20/09/2024
Nella nostra memoria ci sono schemi emotivi, cioè sistemi automatici che ci consentono di classificare ogni situazione come minacciosa o sicura.
Nelle situazioni minacciose, i segnali del cervello e del corpo, costantemente monitorati, possono dare vita a molte risposte (dissociazione, congelamento/apatia...) tra cui quelle d’ansia. Ciò avviene mediante un processo chiamato “riconoscimento dello schema”. Nel leggere la realtà che lo circonda, chi soffre d’ansia, TROVA UNA CORRISPONDENZA TRA CIO’ CHE STA VIVENDO NEL PRESENTE E LO SCHEMA MINACCIOSO MEMORIZZATO.
Ecco perché possiamo sentirci molto ansiosi anche in assenza di squali (pericoli reali)! C’è un dettaglio della realtà che riconduciamo a qualcosa di minaccioso che abbiamo vissuto nel passato senza mai elaborarlo come tale! Ed ecco perché è importante imparare a identificare i propri squali e prendersene cura così come faremmo con dei teneri delfini. :))
Gli squali sono vecchie esperienze che ci hanno terrorizzato, vissuti in cui ci siamo sentiti vulnerabili, inermi, privi di controllo. E questo spiega anche perché, chi soffre d’ansia, tende a circondarsi di prevedibilità... Preferisce una realtà dolorosamente prevedibile a qualcosa di ignoto.
Nell’ansia cronica, per intenderci, quella che ti depriva del sonno e condiziona ogni tuo comportamento innescando evitanti, pensieri ossessivi, rimuginii... gli schemi minacciosi sono perennemente attivi.
Non cercare di sbarazzarti dell’ansia o di sopprimerla... perché questo non cancellerà lo schema. Solo riconoscendolo e inserendo nuove informazioni in memoria, sarà possibile ottenere quella che i neuroscienziati chiamano “estinzione delle memorie traumatiche”.
Un caro saluto,
Anna ❤️🫂
De Simone