Michele Lanotte - Psicologo Psicoterapeuta

Michele Lanotte - Psicologo Psicoterapeuta Psicoterapeuta Strategico Integrato. Terapeuta EMDR.

QUANDO PERDI QUALCUNO, NON PERDI SOLO LUIPerdi il punto precisoin cui eri tu.La parte che rideva solo lì.Quella che si a...
24/04/2026

QUANDO PERDI QUALCUNO, NON PERDI SOLO LUI

Perdi il punto preciso
in cui eri tu.

La parte che rideva solo lì.
Quella che si apriva senza pensarci,
senza avere bisogno di difendersi.

Non è solo una persona che manca.
È una geografia interiore che si spezza.

Il modo in cui il tuo carattere
si muoveva dentro quel legame,
si lasciava andare senza controllo,
senza dover restare attento a tutto.

Una postura dell’anima
che non esiste uguale da nessun’altra parte.

È questo che rende certe fini così difficili da attraversare.
Perché non stai cercando chi non c’è più.
Stai cercando la parte di te che esisteva solo lì.

E quando quella storia si interrompe
non resta solo l’assenza.
Resta qualcosa di più difficile da nominare.

Una specie di disallineamento interno.
Come se la tua vita continuasse
ma senza combaciare del tutto con te.

Ti muovi, fai le cose, vai avanti,
ma qualcosa non torna.
Non è solo dolore.
È non riconoscerti nello stesso modo.
È sentire che una parte di te
non trova più dove accadere.

E forse è questo il lavoro più silenzioso.

Non imparare a vivere senza qualcuno.
Ma non lasciare che la sua assenza
spenga tutto ciò che la sua presenza
aveva acceso in te.

Tenere viva quella parte
senza più quel luogo.
Lasciarle un’altra forma.
Un altro modo di esistere.

E piano, quello che sembrava perduto
non torna
ma smette di essere solo rovina.

Diventa qualcosa che resta.
Non uguale.
Non nello stesso modo.

Ma tuo.

Perché certe persone
non passano soltanto nella tua vita.
Entrano nella tua struttura.

E quando se ne vanno
la parte più difficile
non è lasciarle andare.

È riconoscere
e sostenere da solo
la parte di te
che con loro
aveva imparato a esistere.

E farla vivere comunque.



𝐼𝓁𝓁𝓊𝓈𝓉𝓇𝒶𝓏𝒾𝑜𝓃𝑒 lilybris

IERI SERA MI SONO RITROVATO NEI RICORDIIeri sera mi sono perso nei ricordi.O almeno, è così che si dice.Ma non sono più ...
25/03/2026

IERI SERA MI SONO RITROVATO NEI RICORDI

Ieri sera mi sono perso nei ricordi.
O almeno, è così che si dice.

Ma non sono più così sicuro che sia la parola giusta.

Perché non mi sembrava di perdermi.
Mi sembrava, piuttosto, di ritrovarmi.

In certe immagini arrivate senza chiedere permesso.
In abbracci che non esistono più
ma che il corpo riconosce ancora.
In quel modo di sentire pieno, esposto,
che oggi tratteniamo così bene da dimenticarlo.

E allora mi sono chiesto
perché si dica “perdersi”.

Perché in fondo, quando torni lì dentro,
non stai smarrendo la strada.
Stai incontrando qualcosa di tuo
che non avevi più guardato.

Dietro quei ricordi
non c’è solo qualcuno.

Ci sei tu.
C’è come amavi.
C’è quanto ti lasciavi attraversare dalle cose
senza difenderti troppo,
senza misurare ogni gesto.

Fa male, sì.

Ma non è solo nostalgia.

È accorgerti che quell’intensità
non apparteneva a quel tempo.
Apparteneva a te.

E forse il punto non è uscire dai ricordi
il più in fretta possibile.

È restarci abbastanza
da riconoscere
cosa di te
non vuoi più lasciare indietro.

Perché non ti sei perso.
Ti sei ritrovato.

E a volte succede proprio così:

ci ritroviamo nei ricordi
non per tornare indietro,
ma per non perdere
la parte di noi
che sapeva sentire così.



