hanno aperto una “casa di riposo per giovani”.
Sì, hai letto bene.
Un luogo immerso nella natura dove ragazzi di 25-30 anni pagano per fare qualcosa che sembra banale…
🌿 dormire
📚 leggere
🚶 camminare
🌌 guardare il cielo
E soprattutto: non produrre niente.
Il progetto citato si chiama Namshan Wellness (spesso definito “Youth Retirement Home”) ed è stato aperto nel 2026 a Gopeng, nello stato di Perak, in Malaysia. È un ritiro immerso nella natura dove i giovani possono fermarsi per circa un mese senza programmi o obblighi.
Il progetto nasce da una domanda semplice e potentissima: perché dobbiamo aspettare la vecchiaia per concederci il diritto di riposare davvero?
Quindi se a 25 anni sogni la pensione, forse il problema non sei tu.
Il filosofo Byung-Chul Han descrive la nostra epoca così: “La società della prestazione produce depressione e stanchezza.”
Viviamo in una cultura dove anche il riposo deve essere produttivo: allenati, migliora te stesso, ottimizza il tempo, raggiungi obiettivi.
Ma la psicologia ci ricorda una cosa importante.
Carl Gustav Jung scriveva: “Chi guarda fuori sogna. Chi guarda dentro si sveglia.”
E per guardare dentro serve spazio.
Serve silenzio.
Serve tempo vuoto.
Anche Donald Winnicott parlava dell’importanza di “stare semplicemente”, di quei momenti in cui non facciamo nulla ma la mente può finalmente respirare.
Forse questa “casa di riposo per Gen Z” non è un capriccio generazionale.
Forse è un segnale.
Che qualcosa nel nostro rapporto con il tempo, il lavoro e il valore personale… si è rotto.
Erich Fromm ci ricorda che:
“La società moderna produce individui che hanno tutto, tranne sé stessi.”
E che ogni tanto fermarsi non è fallire.
È tornare umani. 🌱



Ci sono giorni in cui ti ritrovi a mangiare senza fame. Altri in cui ti imponi il controllo estremo. Poi ti chiedi: “Per...
27/03/2026

Ci sono giorni in cui ti ritrovi a mangiare senza fame. Altri in cui ti imponi il controllo estremo. Poi ti chiedi: “Perché non riesco a trovare equilibrio?”
🧠 La risposta non sempre è nella forza di volontà. Spesso è nel sistema nervoso. Un sistema che, se resta in allerta troppo a lungo, cerca soluzioni rapide per trovare un sollievo.
🍴 Il cibo diventa allora molto più di nutrimento: un calmante, una distrazione, una tregua. Un modo per sentire qualcosa — o non sentire niente.

📌 Come spiega Peter Levine, fondatore della teoria della memoria somatica, il corpo conserva tracce profonde di stress e traumi passati. Anche quando la mente ha dimenticato, il corpo può continuare a reagire come se fosse in pericolo, attivando risposte automatiche per proteggerci. Questi meccanismi cercano di riportare equilibrio, anche se a volte possono sembrare disfunzionali.

🔁 Fame nervosa, abbuffate, restrizioni estreme, ansia legata al cibo… non sono solo “problemi alimentari”. Sono linguaggi del corpo che provano a comunicare un disagio più profondo.
🎭 Per alcuni, il cibo diventa una maschera: per colmare, per controllare, per spegnere, per restare a galla.

💬 È per questo che parlare di alimentazione senza parlare di emozioni, stress, vissuto personale… è solo metà della storia.
🌱 Non è pigrizia se fai fatica a seguire un piano. È il tuo corpo che ti sta dicendo qualcosa. E non sempre quel “qualcosa” è fame.

🌬️ Non iniziare da una dieta. Non iniziare da un “da lunedì”. Inizia da una domanda gentile: “Cosa sto davvero cercando nel cibo, in questo momento?”
✨ Forse non serve un altro schema. Forse serve nutrire in modo nuovo: con ascolto, con presenza, con cura.
📌 Se ti riconosci in queste parole, salvati il post.
Tornaci quando senti che il cibo diventa un rifugio o un nemico.
🌾 Un passo alla volta. Un respiro alla volta.

