Psicologa Elisabetta Malvatani

Psicologa Elisabetta Malvatani psicologia

𝐈𝐩𝐞𝐫𝐜𝐨𝐧𝐧𝐞𝐬𝐬𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐞 𝐝𝐢𝐬𝐚𝐠𝐢𝐨 𝐠𝐢𝐨𝐯𝐚𝐧𝐢𝐥𝐞: 𝐪𝐮𝐚𝐧𝐝𝐨 𝐞𝐬𝐬𝐞𝐫𝐞 𝐬𝐞𝐦𝐩𝐫𝐞 𝐨𝐧𝐥𝐢𝐧𝐞 𝐝𝐢𝐯𝐞𝐧𝐭𝐚 𝐮𝐧 𝐦𝐨𝐝𝐨 𝐩𝐞𝐫 𝐧𝐨𝐧 𝐬𝐞𝐧𝐭𝐢𝐫𝐬𝐢...Nel lavoro clinico c...
16/04/2026

𝐈𝐩𝐞𝐫𝐜𝐨𝐧𝐧𝐞𝐬𝐬𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐞 𝐝𝐢𝐬𝐚𝐠𝐢𝐨 𝐠𝐢𝐨𝐯𝐚𝐧𝐢𝐥𝐞: 𝐪𝐮𝐚𝐧𝐝𝐨 𝐞𝐬𝐬𝐞𝐫𝐞 𝐬𝐞𝐦𝐩𝐫𝐞 𝐨𝐧𝐥𝐢𝐧𝐞 𝐝𝐢𝐯𝐞𝐧𝐭𝐚 𝐮𝐧 𝐦𝐨𝐝𝐨 𝐩𝐞𝐫 𝐧𝐨𝐧 𝐬𝐞𝐧𝐭𝐢𝐫𝐬𝐢...

Nel lavoro clinico con adolescenti e giovani adulti, l’iperconnessione non si presenta quasi mai come un problema esplicito. Al contrario, è spesso normalizzata, integrata nella quotidianità, invisibile.

Eppure, osservata più da vicino, emerge come uno dei principali dispositivi di regolazione emotiva contemporanei.

Non si tratta semplicemente di “stare troppo al telefono”.

L’iperconnessione è, più profondamente, un modo per modulare stati interni difficili da tollerare: noia, ansia, vuoto, solitudine, frustrazione.

Ogni notifica, ogni contenuto, ogni scorrimento continuo offre una micro-interruzione del contatto con sé. Una forma di anestesia leggera, socialmente accettata.

Nel tempo, questo produce alcune conseguenze rilevanti:

• riduzione della tolleranza al silenzio e all’attesa;

• difficoltà a sostare nelle emozioni complesse;

• costruzione di un senso di sé frammentato e dipendente dallo sguardo esterno;

• progressivo evitamento di esperienze relazionali più profonde e imprevedibili.

Un aspetto particolarmente significativo riguarda la qualità dell’attenzione. L’esposizione continua a stimoli brevi e variabili rende più difficile mantenere un focus prolungato, ma soprattutto riduce la possibilità di entrare in contatto con vissuti interni più articolati.

In terapia, questo si traduce spesso in narrazioni interrotte, pensieri che faticano a svilupparsi, emozioni che vengono rapidamente deviate.

È importante sottolineare che l’iperconnessione non è il problema in sé, ma una soluzione.

Una soluzione funzionale, almeno nel breve termine, a un disagio che non ha ancora trovato altre forme di espressione.

Il lavoro terapeutico, allora, non consiste nel “ridurre il tempo online”, ma nell’ampliare la capacità di stare.

Stare nel vuoto, nell’incertezza, nella relazione reale.

Perché è proprio lì che può emergere qualcosa di autentico, non mediato, non immediatamente regolato.

E forse è anche lì che, oggi, si gioca una parte fondamentale della salute psicologica dei più giovani.