𝐼𝓁𝓁𝓊𝓈𝓉𝓇𝒶𝓏𝒾𝑜𝓃𝑒 Minillustrazioni-Linz

LA VERITÀ CHE TI RIPORTA A TEC'è un dolore che non ha un nome preciso, e forse per questo fa così male. Non è il dolore ...
20/03/2026

LA VERITÀ CHE TI RIPORTA A TE

C'è un dolore che non ha un nome preciso, e forse per questo fa così male. Non è il dolore di aver perso qualcuno. È il dolore di scoprire che mentre tu eri dentro una storia con tutto quello che avevi, dall'altra parte non era lo stesso. Che quello che a te ha spostato qualcosa di profondo, non ha lasciato quasi niente.
E in quel momento non crolla solo la relazione. Crolla la fiducia in te stesso. Nel tuo modo di leggere le cose, di sentire, di scegliere. Ti chiedi come hai fatto a non vederlo. Come hai potuto credere così tanto in qualcosa che non era uguale per entrambi.
Ma non era cecità. Avevi scelto di credere, e quella scelta era reale, era tua, era coraggiosa. Il problema è che il coraggio non garantisce la reciprocità. A volte ti porta in posti dove l'altro non è mai davvero arrivato.
Stare in questa verità è difficile. Fa ve**re voglia di trovare una spiegazione, una colpa, un modo per rendere tutto più sopportabile. Ma il lavoro vero comincia quando smetti di cercare il perché nell'altro e cominci a chiederti cosa cercavi tu, lì dentro. Cosa aveva bisogno di trovare quella parte di te che ha creduto così tanto in quella storia.
Non si guarisce decidendo di andare avanti. Non funziona così. Si guarisce quando smetti di abitare il posto in cui il dolore continua a vivere. Quando la storia che ti racconti su di te smette di avere l’altro al centro.
E quel dolore, quello che sembrava solo buio e perdita, alla fine ti ha portato una cosa che nessun altro avrebbe potuto darti: il contatto con quello che vuoi davvero. Con quello che meriti. Con la parte di te che aveva smesso di farsi sentire.
Non ti ha distrutto. Ti ha riportato a te stesso. Ed è da lì, solo da lì, che si ricomincia.



𝐼𝓁𝓁𝓊𝓈𝓉𝓇𝒶𝓏𝒾𝑜𝓃𝑒 Lilybris - Cecilia Roda

06/03/2026

Sai che il cervello può guarire dai traumi? In questo video ti spiego cos’è l’EMDR, una tecnica che utilizzo in terapia per aiutare a rielaborare esperienze difficili.

Perché non tutti i ricordi devono far male per sempre.

PRIMI PASSI VERSO LA LUCEI primi passi verso la lucenon si fanno quando hai capito tutto.Si fanno quando non capisci più...
04/03/2026

PRIMI PASSI VERSO LA LUCE

I primi passi verso la luce
non si fanno quando hai capito tutto.
Si fanno quando non capisci più nulla
e continui lo stesso.

Quando dentro è ancora confuso,
quando il dolore non ha ancora
trovato un posto dove stare,
e la strada non ha ancora un nome.

Si fanno nel buio.

Con il dubbio che non passi.
Con la paura che non sparisce.
Con quella sensazione fragile
di non sapere se stai andando verso qualcosa
o semplicemente lontano da ciò che
non potevi più sopportare.

La verità è che la luce
non si vede all’inizio.
All’inizio si sente appena.
Come un respiro più largo.

Come un peso
che si sposta di pochi grammi dal petto.
Come una parte di te
che smette, per un istante, di difendersi.

Per questo i primi passi sono sempre incerti.

E forse ogni trasformazione comincia così,
con un passo fragile
fatto nel buio
che già porta con sé
qualcosa che non ha ancora nome.



