Simona Galassi psicologa

Simona Galassi psicologa Psicologa con metodo PPM esperta nei disturbi di personalità, ansia e relazioni disfunzionali. Studio Privato e Online

Ciò che talvolta viviamo come stress…Ciò che talvolta viviamo come stress, come ansia o come angoscia, è spesso un momen...
18/04/2026

Ciò che talvolta viviamo come stress…

Ciò che talvolta viviamo come stress, come ansia o come angoscia, è spesso un momento di crisi.
La crisi arriva quando qualcosa cambia.
Quando iniziamo a vedere qualcosa che prima riuscivamo a non vedere o che forse non sentivamo nemmeno così rilevante.
A un certo punto accade qualcosa:
una relazione non funziona più come prima,
un lavoro non ci rappresenta più,
un modo di stare al mondo non regge.
È lì che si apre la crisi.
E, anche se porta con sé stress, ansia, angoscia,
è anche un momento di consapevolezza.
Perché quando qualcosa diventa chiaro, è difficile poi tornare indietro. Qualcosa è stato toccato, visto.
E allora quello che sentiamo — lo stress, l’ansia —
non è solo qualcosa da togliere. E' il segnale che qualcosa dentro di noi sta iniziando a diventare più chiaro.
E, forse, che possiamo iniziare a fare delle scelte.

Una riflessione sul documentario Il figlio più bello, ora in sala.Un film sull’autismo, sui figli quando non sono come l...
15/04/2026

Una riflessione sul documentario Il figlio più bello, ora in sala.
Un film sull’autismo, sui figli quando non sono come li avevamo immaginati,
e sull’amore che resta, anche oltre la fatica.

Riflessione completa nel link in bio.

Non sempre mettere in discussione chi siamo ci rende più liberi.A volte succede il contrario.Nel libro Uno, nessuno e ce...
09/04/2026

Non sempre mettere in discussione chi siamo ci rende più liberi.
A volte succede il contrario.
Nel libro Uno, nessuno e centomila, il protagonista scopre che ogni persona lo vede in modo diverso.
E da lì inizia a smontare tutto.
Identità.
Certezze.
Immagini di sé.
All’inizio sembra un atto di libertà.
Poi diventa un vortice.
Perché se tutto è relativo,
se ogni definizione viene distrutta,
se nulla resta…
cosa rimane?
Nella vita reale succede più spesso di quanto pensiamo.
Persone che si adattano così tanto agli altri
da non sapere più dove stanno loro.
E quando provano a cercarsi,
non trovano un centro,
ma solo tante versioni diverse di sé.
Mettersi in discussione è importante.
Ma serve anche qualcosa dentro che tenga.
Perché senza una base,
non ci trasformiamo.
Ci perdiamo.


07/04/2026

La paura di essere lasciati raramente si presenta così, in modo diretto.
Più spesso passa attraverso il dubbio di non valere abbastanza, di dover fare qualcosa in più per non perdere l’altro.
E allora si inizia ad adattarsi, a trattenersi, a non chiedere.
Non è mancanza di amore.
È insicurezza che si muove dentro la relazione.





Pasqua. Uno dei conigli più famosi del cinema è quello di Donnie Darko. A distanza di quasi quarant’anni,questo film è a...
06/04/2026

Pasqua. Uno dei conigli più famosi del cinema è quello di Donnie Darko. A distanza di quasi quarant’anni,
questo film è ancora attuale. Squarcia il tempo.
O forse lo aveva già capito. Con lucidità, mette a n**o qualcosa che va molto oltre la storia di un ragazzo e della sua crescita. Mostra un sistema che si percepisce sano, ordinato, giusto, ma che per reggere ha bisogno di semplificare, di escludere, di non vedere.
Un sistema che premia la performance più del pensiero. Dove chi è diverso viene deriso.
Dove chi prova a pensare in modo più complesso viene allontanato. Dove, dietro facciate perfette e vincenti,
possono nascondersi aspetti molto più oscuri.
Donnie Darko non è solo una critica sociale.
È qualcosa di più sottile.
È il racconto di un equilibrio fragile
che si mantiene eliminando ciò che lo mette in crisi.
Sostenuto da una potente colonna sonora,
oggi questo film continua a disturbare chi lo guarda.





04/04/2026

Per alcune persone il problema non è chiedere troppo.
È che chiedere fa sentire a rischio.
Rischio di disturbare, di essere troppo, di perdere l’altro.
E così si impara a non chiedere.
Ma una relazione in cui non si può chiedere
non è un luogo sicuro in cui stare. Perché ci si perde.