Per chi ha prenotato, ci vediamo domani al workshop dedicato a questo tema che riguarda un pò tutti noi 🌱

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Auguri a Erich Fromm Psicoanalista, sociologo, filosofo… e soprattutto: il terapeuta che ti spiega perché ti innamori ma...
23/03/2026

Auguri a Erich Fromm
Psicoanalista, sociologo, filosofo… e soprattutto: il terapeuta che ti spiega perché ti innamori male e poi ti chiedi perché soffri.

Nato oggi… e da allora ci insegna che amare è un’arte, non un istinto.

📘 Autore del celebre "L’arte di amare", Fromm è quello che ti dice:
❤️ “Vuoi amare davvero? Allora lavora su di te. Altrimenti è dipendenza, non amore.”
🛠️ Amare è un’arte, richiede impegno, responsabilità, rispetto e… niente, già qui si scoraggiano in tanti.
🧠 Fromm ti spiega che non basta “sentirlo”: amare è una scelta quotidiana, un atto di volontà consapevole.

💬 “L’amore è un potere attivo dell’anima umana. Solo chi è maturo può amare davvero.”Tradotto: prima cresci, poi ama. E possibilmente, non al contrario.

Fromm è anche colui che ha parlato del bisogno umano di libertà… e del nostro paradossale terrore di averla davvero.
"Fuggiamo dalla libertà come se fosse una scocciatura."
(Sì, anche quando diciamo di volerla a tutti i costi.)

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Ci sono parole che non si vedono, ma restano. Parole che si attaccano alla pelle, si insinuano nella voce interiore. E, ...
17/03/2026

Ci sono parole che non si vedono, ma restano. Parole che si attaccano alla pelle, si insinuano nella voce interiore. E, senza far rumore, diventano convinzioni:
👉 “Non valgo abbastanza.”
👉 “Non sono capace.”
👉 “Non merito.”
Questa voce non nasce dal nulla. È il risultato di ciò che abbiamo ricevuto, o non ricevuto, nei nostri primi legami. La scienza lo conferma: le neuroscienze oggi ci dicono che il cervello infantile si costruisce attraverso relazioni affettive sane, empatiche, rispettose. Ogni tono di voce, ogni sguardo, ogni silenzio, ogni parola: lascia un’impronta.
💡 Un bambino criticato non smette di amare chi lo critica. Smette di amare sé stesso.
Cresce con il dubbio di non andare bene, di dover “essere altro” per essere visto, ascoltato, tenuto. E quel dubbio si fa postura, scelte, relazioni, blocchi, paure.
La fiducia in sé vacilla… e spesso non sappiamo nemmeno perché.
I bambini e le bambine non vanno “aggiustati”, vanno accompagnati. Con presenza, non perfezione. Con cura, non controllo. Con uno sguardo che dice: ✨ “Tu vai bene così, anche quando sbagli. Anche quando ti arrabbi. Anche quando cadi.”
Perché è solo quando ci si sente davvero visti, accolti, tenuti, che si comincia ad amarsi. E da lì… tutto può fiorire.

🔎 Spunti di riflessione per genitori, insegnanti, educatori e per chiunque sia stato bambino. Non per sentirsi in colpa, ma per portare consapevolezza là dove spesso agiamo per automatismi. Le parole, i gesti, i silenzi... educano. Sempre.

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Siamo abituatə a pensare il cambiamento come una linea retta. Un prima da superare. Un dopo da raggiungere.Ma il corpo n...
13/03/2026

Siamo abituatə a pensare il cambiamento come una linea retta. Un prima da superare. Un dopo da raggiungere.
Ma il corpo non funziona così. Il corpo si muove per soglie, per tempi interni, per segnali sottili. E soprattutto… si muove solo quando si sente al sicuro.

“Il cambiamento non avviene quando lo decidiamo, ma quando il sistema nervoso percepisce abbastanza sicurezza.” (Stephen Porges)

Non restiamo fermə perché manchiamo di volontà. Spesso restiamo fermə perché stiamo proteggendo qualcosa di prezioso.
La cosiddetta zona di comfort non è pigrizia: è una strategia di sopravvivenza 🫂

John Bowlby chiamava questo spazio base sicura: un luogo interno ed esterno da cui possiamo esplorare e a cui possiamo tornare quando serve protezione.

Senza una base sicura, l’esplorazione diventa sforzo. Con una base sicura, il movimento nasce da sé.

