Around Culture per il patrimonio culturale

Around Culture per il patrimonio culturale Around Culture è una impresa-sistema di nuova generazione che offre servizi innovativi per valorizzare e gestire il capitale culturale.

Una impresa-sistema di nuova generazione che offre servizi innovativi per valorizzare e gestire il capitale culturale. Il nostro scopo primario è creare nuove convergenze tra soggetti pubblici e privati. Siamo attivi in Italia e in Europa attraverso un team centrale e una rete di consulenti che si declina in quattro unità operative: AroundHeritage, AroundCommunication, AroundEnviromnent, AroundCreativity.

12/08/2021
Stiamo arrivando. Da lunedì  , su CHILI , l'ultima produzione di Around Culture per il patrimonio culturale ...  Around ...
05/03/2021

Stiamo arrivando. Da lunedì , su CHILI , l'ultima produzione di Around Culture per il patrimonio culturale ... Around Culture's latest production is coming out March 8th 2021

Credo in un solo Padre il film

PROSSIMAMENTE IN USCITA NELLE SALE CINEMATOGRAFICHE E SULLE PIATTAFORME STREAMING.CREDO IN UN SOLO PADREFILM LUNGOMETRAGGIO – ITALIA 2020Soggetto e sceneggia...

26/02/2021

Cerchiamo una giornalista, under 30, per interpretare la parte di una... giornalista in un docufilm. Cinque giorni di riprese. Inviate messaggio privato

Avevamo sempre pensato che la generazione nata nei primi anni del secolo scorso e passata dal calesse alla televisione, ...
10/12/2020

Avevamo sempre pensato che la generazione nata nei primi anni del secolo scorso e passata dal calesse alla televisione, fosse quella che aveva visto più cambiamenti nel corso della vita, ma ci sbagliavamo, siamo noi. Abbiamo cercato di raccontare questo nostro nuovo mondo con un viaggio nel tempo e nelle parole

Il libro-viaggio nelle parole e nel tempo di due giornaliste cosmopolite, il primo capitolo è su "pandemia" 

Questo video testimonia la straordinaria scoperta nel Parco Archeologico di   di altre due vittime dell'eruzione del Ves...
21/11/2020

Questo video testimonia la straordinaria scoperta nel Parco Archeologico di di altre due vittime dell'eruzione del Vesuvio nel 79 d.C e il recupero dei loro corpi attraverso la tecnica dei calchi, ideata nell'Ottocento dall'archeologo Giuseppe Fiorelli, (Napoli, 1823-1896). I nuovi calchi "resuscitano" i corpi di due uomini, probabilmente un ricco pompeiano e il suo schiavo, morti mentre tentavano di sfuggire all'inferno abbattutosi su Pompei. La procedura utilizzata è la stessa ideata da Fiorelli che, fin dal 1858, aveva intuito la possibilità di ottenere dei calchi colando gesso liquido nel vuoto lasciato dai corpi delle vittime dell'eruzione nella cenere, così come da manufatti un tempo in legno quali porte, finestre, mobili, utensili o alberi). L'archeologo napoletano, che nel 1860 fu nominato Direttore gli Scavi Archeologici di Pompei, aveva concepito e adottato un rivoluzionario metodo di ricerca e di lavoro negli scavi nel Real Sito. Fiorelli volle che i lavori fossero riorganizzati attraverso una suddivisione in "regiones" (quartieri) e "insulae" (isolati) con la numerazione di ciascun ingresso degli edifici, per assicurare una precisa localizzazione di ciascun reperto. Patriota, Fiorelli aveva partecipato ai moti liberali di Napoli nel 1848 ed era stato arrestato e incarcerato (1849-50). Dopo l'annessione al Regno d'Italia, Fiorelli fu professore di archeologia all'Università di Napoli (1860-63), Direttore del Museo di Napoli e degli Scavi di Pompei, Senatore del Regno (1865). A Pompei Fiorelli istituì la Scuola archeologica che diede origine alla Scuola italiana di archeologia. Nel 1875 pubblicò "Descrizione di Pompei", la prima guida scientifica della città. Fu lui a decidere di aprire al pubblico gli scavi, introducendo un biglietto d'ingresso.
https://video.twimg.com/ext_tw_video/1330107583634485252/pu/vid/1280x720/aMIm-U4PaK2NJgcB.mp4?tag=10

