Serena Pugliatti Psicoterapeuta

Serena Pugliatti Psicoterapeuta Psicologa, Psicoterapeuta. Roma, Lazio. Analista Transazionale Certificata (CTA) EATA. Disponibile anche a colloqui online.

Terapeuta EMDR.
Iscritta all’Albo degli psicologi del Lazio con il n. 21647.

🧶Uno stimolo a guardare, a farci domande che contemplino scenari ampi… a monte e prima del sintomo, a interrogarci sul s...
29/03/2026

🧶Uno stimolo a guardare, a farci domande che contemplino scenari ampi… a monte e prima del sintomo, a interrogarci sul senso del limite.🙇‍♂️
🫸 E tu: quanto ritieni importanti i NO❓Ti è facile dirli ❓E riceverli❓🫷

Non stiamo crescendo ragazzi più violenti.
Stiamo crescendo ragazzi che non sanno cosa farsene della rabbia, perché nessuno ha mai insegnato loro a gestirla e a contenerla.
Se devo dirlo in modo diretto, senza girarci troppo intorno: la tentazione di dire che “questa generazione è più violenta” è forte, ma è anche una scorciatoia che rischia di farci sbagliare bersaglio. Non siamo davanti a ragazzi più cattivi. Siamo davanti a ragazzi cresciuti in un contesto che li ha resi molto più fragili sul piano emotivo e, proprio per questo, più esposti a reazioni estreme.

Oggi un adolescente fatica tremendamente a stare dentro la frustrazione. E la frustrazione, piaccia o no, è una componente inevitabile della vita. Solo che se nessuno ti insegna a gestirla, a riconoscerla, a tollerarla, quella frustrazione diventa rapidamente qualcos’altro: rabbia, vergogna, senso di umiliazione. E da lì, il passo verso l’agito è molto più breve di quanto si pensi.
Quando poi parliamo di tredicenni con un coltello in tasca, dobbiamo smettere di pensare solo all’oggetto. Il coltello è il sintomo, non il problema. È una risposta distorta a un bisogno molto preciso: sentirsi meno vulnerabili. È come se quel ragazzo dicesse, senza usare le parole: “Io non voglio più sentirmi in balia delle cose. Io devo avere un modo per difendermi, o per farmi rispettare.”
Il punto è che non ha strumenti migliori per farlo. Nessuno glieli ha insegnati davvero.

E qui arriva una questione scomoda: sì, in qualche modo questi ragazzi si sentono più autorizzati alla violenza. Non perché qualcuno glielo dica esplicitamente, ma perché vivono immersi in un mondo che la violenza la banalizza continuamente. La vedono nei linguaggi, nei social, nei conflitti quotidiani tra adulti. Assistono a scene in cui chi urla di più sembra avere ragione, in cui l’aggressività diventa una forma di affermazione. E nel frattempo, i confini educativi si sono fatti sempre più deboli, sempre più negoziabili.
Il risultato è che il gesto violento perde peso nella percezione. Non viene più sentito come qualcosa di irreversibile, ma come una risposta possibile, a volte persino legittima, a un torto percepito.
In tutto questo, la famiglia gioca un ruolo decisivo. Perché è lì che si costruisce (o non si costruisce) la capacità di stare al mondo. E oggi vediamo spesso due estremi ugualmente problematici: da una parte genitori che evitano qualsiasi frustrazione ai figli, che spianano la strada in nome di un’idea distorta di protezione; dall’altra genitori che non ci sono, o che hanno rinunciato a esercitare un ruolo educativo chiaro. In mezzo, troppo spesso, manca quella cosa fondamentale che si chiama limite.
Il limite non è una punizione. È una bussola. È ciò che permette a un ragazzo di capire fin dove può spingersi, cosa è accettabile e cosa no. Senza limite, un adolescente non è libero: è perso.

La scuola, dal canto suo, si trova a gestire una situazione sempre più complessa, spesso senza strumenti adeguati. Gli insegnanti si confrontano con ragazzi che vivono ogni richiamo come un attacco personale, ogni nota come un’umiliazione. E quando un ragazzo non sa distinguere tra correzione e offesa, tra limite e ingiustizia, il rischio di escalation è altissimo. Basta poco: una ferita narcisistica, un senso di ingiustizia non elaborato, e la rabbia trova una via d’uscita.
Allora la domanda vera non è se questi ragazzi siano più violenti. La domanda è: che cosa abbiamo smesso di insegnare loro?
Perché il punto è tutto lì. Non si limita un fenomeno del genere solo con più controlli o più punizioni. Quelle servono, certo, ma arrivano dopo. Quando il problema è già esploso.
Il lavoro vero è prima. È insegnare ai ragazzi a riconoscere quello che provano, a dare un nome alle emozioni, a non esserne travolti. È restituire valore al limite, alla responsabilità, al fatto che ogni azione ha conseguenze. È aiutare le famiglie a tornare a essere luoghi educativi, non solo affettivi.
E soprattutto è intercettare i segnali prima che diventino tragedie. Perché prima del coltello, c’è sempre qualcosa: una rabbia che cresce, un senso di esclusione, fantasie di rivalsa, un linguaggio che cambia. Il problema è che troppo spesso questi segnali li vediamo… e li minimizziamo.

