31/10/2020
Del genio fotografico di Helmut Newton alias Helmut Neustädter (Berlino, 31 ottobre 1920 – West Hollywood, 23 gennaio 2004) - di cui ricorre il centenario della nascita - l'immaginario collettivo conosce pienamente il linguaggio artistico: provocatorio, irriverente, anticonformista, onirico. Meno conosciute sono il mélange e l'identità culturale in cui affondano le radici creative del fotografo berlinese, nato nel quartiere di Schöneberg da una famiglia dell'alta borghesia ebraica, figlio di Klara “Claire” Marquis e Max Neustädter, proprietari di una fabbrica di bottoni, cresciuto nella buona società berlinese degli anni venti-trenta, studi presso il Heinrich von Treitschke Realgymnasium e la Scuola Americana a Berlino, prima a Schöneberg e poi a Grunewald. Figlio della cultura di uomo del Novecento, cresciuto fra sollecitazioni letterarie, avanguardie artistiche e reminescenze ottocentesche della Repubblica di Weimar, affascinato dalla fotografia fin da piccolo, a 12 anni Helmut acquista la sua prima macchina fotografica, e dal 1936 inizia a lavorare con la fotografa tedesca di origini ebraiche Elsie Ernestine Neulander Simon, conosciuta come "Yva", che sarà deportata dalla Gestapo nel 1942 e assassinata nel campo di concentramento di Lublino. A seguito delle leggi razziali naziste Helmut fuggirà con la famiglia in Germania nel 1938, a 18 anni, imbarcandosi a Trieste sul piroscafo “Il Conte Rosso” per rifugiarsi a Singapore, dove lavorerà come fotoreporter per il "Singapore Straits Times". Internato dalle autorità britanniche di Singapore in quanto tedesco e nemico è espulso in Australia e destinato all'internamento. Sbarca a Sydney dalla "RMS Queen Mary" il 27 novembre 1940 e viene rinchiuso nel campo di Tatura (Victoria) dove rimarrà internato fino al 1942. Nell’aprile 1940 Helmut si arruola nell’esercito australiano. Nel 1945 prende la cittadinanza australiana e cambia il suo cognome da Neustädter a Newton, sorta di traduzione inglese del suo cognome tedesco. Il 13 maggio 1948 sposa l’attrice australiana June Browne, che aveva posato da modella nel suo studio di Melbourne un anno prima, nota anche come fotografa dagli anni '70 con lo pseudonimo di “Alice Springs”: è lei la musa che segnerà tutto il suo percorso artistico, l'eleganza delle sue composizioni, la passione per la fotografia noire e metropolitana di Weegee, la scelta del ritorno in Europa. Un anno a Londra, poi di nuovo a Melbourne, infine nel 1961 la consacrazione e il definitivo trasferimento a Parigi, la capitale dello stile e della moda, dove i Newton vivranno per 27 anni, nell'appartamento di Rue Aubriot, al Marais. Il 23 gennaio 2004, Helmut Newton è vittima di un grave incidente stradale sul Sunset Boulevard di Los Angeles, dove i Newton risiedevano nei mesi invernali, e morirà poco dopo nel Cedars-Sinai Medical Center. Nel giugno dello stesso anno, così come era stato programmato prima della sua morte, apre a Berlino la Fondazione Helmut Newton. Parte integrante del Museo della Fotografia di Berlino, la Helmut Newton Foundation Berlin è attualmente ospitata in un edificio che si trova vicino alla stazione ferroviaria, la Bahnhof Zoo di di Charlottenburg, da cui Helmut lasciò Berlino per sfuggire alle persecuzioni antiebraiche naziste nel 1938. Amava ripetere, sorridendo delle critiche del "politicamente corretto" che lo accusava di ora maschilismo e pornografia, ora di fascismo e di razzismo per fotografare prevalentemente donne caucasiche: "Bisogna essere sempre all’altezza della propria cattiva reputazione”. Lo ricordiamo nel suo autoritratto del 1981, con l’impermeabile sgualcito e le sneakers ai piedi, riflesso nello specchio nello studio di "Vogue" in Place du Palais-Bourbon. “Tutto quello che si vede fa parte della mia vita: la mia macchina fotografica, la mia modella di n**o preferita, mia moglie June che osserva divertita. Questa è una foto autobiografica. E’ un buon esercizio. Ogni foto lo è”.