“+++ SCOPERTA A +++ Rivive a la tecnica di realizzazione dei calchi ideata nell'Ottocento da G. Fiorelli: portati alla luce un ricco pompeiano e il suo schiavo, morti nel 79 d.C. nell'eruzione del Vesuvio. https://t.co/LISlkKIZwG https://t.co/Y82B...

Del genio fotografico di Helmut Newton alias Helmut Neustädter (Berlino, 31 ottobre 1920 – West Hollywood, 23 gennaio 20...
31/10/2020

Del genio fotografico di Helmut Newton alias Helmut Neustädter (Berlino, 31 ottobre 1920 – West Hollywood, 23 gennaio 2004) - di cui ricorre il centenario della nascita - l'immaginario collettivo conosce pienamente il linguaggio artistico: provocatorio, irriverente, anticonformista, onirico. Meno conosciute sono il mélange e l'identità culturale in cui affondano le radici creative del fotografo berlinese, nato nel quartiere di Schöneberg da una famiglia dell'alta borghesia ebraica, figlio di Klara “Claire” Marquis e Max Neustädter, proprietari di una fabbrica di bottoni, cresciuto nella buona società berlinese degli anni venti-trenta, studi presso il Heinrich von Treitschke Realgymnasium e la Scuola Americana a Berlino, prima a Schöneberg e poi a Grunewald. Figlio della cultura di uomo del Novecento, cresciuto fra sollecitazioni letterarie, avanguardie artistiche e reminescenze ottocentesche della Repubblica di Weimar, affascinato dalla fotografia fin da piccolo, a 12 anni Helmut acquista la sua prima macchina fotografica, e dal 1936 inizia a lavorare con la fotografa tedesca di origini ebraiche Elsie Ernestine Neulander Simon, conosciuta come "Yva", che sarà deportata dalla Gestapo nel 1942 e assassinata nel campo di concentramento di Lublino. A seguito delle leggi razziali naziste Helmut fuggirà con la famiglia in Germania nel 1938, a 18 anni, imbarcandosi a Trieste sul piroscafo “Il Conte Rosso” per rifugiarsi a Singapore, dove lavorerà come fotoreporter per il "Singapore Straits Times". Internato dalle autorità britanniche di Singapore in quanto tedesco e nemico è espulso in Australia e destinato all'internamento. Sbarca a Sydney dalla "RMS Queen Mary" il 27 novembre 1940 e viene rinchiuso nel campo di Tatura (Victoria) dove rimarrà internato fino al 1942. Nell’aprile 1940 Helmut si arruola nell’esercito australiano. Nel 1945 prende la cittadinanza australiana e cambia il suo cognome da Neustädter a Newton, sorta di traduzione inglese del suo cognome tedesco. Il 13 maggio 1948 sposa l’attrice australiana June Browne, che aveva posato da modella nel suo studio di Melbourne un anno prima, nota anche come fotografa dagli anni '70 con lo pseudonimo di “Alice Springs”: è lei la musa che segnerà tutto il suo percorso artistico, l'eleganza delle sue composizioni, la passione per la fotografia noire e metropolitana di Weegee, la scelta del ritorno in Europa. Un anno a Londra, poi di nuovo a Melbourne, infine nel 1961 la consacrazione e il definitivo trasferimento a Parigi, la capitale dello stile e della moda, dove i Newton vivranno per 27 anni, nell'appartamento di Rue Aubriot, al Marais. Il 23 gennaio 2004, Helmut Newton è vittima di un grave incidente stradale sul Sunset Boulevard di Los Angeles, dove i Newton risiedevano nei mesi invernali, e morirà poco dopo nel Cedars-Sinai Medical Center. Nel giugno dello stesso anno, così come era stato programmato prima della sua morte, apre a Berlino la Fondazione Helmut Newton. Parte integrante del Museo della Fotografia di Berlino, la Helmut Newton Foundation Berlin è attualmente ospitata in un edificio che si trova vicino alla stazione ferroviaria, la Bahnhof Zoo di di Charlottenburg, da cui Helmut lasciò Berlino per sfuggire alle persecuzioni antiebraiche naziste nel 1938. Amava ripetere, sorridendo delle critiche del "politicamente corretto" che lo accusava di ora maschilismo e pornografia, ora di fascismo e di razzismo per fotografare prevalentemente donne caucasiche: "Bisogna essere sempre all’altezza della propria cattiva reputazione”. Lo ricordiamo nel suo autoritratto del 1981, con l’impermeabile sgualcito e le sneakers ai piedi, riflesso nello specchio nello studio di "Vogue" in Place du Palais-Bourbon. “Tutto quello che si vede fa parte della mia vita: la mia macchina fotografica, la mia modella di n**o preferita, mia moglie June che osserva divertita. Questa è una foto autobiografica. E’ un buon esercizio. Ogni foto lo è”.

