Dott.ssa Veronica Rossi

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Sono la Dott.ssa Veronica Rossi una psicologa e Sessuologa

Specializzata in:
-Psicologia dell'Alimentazione e della Nutrizione,
-Psicologia sportiva,
-Tecniche psico-fisiche di gestione dello stress e dell'ansia
-Psicologia di Coppia

Pensare tanto serve a non sentire.Soprattutto le emozioni.Quelle scomode, eh.La paura di sbagliare.La rabbia che non ti ...
13/01/2026

Pensare tanto serve a non sentire.
Soprattutto le emozioni.

Quelle scomode, eh.
La paura di sbagliare.
La rabbia che non ti puoi permettere.
La tristezza che “non è il momento”.
Il desiderio che complicherebbe tutto.

Allora fai quello che riesce meglio a molte persone intelligenti:
pensi.
Analizzi.
Razionalizzi.
Ti racconti una versione logica di qualcosa che, in realtà, è emotivamente difficile da reggere.

Freud questo lo chiamava razionalizzazione:
un meccanismo di difesa molto elegante, molto rispettabile, molto usato.
Serve a tenere le emozioni a distanza di sicurezza, trasformandole in pensieri ordinati.

Il problema non è pensare.
È usare il pensiero per non sentire.

Perché le emozioni non spariscono se le spieghi bene.
Restano lì, nel corpo, in sottofondo,
finché non smetti di chiederti “cosa ha più senso”
e inizi a chiederti “cosa sto provando davvero”.

Spoiler:
le emozioni non chiedono argomentazioni.
Chiedono ascolto.
E più le ignori con intelligenza, più trovano altri modi per farsi sentire.

Pocahontas non parla di amore.Spoiler: non parla nemmeno di scegliere “lui”.Parla di una cosa molto più scomoda:sceglier...
10/01/2026

Pocahontas non parla di amore.
Spoiler: non parla nemmeno di scegliere “lui”.
Parla di una cosa molto più scomoda:
scegliere sé stessi senza sentirsi in colpa.

Il vero dramma non è John Smith.
Il vero dramma è il momento in cui capisci chi sei
…e ti accorgi che quella versione non combacia più con ciò che gli altri si aspettano da te.

Il padre rappresenta il “si è sempre fatto così”.
Il vento è quella vocina interna che dice:
“ok, ma io non ci sto più così”.
E il finale è la parte più adulta di tutta la storia:
Pocahontas non scappa, non si fonde, non si annulla per amore.
Resta. Ma non più al prezzo di sparire.

Crescere, alla fine, non è ribellarsi a tutti.
È smettere di fare finta di niente per non deludere nessuno.
E no, non è facile.
Ma almeno ora sai che non era solo un cartone animato.

Chiedere permesso non è sempre educazione.A volte è paura travestita da gentilezza.È quel momento in cui:– aspetti un se...
05/01/2026

Chiedere permesso non è sempre educazione.
A volte è paura travestita da gentilezza.

È quel momento in cui:
– aspetti un segnale prima di dire cosa pensi
– abbassi il volume ai desideri
– rimandi una scelta finché qualcuno non ti “autorizza”

Non perché non sai cosa vuoi.
Ma perché, da qualche parte, hai imparato che esporsi senza permesso costa.

E allora chiedi.
Come se la tua vita fosse una canzone…
e qualcun altro dovesse decidere quando puoi farla partire.

Spoiler:
chi vive chiedendo permesso spesso non disturba nessuno, ma disturba sé stess* ogni giorno.

La crescita comincia quando smetti di chiedere:
“posso?” e inizi a chiederti: “lo sento?”

Il lattosio non è il problema.È che a un certo punto non lo digerisci più.E no, non è una moda né una fragilità moderna:...
03/01/2026

Il lattosio non è il problema.
È che a un certo punto non lo digerisci più.

E no, non è una moda né una fragilità moderna:
è biologia.
Tutti i mammiferi nascono capaci di digerire il latte,
poi il corpo cambia, cresce, e perde l’enzima che serve per farlo.

Non perché il latte sia diventato cattivo.
Ma perché non è più il nutrimento giusto per quella fase.

La stessa cosa succede nelle relazioni.
Con il “materno”, con l’accudimento, con certi legami di attaccamento.
All’inizio servono: regolano, proteggono, tengono insieme.
Poi, se restano identici, iniziano a pesare.

E qui nasce la confusione: scambiamo il bisogno di distanza per ingratitudine,
la crescita per freddezza, l’autonomia per perdita d’amore.

