Dottssa Anna Nisticò medico psicoterapeuta mindfulness teacher

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Dottssa Anna Nisticò medico psicoterapeuta mindfulness teacher Psicoterapia cognitivo-comportamentale (ACT, DBT). Mindfulness (gestione dello stress, ansia e ricad

Psicoterapia per disturbi d'ansia, fobie, disturbi depressivi, disturbo ossessivo-compulsivo, bulimia e binge-eating disorder, disturbi di personalità, disturbi correlati ad eventi traumatici stressanti e disturbi dissociativi

20/01/2026
18/01/2026
17/01/2026

Se vogliamo prevenire le patologie dei figli, curiamo prima i genitori. È un titolo provocatorio che deve far riflettere.

Stiamo assistendo ad un fallimento del ruolo genitoriale di massa che indirettamente grava sulla salute mentale dei figli. Se mancano i punti di riferimento, i figli cresceranno senza una direzione e ci sarà chi compenserà e chi devierà. I disturbi psicopatologici di bambini e adolescenti si stanno aggravando in termini di intensità e di frequenza e non possiamo stare inermi a guardare questa lenta e inesorabile distruzione di massa. Se vogliamo fare prevenzione, dobbiamo accettare questa condizione e cambiare ciò che non funziona. Se prima di fare i cambiamenti non aggiustiamo ciò che non funziona (le fondamenta), prima o poi i cerotti si staccheranno.

La prima infanzia è una fase estremamente delicata in cui si pongono le basi solide su cui si costruirà una identità stabile, una personalità forte, la capacità di adattamento del bambino, poi adolescente e poi adulto. È un periodo di plasticità neuronale e muscolare in cui il bambino è fortemente condizionabile in termini positivi e negativi, anche e soprattutto dall’apprendimento indiretto, dall'esempio delle figure che lo accudiscono e dalle esperienze di vita che caratterizzeranno la sua vita.
I bambini hanno bisogno di legami, del confronto con il genitore, delle relazioni sociali, dell’attività fisica, di esprimersi da un punto di vista emotivo e fisico, sentendosi contenuti da un adulto in grado da fungere da guida, di dargli la mano quando serve e di dire "vai, ce la puoi fare da solo" quando serve. C’è bisogno di chi non fa da paracadute solo per un egoismo personale, perché si fa prima, perchè è meno faticoso o perché non si ha voglia di discutere. Se il figlio cresce con la consapevolezza che avrà sempre e comunque un paracadute, non spiegherà mai le sue ali. Il figlio deve crescere con la consapevolezza di un legame stabile, di essere riconosciuto e accettato, di avere un porto sicuro che gli permetterà di partire, di osare, di sperimentarsi perchè sa che avrà dei pilastri su cui contare.
Ciò che invece vedo, tristemente, è che non si prende più in braccio un figlio per calmarlo, né ci si siede più con lui per farlo ragionare e capire cosa sta accadendo e di cosa ha bisogno. Si preferisce dare uno smartphone, un tablet, una sorta di ciuccio digitale che serve da calmante e da ansiolitico. È più facile, è più rapido. I bambini vengono anestetizzati davanti agli schermi e il genitore può fare i benemeriti affari suoi in santa pace. Posso comprendere i casi straordinari di necessità, ma ciò che distrugge un figlio è la continuità, la sistematicità, non l'occasionalità. Oggi siamo arrivati anche al punto di non far camminare più i figli, a non insegnargli neanche dove mettere i piedi.

I bambini hanno bisogno di sporcarsi le mani e di sbucciarsi le ginocchia; di confrontarsi con gli altri coetanei non solo con la tecnologia e con gli adulti. Non devono solo di competere a chi si mostra più bravo, bello o talentoso, o a chi si mettere meglio in posa, fa i video e i selfie più belli e ottiene tanti like sui social. Hanno bisogno di litigare e fare pace, di capire i propri limiti, il senso dell'amicizia reale (che non è un cuore su WhatsApp), le distanze, l'empatia e il rispetto. Devono crescere sviluppando le capacità di problem solving e tutte le capacità intellettive attraverso la sperimentazione e le prove e l’errore.

Maura Manca
Presidente Osservatorio Adolescenza

La prevenzione inizia dall'esempio, non dallo schermo. Sei d'accordo? Scrivi nei commenti cosa ne pensi, e se credi che possa far riflettere altri genitori o educatori, condividilo con loro.

05/01/2026

Oggi vogliamo ricordare Francesco,
psicologo e psicoterapeuta che ha condiviso con noi un tratto del suo percorso professionale.