( 𝐐𝐮𝐚𝐧𝐝𝐨 𝐢𝐥 𝐝𝐨𝐥𝐨𝐫𝐞 𝐬𝐦𝐚𝐫𝐫𝐢𝐬𝐜𝐞 𝐥𝐞 𝐩𝐚𝐫𝐨𝐥𝐞: 𝐭𝐫𝐨𝐯𝐚 𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢! )Sempre più spesso, nel lavoro clinico con adolescenti e giovani a...
04/04/2026

( 𝐐𝐮𝐚𝐧𝐝𝐨 𝐢𝐥 𝐝𝐨𝐥𝐨𝐫𝐞 𝐬𝐦𝐚𝐫𝐫𝐢𝐬𝐜𝐞 𝐥𝐞 𝐩𝐚𝐫𝐨𝐥𝐞: 𝐭𝐫𝐨𝐯𝐚 𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢! )

Sempre più spesso, nel lavoro clinico con adolescenti e giovani adulti, emerge un dato che non può essere ignorato: il disagio emotivo non espresso tende a trasformarsi in comportamento agito. E, in alcuni casi, in violenza.

Non si tratta semplicemente di “rabbia”.

Si tratta di vissuti complessi: frustrazione cronica, senso di esclusione, fallimento percepito, difficoltà a costruire un’identità stabile in un contesto sociale accelerato e iper-performativo.

La violenza, allora, non è solo un problema da contenere.

È un linguaggio disfunzionale che segnala un bisogno non riconosciuto.

Ridurre tutto a “devianza” rischia di semplificare e, soprattutto, di allontanarci dalla comprensione reale del fenomeno.

Come professionisti, educatori e adulti di riferimento, siamo chiamati a uno sforzo ulteriore:

💥 ascoltare prima di etichettare;

💥 leggere il comportamento oltre la superficie;

💥 creare spazi in cui il disagio possa essere mentalizzato, e non solo agito.

Intervenire sulla violenza senza occuparsi delle sue radici significa lavorare sull’effetto, non sulla causa.

E oggi, più che mai, il tema riguarda tutti noi.

( 𝐂𝐫𝐞𝐬𝐜𝐞𝐫𝐞 𝐧𝐨𝐧 è 𝐮𝐧 𝐩𝐫𝐨𝐜𝐞𝐬𝐬𝐨 𝐥𝐢𝐧𝐞𝐚𝐫𝐞 )Dietro ogni sorriso di un bambino o di un adolescente può nascondersi un mondo com...
29/03/2026

( 𝐂𝐫𝐞𝐬𝐜𝐞𝐫𝐞 𝐧𝐨𝐧 è 𝐮𝐧 𝐩𝐫𝐨𝐜𝐞𝐬𝐬𝐨 𝐥𝐢𝐧𝐞𝐚𝐫𝐞 )

Dietro ogni sorriso di un bambino o di un adolescente può nascondersi un mondo complesso fatto di paure, insicurezze, domande senza risposta e bisogni inespressi. L’età evolutiva è una fase straordinaria, ma anche profondamente delicata: è il tempo in cui si costruisce l’identità, si sperimentano le relazioni e si impara – spesso con fatica – a stare nel mondo.

🗣️ 𝐍𝐨𝐧 𝐭𝐮𝐭𝐭𝐞 𝐥𝐞 𝐝𝐢𝐟𝐟𝐢𝐜𝐨𝐥𝐭à 𝐟𝐚𝐧𝐧𝐨 𝐫𝐮𝐦𝐨𝐫𝐞!

Ci sono bambini “troppo bravi”, adolescenti “troppo silenziosi”, ragazzi “troppo arrabbiati”. Etichette che rischiano di semplificare ciò che, in realtà, è complesso e merita ascolto. Dietro un comportamento oppositivo può esserci una richiesta di attenzione. Dietro il ritiro sociale, una paura profonda di non essere abbastanza. Dietro l’ansia, il tentativo di controllare un mondo percepito come instabile.

Come adulti – genitori, insegnanti, professionisti – abbiamo una responsabilità importante: andare oltre il comportamento e incontrare la persona.

La psicoterapia in età evolutiva non “aggiusta” i bambini: li aiuta a raccontarsi, a riconoscere le proprie emozioni, a dare un senso a ciò che vivono. E, spesso, accompagna anche gli adulti a cambiare prospettiva, a vedere con occhi nuovi.