In realtà non stai rifiutando il legame.
Stai cambiando dieta emotiva.

Spoiler:
se qualcosa che prima ti nutriva oggi ti gonfia,
non sei sbagliat*.
Sei solo cresciut*.

02/01/2026

Il pentimento non nasce perché hai sbagliato scelta.
Nasce quando smetti di abitare la scelta che hai fatto.

Quando guardi solo ciò che hai lasciato,
il passato diventa improvvisamente più sicuro, più semplice, più giusto.
Non perché lo fosse davvero,
ma perché è familiare.
E il cervello ama ciò che conosce, anche quando non funzionava.

Il problema è che spesso chiediamo alle scelte certezze immediate.
Vogliamo sapere subito se abbiamo fatto bene,
se soffriremo,
se rimpiangeremo.
E quando la risposta non arriva, giudichiamo la scelta come un errore.

Ma una decisione non è una sentenza.
È un processo.
E diventa un errore solo quando smetti di investirci.

Scegliere non è eliminare il rischio.
È accettare che alcune risposte arrivano solo vivendo,
non pensando.

A volte non ti penti di ciò che hai scelto.
Ti penti di non aver dato tempo alla scelta di risponderti.

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Il giudizio non arriva all’improvviso.Arriva in anticipo.Anticipiamo ciò che temiamo gli altri possano vedere di noie in...
31/12/2025

Il giudizio non arriva all’improvviso.
Arriva in anticipo.

Anticipiamo ciò che temiamo gli altri possano vedere di noi
e iniziamo a guardarci con quello sguardo lì: critico, selettivo, poco indulgente.
Non perché qualcuno ci stia realmente giudicando,
ma perché il nostro sistema ha imparato che esporsi può essere rischioso.

Dal punto di vista psicologico, il giudizio interno non è cattiveria verso sé stessi:
è una strategia difensiva.
Una forma di controllo preventivo.
“Se mi correggo prima, forse evito il colpo dopo.”

Il problema è che così facendo non stiamo leggendo gli altri,
stiamo leggendo le nostre paure.
Proiettiamo all’esterno ciò che temiamo venga confermato:
inadeguatezza, errore, eccesso, mancanza.

E mentre noi ci analizziamo come sotto un microscopio,
la realtà spesso è molto meno focalizzata su di noi di quanto immaginiamo.
Il mondo non è così attento.
Non è così puntiglioso.
E, nella maggior parte dei casi, non è nemmeno così interessato.

Il costo dell’anticipazione del giudizio è alto:
meno spontaneità, più autocontrollo, più fatica.
Vivi impegnatə a sistemarti invece che a esserci.

Forse il lavoro non è eliminare la paura del giudizio,
ma riconoscere quando stai usando il giudizio come scudo
e chiederti:
“Da cosa sto cercando di proteggermi?”

Perché il giudizio che anticipi non parla degli altri.
Parla della tua storia.
E della parte di te che, ancora oggi, prova a tenerti al sicuro.

“In amore bisogna venirsi incontro.”Sì. Ma non nel senso che uno decidee l’altro accetta.Dal punto di vista psicologico,...
27/12/2025

“In amore bisogna venirsi incontro.”
Sì. Ma non nel senso che uno decide
e l’altro accetta.

Dal punto di vista psicologico, venirsi incontro non è adattarsi meglio,
né imparare a ingoiare più rospi.
È una cosa meno romantica e molto più reale: rinunciare entrambi a qualcosa.

Il compromesso sano non è mai entusiasmante.
Se una scelta rende felicissimo uno e lascia l’altro con quella sensazione di “vabbè, pazienza”, non è equilibrio: è solo rimandare il problema.

Nelle relazioni che funzionano davvero, ogni tanto entrambi pensano:
“Non è esattamente quello che volevo…” ma anche:
“…però posso starci dentro senza perdermi.”

Ed è qui la differenza.
Perché quando uno rinuncia sempre, non cresce la coppia: si restringe la persona.

Venirsi incontro non significa accontentarsi, ma spostarsi tutti e due,
un po’ scomodi, ma ancora integri.

L’amore adulto non ti fa vincere.
Ma nemmeno ti chiede di sparire per far funzionare le cose.

26/12/2025

Al ristorante leggi il menù come se stessi facendo una tesi.
Poi, quando devi scegliere davvero, vai in tilt.

Succede anche nella vita.
Non perché non sai cosa vuoi,
ma perché stai chiedendo alla scelta di garantirti sicurezza, certezze e zero rimpianti.
Spoiler: non funziona così.