La copertina del 1° numero, marzo 1982,  di FMR: la rivista d'arte e cultura fondata, edita e diretta dal collezionista,...
11/09/2020

La copertina del 1° numero, marzo 1982, di FMR: la rivista d'arte e cultura fondata, edita e diretta dal collezionista, bibliofilo, editore, graphic designer Franco Maria Ricci (Parma, 2 dicembre 1937 – Fontanellato, 10 settembre 2020). FMR, che Federico Fellini amava chiamare "la perla nera", fu pubblicata dal 1982 al 2004, in quattro lingue, italiano, inglese, francese e spagnolo. Era ritenuta, unanimemente, la rivista più bella del mondo. Abbandonata la direzione della rivista, Franco Maria Ricci si dedicò al progetto del labirinto, trasformando in realtà la visione letteraria di Borges. A Fontanellato creò un monumentale labirinto, tra i più grandi al mondo, chiamato Labirinto della Masone, un dedalo formato da 200mila piante di bambù progettato in collaborazione con l’architetto Pier Carlo Bontempi e aperto al pubblico nel 2015.

Philippe Daverio (Mulhouse 17 ottobre 1949 – Milano  2 settembre 2020). Con Paolo Baldacci e Fabio Castelli presso la "G...
02/09/2020

Philippe Daverio (Mulhouse 17 ottobre 1949 – Milano 2 settembre 2020). Con Paolo Baldacci e Fabio Castelli presso la "Galleria Philippe Daverio" di via Monte Napoleone n. 6 (Milano, 1975)

“Medusa con la cabeza de Perseo”. Luciano Garbati, 2008, scultura in resina da modello in argilla, 2.25 metri. Nella "mi...
17/07/2020

“Medusa con la cabeza de Perseo”. Luciano Garbati, 2008, scultura in resina da modello in argilla, 2.25 metri. Nella "mitología a la inversa" in cui Medusa sconfigge Perseo, lo scultore reinterpreta il mito celebrato da Benvenuto Cellini nel "Perseo con la testa di Medusa", 1545-1554, Loggia dei Lanzi, Firenze. L'opera di Garbati (Buenos Aires, 1973), figlio di un italiano di Carrara, vissuto da bambino vicino a Firenze, è diventata in tutto il mondo un'icona della lotta per la parità, spesso accompagnata dallo slogan: “Be thankful we only want equality and not payback”: “Sieteci grati perché vogliamo solo l'uguaglianza, non la vendetta”.

Una Pasqua che ricorderemo. Il nostro pensiero a chi ci ha lasciati e a chi soffre. Un grazie a quanti, attraverso picco...
12/04/2020

Una Pasqua che ricorderemo. Il nostro pensiero a chi ci ha lasciati e a chi soffre. Un grazie a quanti, attraverso piccole e grandi opere, costruiscono le possibilità di un nuovo futuro.