Perché ogni difficoltà, se accolta, può diventare un punto di partenza...
..E ogni bambino ha diritto a essere compreso, non solo corretto.

"𝐈𝐥 𝐫𝐢𝐭𝐢𝐫𝐨 𝐜𝐨𝐦𝐮𝐧𝐢𝐜𝐚𝐭𝐢𝐯𝐨 𝐢𝐧 𝐚𝐝𝐨𝐥𝐞𝐬𝐜𝐞𝐧𝐳𝐚: 𝐮𝐧 𝐬𝐞𝐠𝐧𝐚𝐥𝐞 𝐝𝐚 𝐢𝐧𝐭𝐞𝐫𝐩𝐫𝐞𝐭𝐚𝐫𝐞, 𝐧𝐨𝐧 𝐝𝐚 𝐜𝐨𝐫𝐫𝐞𝐠𝐠𝐞𝐫𝐞"Nella pratica clinica con genitori...
24/03/2026

"𝐈𝐥 𝐫𝐢𝐭𝐢𝐫𝐨 𝐜𝐨𝐦𝐮𝐧𝐢𝐜𝐚𝐭𝐢𝐯𝐨 𝐢𝐧 𝐚𝐝𝐨𝐥𝐞𝐬𝐜𝐞𝐧𝐳𝐚: 𝐮𝐧 𝐬𝐞𝐠𝐧𝐚𝐥𝐞 𝐝𝐚 𝐢𝐧𝐭𝐞𝐫𝐩𝐫𝐞𝐭𝐚𝐫𝐞, 𝐧𝐨𝐧 𝐝𝐚 𝐜𝐨𝐫𝐫𝐞𝐠𝐠𝐞𝐫𝐞"

Nella pratica clinica con genitori e adolescenti emerge sempre più spesso una preoccupazione ricorrente: la drastica riduzione della comunicazione familiare.

"Non racconta più nulla."

"Sta sempre chiuso in camera."

In molti casi questo comportamento viene immediatamente interpretato come chiusura relazionale o isolamento emotivo.

Tuttavia, la letteratura sulla psicologia dell’età evolutiva descrive il ritiro comunicativo adolescenziale come un fenomeno spesso normativo e funzionale.

Durante l’adolescenza avvengono processi di riorganizzazione neuropsicologica rilevanti:

- maturazione asincrona tra sistema limbico e corteccia prefrontale

- incremento dell’autoconsapevolezza

- ridefinizione dei confini identitari e relazionali.

In questa fase il silenzio può assumere una funzione specifica: favorire processi di mentalizzazione e costruzione identitaria.

Il punto critico non è tanto l’assenza momentanea di verbalizzazione quanto la qualità del contesto relazionale in cui questo processo avviene.

Gli studi sull’attaccamento mostrano che gli adolescenti mantengono una maggiore capacità di regolazione emotiva quando percepiscono la presenza di una base sicura non intrusiva.

In altre parole, l’adolescente non ha bisogno di un adulto che riempia il silenzio.

Ha bisogno di un adulto che lo renda psicologicamente abitabile.

È spesso in questa differenza sottile che si colloca il confine tra un ritiro evolutivo fisiologico e un isolamento che merita attenzione clinica.

"𝐂𝐮𝐬𝐭𝐨𝐝𝐢𝐫𝐞 𝐢𝐥 𝐅𝐮𝐭𝐮𝐫𝐨: 𝐥𝐚 𝐏𝐬𝐢𝐜𝐨𝐥𝐨𝐠𝐢𝐚 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐄𝐭à 𝐄𝐯𝐨𝐥𝐮𝐭𝐢𝐯𝐚 𝐜𝐨𝐦𝐞 𝐀𝐭𝐭𝐨 𝐝𝐢 𝐑𝐞𝐬𝐩𝐨𝐧𝐬𝐚𝐛𝐢𝐥𝐢𝐭à 𝐂𝐨𝐥𝐥𝐞𝐭𝐭𝐢𝐯𝐚"Ogni adulto è stato, prima...
01/03/2026