Poi arriva il gesto, e ci sembra improvviso.
Ma improvviso, quasi mai lo è davvero.

Roberta Bruzzone, 26 marzo 2026

04/02/2026

Le nostre parole sono lo specchio in cui gli adolescenti costruiscono la loro immagine.
Come Osservatorio, abbiamo incontrato migliaia di adolescenti.

Le frasi che sentiamo e che abbiamo sentito ripetere più spesso non sono sfoghi di ribellione, ma ferite spesso ancora aperte:
• “Non crede in me.”
• “Vede solo i miei difetti.”
• “Tanto pensa che io non sia capace di fare nulla.”

⚠️ Questo, spesso, è il peso di ciò che diamo per scontato.

Oggi, poi, lo chiedono alle chat di intelligenza artificiale che sono programmate per tenerli lì, per rispondere con le modalità che piacciono al nostro cervello.

Attenzione alle parole che usate con i più piccoli. Diamo troppe cose per scontate: anche quando sembra che le critiche gli rimbalzino addosso, vengono feriti emotivamente. Questo vale anche per noi adulti, ovviamente.

Gli adolescenti sono in una fase di estrema vulnerabilità neurobiologica. L'identità è in costruzione. Il loro senso di sé non è ancora solido e si definiscono (anche) attraverso lo sguardo di chi riconoscono come persona di riferimento affettivo.

Oltre a vedere i loro difetti, perché altrimenti finiranno per identificarsi solo con quelli, iniziate anche a trovare dei punti di forza sui quali lavorare e da valorizzare.

Educare significa scegliere con cura le parole e le azioni con le quali costruiranno la loro identità. Abbiamo un potere enorme.

Ecco perché facciamo tanti laboratori pratici con strategie da usare nel quotidiano anche con i genitori e gli insegnanti. Perché dobbiamo imparare a usare le nostre risorse interne per tirar fuori le loro.

Credi nel potere trasformativo delle parole e delle nostre azioni? Condividi questo post per aiutarci a diffondere una nuova narrazione per i nostri ragazzi e una rete solida per sostenere gli adolescenti 👇🏻

12/01/2026

Dopo un evento traumatico, alcuni sintomi possono emergere subito o riattivarsi nel tempo: ansia, angoscia, stress, difficoltà a riposare, una sensazione costante di allerta e vulnerabilità.

L’esperienza di una tragedia ha ricadute collettive che interessano, oltre alle vittime, familiari, amici e operatori impegnati nei soccorsi.
In questi momenti, riconoscere il trauma e intervenire con tempestività può fare una differenza decisiva.

Nell’intervista alla giornalista Margherita Lopes di La Presse, la nostra presidente Isabel Fernandez commenta cosa sta accadendo dopo il rogo di Crans-Montana, richiamando l’attenzione sugli effetti dello stress post-traumatico e sull’importanza di dare spazio - già ora, ma anche a distanza di tempo - alle conseguenze psicologiche che possono emergere, non solo sulle persone direttamente coinvolte.

Un invito a non minimizzare la sofferenza, ma al contrario ascoltarla e accompagnarla: perché un supporto adeguato può fare davvero la differenza nel percorso di desensibilizzazione dei momenti più traumatici e nella rielaborazione di ciò che è accaduto.

Per approfondire, leggi l’intervista completa qui 👉🏻 urly.it/31df91

15/12/2025

Bonus Psicologo 2025: pubblicate le graduatorie definitive

L’INPS, con il messaggio del 5 dicembre 2025, n. 3708, ha reso disponibili le graduatorie definitive dei beneficiari del Bonus Psicologo 2025, predisposte sulla base dell’ISEE più basso e, a parità di valore, dell’ordine cronologico di presentazione delle domande.

📌 Gli utenti possono verificare la propria posizione accedendo al sito INPS e selezionando il servizio “Bonus psicologo”.
📌 Una volta autenticati è possibile consultare l’esito della domanda, l’importo riconosciuto e il codice univoco da comunicare al professionista per usufruire delle sedute.
📌 Entro 60 giorni dalla pubblicazione della graduatoria deve essere effettuata almeno una seduta: in caso contrario il beneficio decade.
📌 Il professionista deve inserire e confermare l’avvenuta seduta sul portale INPS entro 60 giorni.
📌 I beneficiari hanno 270 giorni per utilizzare l’intero contributo riconosciuto.

Il CNOP ribadisce l’importanza di questo sostegno per favorire l’accesso al benessere psicologico e continua a impegnarsi per il potenziamento dei servizi psicologici nei territori, a tutela soprattutto dei più giovani.