I laboratori di gennaio e febbraio sono nati da qui. Non per spingere. Non per “fare un passo in più”. Ma per abitare il corpo, ascoltare i confini, riconoscere cosa oggi è possibile.

Attraverso respiro, presenza, ascolto e movimento consapevole, abbiamo creato uno spazio in cui poter dire: “posso restare” e, forse… “posso muovermi” 🌊

“La crescita avviene in un clima di accettazione.” (Carl Rogers)

E la domanda “sono prontə?” si è trasformata in:

✨ Cosa è pronto ad incontrare oggi il tuo corpo?

Se questa domanda ti risuona, forse lo spazio ti sta già chiamando.

Ci vediamo domani per il nuovo appuntamento con il Selfcare:

La trappola degli Overthinking 🌀

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Basta una parola mal detta. O mai detta. Uno sguardo che ferisce, o che non arriva mai. Ci vuole niente per far star mal...
09/03/2026

Basta una parola mal detta. O mai detta. Uno sguardo che ferisce, o che non arriva mai. Ci vuole niente per far star male una persona. Ma ci vuole molto per farla star bene.

Proprio come un edificio: a demolirlo bastano pochi secondi di dinamite piazzata nei punti giusti. Per costruirlo, invece, servono mani esperte, tempo, attenzione, dedizione.
Anche noi siamo così. Robusti fuori, fragili dentro. Siamo case con fondamenta profonde, ma spesso trascurate. E una facciata nuova non dice sempre la verità su come stiamo davvero.

🧱 Far star bene qualcuno non è una gentile concessione. È una scelta. Precisa. Responsabile. Profonda. Ci vuole empatia. La capacità di vedere oltre. Perché chi sorride non sempre è felice. E chi tace… non sempre non ha nulla da dire.

🔍 Come ci ricorda Arturo Graf: “I giudizi che diamo degli altri dicono ciò che siamo noi stessi.” Un invito potente a spostare lo sguardo da fuori a dentro, prima di puntare il dito. Perché nessuno di noi è un progetto standard: non siamo villette in serie. Siamo piuttosto piccoli borghi, ciascuno con i propri vicoli stretti, con la propria storia, fatta di inciampi e bellezza.
E quel che è ancora più vero? Le persone si riscrivono. Cambiano. Evolvono. Anche quando credi di conoscerle a memoria.

📖 Una volta che hai letto il loro libro… devi ricominciare da capo. Perché, nel frattempo, è cambiato il finale. E forse anche l’inizio.

🗣️ Una persona cara mi diceva sempre: “Impara a dire quello che ti disturba quando ti disturba, non quando non ce la fai più… così potrai dirlo con le tue parole migliori, non con le tue offese peggiori.” Parole semplici, ma vere: perché la differenza non è solo cosa diciamo, ma quando e come lo facciamo.
Ci indigniamo per ciò che gli altri dicono di noi. Ma dimentichiamo in fretta ciò che, a volte con leggerezza, diciamo noi degli altri.

📌 E come scrive Bertrand Russell: “Pochissimi sanno astenersi dal dire malignità. Eppure, quando le subiscono, si stupiscono. Non pensano che gli altri fanno con loro ciò che loro fanno con gli altri.” Un promemoria forte: ciò che seminiamo nel linguaggio torna, prima o poi, a bussare alla porta.

🌌 Forse è proprio da dentro che bisogna ricominciare.
Natalia Ginzburg lo dice senza giri di parole: “Vi annoiate perché non avete vita interiore.” E allora sì, forse è da lì che si riparte. Dal silenzio. Dalla gentilezza. Dalla scelta di essere una presenza che fa bene, anziché una che pesa.

💗 Jon Kabat-Zinn lo scrive con disarmante verità: “Se mi trasformo in un centro di amore e gentilezza, il mondo dispone ora di un nucleo che prima non aveva.” Non servono miracoli per cambiare il mondo. Basta esserci, davvero. Con rispetto. Con presenza. Con intenzione.

✨ Perché una sola persona che sceglie la gentilezza può diventare quel mattone buono da cui ricominciare a costruire.

🎯 E tu? Quale presenza scegli di essere oggi, anche solo per qualcun*? (Senza proclami, senza rumore… ma con verità.)

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00183

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