𝐼𝓁𝓁𝓊𝓈𝓉𝓇𝒶𝓏𝒾𝑜𝓃𝑒 Lilybris - Cecilia Roda

LA VERITÀ È CHE NON TI HO DIMENTICATONon nel modo in cui si dimenticano le cose che non contano.Non nel modo in cui il t...
14/02/2026

LA VERITÀ È CHE NON TI HO DIMENTICATO

Non nel modo in cui si dimenticano
le cose che non contano.
Non nel modo in cui il tempo
dovrebbe sistemare tutto.

Ti ho lasciato andare, sì.
Ho smesso di cercarti, di aspettarti, di immaginare ritorni che non esistono.
Ma dimenticare… quello no.

Alcune persone non si dimenticano
perché non sono state solo una presenza.
Sono state il punto in cui qualcosa dentro di te
si è aperto e non si richiude più uguale.

La verità è che non ti ho dimenticato,
e per molto tempo mi sono vergognato di questo.

Come se ricordarti significasse
non essere andato avanti davvero,
non essere guarito abbastanza,
non aver fatto pace davvero.

Poi ho capito che ricordare non è sempre restare.
A volte è solo riconoscere che qualcosa
è stato così vero
da lasciare un segno che non chiede di sparire.

Non ti ho dimenticato,
ma non ti cerco più dentro ogni cosa.
Non ti parlo più nel silenzio delle stanze vuote.
Non ti aspetto nelle versioni di futuro
che non esistono.

Sei diventato parte di ciò che mi ha cambiato.
Non di ciò che mi trattiene.

E forse è questa la forma più difficile dell’addio:
quando qualcuno smette di essere la tua casa
ma resta una stanza
che non avrai mai il coraggio di chiudere del tutto.

La verità è che non ti ho dimenticato.
Ho solo imparato
che alcune presenze restano
nel modo in cui impariamo ad amare,
a proteggerci,
a non perderci.

E non so se questo si chiama andare avanti.
So solo che è così che ,adesso, riesco a respirare.



𝐼𝓁𝓁𝓊𝓈𝓉𝓇𝒶𝓏𝒾𝑜𝓃𝑒 Minillustrazioni-Linz

NON TORNERÒ PIÙ QUELLO DI PRIMAAlcune volte mi chiedose tornerò più me stesso.Non come prima.Non quello che eroquando tu...
10/02/2026

NON TORNERÒ PIÙ QUELLO DI PRIMA

Alcune volte mi chiedo
se tornerò più me stesso.

Non come prima.
Non quello che ero
quando tutto sembrava avere un senso semplice,
quando riconoscevo il mio riflesso
senza doverci pensare troppo.

Mi chiedo se esiste davvero un ritorno,
o se si impara soltanto a vivere
con le parti di sé che il tempo
ha cambiato per sempre.

Ci sono giorni in cui mi sento lontano da chi ero,
come se avessi lasciato qualcosa indietro
senza accorgermene.
E fa paura pensare che forse
non tornerà.

Poi, a volte, succede qualcosa di piccolo:
un gesto che riconosco,
un pensiero che suona familiare,
un modo di sentire che mi riporta vicino a me,
ma diverso, più fragile, più vero.

Forse non si torna mai davvero indietro.
Forse si impara a incontrarsi di nuovo,
in una forma che non avevamo previsto,
con cicatrici che non chiedono di sparire
ma di essere parte della storia.

E allora smetto di chiedermi
se tornerò quello di prima
e comincio a chiedermi se riuscirò
a restare accanto a chi sto diventando,
a dare dignità a questa versione di me
senza chiedere il permesso
a quella che è rimasta indietro.

È una nascita lenta.
Fatta di smarrimenti,
di giorni sospesi,
di piccole verità che spuntano proprio lì
dove pensavamo di aver perso tutto.

E allora sì,
non tornerò più me stesso.

Sto diventando qualcuno
che non ha più bisogno di tornare indietro
per sentirsi intero.

Qualcuno che non cerca più
di ricomporre il passato,
ma impara a respirare
dentro la forma nuova che la vita gli ha dato.



