Thélema Centro

Thélema Centro Centro Accreditato Regione Lazio e Asl Rm1 per la Certificazione dei DSA.

Centro di expertise per la presa in carico psicologica della persona con malattia rara, cronica, sindrome genetica e disabilità.

16/04/2026

1 like. "Open Day Master in Malattie Rare"

14/04/2026

I pazienti con Malattie Rare: valorizzarne storia, dignità e unicità, mettendo sempre la persona al centro oltre ogni diagnosi

02/04/2026

🫂 Hai già scoperto il Centro di Ascolto Psicologico DEBRA Italia, realizzato in collaborazione con il Thélema Centro?

Un servizio dedicato alle persone che convivono con l’Epidermolisi Bollosa e alle loro famiglie, per offrire uno spazio di ascolto, confronto e supporto

"Perché la cura va oltre la pelle
E passa anche dall’ascolto"

👉 Clicca per saperne di più:
https://debraitalia.org/centro-di-ascolto-psicologico/

📩 info@debraitalia.org

📞 331 608 5065

30/03/2026
20/03/2026

SEXALESCENZA? Forse sì. Ma non per tutti, e non nello stesso modo.

Mi colpisce il successo di questa parola: sexalescenza.
Suona bene, rassicura, accarezza l’idea che i 60 di oggi siano una “seconda adolescenza”.

Dal punto di vista scientifico, però, la questione è più interessante e molto meno banale.

Non stiamo parlando semplicemente di persone che “si sentono giovani”.
Stiamo parlando di un’età della vita in cui si riaprono, spesso insieme, almeno quattro cantieri:
identità, corpo, desiderio e posizione sociale.

La ricerca ci dice che la sessualità in età avanzata non scompare affatto.
Cambia.
Diventa più legata all’intimità, alla qualità del legame, al sentirsi ancora riconosciuti come persone desideranti e non soltanto come corpi che invecchiano.
E ci dice anche un’altra cosa: l’ageismo fa male. Fa male al benessere psicologico, all’immagine di sé, perfino alla libertà di vivere il proprio desiderio senza vergogna.

Ma in Italia non esiste una sexalescenza.
Ne esistono molte.

Esiste quella di chi arriva ai 60 anni con salute discreta, casa di proprietà, reti sociali, competenze ancora spendibili e magari tempo per ridefinirsi.
Ed esiste quella di chi arriva alla stessa età con carriere intermittenti, pensioni più fragili, lavoro povero alle spalle o fatiche accumulate per decenni. In Italia la disuguaglianza costruita nella vita lavorativa tende a trasferirsi quasi integralmente anche nella pensione.

Esiste poi una sexalescenza di cui si parla troppo poco:
quella delle persone che entrano nell’over 60 in continuità con una malattia rara, o che addirittura ricevono la diagnosi in età anziana.
Per loro arrivare a questo traguardo non significa soltanto “rimettersi in gioco”.
Significa, spesso, aver attraversato anni di adattamenti, perdite, riabilitazioni, ridefinizioni del corpo e dell’autonomia. Eppure anche qui restano vivi il bisogno di legame, di riconoscimento, di dignità, di progetto.

Forse allora la parola giusta non è “seconda adolescenza”.
Forse è seconda negoziazione dell’esistenza.

Perché dopo i 60 anni non si torna adolescenti.
Si diventa, semmai, più consapevoli di una domanda radicale:

come voglio abitare il tempo che mi resta, con questo corpo, questa storia, queste possibilità e questi limiti?

Ed è una domanda profondamente psicologica.
Ma anche profondamente sociale.

Dott.ssa Antonella Esposito
Psicoterapeuta esperta in Malattie Rare
Presidente e Direttrice di Thélema Centro Psicoterapia e Riabilitazione
Direttrice del Master di 2 livello in Malattie Rare del Consorzio Universitario Humanitas

19/03/2026

Oggi è la Festa del Papà.
E non è una giornata semplice per tutti.

Nella mia pratica clinica, incontro spesso uomini che portano dentro una ferita silenziosa: quella di non poter diventare padri nel modo in cui avevano immaginato.

Penso, ad esempio, agli uomini con sindrome di Klinefelter, una condizione genetica caratterizzata dalla presenza di un cromosoma X in più, che frequentemente comporta infertilità.
O ad altre aneuploidie dei cromosomi sessuali – come le sindromi XXYY, XYYY o il cosiddetto “maschio XX” – condizioni rare in cui la fertilità può essere compromessa o assente.