È stato una persona solare, gentile, con una parola buona per tutti.
Un animo autenticamente buono, capace di portare leggerezza anche nei contesti più complessi.
Il suo modo di fare sempre allegro e la sua risata resteranno per sempre nei nostri ricordi.

Ci stringiamo con affetto alla sua famiglia e a chi gli ha voluto bene.
Grazie Francesco, per ciò che hai lasciato, come professionista e come persona.

Lo staff di Progressi 💔

19/12/2025
16/11/2025

I casi di pressione alta in bambini e adolescenti sono più che raddoppiati tra il 2000 e il 2020 passando dal 3 a oltre il 6%, in numeri assoluti parliamo di 114 milioni di giovani nel mondo: sono i risultati del più grande studio globale pubblicato su The Lancet Child & Adolescent Health Journal. Ma bisogna spesso allontanarsi dalla notizia in sé per coglierne il reale significato. E l’interpretazione la dà il professor Alberto Villani, Responsabile UOC Pediatria Generale, Malattie Infettive e DEA II Livello dell’ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma. “Abbiamo fatto quanto di peggio si possa immaginare per i nostri bambini – premette – e ci stupiamo che siano obesi e ipertesi? Se è per questo noi vediamo anche moltissimi casi di steatosi epatica. E aver riconosciuto l’obesità come una malattia è deresponsabilizzante per la società, perché nella stragrande maggioranza dei casi l’obesità è legata a uno stile di vita profondamente sbagliato e potrebbe non esserci.

La nostra società sta progressivamente producendo malati, la Sip, la Società italiana di pediatria, lo dice da vent’anni che bisogna rivoluzionare l’approccio: scuola aperta dalle 6.30 del mattino alle 8 di sera, attività sportive di ogni tipo, pranzo a mensa con prodotti del territorio, e poi corsi di teatro, musica, arte. Se bambini e ragazzi restano soli in casa o con le baby sitter passano il pomeriggio davanti a tablet e cellulari, mangiano quello che trovano e mangiano troppo, senza muoversi. Serve uno sforzo sociale, non pensare che l’obesità sia una malattia per scrollarci la responsabilità. Così non faremo che creare i malati di domani, e il Sistema sanitario non sarà in grado di affrontare questa marea in arrivo”.

L’articolo completo di Elvira Naselli su Salute

15/11/2025

ALLE RADICI DEL DISAGIO PSICOLOGICO IN ETÀ EVOLUTIVA – ERRORI DA EVITARE

Visto il numero davvero impressionante di persone che ieri sera non sono riuscite a entrare al Teatro La Fenice di Osimo — sold out in pochissimo tempo — ho deciso di riportare qui una sintesi del mio intervento.
Il tema affrontato tocca da vicino moltissime famiglie e mi sembra doveroso renderne accessibili i passaggi principali anche a chi non è riuscito a trovare posto.
Di seguito, dunque, ripercorro i punti essenziali della serata, certa che possano essere di interesse per tutti voi che mi seguite con grande attenzione e partecipazione.
Quando parliamo di disagio psicologico in età evolutiva dobbiamo liberarci subito da una falsa credenza: i bambini non sono “piccoli adulti”, non hanno gli strumenti che abbiamo noi per dare un nome alle loro ferite interiori.

Non spiegano, mostrano.

Non argomentano,mettono in scena.

E spesso, lo fanno in silenzio.
Il disagio non arriva mai all’improvviso, matura piano, si insinua nelle crepe della quotidianità, si alimenta di microtraumi, incoerenze educative, conflitti irrisolti. Cresce in quelle zone d’ombra che gli adulti non guardano, o che preferiscono non vedere.

La radice profonda del malessere, quasi sempre, si trova nella qualità del legame primario.

Un legame insicuro, instabile o emotivamente altalenante non genera semplicemente ansia, genera bambini iperadattati, bambini che imparano presto a “fare i bravi” perché temono di perdere l’amore dell’adulto.
Sono bambini che sembrano perfetti, ordinati, autonomi… ma è un equilibrio costruito sulla paura, non sulla fiducia.

Quando vedi un bambino che non sbaglia mai, chiediti sempre: a quale prezzo?

Accanto a questo, c’è la scuola, un ecosistema potentissimo che spesso intercetta i primi segnali. Un calo improvviso del rendimento, l’isolamento durante l’intervallo, l’aggressività che esplode in classe: tutto questo non parla di “cattiva educazione”, parla di un malessere che non trova parole, e quindi cerca spazio nel comportamento.
I segnali d’allarme sono tanti, evidenti e, allo stesso tempo, facilissimi da ignorare.