COVID-19: una App istituzionale basata sull'autocertificazione digitale è la soluzione più semplice e immediata per moni...
26/03/2020

COVID-19: una App istituzionale basata sull'autocertificazione digitale è la soluzione più semplice e immediata per monitorare gli spostamenti individuali consentendo il tracciamento, l’alerting, il controllo del livello di esposizione al rischio di contagio e dell’evoluzione dell’epidemia nel rispetto delle norme della Privacy. Lo afferma, in una nota congiunta, la partnership guidata da Federica De Luca, ricercatrice dell'Istituto Nazionale per l’Analisi delle Politiche Pubbliche (Inapp), da GTechnology - Fondazione Organismo di Ricerca e da Around Culture per il patrimonio culturale alla scadenza della Fast Call indetta dall’AgiD, finalizzata a raccogliere contributi per sviluppare anche in Italia strategie di tracciamento per contenere l'epidemia Covid-19.

L’App di autocertificazione digitale è già in fase di sviluppo nell’ambito di una partnership che ne ha dato oggi comunicazione alle Autorità di Governo. “Non abbiamo intenzione di demordere – sottolinea Cristiano Benassati, presidente di GTechnology – ma i termini temporali di presentazione dei progetti non ci consentono di partecipare alla Fast Call. Ci rivolgiamo pertanto ai Ministeri competenti e al Commissario straordinario dott. Domenico Arcuri, mettendo a loro disposizione i risultati del nostro progetto e la nostra totale collaborazione”.

I cittadini hanno imparato in queste settimane a circolare con il modulo dell’autocertificazione. Soltanto le autorità possono richiederne copia, soltanto le autorità ritirano il cartaceo o ne supportano la compilazione. Se questo processo di autocertificazione fosse informatizzato, le autorità avrebbero a disposizione tutti i dati necessari in tempo reale, sia di flusso che di stock, velocizzando gli accertamenti e il monitoraggio degli spostamenti per limitare il contagio. I cittadini che si autocertificassero su una piattaforma istituzionale, a loro volta, si sentirebbero maggiormente tutelati e agevolati nelle procedure grazie ad un semplice touch.

Il picco di contagi di venerdì 20 marzo? La causa è l'insufficiente rispetto delle norme per il contenimento del CoronaV...
21/03/2020

Il picco di contagi di venerdì 20 marzo? La causa è l'insufficiente rispetto delle norme per il contenimento del CoronaVirus. I dati di ieri sulla diffusione del Coronavirus in Italia possono essere effetto di un insufficiente livello di "compliance", cioè di un comportamento di parte della popolazione di scarso rispetto delle norme. E' l'ipotesi che emerge dall'aggiornamento del modello previsionale Brogi-Guardabascio (*), ricalcolato alla luce dei dati comunicati ieri dalla Protezione civile. Il modello, semplificando, si basa sulla relazione tra tre variabili: il numero dei contagiati; il numero dei tamponi analizzati; la “compliance".

Linea Blu: indica l'andamento del numero dei contagi giornalieri in presenza di “compliance”, cioè di osservanza delle norme, del 100% (“modello cinese”)

Linea Rossa: indica l'andamento del numero dei contagi giornalieri se il cattivo comportamento della popolazione in Italia dovesse persistere. Ad un primo picco che si sta verificando (tra 4 e 5mila nuovi contagi giornalieri) seguirebbe un nuovo picco ai primi di aprile, portandoci a registrare alla fine del mese ancora un andamento di oltre 100 contagiati giornalieri

(*) Barbara Guardabascio, ricercatrice presso la Direzione per la metodologia e il processo statistico dell’Istat e docente a Tor Vergata e alla LUISS e Federico Brogi, statistico con esperienza di rilevazione ed analisi dei dati in materie sociali ed economiche.

Precisiamo che il testo e il contenuto dell'articolo che pubblichiamo sono espressione della visione degli autori e non dell’istituto per il quale lavorano.

