Maria Rosaria Oliva - Psicologa, Psicoterapeuta

Maria Rosaria Oliva - Psicologa, Psicoterapeuta Psicologa clinica, Psicoterapeuta.

10/08/2023

Soffrire a volte è come sentirsi distanti da Sè.

Può spaventare, per questo è importante condividerlo.

❤️



28/11/2022

Sezione La Cura:
"𝘓𝘢 𝘤𝘭𝘪𝘯𝘪𝘤𝘢 𝘥𝘦𝘭𝘭'𝘢𝘯𝘰𝘳𝘦𝘴𝘴𝘪𝘢" di Paolo Cotrufo:

“Non avevo successo su nulla, non ero altro che una ragazzina traboccante di stupide paure. Decisi di contrapporvi un coraggio assurdo, quello di avere successo almeno sul mio stesso corpo. Un successo penoso, privo di qualsiasi fondamento logico, che ti si ritorce contro, ma per me folgorante, accecante… era una vita che aspettavo di vincere in qualcosa. Non mangiare è un atto che richiede fatica. Chi pensa che l’anoressica non ha fame si sbaglia di grosso, l’anoressica è affamata. E sono gli stessi crampi della fame urlanti ‘dammi cibo’ che, quando sopportati e inascoltati, fanno sentire grandiosa un’anoressica. Non ci sarebbe gusto a essere un’anoressica se non ci fosse la fame. Ciò che mi rendeva forte era la privazione di ciò che volevo, la ferma e irremovibile intransigenza nei confronti di ogni richiesta proveniente dalle mie viscere. Io voglio – diceva il corpo – tu taci – rispondevo io. Era una sfida. Correvo per un’ora sul tapis roulant della palestra – adesso basta, sono stanco – implorava lui – ancora 15 minuti – mi imponevo io. Solo così sarei salita sul podio. Mi costringevo a guardare gli altri mangiare per godere della mia capacità di resistere davanti a tutto ciò che avrei divorato, seduta a tavola me ne stavo silenziosa e altezzosa con la corona sulla testa a guardare finalmente tutti dall’alto in basso”. Così si esprime Zoe (Cotrufo & Zoe, 2016) a proposito della sua anoressia, io credo che in questo passaggio ci siano gli aspetti salienti sempre presenti in un caso di anoressia, li riassumerei così:

• Un profondo senso di inadeguatezza, in un linguaggio psicoanalitico un Io molto fragile;

• Una sostanziale dissociazione mente/corpo ed una ferrea disciplina imposta dalla prima sul secondo (ascetismo);

• Il contenimento della fame (e di ogni altra eccitazione del corpo, ad es. la sessualità) quale strumento per restaurare la fragilità egoica;

• Il godimento della rinuncia: l’orgasmo da fame (Kestemberg, Kestemberg, Decobert, 1974). Tale godimento contribuisce al mantenimento della sintomatologia.

https://www.spiweb.it/la-cura/anoressia-p-cotrufo/

10/11/2022

"Chi va da uno psicologo entra credendo di dover risolvere un problema dovuto ad un fatto o ad una persona. Crede cioè che il suo star male sia dovuto a qualcosa di concreto, un fatto tangibile, una persona in carne ed ossa. Invece, più spesso in questo momento storico, soffrono i sensi. Sì, soffrono i sensi. Il senso di colpa, il senso di solitudine, il senso di abbandono, il senso di inadeguatezza, il senso di vuoto, il senso di inferiorità, il senso di incompiutezza, il senso di dipendenza.

Non sono le cose che ci accadono il problema e neanche le persone che ci circondano. Ma il senso che smuovono in noi quei fatti e quelle persone. È il nostro vissuto che crea mostri, ferite e paure. E, per fortuna, proprio perché ci appartiene, su quel vissuto si può lavorare.
Ogni tanto il mostro che ci portiamo dentro ha bisogno di sapere che di lui ci fidiamo. Ci chiede di non aver paura.
Di ascoltare.
Perché il massimo che ci potrà succedere sarà scoprire chi siamo."