Ci sono segnali comportamentali: il bambino che cambia personalità nel giro di pochi mesi; quello che si ritira, quello che diventa oppositivo, quello che regredisce e ricomincia a fare la p**ì a letto o a non voler più dormire da solo.

Ci sono reazioni emotive sproporzionate: crisi di rabbia che sembrano capricci, ma che in realtà sono collassi emotivi di chi non ha più spazio dentro di sé per contenere ciò che prova.

Ci sono indicatori sociali: l’isolamento, la selettività estrema nei rapporti, l’esclusione dai pari, o al contrario la fusione totale con gruppi virtuali che diventano l’unico rifugio possibile.

E poi c’è il corpo, che nei più piccoli è sempre il primo a parlare: mal di pancia, mal di testa, nausea, sintomi ricorrenti che sembrano “niente”, ma che di niente non hanno proprio nulla.

I bambini hanno un linguaggio segreto: quello dei sintomi.

Ed è un linguaggio che chiede disperatamente traduzione.
Ma l’ostacolo più grande non è il disagio dei bambini, sono gli errori degli adulti.
La minimizzazione è il primo.

Quante volte sentiamo dire “passerà”, “è solo stanchezza”, “fa così da un po’, ma poi si calma”?

Ogni volta che un adulto minimizza, il disagio si sedimenta, mette radici, diventa stabile.

Il secondo errore è proiettare.

Spesso gli adulti non guardano il bambino: guardano le loro aspettative.

“Devi essere forte”, “non devi avere paura”, “non devi piangere”.

Ogni “tu devi” è un colpo inferto alla possibilità di autenticità emotiva.
Il terzo errore è la confusione tra disciplina e controllo.

La disciplina educa, il controllo mutila.

Il risultato? Bambini che rispettano le regole fuori, ma dentro si sentono costantemente sbagliati.

Infine, c’è la tecnologia usata come anestetico.

Un tablet messo in mano a un bambino che piange è un cortocircuito educativo: gli insegna che ciò che sente non va ascoltato, ma zittito.

E allora, come facciamo davvero a individuare il disagio?

Servono tre osservazioni fondamentali:

frequenza, intensità, persistenza.

Un comportamento diventa significativo quando cresce in almeno due di queste tre dimensioni.

Non basta un giorno difficile. Ma se quel giorno difficile diventa una settimana, un mese, una fase che non si spiega… allora il campanello è forte e chiaro.

Dobbiamo osservare il bambino in quattro ambienti:

– casa

– scuola

– relazioni tra pari

– mondo digitale

Se un segnale appare in almeno due contesti, non è più un episodio: è un indicatore.
Serve poi imparare a fare domande che aprono mondi:

“Qual è il momento della giornata in cui ti senti più in difficoltà?”

“Se il tuo corpo parlasse, cosa direbbe oggi?”

“Cosa vorresti che gli adulti capissero di te?”

I bambini rispondono, sempre. Ma bisogna parlare la loro lingua.

E c’è un criterio semplice, quasi matematico:

se compaiono almeno tre categorie di segnali (comportamentali, emotivi, relazionali, somatici), è necessario un approfondimento clinico.

Non domani.

Non tra due mesi.

Ora.

Cosa possiamo fare davvero?

Prima di tutto, creare terreno di sicurezza.

I bambini non hanno bisogno di adulti perfetti, hanno bisogno di adulti prevedibili, coerenti, presenti.

Poi dobbiamo aiutarli a nominare le emozioni, perché si regola solo ciò che si sa chiamare. “Ti vedo agitato”, “vedo che sei triste”, “sembri preoccupato”: sono frasi semplici, ma sono finestre che si aprono dentro un bambino.

Dobbiamo abbandonare il mito del “se lo ignoro, passa”: il disagio ignorato oggi diventa un sintomo complesso domani.

E dobbiamo smetterla di accusare la scuola, o di aspettarci che risolva tutto da sola: la scuola è un alleato, non un colpevole.

E poi c’è il momento più difficile ossia riconoscere quando serve aiuto.

Quando il disagio supera le risorse della famiglia.

Quando il bambino regredisce, quando si isola, quando esplode o implode.

Chiedere aiuto non è un fallimento: è un atto di tutela.

Perché un bambino che soffre non chiede mai aiuto a caso.

