Around Culture per il patrimonio culturale

Around Culture per il patrimonio culturale Around Culture è una impresa-sistema di nuova generazione che offre servizi innovativi per valorizzare e gestire il capitale culturale.

Una impresa-sistema di nuova generazione che offre servizi innovativi per valorizzare e gestire il capitale culturale. Il nostro scopo primario è creare nuove convergenze tra soggetti pubblici e privati. Siamo attivi in Italia e in Europa attraverso un team centrale e una rete di consulenti che si declina in quattro unità operative: AroundHeritage, AroundCommunication, AroundEnviromnent, AroundCreativity.

Stiamo arrivando. Da lunedì  , su CHILI , l'ultima produzione di Around Culture per il patrimonio culturale ...  Around ...
05/03/2021

Stiamo arrivando. Da lunedì , su CHILI , l'ultima produzione di Around Culture per il patrimonio culturale ... Around Culture's latest production is coming out March 8th 2021

Credo in un solo Padre il film

PROSSIMAMENTE IN USCITA NELLE SALE CINEMATOGRAFICHE E SULLE PIATTAFORME STREAMING.CREDO IN UN SOLO PADREFILM LUNGOMETRAGGIO – ITALIA 2020Soggetto e sceneggia...

26/02/2021

Cerchiamo una giornalista, under 30, per interpretare la parte di una... giornalista in un docufilm. Cinque giorni di riprese. Inviate messaggio privato

Avevamo sempre pensato che la generazione nata nei primi anni del secolo scorso e passata dal calesse alla televisione, ...
10/12/2020

Avevamo sempre pensato che la generazione nata nei primi anni del secolo scorso e passata dal calesse alla televisione, fosse quella che aveva visto più cambiamenti nel corso della vita, ma ci sbagliavamo, siamo noi. Abbiamo cercato di raccontare questo nostro nuovo mondo con un viaggio nel tempo e nelle parole

Il libro-viaggio nelle parole e nel tempo di due giornaliste cosmopolite, il primo capitolo è su "pandemia" 

Questo video testimonia la straordinaria scoperta nel Parco Archeologico di   di altre due vittime dell'eruzione del Ves...
21/11/2020

Questo video testimonia la straordinaria scoperta nel Parco Archeologico di di altre due vittime dell'eruzione del Vesuvio nel 79 d.C e il recupero dei loro corpi attraverso la tecnica dei calchi, ideata nell'Ottocento dall'archeologo Giuseppe Fiorelli, (Napoli, 1823-1896). I nuovi calchi "resuscitano" i corpi di due uomini, probabilmente un ricco pompeiano e il suo schiavo, morti mentre tentavano di sfuggire all'inferno abbattutosi su Pompei. La procedura utilizzata è la stessa ideata da Fiorelli che, fin dal 1858, aveva intuito la possibilità di ottenere dei calchi colando gesso liquido nel vuoto lasciato dai corpi delle vittime dell'eruzione nella cenere, così come da manufatti un tempo in legno quali porte, finestre, mobili, utensili o alberi). L'archeologo napoletano, che nel 1860 fu nominato Direttore gli Scavi Archeologici di Pompei, aveva concepito e adottato un rivoluzionario metodo di ricerca e di lavoro negli scavi nel Real Sito. Fiorelli volle che i lavori fossero riorganizzati attraverso una suddivisione in "regiones" (quartieri) e "insulae" (isolati) con la numerazione di ciascun ingresso degli edifici, per assicurare una precisa localizzazione di ciascun reperto. Patriota, Fiorelli aveva partecipato ai moti liberali di Napoli nel 1848 ed era stato arrestato e incarcerato (1849-50). Dopo l'annessione al Regno d'Italia, Fiorelli fu professore di archeologia all'Università di Napoli (1860-63), Direttore del Museo di Napoli e degli Scavi di Pompei, Senatore del Regno (1865). A Pompei Fiorelli istituì la Scuola archeologica che diede origine alla Scuola italiana di archeologia. Nel 1875 pubblicò "Descrizione di Pompei", la prima guida scientifica della città. Fu lui a decidere di aprire al pubblico gli scavi, introducendo un biglietto d'ingresso.
https://video.twimg.com/ext_tw_video/1330107583634485252/pu/vid/1280x720/aMIm-U4PaK2NJgcB.mp4?tag=10

“+++ SCOPERTA A +++ Rivive a la tecnica di realizzazione dei calchi ideata nell'Ottocento da G. Fiorelli: portati alla luce un ricco pompeiano e il suo schiavo, morti nel 79 d.C. nell'eruzione del Vesuvio. https://t.co/LISlkKIZwG https://t.co/Y82B...

