24/04/2026
QUANDO PERDI QUALCUNO, NON PERDI SOLO LUI
Perdi il punto preciso
in cui eri tu.
La parte che rideva solo lì.
Quella che si apriva senza pensarci,
senza avere bisogno di difendersi.
Non è solo una persona che manca.
È una geografia interiore che si spezza.
Il modo in cui il tuo carattere
si muoveva dentro quel legame,
si lasciava andare senza controllo,
senza dover restare attento a tutto.
Una postura dell’anima
che non esiste uguale da nessun’altra parte.
È questo che rende certe fini così difficili da attraversare.
Perché non stai cercando chi non c’è più.
Stai cercando la parte di te che esisteva solo lì.
E quando quella storia si interrompe
non resta solo l’assenza.
Resta qualcosa di più difficile da nominare.
Una specie di disallineamento interno.
Come se la tua vita continuasse
ma senza combaciare del tutto con te.
Ti muovi, fai le cose, vai avanti,
ma qualcosa non torna.
Non è solo dolore.
È non riconoscerti nello stesso modo.
È sentire che una parte di te
non trova più dove accadere.
E forse è questo il lavoro più silenzioso.
Non imparare a vivere senza qualcuno.
Ma non lasciare che la sua assenza
spenga tutto ciò che la sua presenza
aveva acceso in te.
Tenere viva quella parte
senza più quel luogo.
Lasciarle un’altra forma.
Un altro modo di esistere.
E piano, quello che sembrava perduto
non torna
ma smette di essere solo rovina.
Diventa qualcosa che resta.
Non uguale.
Non nello stesso modo.
Ma tuo.
Perché certe persone
non passano soltanto nella tua vita.
Entrano nella tua struttura.
E quando se ne vanno
la parte più difficile
non è lasciarle andare.
È riconoscere
e sostenere da solo
la parte di te
che con loro
aveva imparato a esistere.
E farla vivere comunque.
𝐼𝓁𝓁𝓊𝓈𝓉𝓇𝒶𝓏𝒾𝑜𝓃𝑒 lilybris