Quanto incidono i nostri comportamenti, la "compliance", cioè il rispetto delle norme adottate in Italia, sull'andamento...
20/03/2020

Quanto incidono i nostri comportamenti, la "compliance", cioè il rispetto delle norme adottate in Italia, sull'andamento del contagio da CoronaVirus? Lo studio che pubblichiamo integralmente rivela che, mantenendo da parte della popolazione il rispetto delle norme osservato fino a due giorni fa, si sarebbe potuti arrivare ad un numero di contagi prossimi a zero entro il 29 aprile. Lo studio - che sarà aggiornato questa sera, venerdì 20 marzo, alla luce dei dati delle ultime 48 ore e dunque anche dell'anomala impennata di ieri - ci dice che le policy adottate hanno condotto ad un contenimento del contagio del 91% rispetto alla curva teorica dell’espansione del virus. Il modello per la stima dell’andamento del contagio da COVID-19 in Italia è stato realizzato dalla nostra Barbara Guardabascio, ricercatrice presso la Direzione per la metodologia e il processo statistico dell’Istat e docente a Tor Vergata e alla LUISS, e da Federico Brogi, statistico con esperienza di rilevazione ed analisi dei dati in materie sociali ed economiche. Precisiamo che il testo e il contenuto dell'articolo che pubblichiamo sono espressione della visione degli autori e non dell’istituto per il quale lavorano. Il testo viene veicolato in queste ore anche sulla mailing list della Società Italiana di Statistica. Nel darne segnalazione al Dipartimento Protezione Civile, lo mettiamo a disposizione, attraverso la rete, a ricercatori, virologi, epidemiologi, statistici, che gravitano attorno alla comunità di Around Culture.

"Nel tentativo di dare un contributo alla letteratura scientifica relativa all’epidemia COVID-19 che sta nascendo in questi giorni, abbiamo provato ad utilizzare degli strumenti statistici per descrivere in modo semplice come affrontare un problema di così grande portata. Unendo gli strumenti statistici con nozioni più strettamente epidemiologiche abbiamo ridotto all’osservazione di pochi parametri l’analisi di impatto e previsione di una policy di contenimento del virus. Considerando due possibili ipotesi di intervento: aumento dei tamponi e quarantena, effettuando alcune simulazioni siamo pervenuti alla conclusione che policy basate sulla quarantena risultano più efficaci in termini di contenimento del contagio. Tuttavia le stesse devono essere accompagnate da un alto livello di compliance dei soggetti sottoposti a restrizioni, infatti in assenza di quest’ultima il trend si riporta su numeri molto più alti. Facendo anche leva sulla recente esperienza cinese, è stata effettuata una previsione sull’andamento dei contagi in Italia alla luce delle differenti misure applicate all’epidemia italiana, ancora in corso. Nell’ipotesi che si ritiene più verosimile al caso italiano si dovrebbe superare il picco dei contagi dopo il 20 marzo, per poi arrivare ad un numero di contagi prossimi a zero entro il 29 aprile. Gli altri scenari definiscono un intervallo di tolleranza di questi risultati. Infine, ad oggi, si ritiene che le politiche adottate dall’Italia hanno condotto ad un contenimento del contagio del 91% rispetto alla curva teorica dell’espansione del virus".
Federico Brogi e Barbara Guardabascio - 17 marzo 2020


+++ NOTE di Around Culture per il patrimonio culturale +++

Il grafico a pagina 12 rappresenta gli andamenti previsionali del numero di contagi giornalieri nelle tre diverse situazioni descritte.

a) Curva grigia: in assenza di "compliance", vale a dire senza l'osservanza delle politiche adottate dall'Italia , si sarebbe raggiunto, proprio in questi giorni, il picco più alto di contagi giornalieri, compreso, secondo questo modello teorico, tra i 6200 e i 6500.

b) Curva celeste: se si fossero seguite rigorosamente le misure restrittive previste dai decreti, cioè in corrispondenza di un alto livello di "compliance" dei soggetti sottoposti a restrizioni, il numero massimo di contagi giornalieri sarebbe già stato raggiunto nei giorni scorsi e avrebbe riguardato, ieri 19 marzo, circa 2800 persone.