Marinella Cozzolino

06/05/2022

«È un fatto che non sfugge agli psicoanalisti: le vite immerse nella furia produttivistica del nostro tempo lamentano tutte una perpetua insoddisfazione e una perdita verticale del
senso. Anche la Scuola è stata investita da questa cattiva ideologia iperattivistica: ha valore solo ciò che è produttivo. L’egemonia del modello “impresa” ha deturpato la sua vocazione più profonda. Il linguaggio
dell’azienda ha imbastardito il suo lessico, stravolto le sue procedure, intossicato la vita della sua comunità.Diventa sempre più difficile pensare alla Scuola come alla possibilità di un tempo non colonizzato dalla necessità produttiva. [...] Dedicare un pomeriggio alla lettura di una poesia, considerato dal punto di vista economicistico, appare uno spreco di tempo. È quello che un noto imprenditore
rimprovera continuamente ai nostri giovani: lo studio non è affatto necessario al lavoro. Eppure è proprio da questo uso improduttivo del tempo - di cui la Scuola dovrebbe essere custode - che potremmo trarre una lezione fondamentale: la formazione non deve essere una palestra piegata alla logica del successo individuale, a una gara di tutti contro tutti, ma un tempo dove si impara collettivamente a dare un senso singolare alla propria esistenza»

https://www.massimorecalcati.it/images/0_Documento_1.pdf

Al link, "Quando il lavoro si trasforma in una divinità pagana": l'articolo di Massimo Recalcati apparso su ala Stampa di ieri.

Buona lettura!
SC

Le esperienze di vita hanno un impatto emotivo e cognitivo ma anche neurobiologico. L' elaborazione del trauma coinvolge...
22/04/2022

Le esperienze di vita hanno un impatto emotivo e cognitivo ma anche neurobiologico.
L' elaborazione del trauma coinvolge anche la memoria corporea e i suoi correlati neurobiologici.

07/03/2022

I genitori prima devono pilotare la nave dei figli, poi insegnargli come si guida, infine scendere e lasciarli partire per il loro viaggio. Anche se l'istinto è quello di tenerli sempre con sé, se gli si vuole bene, bisogna essere felici di vederli partire.

Maura Manca

04/03/2022

VALORE
Considero valore ogni forma di vita, la neve, la fragola, la mosca.
Considero valore il regno minerale, l’assemblea delle stelle.
Considero valore il vino finché dura un pasto, un sorriso involontario,
la stanchezza di chi non si è risparmiato, due vecchi che si amano.
Considero valore quello che domani non varrà più niente e quello che oggi
vale ancora poco.
Considero valore tutte le ferite.
Considero valore risparmiare acqua, riparare un paio di scarpe, tacere
in tempo, accorrere a un grido, chiedere permesso prima di sedersi,
provare gratitudine senza ricordarsi di che.
Considero valore sapere in una stanza dov’è il nord, qual è il nome
del vento che sta asciugando il bucato.
Considero valore il viaggio del vagabondo, la clausura della monaca,
la pazienza del condannato, qualunque colpa sia.
Considero valore l’uso del verbo amare e l’ipotesi che esista un creatore.
Molti di questi valori non ho conosciuto.
Erri De Luca

“Una mattina mi sono svegliata e ho scoperto di essere stata derubata.. di tutti i  miei sogni.. immaginavo un amore fat...
24/11/2021

“Una mattina mi sono svegliata e ho scoperto di essere stata derubata.. di tutti i miei sogni.. immaginavo un amore fatto di piccole cose. E' scomparsa la fiducia.. ora vorrei ritrovare la dolcezza di una mano.. ero confusa.. mi sentivo in colpa”
Tratto dal video “Piccole cose dal valore non quantificabile”

COME PUO' UN AMORE FAR MALE?
Accade che la vittima perda se stessa, si senta in colpa, cominci a nutrire dubbi sul proprio valore e la propria persona. Senza saperlo si trova derubata della propria esistenza, nella condizione di isolamento, spesso di totale dedizione a protezione dell’aggressore. Si innesca un vero e proprio circolo di aggressività che alimenta la ripetizione della violenza con conseguenze psicologiche devastanti.

QUANDO UNA RELAZIONE E' VIOLENTA..
Una relazione violenta è caratterizzata da maltrattamento fisico e/o psicologico , continue pressioni , ricatti affettivi, indifferenza, rifiuto, denigrazione, svalutazioni.
Il riconoscimento della violenza è un passaggio fondamentale per prevenire il suo perpetuarsi.
C’è un primo momento di luna di miele in cui l’autore di violenza può apparire molto premuroso e gentile, la vittima può immaginare di aver trovato il partner ideale. È la fase di conquista della vittima, manipolandola.
La progressiva intrusione nelle frequentazioni, nelle attività della vittima la indurranno ad allontanarsi da amici, familiari e tutto il contesto di appartenenza, ad abbandonare importanti attività della propria vita, isolandosi e divenendo completamente dipendente.
Uno dei primi segnali di allarme è proprio l’isolamento.
Gradualmente il livello di aggressività diviene sempre più distruttivo fino a raggiungere una vera escalation che può manifestarsi attraverso violenza fisica, intimidazioni, minacce, colpevolizzazione, denigrazione.
A questo punto può accadere che la vittima distrutta psicologicamente arrivi a dubitare di se stessa, che addirittura arrivi a colpevolizzarsi e a proteggere l’aggressore. In genere l’ escalation è seguita da un momento in cui l’aggressore mostra pentimento, chiede scusa. La vittima pensa che qualcosa cambierà ma il ciclo ricomincia per arrivare ad una nuova escalation.