Ma la sofferenza non è solo biologica.
È esistenziale.

È il lutto di un’immagine interna:
quella di sé come padre.
È il confronto con aspettative sociali, familiari, culturali.
È il silenzio che spesso accompagna queste diagnosi, perché la fertilità maschile è ancora un tema poco narrato, poco condiviso.

Eppure, nella mia esperienza, ho imparato una cosa importante.

Essere padre non coincide con generare.

Essere padre è una funzione psicologica, relazionale, simbolica.

È presenza.
È responsabilità affettiva.
È capacità di prendersi cura, di contenere, di trasmettere senso.

La letteratura psicologica ci insegna che la funzione paterna non è riducibile alla biologia: è ciò che permette al bambino (ma anche all’altro, all’allievo, al paziente, alla comunità) di strutturarsi, di sentirsi riconosciuto, di entrare nel mondo.

Ho incontrato uomini che non hanno potuto avere figli, ma che sono stati padri straordinari:
– per i figli dei loro partner
– per i nipoti
– per i loro studenti
– per i pazienti
– per progetti, comunità, idee

Hanno trasformato una mancanza in una forma diversa di .

Questo non cancella il dolore.
Non lo banalizza.
Non lo “compensa”.

Ma lo trasforma.

Oggi, allora, vorrei dire questo:

A chi è padre biologicamente,
a chi lo è diventato attraverso altre strade,
e anche a chi avrebbe voluto esserlo e non ha potuto —

la paternità è un’esperienza che può abitare molti luoghi dell’esistenza.

E forse, in questa pluralità,
c’è una forma di umanità ancora più profonda.

Buona Festa del Papà.
A tutte le sue forme.
Anche a quelle che non si vedono.

Dott.ssa Antonella Esposito
Psicoterapeuta esperta in Malattie Rare
Presidente e Direttrice di Thélema Centro Psicoterapia e Riabilitazione
Direttrice del Master di 2 livello in Malattie Rare del Consorzio Universitario Humanitas
Membro del Comitato Scientifico di Nascere Klinefelter APS

16/03/2026

Le malattie rare non richiedono solo competenze cliniche.
Richiedono professionisti capaci di accompagnare la persona e la famiglia lungo tutto il percorso di cura.

Per questo motivo tengo molto alla II Edizione del Master Universitario di II Livello in Malattie Rare che dirigo con Consorzio Universitario Humanitas, in collaborazione con Università Telematica San Raffaele .

Cari tutti e tutte,

sono felice di comunicarvi che sono riaperte le iscrizioni.

Ci tengo a raccontarvi che questo Master non è un Master come tutti gli altri, perché è frutto di molta riflessione e di un lungo lavoro sul tema della presa in carico multidisciplinare della persona con malattia rara.

Negli anni ho maturato sempre più la convinzione di quanto sia fondamentale il ruolo che noi psicoterapeuti possiamo e dobbiamo avere nel percorso di cura, non solo accanto al paziente, ma anche nel sostegno ai suoi caregiver e alla famiglia.

Per questo motivo il Master è stato costruito come uno spazio di integrazione tra competenze diverse.

All’interno del percorso formativo è infatti presente una forte componente di psicoterapeuti esperti in malattie rare, molti dei quali fanno parte della rete , insieme a medici specialisti e professionisti delle diverse aree riabilitative e rieducative che quotidianamente lavorano con queste condizioni.

Non a caso il Master si intitola:

🎓 “Malattie Rare: interventi psicologici, medici, sociali e riabilitativi della presa in carico del malato raro”.

📅 Il Master inizierà a giugno 2026 e terminerà a marzo 2027.
📌 Le iscrizioni sono aperte fino alla fine di giugno.

👉 Spero davvero possiate diffondere questa opportunità il più possibile.