In attesa dei dati odierni, tra le possibili interpretazioni dell'anomala impennata di contagi registrata ieri - giovedì 19 marzo - non possiamo escludere che lo scostamento dalla previsione di circa 1300 nuovi positivi ipotizzati dal modello, con un numero 4480 nuovi positivi dichiarati dalla Protezione civile, possa essere indice di un allentamento del rigore nell'osservanza delle misure adottate dal Governo.

L'architettura come cultura multidisciplinare, comprensiva della storia, della filosofia, dell'arte, dell'antropologia. ...
15/03/2020

L'architettura come cultura multidisciplinare, comprensiva della storia, della filosofia, dell'arte, dell'antropologia. L'architettura come umanesimo in senso rinascimentale. È morto a Milano, dove era stato ricoverato per una polmonite da , l'architetto e urbanista Vittorio Gregotti, uno dei maestri dell'architettura del Novecento. Era nato a Novara, il 10 agosto 1927. Nel 1947 soggiorna presso lo studio di Perret a Parigi; nel 1951 firma con Ernesto Nathan Rogers la sua prima sala alla Triennale ed è presente al CIAM (Congrès Internationaux d’Architecture Moderne) di Londra; nel ’52 si laurea al Politecnico; nel ’53 è già redattore di «Casabella» (che dirigerà dal 1982 al 1996) e in quegli anni conosce Le Corbusier, Gropius e Henry van de Velde. Docente di Composizione architettonica presso l'Istituto Universitario di Architettura di Venezia, ha insegnato nelle Facoltà di Architettura di Milano e Palermo. Nel corso della sua attività accademica è stato anche 'visiting professor' alle Università di Tokyo, Buenos Aires, San Paolo, Losanna, Harvard, Filadelfia, Princeton, Cambridge (U.K.) e all'M.I.T. di Cambridge (Mass.). Vi riproponiamo l'intervista-colloquio con Stefano Bucci sul Corriere della sera del 7 agosto 2017, in occasione del suo 90mo compleanno https://www.corriere.it/cultura/17_agosto_07/vittorio-gregotti-architetto-architettura-842bd7d4-7b76-11e7-8e8c-39c623892090.shtml #

Around Culture sostiene e si associa alla campagna lanciata da Achille Lauro per contribuire all’attivazione di nuove te...
09/03/2020

Around Culture sostiene e si associa alla campagna lanciata da Achille Lauro per contribuire all’attivazione di nuove terapie intensive presso gli Ospedali del Gruppo San Donato. Anche un piccolo contributo può diventare una grande risorsa. Queste le coordinate bancarie del Gruppo San Donato a cui devolvere il vostro impegno di responsabilità sociale: INTESA SANPAOLO SPA
- IBAN: IT25A0306903390210504645162 - CAUSALE: SOSTEGNO GRUPPO SAN DONATO EMERGENZA COVID19 - Come scrive Lauro, citando Madre Teresa di Calcutta: "Quello che noi facciamo è solo una goccia nell’oceano, ma se non lo facessimo, l’oceano avrebbe una goccia in meno.” Un grazie per tutto quello che vorrete e potrete fare, in questa difficile prova cui è chiamato l'intero Paese e ciascuno di noi, da parte del team di Around Culture per il patrimonio culturale

A fronte dell’attuale epidemia di Coronavirus, chiedo il vostro supporto per contribuire all’attivazione di nuove terapie intensive presso gli Ospedali del Gruppo San Donato.

Al fine di fronteggiare la saturazione delle risorse intensive, necessarie per ospitare i pazienti con insufficienza respiratoria acuta, ho bisogno di sentirvi vicini e solidali in questa fase di emergenza.