"𝐂𝐮𝐬𝐭𝐨𝐝𝐢𝐫𝐞 𝐢𝐥 𝐅𝐮𝐭𝐮𝐫𝐨: 𝐥𝐚 𝐏𝐬𝐢𝐜𝐨𝐥𝐨𝐠𝐢𝐚 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐄𝐭à 𝐄𝐯𝐨𝐥𝐮𝐭𝐢𝐯𝐚 𝐜𝐨𝐦𝐞 𝐀𝐭𝐭𝐨 𝐝𝐢 𝐑𝐞𝐬𝐩𝐨𝐧𝐬𝐚𝐛𝐢𝐥𝐢𝐭à 𝐂𝐨𝐥𝐥𝐞𝐭𝐭𝐢𝐯𝐚"

Ogni adulto è stato, prima di tutto, un bambino. Fatto sta che non tutti i bambini hanno potuto contare su un adulto capace di comprenderlo davvero.

La psicologia dell’età evolutiva si occupa dell’essere umano in via di sviluppo: dal neonato al giovane adulto, attraversando le terre complesse dell’infanzia e dell’adolescenza. Non è solo una disciplina clinica: è uno sguardo. È la capacità di leggere ciò che non viene detto, di ascoltare il silenzio dietro un capriccio, di riconoscere il bisogno nascosto dietro un comportamento oppositivo.

🗣️ Un neonato non “fa i capricci”: comunica.

🗣️ Un bambino non “provoca”: sperimenta.

🗣️ Un adolescente non “sfida”: sta cercando di capire chi è.

Ogni fase evolutiva porta con sé compiti di crescita specifici: costruire fiducia, sviluppare autonomia, formare un’identità, imparare a regolare le emozioni. Quando questi passaggi incontrano ostacoli – fragilità familiari, pressioni sociali, traumi, iper-performatività – il disagio può manifestarsi in modi che gli adulti spesso faticano a interpretare.

La mia esperienza clinica mi insegna ogni giorno che dietro un sintomo c’è sempre una storia. E dietro ogni storia c’è un bisogno di relazione.

Intervenire precocemente non significa “etichettare”, ma prevenire. Significa offrire strumenti emotivi prima che il disagio si strutturi. Significa sostenere non solo il bambino o il ragazzo, ma anche i genitori, gli insegnanti, i contesti educativi.

La salute psicologica nell’età evolutiva non è un tema privato: è una responsabilità sociale. Perché i bambini di oggi saranno gli adulti che guideranno le nostre aziende, le nostre istituzioni, le nostre comunità.

Investire nello sviluppo emotivo significa investire nel futuro!

Come professionisti, genitori, educatori o leader, possiamo chiederci:

👉 Stiamo davvero ascoltando i nostri ragazzi?

👉 Sappiamo distinguere un comportamento problematico da una richiesta di aiuto?

👉 Stiamo offrendo spazi sicuri in cui crescere, sbagliare, sperimentare?

La psicologia dell’età evolutiva non si limita a “curare”: accompagna, traduce, sostiene, costruisce ponti...
..E ogni ponte costruito oggi è un adulto più consapevole domani.

🧠 "𝐌𝐞𝐧𝐭𝐚𝐥𝐢𝐳𝐳𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐢𝐧 𝐞𝐭à 𝐞𝐯𝐨𝐥𝐮𝐭𝐢𝐯𝐚: 𝐢𝐧𝐬𝐞𝐠𝐧𝐚𝐫𝐞 𝐚𝐢 𝐛𝐚𝐦𝐛𝐢𝐧𝐢 𝐚 𝐜𝐚𝐩𝐢𝐫𝐞 𝐜𝐢ò 𝐜𝐡𝐞 𝐬𝐞𝐧𝐭𝐨𝐧𝐨"Un bambino che sa leggere le emozioni...
20/02/2026

🧠 "𝐌𝐞𝐧𝐭𝐚𝐥𝐢𝐳𝐳𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐢𝐧 𝐞𝐭à 𝐞𝐯𝐨𝐥𝐮𝐭𝐢𝐯𝐚: 𝐢𝐧𝐬𝐞𝐠𝐧𝐚𝐫𝐞 𝐚𝐢 𝐛𝐚𝐦𝐛𝐢𝐧𝐢 𝐚 𝐜𝐚𝐩𝐢𝐫𝐞 𝐜𝐢ò 𝐜𝐡𝐞 𝐬𝐞𝐧𝐭𝐨𝐧𝐨"

Un bambino che sa leggere le emozioni, proprie e altrui, ha uno strumento potente per crescere.