Nel frattempo vi invito — e vi invito a invitare colleghi e colleghe interessati — all’Open Day di presentazione del Master, che si terrà:

📅 10 aprile 2026
🕖 ore 19:00
💻 online

👉 Per partecipare è necessario registrarsi qui:

https://1814290f.sibforms.com/serve/MUIFAONuAJznKvE8uf38doiSWXKrhaWD_hENrSIZFnpslKCKPOErW9Unjn0NLbRg_J58013bb8S-dKtvYAZKYllkUx-ONYAeWVEPDuOR3ScVVERJ-XUuMTbBUH7y6-SUdwEvftb0QRCBt-K4DI8SuEetmbm0UBvLIxJ5UN9JuJ-eLDuDMgBGOGREGFtANmTEJ07nQCL1XtM8xqGr

📌 Ricordo che, trattandosi di un Master universitario di II livello, è accessibile esclusivamente a chi è in possesso di un titolo universitario di secondo ciclo (laurea magistrale o equivalente).

👉 Se conoscete colleghi, professionisti sanitari o psicologi interessati al mondo delle malattie rare, vi sarei grata se poteste condividere questa opportunità.

Grazie 🤩

Dott.ssa Antonella Esposito
Psicologa Psicoterapeuta
Esperta in Malattie Rare
Presidente e Direttrice Thélema Centro Psicoterapia e Riabilitazione




15/03/2026
13/03/2026

IL DOLORE SILENZIOSO DI CHI CURA IL DOLORE.

Qualche giorno fa, durante una lezione con gli specializzandi in psicoterapia, è accaduto qualcosa che mi ha fatto riflettere.

Stavamo lavorando su alcune simulazioni cliniche legate alla presa in carico di persone con e delle loro famiglie, partendo da situazioni tratte dalla pratica clinica.

Durante le esercitazioni in aula sono emerse reazioni molto diverse.
Qualcuno si è commosso fino alle lacrime.
Qualcuno ha reagito con sarcasmo.
Qualcun altro ha espresso con grande onestà un pensiero che spesso rimane implicito:

“Non so se riuscirei a fare questo lavoro tutti i giorni.”

Ed è una domanda profondamente autentica.

Perché fare lo psicoterapeuta significa stare ogni giorno a contatto con la fragilità umana.
Ma quando si lavora nel campo delle malattie rare, quella fragilità assume spesso una forma ancora più intensa: diagnosi difficili, percorsi incerti, dolore cronico, genitori che cercano risposte, bambini che crescono dentro una condizione che cambierà profondamente il loro percorso di vita.

Qualche giorno dopo mi sono ritrovata a parlarne con alcuni colleghi che lavorano nello stesso ambito ma con ruoli diversi: dalla pediatria alla musicoterapia, fino alla fisioterapia.

La domanda che ci siamo fatti è stata semplice e complessa allo stesso tempo:

come si convive con il dolore che incontriamo ogni giorno nel nostro lavoro?

Nel tempo impariamo molte cose.
Le tecniche.
Le supervisioni.
Il confronto con i colleghi.
La ricerca.

Tutto questo è fondamentale per comprendere, analizzare e sostenere anche la nostra dimensione emotiva.

Ma chi lavora a lungo accanto alla sofferenza sa che, alla fine di una seduta difficile, alla fine di una giornata intensa, dopo mesi o anni di terapie con una persona o con una famiglia, rimane sempre una parte di dolore che non può essere completamente neutralizzata dalle competenze professionali.

E forse è giusto che sia così.

Perché accanto alla formazione e agli strumenti clinici esiste anche qualcos’altro che ci sostiene.

Una motivazione più profonda.

Spesso nasce dalle nostre storie personali, dalle esperienze che abbiamo attraversato, da ciò che ci ha resi particolarmente sensibili a certe forme di sofferenza.

Forse è proprio questo che, nel tempo, ci rende capaci di restare accanto al dolore senza esserne travolti.

Non perché non lo sentiamo.

Ma perché abbiamo imparato a trasformarlo in presenza, ascolto e cura.

E forse è proprio questo uno degli aspetti più invisibili, ma anche più veri, del lavoro dello psicoterapeuta.

Dott.ssa Antonella Esposito
Psicoterapeuta esperta in Malattie Rare
Presidente e Direttrice di Thélema Centro - Psicoterapia e Riabilitazione
Direttrice del Master di II livello sulle Malattie Rare del Consorzio Universitario Humanitas
Didatta alla Scuola di Specializzazione in Psicoterapia Psicosomatica SSPP Ospedale Cristo Re




09/03/2026

Indirizzo

Via Marcantonio Colonna, 44
Rome
00192

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 20:00
Martedì 09:00 - 20:00
Mercoledì 09:00 - 20:00
Giovedì 09:00 - 20:00
Venerdì 09:00 - 20:00

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