Un tratto distintivo di una relazione violenta e perversa è l’indifferenza. Una relazione sana si fonda su un legame affettivo reciproco e rispettoso. In una relazione violenta l’altro scompare, di lui si ha bisogno per sentirsi vivo ed esistente attraverso l’esercizio del controllo. A ciò si può aggiungere un gusto sadico nel dominare e provocare sofferenza.

Ferma la violenza!
Amati, riconoscila, denuncia!



immagine tratta dalla mostra "La lotta delle donne" (T. D'amico)

"Conosci te stesso" diceva Socrate!Prendere il timone della propria vita, approfondire la conoscenza di se stessi, rende...
11/10/2021

"Conosci te stesso" diceva Socrate!
Prendere il timone della propria vita, approfondire la conoscenza di se stessi, rendere cosciente l'inconscio, apre nuove prospettive, consente di dare un senso nuovo all'esistenza, è un risveglio dal torpore, un'apertura a nuove possibilità, modi di vivere e sentire.

Matisse, La finestra aperta a Collioure.

Mi aprivo per la prima volta alla tenera indifferenza del mondo. Nel riconoscerlo così simile a me, finalmente così frat...
05/10/2021

Mi aprivo per la prima volta alla tenera indifferenza del mondo. Nel riconoscerlo così simile a me, finalmente così fraterno, ho sentito di essere stato felice, di esserlo ancora. Da "Lo straniero" di A. Camus

Sentirsi stranieri a sè stessi, tra impassibilità e indifferenza, distaccati da sé e dal mondo, vivere senza sentirsi vivere veramente, senza il piacere di esistere e emozionarsi, rimanere costantemente in uno stato assopito senza saperlo.
Si possono manifestare elevati livelli di ansia e tensione visibili in una rigidità corporea, sembra mancare una consapevolezza di stati affettivi e fisici.

Le esperienze traumatiche producono un senso di sopraffazione che minaccia l’integrità dell’esistenza, si possono manifestare stati dissociativi e di frammentazione. Dunque il senso di estraneità rispetto a se stessi e al mondo diventano un modo di sopravvivere al trauma. Stati emotivi, ricordi e sensazioni legati all’evento traumatico rimangono inespressi e congelati, “SENZA TEMPO”. La mente non conserva un ricordo di ciò che è successo ma lo stato di minaccia, la sensazione che sta per accadere qualcosa di terrificante. La memoria esperienziale del trauma, si radica nel corpo, rimane intatta, influisce sul modo di vivere il presente e di guardare al futuro, causando un profondo malessere psicologico. Nell’esperienza di psicoterapia aspetti di sé INDICIBILI trovano voce, il trauma diviene pensabile e elaborabile.

Afghanistan.. Per non dimenticare!!Distesa sul divano, con le mani tra le ginocchia, Mariam fissava i mulinelli di neve ...
16/08/2021

Afghanistan.. Per non dimenticare!!

Distesa sul divano, con le mani tra le ginocchia, Mariam fissava i mulinelli di neve che turbinavano fuori dalla finestra.
Una volta Nana le aveva detto che ogni fiocco di neve era il sospiro di una donna infelice da qualche parte del mondo. Che tutti i sospiri che si elevavano al cielo si raccoglievano a formare le nubi, e poi si spezzavano in minuti frantumi, cadendo silenziosamente sulla gente.
” A ricordo di come soffrono le donne come noi” aveva detto. “Di come sopportiamo in silenzio tutto ciò che ci cade addosso”.

Hosseini Khaled,
Dal libro: “Mille splendidi Soli"

Indirizzo

Viale Adriatico 143
Rome
00141

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 20:00
Martedì 09:00 - 20:00
Mercoledì 09:00 - 20:00
Giovedì 09:00 - 20:00
Venerdì 09:00 - 20:00

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