La mentalizzazione è la capacità di comprendere che dietro ogni comportamento ci sono pensieri, emozioni e bisogni.

Non è solo sviluppo cognitivo: è costruzione dell’identità e delle relazioni.

Quando un adulto dice:
“Ti sei arrabbiato perché ti sei sentito escluso?” sta offrendo al bambino una mappa interna. Sta trasformando un comportamento in significato.

Se questa capacità è fragile, vediamo impulsività, ritiro, aggressività.

Non perché il bambino “non vuole”, ma perché non riesce ancora a dare senso a ciò che prova.

Mentalizzare significa spostare lo sguardo: dal giudizio alla comprensione.

Come psicoterapeuta dell’età evolutiva, credo che insegnare ai bambini a nominare ciò che sentono sia uno dei più grandi fattori protettivi per la loro salute mentale futura.

Prima di insegnare a performare, insegniamo a comprendere.

( 𝐐𝐮𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐬𝐭𝐚𝐧𝐳𝐚 𝐧𝐨𝐧 è 𝐚𝐫𝐫𝐞𝐝𝐚𝐭𝐚... È 𝐩𝐫𝐨𝐠𝐞𝐭𝐭𝐚𝐭𝐚 𝐩𝐞𝐫 𝐟𝐚𝐫𝐭𝐢 𝐬𝐞𝐧𝐭𝐢𝐫𝐞 𝐚𝐥 𝐬𝐢𝐜𝐮𝐫𝐨 )Scorri Facebook e vedi numeri, risultati, pe...
10/02/2026

( 𝐐𝐮𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐬𝐭𝐚𝐧𝐳𝐚 𝐧𝐨𝐧 è 𝐚𝐫𝐫𝐞𝐝𝐚𝐭𝐚... È 𝐩𝐫𝐨𝐠𝐞𝐭𝐭𝐚𝐭𝐚 𝐩𝐞𝐫 𝐟𝐚𝐫𝐭𝐢 𝐬𝐞𝐧𝐭𝐢𝐫𝐞 𝐚𝐥 𝐬𝐢𝐜𝐮𝐫𝐨 )

Scorri Facebook e vedi numeri, risultati, performance... Poi c’è un luogo come questo.

Due poltrone. Un tavolino. Una candela. E soprattutto SILENZIO!

È qui che le persone arrivano quando sono stanche di “funzionare” e iniziano a voler stare bene.

Non è uno studio: piuttosto uno spazio in cui puoi smettere di essere forte, produttivo, brillante. E iniziare a essere vero.

Io lavora esattamente in questo punto invisibile tra ciò che mostriamo al mondo e ciò che sentiamo dentro.

Psicologa, Psicoterapeuta, Psicosessuologa...
..Perché il benessere mentale non è un lusso. È l’infrastruttura silenziosa di ogni lavoro, relazione, decisione.

Ricevo su appuntamento a Roma (San Giovanni, Prati, Policlinico) e anche online.

A volte, il cambiamento inizia semplicemente sedendosi.

( 𝐔𝐧𝐨 𝐬𝐩𝐚𝐳𝐢𝐨 𝐬𝐢𝐜𝐮𝐫𝐨 𝐝𝐨𝐯𝐞 𝐭𝐨𝐫𝐧𝐚𝐫𝐞 𝐚𝐝 𝐚𝐬𝐜𝐨𝐥𝐭𝐚𝐫𝐬𝐢 )A volte non serve una risposta immediata. Serve un luogo, uno sguardo co...
26/01/2026

( 𝐔𝐧𝐨 𝐬𝐩𝐚𝐳𝐢𝐨 𝐬𝐢𝐜𝐮𝐫𝐨 𝐝𝐨𝐯𝐞 𝐭𝐨𝐫𝐧𝐚𝐫𝐞 𝐚𝐝 𝐚𝐬𝐜𝐨𝐥𝐭𝐚𝐫𝐬𝐢 )

A volte non serve una risposta immediata. Serve un luogo, uno sguardo competente, qualcuno che sappia stare con te mentre fai chiarezza.

