26/11/2020
Molti interventi demolitivi dell’intestino necessitano, al termine, del confezionamento di una derivazione o “stomìa” che connette alcune anse intestinali alla cute, per permettere la fuoriuscita all’esterno delle feci in un’apposita sacca di raccolta.
🏥 Il paziente stomizzato va gestito in maniera accurata e da centri specializzati, in quanto può andare frequentemente incontro a complicanze.
📖 Infatti, l’attuale incidenza delle patologie stomali, riportata da casistiche nazionali ed internazionali, è del 70%. Ecco perché una stomia, soprattutto se definitiva, deve essere confezionata adeguatamente e da un chirurgo esperto, perché accompagnerà il soggetto per tutta la vita e sarà determinante per la sua qualità di vita residua.
💉 Una delle possibili complicanze, come visibile in foto, è il prolasso: si sviluppa nel 8-15% dei portatori di stomia ed è più frequente nelle stomie laterali, soprattutto se trattarsi di trasversostomie, data l’elevata mobilità di questo tratto di colon.
Il prolasso consiste nella fuoriuscita (chiamata tecnicamente “evaginazione”) di un segmento intestinale che coinvolge tutta la parete dell’ansa stessa.
🥼 In posizione supina i prolassi di modeste dimensioni possono ridursi spontaneamente, mentre quelli di dimensioni maggiori necessitano di un riposizionamento manuale e tendono a ripresentarsi in posizione ortostatica o dopo un colpo di tosse (può essere utile indossare un cinto erniario contenitivo).
🤕 La sintomatologia è rappresentata da discomfort e talvolta da vero e proprio dolore, solitamente di tipo crampiforme, dovuto allo stiramento dell’ansa stessa.
👨⚕️ Nei casi più gravi, il trattamento è chirurgico e prevede la resezione per quei prolassi che superano i 5 cm di lunghezza.
- Autore: Carmen Fierro, editor per “il corpo umano”
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