08/10/2021
Gabriele Carmelo, insegnante scuola primaria:
"Il bambino a sinistra è A. ed ha difficoltà di movimento su tutti e quattro gli arti perché ha una tetraparesi spastica. Ha una sensibilità spiccata ed una buona intelligenza.
Il bambino a destra è D., autistico e sta sempre in movimento, si rotola per terra o salta e non riesce a parlare bene.
D. non può e non riesce a seguire le lezioni in classe, per questo ha l'insegnante di sostegno.
Quando ha il sostegno è comunque "agitato", figuriamoci quando non c'è nessuno che lo può seguire a tu per tu: in classe fa sempre il "delirio".
Gli altri bambini però hanno imparato a non farsi tanto influenzare dai suoi comportamenti.
In questi mesi ho provato a "gestire" D. in più modi e devo dire, quasi tutti fallimentari: non conosco una giusta impostazione didattica perché il problema è ancora più a monte: lui ha difficoltà ad ascoltare/capire, oltre che parlare in maniera corretta.
Col tempo ho però intuito che D. ha una spiccata e misteriosa propensione all'aiutare: l'unica condizione in cui lui può seguire un'indicazione è chiedergli aiuto e renderlo responsabile.
"D., mi aiuti a...?"
E lui, senza dire nulla, smette di fare quello che sta facendo e si dà da fare.
A poco a poco gli ho dato ruoli sempre più importanti: dal raccogliere e sistemare tutti i quaderni dei compagni, al gestire i turni per andare in bagno, fino a sparecchiare i tavoli della mensa.
L'altro giorno, come spesso capita, sono rimasto solo nel gestire la classe: A. e D. non avevano né sostegno né assistenza.
I bambini più responsabili della classe sono abituati a “prendersi cura”, per quello che possono, di A. e D. ma ho avuto all'improvviso una piccola illuminazione.
“D. sarai tu a prenderti cura di A. Mi raccomando, sai che ha difficoltà a camminare, a salire e scendere le scale, non devi correre o tirarlo, devi stare molto attento, ok?”
Lui ha fatto su e giù con la testa.
A. invece ha sgranato gli occhi: “maestro, ma D. mi farà cadere!”
Ma io lo rassicuro: “A. non ti preoccupare. Lui è molto bravo a dare aiuto. Proviamo”
Ma A. ribatte ancora: “ma maestro! D. è grosso, non si controlla, corre... Mi farà cadere!” era davvero intimorito, ma io lo rassicuro: “Proviamo. Non ti preoccupare".
D. ha preso per mano A.
Lo ha accudito e seguito in tutti i suoi movimenti, anche quelli più difficili nel salire le scale. Non ha corso e non lo ha spinto.
A. si è tranquillizzato subito e sorrideva sotto i baffi che non ha, mentre io sottolineavo a D. la sua bravura.
Sono proprio belle alcune trame della vita."
In foto A. a sinistra con D. a destra, mano nella mano
Fonte:
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