Alcune decisioni non vanno pensate meglio,
vanno sentite.
Le sensazioni non sono caos: sono segnali rapidi che seguono i desideri prima che la testa li smonti pezzo per pezzo.

Quando razionalizzi troppo, perdi il contatto con quello che ti va davvero.
E allora rimandi, chiedi conferme, o scegli con ansia.

Scegliere non è eliminare il rischio.
È accettare che non tutto può essere chiaro prima.
Un po’ come il menù:
se aspetti la certezza assoluta, mangi freddo.

A volte non sei indeciso.
Hai solo troppa mente seduta al tavolo
e troppo poco ascolto di te.

25/12/2025

Pronti per essere consegnati per essere posti sotto l'Albero i primi due buoni per le prime due coppie che parteciperanno al workshop teatrale dedicato alle coppie condotto da Gianluca Marinangeli e Dott.ssa Veronica Rossi .
Buone Feste a tutti e non smettete mai di Sognare.

Il pentimento raramente nasce perché hai scelto male.Nasce quando inizi a giudicare la scelta, invece di viverla.Quando ...
21/12/2025

Il pentimento raramente nasce perché hai scelto male.
Nasce quando inizi a giudicare la scelta, invece di viverla.
Quando le chiedi certezze immediate, invece di concederle tempo.

E poi succede una cosa molto umana:
il passato inizia a sembrarti improvvisamente più sicuro, più semplice, più giusto.
Non perché fosse migliore,
ma perché è familiare.
E il cervello ama ciò che conosce, anche quando non funzionava granché.

Così pensi: “Forse ho sbagliato”.
Ma spesso non stai rimpiangendo il passato:
stai solo cercando una sensazione di controllo che il presente non ti dà ancora.

Le scelte nuove sono scomode.
Non rassicurano subito.
Non danno istruzioni chiare.
E allora la mente fa quello che sa fare meglio:
trasforma l’incertezza in autocritica.

Ma una scelta non è un test a risposta immediata.
È un processo.
E diventa un errore solo quando smetti di investirci
e la usi per punirti invece che per muoverti.

Spoiler:
se tornassi davvero indietro, dopo un po’ ti mancherebbe comunque qualcosa.
Perché il problema non è la scelta.
È la pretesa che ti faccia sentire al sicuro prima di essere vissuta.

Innamorarsi fa ve**re quella strana fretta di fare squadra per la vita, come i biscotti nel latte. Sembra dolce, ok... p...
18/12/2025

Innamorarsi fa ve**re quella strana fretta di fare squadra per la vita, come i biscotti nel latte. Sembra dolce, ok... però dimmi una cosa: che succede se resti immerso troppo? Il frollino si sfalda e svanisce in acqua. Stesso discorso quando il tuo io scompare nel noi. Lo capisco, roba da biscotti tristi, però ci voleva il paragone. Una relazione giusta non fa “1 + 1 = 1” - già solo come conto è sbagliato - invece funziona così: “due persone separate che decidono di restare unite pur restando se stesse”. In parole povere: tu sei te. Io sono me. L’amore ha bisogno di due teste, mica di ombre che parlano sempre dell’altro. Chi svanisce per amore non risulta profondo: sparisce e basta. Capisco, può sembrare strano, però per vivere bene assieme serve anche un po’ di distanza. Detta meglio: io riesco ad essere me stesso, solo se so che tornado ti trovo e ti sento.... Attenzione, vale anche al contrario: Godo nel vederti sperimentare la tua individualità se so che tornerai.
Questa l’abbiamo già sentita eh? no? Non vi sa di stili di attaccamento? Mai sentiti? Dai… non ci credo!

Comunque sia, ecco la verità nuda e cruda 👇
Se state sempre incollati… tutto il resto svanisce. Vuoi quello che non controlli mai fino in fondo, qualcosa con una vita sua, un ritmo diverso, un certo distacco, insomma… che non sia completamente mio. Pensa un attimo: se l’altra persona fosse sempre appiccicata, cosa resterebbe da inseguire? Quando ormai sai ogni dettaglio, cos’hai ancora voglia di capire? Il dubbio qui non rompe le coppie - anzi, ci mette benzina. La curiosità, la scintilla, quell’imprevisto. L’esplorazione, il gusto di riconoscersi piano… Ma se invece mi agito quando manca, oppure temo si allontani o sento vuoto anche solo col pensiero… magari dovrei lavorarci da solo, vedere cosa emerge dentro mentre lui o lei non c’è.

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