La cura inizia da qui:
- dal tempo che scegli di dedicarti,
- dalle parole che finalmente trovano spazio,
- dal coraggio gentile di chiedere supporto.

💬 A tua disposizione, in presenza e online, perché il benessere non ha confini.

"𝐈𝐥 𝐬𝐢𝐥𝐞𝐧𝐳𝐢𝐨 𝐝𝐢 𝐜𝐨𝐩𝐩𝐢𝐚: 𝐪𝐮𝐚𝐧𝐝𝐨 𝐥’𝐚𝐬𝐬𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐝𝐢 𝐩𝐚𝐫𝐨𝐥𝐞 𝐝𝐢𝐯𝐞𝐧𝐭𝐚 𝐮𝐧𝐚 𝐝𝐢𝐧𝐚𝐦𝐢𝐜𝐚 𝐫𝐞𝐥𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚𝐥𝐞"In terapia di coppia il silenzio non...
20/01/2026

"𝐈𝐥 𝐬𝐢𝐥𝐞𝐧𝐳𝐢𝐨 𝐝𝐢 𝐜𝐨𝐩𝐩𝐢𝐚: 𝐪𝐮𝐚𝐧𝐝𝐨 𝐥’𝐚𝐬𝐬𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐝𝐢 𝐩𝐚𝐫𝐨𝐥𝐞 𝐝𝐢𝐯𝐞𝐧𝐭𝐚 𝐮𝐧𝐚 𝐝𝐢𝐧𝐚𝐦𝐢𝐜𝐚 𝐫𝐞𝐥𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚𝐥𝐞"

In terapia di coppia il silenzio non arriva mai all’improvviso.

Si insinua piano, come una forma di adattamento: meglio non dire, meglio non disturbare, meglio evitare.

All’inizio sembra una tregua. Poi diventa distanza.

Dal punto di vista psicologico, il silenzio non è assenza di comunicazione: è una comunicazione carica di significati non detti.
È lì che si accumulano frustrazione, risentimento, solitudine emotiva.

Molte coppie non smettono di parlarsi perché non hanno nulla da dire, ma perché temono le conseguenze di ciò che potrebbe emergere: desideri scomodi, bisogni non accolti, paure mai nominate.

Rompere il silenzio non significa “litigare di più”. Significa riprendersi il diritto di essere autentici. Un dialogo senza tabù non è fatto di parole perfette, ma di spazio emotivo sicuro: dove si può dire “ho bisogno” senza sentirsi deboli, “non sto bene” senza sentirsi colpevoli, “ti desidero” senza vergogna.

Quando una coppia torna a parlarsi davvero, non risolve tutto immediatamente. Ma smette di perdersi nel non detto.

E spesso è proprio da lì che l’intimità ricomincia: non dal silenzio che protegge, ma dalla parola che rischia.

❝𝐆𝐢𝐨𝐯𝐚𝐧𝐢 𝐞 𝐃𝐢𝐬𝐚𝐠𝐢𝐨 𝐏𝐬𝐢𝐜𝐡𝐢𝐜𝐨: 𝐏𝐞𝐫𝐜𝐡é 𝐥𝐚 𝐂𝐁𝐓 è 𝐮𝐧𝐚 𝐁𝐮𝐬𝐬𝐨𝐥𝐚 𝐢𝐧 𝐮𝐧’𝐄𝐭à 𝐜𝐡𝐞 𝐂𝐚𝐦𝐛𝐢𝐚❞Negli ultimi anni incontro sempre più giov...
12/12/2025

❝𝐆𝐢𝐨𝐯𝐚𝐧𝐢 𝐞 𝐃𝐢𝐬𝐚𝐠𝐢𝐨 𝐏𝐬𝐢𝐜𝐡𝐢𝐜𝐨: 𝐏𝐞𝐫𝐜𝐡é 𝐥𝐚 𝐂𝐁𝐓 è 𝐮𝐧𝐚 𝐁𝐮𝐬𝐬𝐨𝐥𝐚 𝐢𝐧 𝐮𝐧’𝐄𝐭à 𝐜𝐡𝐞 𝐂𝐚𝐦𝐛𝐢𝐚❞

Negli ultimi anni incontro sempre più giovani che descrivono una sensazione diffusa di spaesamento: “È tutto troppo veloce”, “Ho paura di sbagliare”, “Mi sento sotto pressione, ma non so da dove venga”.