𝐼𝓁𝓁𝓊𝓈𝓉𝓇𝒶𝓏𝒾𝑜𝓃𝑒 Minillustrazioni-Linz

LA PARTE CHE NON PASSAQuasi tutto passa.Le persone, la rabbia,le promesse rotte,quelle che non hanno retto,le versioni d...
06/02/2026

LA PARTE CHE NON PASSA

Quasi tutto passa.
Le persone, la rabbia,
le promesse rotte,
quelle che non hanno retto,
le versioni di noi che credevamo definitive.

Passano i luoghi in cui pensavamo
di restare per sempre.

E persino l’amore, a volte,
si deforma lentamente,
cambia forma
fino a diventare qualcosa
che non riconosci più.

Ma c’è una cosa
che non si consuma nello stesso modo:
il modo in cui facciamo sentire qualcuno
quando siamo stati veri.

Non esiste memoria breve
per un cuore toccato nel suo punto più fragile.

Resta negli spazi che abbiamo aperto nell’altro,
nelle parole dette con cura
o in quelle che hanno inciso troppo in profondità.

Resta nella sicurezza
che abbiamo saputo offrire
o nella solitudine
che abbiamo lasciato dietro di noi.

Ciò che lasciamo nell’anima di qualcuno
continua a respirare
nel modo in cui si guarda,
si fida,
si protegge,
ama.

Per questo, forse, amare davvero
non significa restare per sempre.
Significa passare nella vita di qualcuno
senza distruggere la sua capacità
di sentirsi degno di amore.

Perché tutto cambia.
Tutto finisce.
Ma il modo in cui siamo stati presenza
o ferita
resta molto più a lungo di noi.



𝐼𝓁𝓁𝓊𝓈𝓉𝓇𝒶𝓏𝒾𝑜𝓃𝑒

I VERBI AL PASSATOCi sono dolori che non accadono oggi,eppure li senti ancora addossocome un odore che non va via dalla ...
02/02/2026

I VERBI AL PASSATO

Ci sono dolori che non accadono oggi,
eppure li senti ancora addosso
come un odore che non va via dalla pelle.
Sono fatti di parole al passato,
verbi che hanno smesso di respirare
e non finiscono mai davvero.

Credevo.
Amavo.
Speravo.

Verbi che non abitano più il presente,
ma restano come nodi che non si sciolgono,
come porte chiuse che continui a spingere
anche quando sai che non si apriranno.

Si resta lì,
a cercare il momento esatto in cui
qualcosa si è spezzato.
A ricucire finali che non torneranno mai a combaciare.

Ma il passato
non risponde,
non vede,
non torna.
E soprattutto non salva.

Eppure continuiamo a interrogarlo.
A dargli voce.
A trattarlo come un luogo da sistemare
piuttosto che un tempo da lasciar andare.

Ma un verbo al passato non guarisce.
Non cambia il finale.
È solo un vento che soffia all’indietro
e che ti tiene fermo mentre la vita scorre altrove.

Ci si può restare per anni
dentro quello che sarebbe potuto essere.

Oppure, lentamente,
senza fretta,
senza negare il dolore,
si può cominciare a lasciare spazio a un’altra lingua:
quella del presente.

Allora respira.
Fai pace con le parole
che non ti appartengono più.
Smetti di abitare frasi che non ti ospitano.
Lascia che il tempo sbagliato
si stanchi di inseguirti.

E quando sarai pronto,
senza fretta,
lascia che tornino i verbi vivi.

Perché è solo qui,
nel presente,
che le cose ricominciano a muoversi.
Perché il presente merita parole
che respirano ancora.



𝐼𝓁𝓁𝓊𝓈𝓉𝓇𝒶𝓏𝒾𝑜𝓃𝑒 Minillustrazioni-Linz

IL PEGGIOR GIORNO DI UNA RELAZIONE TOSSICA NON È QUANDO FINISCE...Non è l'ultimo litigio, né il momento in cui hai senti...
23/01/2026

IL PEGGIOR GIORNO DI UNA RELAZIONE TOSSICA NON È QUANDO FINISCE...

Non è l'ultimo litigio, né il momento in cui hai sentito quelle parole che ti hanno ferito. Non è quando ti hanno lasciato senza spiegazioni o quando hai capito che stavi dando tutto a qualcuno che non avrebbe mai ricambiato.

