19/11/2023
Ti piacerebbe sentirti dire: ti trovo bene, ma che hai fatto? Dentro il cuore spirituale di ciascuno di noi c’è una sorgente zampillante a disposizione fino all’ultimo dei nostri respiri.
È il nostro cordone ombelicale con l’Esistenza, con l’Eterno, con il Divino. I popoli antichi lo sapevano bene ed è qui che attingevano le proprie risorse interiori.
A noi oggi è più comodo dimenticarlo per non dover fare quello che la società ci fa sembrare uno sforzo inutile e quasi ridicolo, un’impresa controcorrente che non porterebbe risultati nel mondo egoico, arido, competitivo ed individualista.
E così non siamo più capaci di stare bene in compagnia di noi stessi, di apprezzare il silenzio, di rispettare scelte ed altrui confini e di dire i nostri ‘no grazie’ senza sentirci in colpa e rifiutati.
E così continuiamo a vivere e a far crescere i figli lontani dalla consapevolezza di essere creature dotate di privilegi straordinari perché umane e divine, creature speciali che possono ancora scegliere di coltivare le qualità essenziali del proprio giardino interiore, rendendolo profumato ed espressione di bellezza, piuttosto che una misera discarica di maleodorante spazzatura propria ed altrui.
Il tempo a disposizione non è infinito ed ho la sensazione che la Vita ci stia chiedendo con urgenza una presa di responsabilità individuale e collettiva verso la necessità di fermarsi e di tornare a sentire con gratitudine ciò che potremmo essere, fermarsi a prendere coscienza, con umiltà e pazienza, dei nostri buchi interiori, delle nostre antiche ferite mai guarite, delle dinamiche tossiche che ci incastrano in relazioni che tirano verso gli strati inferiori della coscienza piuttosto che essere una via per imparare e praticare assieme che cosa significhino libertà, rispetto, ascolto, condivisione, crescita, gratitudine, amore.
Se ciascuno dedicasse del tempo a ritrovare la propria sorgente interiore, a pulirla regolarmente dalle foglie marce, a nutrirla quotidianamente con piccole ma preziose esperienze che fanno bene al cuore, i nostri giardini interiori diventerebbero un posto più sano e luminoso nel quale nascere, crescere, morire. E almeno di questo sono sicura.
Come sono sicura che possiamo riuscire a gestire le nostre emozioni, a stressarci meno e a dormire meglio, a sorridere di più e ad acquistare una luminosità diversa perché radicata ed autentica.
Fino a sentirsi chiedere un bel giorno: sai che ti trovo bene, ma che hai fatto?
Con fiducia,
Viviana Kaveesha Di Russo
counselor olistico, insegnante di meditazione e della via del Cuore. 🙏🏼💙
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