Non è semplice “essere giovani” in un’epoca che richiede costantemente di scegliere, performare, reinventarsi. Tra aspettative familiari, confronti sui social e percorsi di studio o lavoro incerti, il terreno emotivo può diventare scivoloso.

La psicoterapia cognitivo-comportamentale (CBT), in questo scenario, rappresenta un punto di ancoraggio prezioso.

Non perché prometta scorciatoie, ma perché offre strumenti concreti per:

🔹 riconoscere i pensieri che alimentano ansia, autovalutazioni rigide e paure di fallire;

🔹 allenare nuove prospettive mentali più realistiche e meno giudicanti;

🔹 comprendere come le abitudini quotidiane influenzino l’equilibrio emotivo;

🔹 sviluppare strategie operative per gestire stress, pressione sociale e decisioni complesse.

La vera forza della CBT sta nella collaborazione attiva: non “raccontare e basta”, ma imparare a leggere ciò che accade dentro di sé con occhi nuovi, fino a costruire un senso di efficacia personale che molti giovani credono di aver smarrito.

Sostenere il benessere psicologico delle nuove generazioni significa dare loro competenze mentali, non solo consigli.

E la CBT è uno degli strumenti più potenti per farlo.

( 𝐐𝐮𝐚𝐧𝐝𝐨 𝐥𝐚 𝐜𝐨𝐩𝐩𝐢𝐚 𝐭𝐫𝐞𝐦𝐚, 𝐚𝐧𝐜𝐡𝐞 𝐥𝐚 𝐟𝐚𝐦𝐢𝐠𝐥𝐢𝐚 𝐯𝐚𝐜𝐢𝐥𝐥𝐚. 𝐌𝐚 𝐧𝐨𝐧 𝐝𝐞𝐯𝐞 𝐩𝐞𝐫 𝐟𝐨𝐫𝐳𝐚 𝐜𝐫𝐨𝐥𝐥𝐚𝐫𝐞 )Ci sono momenti in cui amare sembra...
14/11/2025

( 𝐐𝐮𝐚𝐧𝐝𝐨 𝐥𝐚 𝐜𝐨𝐩𝐩𝐢𝐚 𝐭𝐫𝐞𝐦𝐚, 𝐚𝐧𝐜𝐡𝐞 𝐥𝐚 𝐟𝐚𝐦𝐢𝐠𝐥𝐢𝐚 𝐯𝐚𝐜𝐢𝐥𝐥𝐚. 𝐌𝐚 𝐧𝐨𝐧 𝐝𝐞𝐯𝐞 𝐩𝐞𝐫 𝐟𝐨𝐫𝐳𝐚 𝐜𝐫𝐨𝐥𝐥𝐚𝐫𝐞 )

Ci sono momenti in cui amare sembra più difficile del previsto.

Quando i dialoghi si trasformano in silenzi, quando crescere dei figli diventa una maratona emotiva e quando ciò che univa comincia a sembrare lontano.

La verità?
Non è un fallimento. È un campanello d’allarme.

E ignorarlo significa rinunciare alla possibilità più preziosa: ritrovarsi.

La psicoterapia non è l’ultima spiaggia. È una mappa quando la strada si fa confusa. Uno spazio sicuro dove la coppia può rimettere ordine, comprendersi di nuovo e riscoprirsi come partner… e come genitori.

A volte basta il coraggio di un primo passo per cambiare la direzione intera di una storia.

💛 Prendersi cura della relazione significa prendersi cura della famiglia. Sempre.

