03/10/2022
Oggi ho pensato molto al lavoro.
Sì, il lavoro che serve per sostenerci.
Secondo il vocabolario Treccani online, il lavoro si può definire come qualsiasi impiego di energia (umana, animale, meccanica) volta a un fine determinato.
Mi sono soffermata sulla sua funzione sociale e psicologica e voglio condividere con voi le mie riflessioni.
Certamente svolgere un lavoro comporta tutta una serie di implicazioni sociali, piacevoli o meno, che concorrono a definire anche l'identità psicologica della persona.
Soffermatevi a pensare ad una professione stigmatizzata.
Sicuramente vi verrà in mente qualcosa.
Può evocare in voi imbarazzo, disgusto, distacco o disprezzo.
Pensate ora ad una professione mitizzata, magari anche dalla letteratura o dal cinema.
Potreste sentire invidia, entusiasmo, eccitazione e tanto altro.
Inevitabilmente, pensando ad una professione, avrete immaginato un lavoratore.
Avrete quindi immaginato una persona, conosciuta o no, che rappresenta quella categoria.
Ecco.
Fermatevi!
Una persona è dentro ogni professione e, certamente il suo universo è costellato da decine di altri aspetti oltre a quello professionale.
Direi che questo è ciò che ciascuno di noi dovrebbe ricordare ogni giorno.
Abbiamo bisogno di avere decine di aspetti da nutrire oltre a quello professionale.
Molto spesso mi confronto con il disagio derivante dall'ansia, dai conflitti relazionali e/o somatizzazioni, giusto per citare qualche quadro sintomatologico.
Mi accorgo che molte, tra queste persone, investono buona parte delle loro energie, appunto, nel lavoro ma non ne sono consapevoli né si accorgono delle conseguenze di ciò.
Fin qui, sembra tutto comune e accettabile, vediamo però quali trappole nasconde, questa "normalità".
Chiedo spesso di fare una rappresentazione grafica da cui si evinca la percentuale quotidiana di energie, pensieri e azioni connessi alla propria professione.
Il risultato è sorprendente.
Emerge un iperinvestimento del proprio tempo e delle proprie energie, proprio nelle attività connesse alla professione.
In molti casi, un primo passo, del lungo percorso di consapevolezza, viene fatto quando la persona si accorge di dedicare una percentuale minima di tempo e di energie, agli affetti e alle relazioni in generale.
C'è poi chi si sofferma a pensare alla totale assenza di attività di svago, nella propria quotidianità.
Queste sono solo alcune delle aree trascurate con cui è possibile intrappolarsi in uno stile di vita disfunzionale e infelice.
È piuttosto intuitivo considerare, a questo punto, i conflitti relazionali, l'ansia o il disagio come la punta di un iceberg. Le cause o gli effetti, in una relazione di circolarità malsana.
Ci dicono che stiamo vivendo male e, chiedendo aiuto, possiamo essere accompagnati a riflettere e a rifocalizzarci.
Lo stress e il disagio da iper lavoro sono un male del nostro tempo a causa di molteplici fattori economici, culturali e sociali di cui non voglio fare menzione in questa sede.
Abbiamo però molti strumenti di autoriflessione con cui possiamo rimetterci in carreggiata e autovalutarci.
Con questo non mi riferisco a valutazioni, bilanci e controlli di qualità!
Possiamo soffermarci chiedendoci per esempio;
Quanto tempo ho giocato oggi con i miei figli? Quanto mi sono coccolato/a oggi?
Quante volte ho detto al mio partner che èi importanteper me? Come sta il/la mio/mia amico/a che soffre?
Quanto tempo ho trascorso a sorridere?
Ho mangiato bene oggi? Come mi sono sentito/a?
Ecco una serie di domande con cui possiamo riconnetterci con noi e con i nostri affetti.
Pensa ad un grafico da fare con le percentuali quotidiane di tempo che dedichi a te, ai tuoi affetti e al tuo lavoro.
Se riconosci un importante sbilanciamento prolungato nel tempo, non esitare a soffermarti, a riflettere e ad aiutarti.
Puoi nutrire altri aspetti della tua vita, pur continuando ad essere un lavoratore efficiente e affidabile!
Se ritieni di avere bisogno di un accompagnamento, non esitare a chiedere aiuto ad uno specialista.