C’è un episodio in Ai confini della Realtà, stagione 5, episodio 26, Io sono la notte - colorami di nero,in cui, in un p...
31/03/2026

C’è un episodio in Ai confini della Realtà, stagione 5, episodio 26, Io sono la notte - colorami di nero,
in cui, in un piccolo paese americano ci si risveglia in una notte che non finisce mai.
Le ore passano, ma il buio resta.
È un buio pieno, immobile, che avvolge ogni cosa.
In quel paese si sta per compiere un’impiccagione.
La gente aspetta invano che il sole torni.
Qualcuno prova a capire, a dare una spiegazione razionale.
Ma non c’è nulla di razionale. Quel buio non è naturale. È un buio morale.
Nasce dalla violenza e dall’odio. È un buio prodotto dagli uomini.
Da una radio, in lontananza, arriva una voce.
La notte comincia a estendersi altrove.
Altri luoghi, altri paesi nel mondo iniziano a restare al buio.
La morte spegne la luce.
Rod Serling scrive così un episodio potentissimo che oggi suona fin troppo attuale.





Andare al cinema a vedere Nouvelle Vague di Richard Linklater è concedersi un’ora e mezza di puro piacere.Non solo per i...
30/03/2026

Andare al cinema a vedere Nouvelle Vague di Richard Linklater è concedersi un’ora e mezza di puro piacere.
Non solo per il bianco e nero, per le musiche e le citazioni, ma per il clima che si respira: qualcosa che oggi sembra mancare.
Nei venti giorni di lavorazione di Fino all’ultimo respiro, Jean-Luc Godard dà vita a qualcosa che oggi sembra scomparso: la sensazione che si possano ancora inaugurare epoche, che si possano rompere gli schemi, che si possa rischiare davvero.
Non era solo un modo di fare film, era un modo di stare al mondo.
Quello che resta uscendo dalla sala non è solo ammirazione.
È una forma più sottile di mancanza: per un’intelligenza viva, per un gesto creativo che non doveva essere giustificato, venduto o adattato.
E viene da chiedersi se non sia proprio quel gesto che oggi stiamo perdendo, insieme a qualcosa della nostra vitalità.

A volte la terapia è uno spazioin cui ciò che è dentro — pulsione, fantasia, contraddizione —può tornare a muoversie pre...
29/03/2026

A volte la terapia è uno spazio
in cui ciò che è dentro — pulsione, fantasia, contraddizione —
può tornare a muoversi
e prendere forma,
un po’ alla volta.





A volte si pensa all’insonnia solo come a un problema fisico.Ma non è sempre così.Alcuni pazienti raccontano di risvegli...
24/03/2026

A volte si pensa all’insonnia solo come a un problema fisico.
Ma non è sempre così.
Alcuni pazienti raccontano di risvegliarsi nel cuore della notte, con un sobbalzo, senza fiato.
In certi casi il corpo si sveglia perché dentro resta acceso qualcosa che non riusciamo a spegnere davvero:
uno stato di allarme, una paura, una rabbia non pensata, un senso di vuoto, una solitudine difficile da attraversare.
Dormire non significa solo riposare.
Quando il sonno è profondo e ristoratore, vuol dire che siamo riusciti ad abbassare la vigilanza, a lasciare andare il controllo.
E per alcune persone, proprio questo, di notte, diventa difficile.





Ho rivisto un vecchio episodio di Ai confini della realtà ( 5 stagione 1963), titolo:  “Il numero dodici ti assomiglia”....
20/03/2026

Ho rivisto un vecchio episodio di Ai confini della realtà ( 5 stagione 1963), titolo: “Il numero dodici ti assomiglia”. Un futuro distopico in cui tutti devono trasformarsi, e lo fanno felicemente scegliendo tra due modelli prestabiliti. Il risultato è un mondo di volti perfetti e levigati, ma tutti uguali.
Guardandolo ho ripensato alla recente notte degli Oscar. Donne bellissime, eppure osservandole non ero a mio agio. Sentivo una sottile inquietudine. Quella bellezza così perfetta mi appariva poco naturale.
È qui, forse, la potenza attuale di questo episodio: oggi l’omologazione non si presenta come un obbligo, ma come libertà. Possiamo scegliere, ma dentro un catalogo già deciso.
Quanto spazio rimane, allora, per una bellezza che non assomigli a un modello?

Ho rivisto un vecchio episodio di Ai confini della realtà ( 5 stagione 1963), titolo:  “Il numero dodici ti assomiglia”....
20/03/2026

Ho rivisto un vecchio episodio di Ai confini della realtà ( 5 stagione 1963), titolo: “Il numero dodici ti assomiglia”. Un futuro distopico in cui tutti devono trasformarsi, e lo fanno felicemente scegliendo tra due modelli prestabiliti. Il risultato è un mondo di volti perfetti e levigati, ma tutti uguali.
Guardandolo ho ripensato alla recente notte degli Oscar. Donne bellissime, eppure osservandole non ero a mio agio. Sentivo una sottile inquietudine. Quella bellezza così perfetta mi appariva poco naturale.
È qui, forse, la potenza attuale di questo episodio: oggi l’omologazione non si presenta come un obbligo, ma come libertà. Possiamo scegliere, ma dentro un catalogo già deciso.
Quanto spazio rimane, allora, per una bellezza che non assomiglia a un modello?

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Martedì 09:00 - 17:00
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