💔 ❝𝐂𝐫𝐢𝐬𝐢 𝐝𝐢 𝐜𝐨𝐩𝐩𝐢𝐚 𝐞 𝐟𝐢𝐠𝐥𝐢: 𝐢𝐥 𝐝𝐨𝐥𝐨𝐫𝐞 𝐜𝐡𝐞 𝐧𝐨𝐧 𝐬𝐢 𝐯𝐞𝐝𝐞 𝐦𝐚 𝐬𝐢 𝐬𝐞𝐧𝐭𝐞❞Le crisi di coppia sono parte della vita relazionale: ...
29/10/2025

💔 ❝𝐂𝐫𝐢𝐬𝐢 𝐝𝐢 𝐜𝐨𝐩𝐩𝐢𝐚 𝐞 𝐟𝐢𝐠𝐥𝐢: 𝐢𝐥 𝐝𝐨𝐥𝐨𝐫𝐞 𝐜𝐡𝐞 𝐧𝐨𝐧 𝐬𝐢 𝐯𝐞𝐝𝐞 𝐦𝐚 𝐬𝐢 𝐬𝐞𝐧𝐭𝐞❞

Le crisi di coppia sono parte della vita relazionale: possono arrivare lentamente, come una distanza che cresce giorno dopo giorno, oppure esplodere improvvisamente, come una crepa che si apre dopo anni di tensioni sottili.

Quando all’interno di quella coppia ci sono dei figli però, la crisi non resta mai confinata ai due adulti. Diventa un evento emotivo che attraversa l’intero sistema familiare.

Molti genitori, nel pieno del conflitto, credono che “i bambini non capiscano” o che “basta non litigare davanti a loro”. In realtà, anche senza parole, i figli percepiscono tutto: i silenzi carichi, i toni freddi, la distanza fisica, il non detto.

I bambini non possiedono ancora un linguaggio emotivo complesso, ma sono straordinari osservatori delle dinamiche affettive. Sentono quando l’aria cambia, anche se nessuno glielo spiega.

Il rischio, spesso invisibile, è che la crisi coniugale diventi per loro un’esperienza di insicurezza affettiva.

Possono iniziare a sentirsi in colpa (“forse è colpa mia se mamma e papà litigano”), a sviluppare ansia da separazione, a regredire in alcuni comportamenti, o al contrario a diventare iper-maturi, cercando di “tenere insieme” ciò che gli adulti stanno perdendo.

👉 In terapia familiare, si lavora spesso proprio su questo punto: aiutare i genitori a riconoscere che, anche se la relazione di coppia cambia o finisce, la relazione genitoriale non può e non deve spezzarsi.

Essere “ex partner” non significa poter diventare “ex genitori”.

Significa ridefinire un nuovo equilibrio basato sul rispetto, sulla cooperazione e sulla consapevolezza che il benessere dei figli passa anche dalla qualità del legame tra gli adulti che li crescono.

È fondamentale che i genitori trovino spazi di comunicazione protetti, dove poter esprimere la rabbia o la delusione senza che i figli diventino spettatori o mediatori.

I bambini non devono assistere alla guerra emotiva dei grandi: non hanno gli strumenti per difendersi, e finiscono per interiorizzare tensioni che non appartengono alla loro età.

Le separazioni non sono necessariamente un fallimento.

Possono essere, se gestite con cura e responsabilità, una trasformazione che apre a nuovi equilibri, più autentici e meno distruttivi.

Ciò che fa davvero la differenza è la capacità degli adulti di separarsi come partner, ma restare alleati come genitori.

Come psicoterapeuta, vedo ogni giorno che non esiste una famiglia “perfetta”. Esistono famiglie che si assumono la responsabilità emotiva delle proprie scelte, che sanno chiedere aiuto, e che mettono al centro non la colpa, ma la crescita.

🛑 Perché i figli non hanno bisogno di genitori impeccabili: hanno bisogno di sentirsi visti, ascoltati e amati, anche nel mezzo di una crisi.

Indirizzo

Via Giorgio Baglivi 8
Rome
00161

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 19:00
Sabato 09:00 - 15:00

Telefono

3383601677

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