11/04/2026
LA DIPENDENZA AFFETTIVA❤️🩹
In studio vedo spesso persone che sanno di stare male in una relazione, ma non riescono ad andare via.
Non perché non vedono… ma perché immaginare la fine fa ancora più paura.
E allora succede che: controlli il telefono,
rileggi i messaggi, ti chiedi se hai sbagliato qualcosa.
E intanto resti lì bloccato/a in una situazione disfunzionale. Anche quando sai che dentro una parte di te sta rinunciando a se stesso/a.
La dipendenza affettiva non è debolezza.
È uno schema che si è costruito nel tempo, a partite dalla relazione genitoriale. Spesso quando l’amore non era stabile, dovevi “tenerlo stretto” per non perderlo.
Secondo Carl Gustav Jung, tendiamo a cercare fuori ciò che non riusciamo ancora a tenere dentro. E così non scegli davvero. Ti aggrappi.
Il punto non è smettere di amare. È iniziare a chiederti: sto scegliendo questa persona…o ho paura di perderla?
Perché da lì cambia tutto.
In questa prospettiva, la dipendenza affettiva può essere letta come il tentativo di colmare bisogni emotivi non riconosciuti, attraverso l’altro. Il punto non è smettere di desiderare legami, ma sviluppare la capacità di stare in relazione senza perdere la propria identità.
Un indicatore importante è la qualità della presenza a sé stessi:
Questo legame mi nutre o mi consuma? L’obiettivo non è l’indipendenza assoluta, ma una forma di autonomia emotiva che permetta di costruire relazioni basate sulla reciprocità, non sulla necessità.
Quando l’altro non è più vissuto come indispensabile per sentirsi completi, diventa possibile iniziare a scegliere davvero.
Se ti riconosci in queste dinamiche, può essere utile fermarsi e osservare con maggiore consapevolezza il proprio modo di stare nelle relazioni: è spesso da qui che inizia un cambiamento profondo.
Con cura
Dott.ssa Anna Pelliccia - Psicologa Esperta in Relazioni e Ferite Emotive
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