Anche un piccolo contributo, può diventare una grande risorsa. Di seguito i dettagli bancari del Gruppo San Donato a cui devolvere il vostro impegno di responsabilità sociale:

INTESA SANPAOLO SPA

- IBAN: IT25A0306903390210504645162

CAUSALE:
SOSTEGNO GRUPPO SAN DONATO EMERGENZA COVID19


“Quello che noi facciamo è solo una goccia nell’oceano, ma se non lo facessimo, l’oceano avrebbe una goccia in meno.” - Madre Teresa di Calcutta

Mi raccomando, mi fido di voi. Lauro ❤️

Around Culture piange la scomparsa di Flavio Bucci, grande interprete del teatro e del cinema italiano. È stato un onore...
18/02/2020

Around Culture piange la scomparsa di Flavio Bucci, grande interprete del teatro e del cinema italiano. È stato un onore averlo avuto nel cast di "Credo in un solo Padre", l'ultimo film nel quale ha recitato, nel 2018. La produzione di Around Culture si unisce al dolore e alla tristezza di quanti lo hanno conosciuto, lo hanno amato e hanno avuto il privilegio di aver lavorato al suo fianco Luca Guardabascio Anna Marcello Massimo Bonetti Giordano PV Petri Antonio Palma Stefano Misiani

Lo chiamavano "Pédra". "Grand reporter", fotografo eclettico di costume e società, di moda e di guerra, viaggiatore nell...
28/01/2020

Lo chiamavano "Pédra". "Grand reporter", fotografo eclettico di costume e società, di moda e di guerra, viaggiatore nell'Urss preclusa ai media d'Occidente e poi testimone, fino alla sua tragica morte, della rivolta dell'Ungheria nel 1956 contro il regime filo-sovietico. Il 30 gennaio 1927 nasceva a Parigi Jean-Pierre Pedrazzini, ultimo di tre figli, di doppia nazionalità svizzera e francese. Suo padre, Guglielmo, era il figlio di un emigrante che alla fine del XIX secolo aveva lasciato Campo Vallemaggia e la miseria delle montagne ticinesi per il Messico, dove aveva fatto fortuna come minatore. Sua madre, Francine Crovetto, era monegasca. Nel 1943, in un'Europa in fiamme sconvolta dalla seconda guerra mondiale, Jean-Pierre e la sua famiglia si stabiliscono in Svizzera dove il futuro giornalista studia a Neuchâtel, Losanna, Davos e Ginevra.

La carriera del reporter "Pédra" inizia nel 1948, quando il ventunenne Jean-Pierre viene assunto dal settimanale "Paris-Match". Nel 1950, è già “grand reporter”, inviato a coprire con la sua attività foto-giornalistica numerosi eventi internazionali. Le sue foto dell'incoronazione della regina Elisabetta d'Inghilterra, dell'abdicazione del re Farouk d'Egitto, delle rivolte nel Maghreb, fanno il giro del mondo. I suoi scatti immortalano tra gli altri Edith Piaf, Marlene Dietrich, Grace Kelly, Charlie Chaplin, Maurice Chevalier, Sofia Loren, Brigitte Bardot, Edith Piaf, Marlene Dietrich o Vittorio de Sica. E' lui a scattare la foto del primo incontro tra l'attrice americana Grace Kelly e il Principe Rainieri di Monaco.

Il 10 novembre 1955, Jean-Pierre Pedrazzini sposa Annie Falk a Parigi, che gli sarà a fianco durante il memorabile viaggio-reportage attraverso l'URSS. Il 14 luglio del 1956 la coppia Pedrazzini, insieme allo scrittore e reporter Dominique Lapierre e sua moglie, parte in auto da Parigi a bordo di una Simca-Marly per raggiungere l'Unione Sovietica. L'obiettivo è realizzare un inedito reportage sull'Urss e su come vivono i russi. L'autorizzazione per i due reporter occidentali arriva direttamente dal Capo del Governo sovietico dell'epoca, Nikolaj Aleksandrovič Bulganin,

Passando per Berlino Est diretti in Polonia, attraverseranno il confine sovietico sul ponte di Brest-Litovsk e percorreranno, per due mesi, oltre 15.000 chilometri attraverso la Russia: da Minsk a Mosca, dalla Crimea a Yalta fino alla Georgia e al Caucaso. Il reportage e le immagini in bianco e nero realizzate durante il viaggio di Pedrazzini e Lapierre saranno pubblicate su Paris Match nel febbraio 1957, dopo la morte di "Pédra", sotto il titolo "En liberté sur les routes d'URSS". Postumi usciranno successivamente anche un libro ("Russie portes ouvertes") e un documentario a colori dedicati all'avventura sovietica.