🔗 Tutte le indicazioni per consultare l’esito della domanda e utilizzare il contributo sono disponibili sul sito INPS 👉🏻 https://www.psy.it/bonus-psicologo-2025-pubblicate-le-graduatorie-definitive/

Elaborare esperienze traumatiche è un modo di prenderci cura di noi
07/08/2025

Elaborare esperienze traumatiche è un modo di prenderci cura di noi

Quando affrontiamo un trauma, il nostro sistema nervoso resta bloccato nel tempo dell’evento.
Anche se gli anni passano, qualcosa dentro di noi continua a rivivere quelle emozioni, quelle immagini, quelle paure 🔐

Guarire non vuol dire cancellare. Non si tratta di “dimenticare” ciò che è accaduto. Si tratta di liberare il presente dal peso del passato ⏳

Attraverso l’EMDR si può aiutare il cervello a rielaborare ciò che è rimasto incastrato, a integrare il vissuto traumatico in una nuova narrazione di sé, per tornare a vivere con maggiore presenza, consapevolezza e libertà.

Sempre più giovani raccontano come si basino sui social per fare scelte concrete che hanno impatto sulla loro vita reale...
23/07/2025

Sempre più giovani raccontano come si basino sui social per fare scelte concrete che hanno impatto sulla loro vita reale. Da un like a un post deducono (con certezza) l’interesse della persona che lo ha messo nei confronti dell’autore del post. Oppure non si danno pace se per errore hanno visualizzato il post di qualcuno e questi può immaginare di conseguenza intenzioni ammiccanti.
Mancano sguardi occhi negli occhi, profumi, tono di voce.
Mancano tanto! Manca la condivisione e il confronto.
Manca il tempo.
Prima di tutto in casa.
Cosa ne pensate di questa soluzione “artificiale”?

"No, non lo usano solo per copiare i compiti, ma anche per raccontare cose che non direbbero a nessuno. Gli scrivono delle loro ansie, dei loro amori, dei loro dubbi. Chiedono consigli su come dichiararsi, su cosa fare quando si sentono soli, su come smettere di sentire quella voce che dice “Non sei abbastanza”. Ma c’è un altro aspetto inquietante in tutto questo. Non è solo che i ragazzi parlano con un’intelligenza artificiale. È che spesso non hanno nessun altro con cui parlare. Non perché non ci siano amici, ma perché gli adulti sono diventati sordi. Non hanno smesso di sentire, certo. Ma hanno smesso di ascoltare".

Leggi l'articolo completo cliccando sul link
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https://www.illibraio.it/news/scuola/figli-chatgpt-1468584/?fbclid=IwY2xjawIQGRdleHRuA2FlbQIxMQABHb7EkU3Yie9wKBIFC-2UlUVt_Wdqgz4yidvGDMZY-mAPZsFLGxTTYDbuog_aem_1cr3jtV6BbROpf13CHn_0A

Dal 25 luglio al 24 ottobre 2025 sarà possibile presentare la domanda.
23/07/2025

Dal 25 luglio al 24 ottobre 2025 sarà possibile presentare la domanda.

Leggi su Sky TG24 l'articolo Bonus psicologo 2025, tempistiche, chi può chiederlo e come fare domanda

Vi invito a condividere questo progetto dedicato ai genitori che hanno perso un figlio o hanno vissuto un lutto perinata...
07/04/2025

Vi invito a condividere questo progetto dedicato ai genitori che hanno perso un figlio o hanno vissuto un lutto perinatale.

Interventi di sostegno gratuiti rivolti alle famiglie che hanno perso un figlio o hanno vissuto un lutto perinatale

Lasciamoci incuriosire….
17/01/2025

Lasciamoci incuriosire….

«A 44 anni ho iniziato a imparare l’inglese.
A 49 anni ho creato il mio gruppo di pantomima.
Sono entrato in palestra per la prima volta quando avevo 50 anni.
Quando avevo 57 anni, ho suonato sul palco e ho creato una forma d’arte unica chiamata “scultura vivente”.
A 70 anni ho davvero iniziato a lavorare sul mio corpo.
A 79 anni sono salito sul podio per la prima volta.
Ora ho 80 anni e ho ancora dei PROGETTI.
Ci sono SOGNI per cui combatto.
Quando dici che è troppo tardi, pensaci, perché può essere solo una scusa per non fare nulla e non assumerti la responsabilità della tua vita, mantenendoti allo stesso livello, sempre».

Wang Deshun 86 anni🌹

Un bambino rispecchiato e validato nelle sue emozioni sarà prima di tutto un adulto in grado di accogliersi e sostenersi...
14/01/2025

Un bambino rispecchiato e validato nelle sue emozioni sarà prima di tutto un adulto in grado di accogliersi e sostenersi e poi un genitore empatico e una guida nella crescita umana dei propri figli.

Riconoscere il valore di ogni emozione, permettere ai bambini di esprimerla, aiutarli a regolarla e gestirla in modo efficace. Uno dei compiti più faticosi, ma importanti, per i genitori!

Indirizzo

Rome
00161

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