Del genio fotografico di Helmut Newton alias Helmut Neustädter (Berlino, 31 ottobre 1920 – West Hollywood, 23 gennaio 20...
31/10/2020

Del genio fotografico di Helmut Newton alias Helmut Neustädter (Berlino, 31 ottobre 1920 – West Hollywood, 23 gennaio 2004) - di cui ricorre il centenario della nascita - l'immaginario collettivo conosce pienamente il linguaggio artistico: provocatorio, irriverente, anticonformista, onirico. Meno conosciute sono il mélange e l'identità culturale in cui affondano le radici creative del fotografo berlinese, nato nel quartiere di Schöneberg da una famiglia dell'alta borghesia ebraica, figlio di Klara “Claire” Marquis e Max Neustädter, proprietari di una fabbrica di bottoni, cresciuto nella buona società berlinese degli anni venti-trenta, studi presso il Heinrich von Treitschke Realgymnasium e la Scuola Americana a Berlino, prima a Schöneberg e poi a Grunewald. Figlio della cultura di uomo del Novecento, cresciuto fra sollecitazioni letterarie, avanguardie artistiche e reminescenze ottocentesche della Repubblica di Weimar, affascinato dalla fotografia fin da piccolo, a 12 anni Helmut acquista la sua prima macchina fotografica, e dal 1936 inizia a lavorare con la fotografa tedesca di origini ebraiche Elsie Ernestine Neulander Simon, conosciuta come "Yva", che sarà deportata dalla Gestapo nel 1942 e assassinata nel campo di concentramento di Lublino. A seguito delle leggi razziali naziste Helmut fuggirà con la famiglia in Germania nel 1938, a 18 anni, imbarcandosi a Trieste sul piroscafo “Il Conte Rosso” per rifugiarsi a Singapore, dove lavorerà come fotoreporter per il "Singapore Straits Times". Internato dalle autorità britanniche di Singapore in quanto tedesco e nemico è espulso in Australia e destinato all'internamento. Sbarca a Sydney dalla "RMS Queen Mary" il 27 novembre 1940 e viene rinchiuso nel campo di Tatura (Victoria) dove rimarrà internato fino al 1942. Nell’aprile 1940 Helmut si arruola nell’esercito australiano. Nel 1945 prende la cittadinanza australiana e cambia il suo cognome da Neustädter a Newton, sorta di traduzione inglese del suo cognome tedesco. Il 13 maggio 1948 sposa l’attrice australiana June Browne, che aveva posato da modella nel suo studio di Melbourne un anno prima, nota anche come fotografa dagli anni '70 con lo pseudonimo di “Alice Springs”: è lei la musa che segnerà tutto il suo percorso artistico, l'eleganza delle sue composizioni, la passione per la fotografia noire e metropolitana di Weegee, la scelta del ritorno in Europa. Un anno a Londra, poi di nuovo a Melbourne, infine nel 1961 la consacrazione e il definitivo trasferimento a Parigi, la capitale dello stile e della moda, dove i Newton vivranno per 27 anni, nell'appartamento di Rue Aubriot, al Marais. Il 23 gennaio 2004, Helmut Newton è vittima di un grave incidente stradale sul Sunset Boulevard di Los Angeles, dove i Newton risiedevano nei mesi invernali, e morirà poco dopo nel Cedars-Sinai Medical Center. Nel giugno dello stesso anno, così come era stato programmato prima della sua morte, apre a Berlino la Fondazione Helmut Newton. Parte integrante del Museo della Fotografia di Berlino, la Helmut Newton Foundation Berlin è attualmente ospitata in un edificio che si trova vicino alla stazione ferroviaria, la Bahnhof Zoo di di Charlottenburg, da cui Helmut lasciò Berlino per sfuggire alle persecuzioni antiebraiche naziste nel 1938. Amava ripetere, sorridendo delle critiche del "politicamente corretto" che lo accusava di ora maschilismo e pornografia, ora di fascismo e di razzismo per fotografare prevalentemente donne caucasiche: "Bisogna essere sempre all’altezza della propria cattiva reputazione”. Lo ricordiamo nel suo autoritratto del 1981, con l’impermeabile sgualcito e le sneakers ai piedi, riflesso nello specchio nello studio di "Vogue" in Place du Palais-Bourbon. “Tutto quello che si vede fa parte della mia vita: la mia macchina fotografica, la mia modella di n**o preferita, mia moglie June che osserva divertita. Questa è una foto autobiografica. E’ un buon esercizio. Ogni foto lo è”.

