27/03/2026
Il 25 marzo Eka Yoga House ha compiuto 3 anni.
Tre anni di passi scalzi sul pavimento, di respiri, di silenzi condivisi senza bisogno di spiegazioni, di sguardi alla fine della lezione.
Tre anni di pratiche, di mantra vibrati con voce incerta e poi sempre più piena, di pranayama, di classi frequentate anche nei giorni stanchi, vissute anche quando la mattinata era pesante ma il cuore aveva bisogno di tornare qui.
Il primo grazie è agli studenti e alle studentesse che hanno riempito questo spazio.
Grazie per esserci statə.
Per aver praticato, respirato, tenuto le posizioni, abbandonato le posizioni, riso durante le meditazioni, vibrato il mantra anche quando la voce non usciva.
Grazie per ogni volta che avete scelto di entrare da quella porta e portare con voi la vostra storia, la vostra fatica, la vostra energia.
Eka esiste perché voi la abitate, ogni giorno.
Senza di voi Eka non sarebbe uno spazio: sarebbe solo una stanza.
Grazie agli e alle insegnanti.
Per il tempo messo a disposizione, per la professionalità, per le competenze, per la cura nei dettagli, per i sorrisi regalati anche nelle giornate più piene.
Per aver tenuto lo spazio con serietà e leggerezza insieme, che è una delle cose più difficili da fare.
Grazie a chi lavora dietro le quinte.
A chi ha pulito la sala quando nessunə guardava, a chi ha comprato gli incensi, a chi ha sistemato i tappetini, a chi ha compilato scartoffie, a chi ha supportato (e sopportato), a chi ha reso possibile ogni piccolo gesto invisibile che permette a tutto il resto di accadere.
E poi grazie a Eka.
Perché Eka non è solo un luogo.
È una casa.
Una casa viva, vibrante, piena di un’energia che sale fino al soffitto e rimane nell’aria, come una promessa gentile.
È allegra, accogliente, luminosa.
È uno di quei posti che ti abbracciano appena entri, è una carezza.
Uno spazio che respira con chi lo attraversa, che cambia ogni giorno, che continua a insegnarci cosa significa davvero stare insieme.
A Eka vogliamo un gran bene.
Un bene concreto, fatto di presenza, di cura, di tempo, di porte aperte, di tappetini srotolati e luci soffuse.
Tre anni non sono un traguardo.
Sono una radice.