26/02/2021
Cos'è la depressione post-partum e cosa la distingue dalla depressione maggiore? Come individuare gli effetti della depressione materna sull'interazione e sullo sviluppo del bambino e all’interno della famiglia?
Nel DSM-5 non si riconosce tuttora la depressione post-partum come una diagnosi a parte, ma è considerata ancora come un sottotipo della depressione maggiore in cui vengono però inseriti i criteri per identificare l’insorgenza della depressione pre-parto. Perché possa essere diagnosticata, la neomamma deve presentare durante la gravidanza o durante le quattro settimane successive al parto cinque o più dei seguenti sintomi: insonnia o ipersonnia, agitazione psicomotoria o ritardo psicomotorio, affaticamento, cambiamenti nelle abitudini alimentari, nella sfera sessuale, sentimenti d’inadeguatezza o sensi di colpa, difficoltà di concentrazione e pensieri suicidari. Deve inoltre presentare almeno uno di questi due sintomi aggiuntivi: umore depresso e perdita d’interesse e piacere. La depressione post-partum è stata categorizzata all’interno di diversi quadri clinici, che sono stati identificati nella cosiddetta maternity blues (definita anche baby blues), nella depressione post-partum e nella psicosi puerperale, quadri che riguardano differenti forme e livelli di gravità degli stati depressivi che si manifestano nel periodo post-partum. Ovviamente gravidanza e parto sono periodi di cambiamento fisiologico estremo, è per questo che risulta decisivo ai fini di una buona diagnosi e di un intervento efficace valutare da parte del clinico queste fluttuazioni che predispongono le nuove mamme a stati d’animo depressivi. Spesso si può trattare di maternity blues o di vera e propria depressione post-partum, le ricerche più recenti hanno evidenziato che le due sindromi, invece di esistere come due entità separate, siano invece situate su uno spettro di disturbi dell’umore post-partum. La causalità è ancora indeterminata e le spiegazioni di questi disturbi spesso si concentrano sui cambiamenti e la regolamentazione ormonale durante la gravidanza. Recentemente, si va affermando la tendenza in letteratura di considerare il fenomeno come multifattoriale, con problemi ormonali, genetici, ambientali e culturali che contribuiscono insieme alla patologia. In conclusione, diverse ricerche scientifiche portano a considerare la prevenzione di queste manifestazioni di depressione come uno dei compiti principali della professione psicologica, gestendo in modo efficace la complessa interazione di fattori biologici, psicologici, culturali e sociali che possono essere considerati predittori delle tendenze o fragilità dovute a questa, specifica patologia. Mettendo in atto strategie di supporto psicologico e psicoterapeutico (ad esempio attraverso i corsi preparto erogati nei consultori),per individuare esattamente i soggetti che potrebbero essere maggiormente a rischio, avendo manifestato, a un’attenta valutazione, maggiori livelli di depressione. Queste strategie d’intervento si pongono l’obiettivo di avere un duplice effetto sia sulla salute della neomamma e del nascituro, ma anche del neopapà che molto spesso si trova a chiedere aiuto e sostegno per gestire queste situazioni che a volte richiedono degli interventi urgenti e tempestivi.
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