Nell'ottobre del 1956, poco dopo il ritorno dall'URSS, Jean-Pierre Pedrazzini è inviato a Budapest per Paris-Match: deve coprire la rivolta ungherese contro il regime filo-sovietico. Il 30 ottobre, nel centro della capitale, mentre fotografa l'assalto degli insorti al quartier generale della polizia politica in piazza della Repubblica, viene falciato da una raffica di mitra. Ferito allo stomaco, alla colonna vertebrale e alle gambe, sarà trasportato d'urgenza a bordo di un aereo della Croce Rossa a Parigi, alla clinica di Neuilly-Sur-Seine. Le sue condizioni appaiono da subito disperate. Nonostante due operazioni, Pédra muore il 7 novembre. Dal 1957, i suoi resti riposano nella tomba di famiglia al cimitero di Locarno.

Il 27 dicembre 1908 nasceva ufficialmente il fumetto italiano: Nell'Italia di re Vittorio Emanuele III e del terzo Gover...
26/12/2019

Il 27 dicembre 1908 nasceva ufficialmente il fumetto italiano: Nell'Italia di re Vittorio Emanuele III e del terzo Governo Giolitti apparve in edicola il primo numero del Corriere dei Piccoli, supplemento settimanale illustrato del Corriere della Sera.
Fondata e diretta da Silvio Spaventa Filippi, da un’idea della pedagogista e scrittrice Paola Lombroso, e subito conosciuto come Corrierino, la pubblicazione introdusse nell'Italia del primo Novecento i personaggi dei fumetti americani, presentati all'interno di tavole illustrate, solitamente suddivise in quattro strisce di due vignette. Nel primo numero apparve uno dei personaggi più popolari lanciati dal settimanale: Bilbolbul, un bambino africano protagonista di storie surreali ambientate in un villaggio della Tripolitania, all'epoca colonia italiana. A disegnarlo fu Attilio Mussino che insieme ad Antonio Rubino rappresentarono le colonne portanti del Corrierino fino agli inizi degli anni Cinquanta.

In questa prima fase le "nuvolette parlanti" ("Balloon" in inglese) utilizzate all'estero erano vietate, perché ritenute diseducative e sconvenienti. Al loro posto comparvero i sottotitoli composti da filastrocche moraleggianti in rima baciata. Le tavole illustrative erano permeate di valori pedagogici, patriottici e risorgimentali, in sintonia con la mentalità di allora che non ammetteva l'esistenza di libri per ragazzi concepiti esclusivamente per l'intrattenimento. Ogni pubblicazione loro destinata doveva avere un fine educativo, e perciò la maggior parte dei contenuti era costituita da racconti, poesie e brevi testi teatrali.

Il successo del primo numero, stampato in 80.000 copie, fu straordinario. Fino al 1914 il formato si mantenne inalterato: 16 pagine che raddoppiarono nel 1915. Nel 1917 avrebbe fatto la sua comparsa un altro protagonista storico del Corrierino: il Signor Bonaventura, nato dalla matita di Sergio Tofano. Soltanto dieci anni dopo, in Italia, presero piede le nuvolette - che sul Corrierino si affermarono dagli anni Sessanta - grazie a nuove pubblicazioni che segnarono l'evoluzione moderna del fumetto made in Italy: dal primo numero di Topolino (edito nel 1932 da Giuseppe Nerbini) ai settimanali L’Avventuroso (che dal 1934 portò dagli Usa Mandrake e Flash Gordon, prima pubblicazione in Italia a presentare le strisce a fumetti complete dei ballon) e nel 1935 Intrepido (che al genere avventuroso affiancò anche quello romantico popolare).

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