Il giorno peggiore è un giorno qualunque.
È quando il dolore riaffiora nei momenti più banali, mentre cerchi di andare avanti. Una domenica in cui dovresti sentirti libero, ma invece tutto ti pesa. E quando nei silenzi, senti ancora la loro voce, quella che ti manipolava, che ti faceva dubitare di te stesso.

No. Il peggior giorno non è quando li hai persi, ma quando ti rendi conto che, nonostante tutto, li cerchi ancora. Non perché li ami, ma perché ne hai bisogno. Di un loro sguardo, di una parola, di quel filo sottile che ti lega ancora a loro. E resti lì, a fare i conti con chi sei diventato.

E in quei giorni, il rimpianto e la mancanza si mescolano. Ma forse, più di tutto, è quel bisogno che fa più male. Perché ti costringe a guardarti dentro e chiederti: "Di cosa ho davvero bisogno? Di loro, o di me stesso?"

Ogni giorno, anche quello che sembra schiacciarti, può essere una soglia. Non una fuga dal dolore, ma un incontro con esso. Perché ciò che continui a cercare in loro non è mai stato loro: è il tuo bisogno di sentirti intero. Il vuoto non è il nemico. Non cercare di colmarlo subito. Ascoltalo. Lì dentro ci sono le domande che non hai mai avuto il coraggio di porti. Non su di loro, ma su di te. "Cosa mi manca davvero?

Quale parte di me sto ancora aspettando di incontrare? "Non è nel trattenere che troverai pace, ma nel lasciare che quel vuoto ti parli. Che ti mostri chi sei, cosa meriti, e cosa non sarai mai più disposto a sacrificare. Lascia che parli, non di loro, ma di te. Di cosa vuoi. Di cosa meriti. Di cosa non accetterai mai più. È il primo passo verso di te.



𝐼𝓁𝓁𝓊𝓈𝓉𝓇𝒶𝓏𝒾𝑜𝓃𝑒 Lilybris - Cecilia Roda

A CHI STA FINENDO QUALCOSANon è stato un anno da raccontare con leggerezza.È stato un anno che ha tagliato.Un anno di ta...
31/12/2025

A CHI STA FINENDO QUALCOSA

Non è stato un anno da raccontare con leggerezza.
È stato un anno che ha tagliato.
Un anno di tagli netti.
Con precisione.
A volte senza pietà.

E ogni taglio ha fatto male.
Ha tolto pezzi che credevi parte di te.
Volti, abitudini, illusioni, amori.
Ti ha lasciato a fare i conti con il silenzio che resta dopo i distacchi veri.
Quelli che arrivano e cambiano tutto.

Hai creduto di non farcela.
Hai avuto paura di spezzarti per sempre.
Ma sei ancora qui.
Più n**o.
Più vero.
E, forse, più vicino a te.

Perché alcuni anni non portano doni.
Portano spazio.
Tagliano il superfluo, anche quando faceva compagnia.
Ti costringono a scegliere.
A restare.
A lasciarti.

Questo è stato un anno di fine.
E ogni fine, se la lasci accadere del tutto,
è anche un inizio che ancora non sai nominare.

Il futuro chiede passi lenti.
Ma veri.

E allora buon anno.
A chi non ha avuto paura di perdere tutto,
per ritrovarsi.

Che il nuovo anno
non ti chieda di aggiungere,
ma di restare.
Dentro ciò che sei diventato.
Con la dignità di chi ha tagliato
per non smettere di vivere.

E questo,
è un vero inizio.

Questo Nataleche sia possibile respirareun po’ di più.Un passo alla volta,con ciò che c’è.Senza accelerare la guarigione...
25/12/2025

Questo Natale
che sia possibile respirare
un po’ di più.

Un passo alla volta,
con ciò che c’è.

Senza accelerare la guarigione.
Rispettando ciò che sei oggi.

Buon Natale,
a chi resta con la propria luce,
anche quando è piccola.



Pablo Picasso “Babbo Natale", 24 dicembre 1959 (matita su carta)

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