La copertina del 1° numero, marzo 1982,  di FMR: la rivista d'arte e cultura fondata, edita e diretta dal collezionista,...
11/09/2020

La copertina del 1° numero, marzo 1982, di FMR: la rivista d'arte e cultura fondata, edita e diretta dal collezionista, bibliofilo, editore, graphic designer Franco Maria Ricci (Parma, 2 dicembre 1937 – Fontanellato, 10 settembre 2020). FMR, che Federico Fellini amava chiamare "la perla nera", fu pubblicata dal 1982 al 2004, in quattro lingue, italiano, inglese, francese e spagnolo. Era ritenuta, unanimemente, la rivista più bella del mondo. Abbandonata la direzione della rivista, Franco Maria Ricci si dedicò al progetto del labirinto, trasformando in realtà la visione letteraria di Borges. A Fontanellato creò un monumentale labirinto, tra i più grandi al mondo, chiamato Labirinto della Masone, un dedalo formato da 200mila piante di bambù progettato in collaborazione con l’architetto Pier Carlo Bontempi e aperto al pubblico nel 2015.

Philippe Daverio (Mulhouse 17 ottobre 1949 – Milano  2 settembre 2020). Con Paolo Baldacci e Fabio Castelli presso la "G...
02/09/2020

Philippe Daverio (Mulhouse 17 ottobre 1949 – Milano 2 settembre 2020). Con Paolo Baldacci e Fabio Castelli presso la "Galleria Philippe Daverio" di via Monte Napoleone n. 6 (Milano, 1975)

“Medusa con la cabeza de Perseo”. Luciano Garbati, 2008, scultura in resina da modello in argilla, 2.25 metri. Nella "mi...
17/07/2020

“Medusa con la cabeza de Perseo”. Luciano Garbati, 2008, scultura in resina da modello in argilla, 2.25 metri. Nella "mitología a la inversa" in cui Medusa sconfigge Perseo, lo scultore reinterpreta il mito celebrato da Benvenuto Cellini nel "Perseo con la testa di Medusa", 1545-1554, Loggia dei Lanzi, Firenze. L'opera di Garbati (Buenos Aires, 1973), figlio di un italiano di Carrara, vissuto da bambino vicino a Firenze, è diventata in tutto il mondo un'icona della lotta per la parità, spesso accompagnata dallo slogan: “Be thankful we only want equality and not payback”: “Sieteci grati perché vogliamo solo l'uguaglianza, non la vendetta”.

Una Pasqua che ricorderemo. Il nostro pensiero a chi ci ha lasciati e a chi soffre. Un grazie a quanti, attraverso picco...
12/04/2020

Una Pasqua che ricorderemo. Il nostro pensiero a chi ci ha lasciati e a chi soffre. Un grazie a quanti, attraverso piccole e grandi opere, costruiscono le possibilità di un nuovo futuro.

COVID-19: una App istituzionale basata sull'autocertificazione digitale è la soluzione più semplice e immediata per moni...
26/03/2020

COVID-19: una App istituzionale basata sull'autocertificazione digitale è la soluzione più semplice e immediata per monitorare gli spostamenti individuali consentendo il tracciamento, l’alerting, il controllo del livello di esposizione al rischio di contagio e dell’evoluzione dell’epidemia nel rispetto delle norme della Privacy. Lo afferma, in una nota congiunta, la partnership guidata da Federica De Luca, ricercatrice dell'Istituto Nazionale per l’Analisi delle Politiche Pubbliche (Inapp), da GTechnology - Fondazione Organismo di Ricerca e da Around Culture per il patrimonio culturale alla scadenza della Fast Call indetta dall’AgiD, finalizzata a raccogliere contributi per sviluppare anche in Italia strategie di tracciamento per contenere l'epidemia Covid-19.

L’App di autocertificazione digitale è già in fase di sviluppo nell’ambito di una partnership che ne ha dato oggi comunicazione alle Autorità di Governo. “Non abbiamo intenzione di demordere – sottolinea Cristiano Benassati, presidente di GTechnology – ma i termini temporali di presentazione dei progetti non ci consentono di partecipare alla Fast Call. Ci rivolgiamo pertanto ai Ministeri competenti e al Commissario straordinario dott. Domenico Arcuri, mettendo a loro disposizione i risultati del nostro progetto e la nostra totale collaborazione”.

I cittadini hanno imparato in queste settimane a circolare con il modulo dell’autocertificazione. Soltanto le autorità possono richiederne copia, soltanto le autorità ritirano il cartaceo o ne supportano la compilazione. Se questo processo di autocertificazione fosse informatizzato, le autorità avrebbero a disposizione tutti i dati necessari in tempo reale, sia di flusso che di stock, velocizzando gli accertamenti e il monitoraggio degli spostamenti per limitare il contagio. I cittadini che si autocertificassero su una piattaforma istituzionale, a loro volta, si sentirebbero maggiormente tutelati e agevolati nelle procedure grazie ad un semplice touch.

Indirizzo

Rome
00198

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