28/01/2020
Lo chiamavano "Pédra". "Grand reporter", fotografo eclettico di costume e società, di moda e di guerra, viaggiatore nell'Urss preclusa ai media d'Occidente e poi testimone, fino alla sua tragica morte, della rivolta dell'Ungheria nel 1956 contro il regime filo-sovietico. Il 30 gennaio 1927 nasceva a Parigi Jean-Pierre Pedrazzini, ultimo di tre figli, di doppia nazionalità svizzera e francese. Suo padre, Guglielmo, era il figlio di un emigrante che alla fine del XIX secolo aveva lasciato Campo Vallemaggia e la miseria delle montagne ticinesi per il Messico, dove aveva fatto fortuna come minatore. Sua madre, Francine Crovetto, era monegasca. Nel 1943, in un'Europa in fiamme sconvolta dalla seconda guerra mondiale, Jean-Pierre e la sua famiglia si stabiliscono in Svizzera dove il futuro giornalista studia a Neuchâtel, Losanna, Davos e Ginevra.
La carriera del reporter "Pédra" inizia nel 1948, quando il ventunenne Jean-Pierre viene assunto dal settimanale "Paris-Match". Nel 1950, è già “grand reporter”, inviato a coprire con la sua attività foto-giornalistica numerosi eventi internazionali. Le sue foto dell'incoronazione della regina Elisabetta d'Inghilterra, dell'abdicazione del re Farouk d'Egitto, delle rivolte nel Maghreb, fanno il giro del mondo. I suoi scatti immortalano tra gli altri Edith Piaf, Marlene Dietrich, Grace Kelly, Charlie Chaplin, Maurice Chevalier, Sofia Loren, Brigitte Bardot, Edith Piaf, Marlene Dietrich o Vittorio de Sica. E' lui a scattare la foto del primo incontro tra l'attrice americana Grace Kelly e il Principe Rainieri di Monaco.
Il 10 novembre 1955, Jean-Pierre Pedrazzini sposa Annie Falk a Parigi, che gli sarà a fianco durante il memorabile viaggio-reportage attraverso l'URSS. Il 14 luglio del 1956 la coppia Pedrazzini, insieme allo scrittore e reporter Dominique Lapierre e sua moglie, parte in auto da Parigi a bordo di una Simca-Marly per raggiungere l'Unione Sovietica. L'obiettivo è realizzare un inedito reportage sull'Urss e su come vivono i russi. L'autorizzazione per i due reporter occidentali arriva direttamente dal Capo del Governo sovietico dell'epoca, Nikolaj Aleksandrovič Bulganin,
Passando per Berlino Est diretti in Polonia, attraverseranno il confine sovietico sul ponte di Brest-Litovsk e percorreranno, per due mesi, oltre 15.000 chilometri attraverso la Russia: da Minsk a Mosca, dalla Crimea a Yalta fino alla Georgia e al Caucaso. Il reportage e le immagini in bianco e nero realizzate durante il viaggio di Pedrazzini e Lapierre saranno pubblicate su Paris Match nel febbraio 1957, dopo la morte di "Pédra", sotto il titolo "En liberté sur les routes d'URSS". Postumi usciranno successivamente anche un libro ("Russie portes ouvertes") e un documentario a colori dedicati all'avventura sovietica.
Nell'ottobre del 1956, poco dopo il ritorno dall'URSS, Jean-Pierre Pedrazzini è inviato a Budapest per Paris-Match: deve coprire la rivolta ungherese contro il regime filo-sovietico. Il 30 ottobre, nel centro della capitale, mentre fotografa l'assalto degli insorti al quartier generale della polizia politica in piazza della Repubblica, viene falciato da una raffica di mitra. Ferito allo stomaco, alla colonna vertebrale e alle gambe, sarà trasportato d'urgenza a bordo di un aereo della Croce Rossa a Parigi, alla clinica di Neuilly-Sur-Seine. Le sue condizioni appaiono da subito disperate. Nonostante due operazioni, Pédra muore il 7 novembre. Dal 1957, i suoi resti riposano nella tomba di famiglia al cimitero di Locarno.