Il disagio psicologico dei bambini non è un “problema”: è un messaggio.

E ogni messaggio ignorato lascia una cicatrice.

Il nostro compito, come adulti, è intercettarlo prima che si trasformi in comportamento disfunzionale, in rabbia, in isolamento, in autodenigrazione.

Non servono supereroi.

Servono adulti che ascoltano.

Che guardano.

Che non si spaventano di fronte alle emozioni, ma le attraversano insieme ai bambini.

Perché un bambino visto, ascoltato, accolto… è un bambino che può guarire.

E la differenza tra una vita segnata dal disagio e una vita che trova un equilibrio comincia sempre da qui, dall’attenzione.Dall’ascolto. Dal coraggio di non voltarsi dall’altra parte.

Se 3 milioni di italiani soffrono di problemi di salute mentale i più esposti sono gli adolescenti. 100mila i giovani co...
11/11/2025

Se 3 milioni di italiani soffrono di problemi di salute mentale i più esposti sono gli adolescenti. 100mila i giovani con diagnosi associate a dipendenza da social media e comportamenti digitali problematici. I numeri e il quadro elaborato dal Centro studi Re.Te. della Fondazione Carolina, nata in ricordo della quattordicenne vittima di cyberbullismo nel 2013

Se 3 milioni di italiani soffrono di problemi di salute mentale i più esposti sono gli adolescenti. 100mila i giovani con diagnosi associate a dipendenza da social media e comportamenti digitali problematici. I numeri e il quadro elaborato dal Centro studi Re.Te. della Fondazione Carolina, nata in ricordo della quattordicenne vittima di cyberbullismo nel 2013.

Leggi l'articolo di Elena Inversetti
👉 https://www.vita.it/malessere-digitale-per-tre-minori-su-quattro-un-disagio-in-crescita/

28/10/2025

Smartphones and social media place adult-sized responsibilities on children long before they’re ready. From managing constant notifications, to navigating on...

Camminare in gruppo: passo dopo passo si puó coltivare il benessere psicofisico e la connessione con gli altri e con l’a...
08/10/2025

Camminare in gruppo: passo dopo passo si puó coltivare il benessere psicofisico e la connessione con gli altri e con l’ambiente naturale.

Paola fa parte del gruppo di cammino di Civitavecchia, questa sera vuole raccontarci cos'è per lei il gruppo ☺️

"Ho ottime impressioni su questo gruppo di cammino! Fin dal primo giorno mi sono sentita accolta con calore e semplicità. C'è un bel clima di condivisione, rispetto e allegria che rende ogni uscita un momento piacevole e rigenerante. Cammino con voi da Maggio 2025 e posso dire che è diventata una bellissima abitudine, sia per il benessere fisico che per quello mentale.
Consiglierei assolutamente questo gruppo a chiunque voglia fare movimento in compagnia, conoscere nuove persone e prendersi del tempo per sé, in un ambiente positivo e stimolante. È davvero un bel modo per unire salute e socialità!

Grazie 💪"

Grazie a Paola per queste belle parole.

07/10/2025

Obesity Day

In occasione della giornata del 10 ottobre, apertura straordinaria di due ambulatori nel territorio della Asl Roma 4:

🟢Distretto 1 Via Etruria Civitavecchia ore 8:30 - 13.00

🟢Distretto 4 Via Tiberina Km 15,500 Capena ore 9:30 - 13:00.

Il focus del 2025 è sull’obesità infanto-adolescenziale, una delle emergenze sanitarie più gravi per il nostro paese, che vede l’Italia ai primi posti in Europa per prevalenza. Infatti Il 34% dei bambini italiani di 3-10 anni hanno eccesso di peso, più elevato tra le femmine di 3-5 anni e i maschi di 6-10 anni, così come il 17% degli
adolescenti di 14-17 anni (1). I professionisti della nutrizione dei centri Obesity Day ADI, in partnership e collaborazione con i centri della SIEDP -Società Italiana di Diabetologia e Endocrinologia Pediatrica- organizzeranno iniziative di informazione e prevenzione dedicate a famiglie, bambini, adolescenti e con
collegamenti in diretta sulla pagina Facebook@obesityday dalle ore 10 alle ore 13

21/09/2025

Oggi su Avvenire é stato pubblicato un estratto del nostro libro "Esci da quella stanza" (). Buona lettura

Indirizzo

Via Cremona 21
Rome
00161

Orario di apertura

Martedì 10:00 - 21:00
Venerdì 10:00 - 21:00

Telefono

+393396959263

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