29/12/2025
Le difficoltà come prove: restare nel qui e ora per trasformarle in opportunità e crescita.
La vita non chiede il permesso quando decide di metterci alla prova. Arrivano momenti in cui tutto sembra troppo: le responsabilità, le scelte, il peso delle aspettative e delle conseguenze. In questi passaggi non esistono soluzioni perfette, né decisioni indolori. Esiste però un modo diverso di stare dentro la difficoltà, senza esserne schiacciati.
Le difficoltà non sono solo ostacoli da superare, ma prove. E come ogni prova, non servono a dimostrare quanto siamo forti, bensì a rivelare quanto possiamo diventare più consapevoli e più saggi. Non perché soffrire renda automaticamente migliori, ma perché obbliga a fermarsi, a guardarsi dentro, a distinguere ciò che è essenziale da ciò che è solo rumore.
Uno dei rischi maggiori, quando attraversiamo momenti complessi, è vivere proiettati nel futuro o intrappolati nel passato. Il futuro diventa un luogo di paura: “Non ce la farò”, “Non sarà sostenibile”, “Perderò me stessa”. Il passato, invece, si riempie di rimpianti e confronti: “Avrei dovuto fare scelte diverse”, “La mia vita era un’altra”. In questo movimento continuo, la mente si affatica, si confonde, e la difficoltà sembra soffocarci.
Restare nel qui e ora non significa negare i problemi o fingere che non esistano. Significa ridurre la realtà alla sua dimensione più vera: questo momento, questo respiro, questo passo. Nel presente, spesso, il peso è più sopportabile di quanto la mente racconti. Non dobbiamo risolvere tutta la vita oggi. Dobbiamo solo abitare ciò che c’è adesso.
È qui che la meditazione diventa uno strumento prezioso. Non come pratica mistica o astratta, ma come allenamento alla presenza. Meditare significa imparare a osservare i pensieri senza esserne travolti, riconoscere le emozioni senza giudicarle, creare uno spazio tra ciò che accade e la reazione automatica. In quello spazio nasce la libertà.
La meditazione non elimina il dolore, ma lo rende attraversabile. Non cancella le domande difficili, ma impedisce che diventino una prigione mentale. Con il tempo, insegna a stare con l’incertezza, a tollerare il non sapere, a fidarsi del fatto che possiamo affrontare un passo alla volta anche ciò che non avevamo previsto.
Le difficoltà, viste da questa prospettiva, diventano maestre silenziose. Ci mostrano i nostri limiti, ma anche la nostra capacità di ascoltarli. Ci costringono a scegliere con più verità, non per dovere o senso di colpa, ma per coerenza con ciò che siamo davvero. E ci insegnano che la saggezza non nasce dall’avere tutte le risposte, bensì dal saper restare presenti anche quando le risposte mancano.
Restare nel qui e ora, sostenuti dalla meditazione, non risolve tutto. Ma permette di non perdersi. E, a volte, questo è già il cambiamento più grande.
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