08/07/2021
Sono mesi che vivo un'urgenza creativa.
Studio musica, suono e canto, scrivo filastrocche per bambini, disegno personaggi di fantasia, esploro il mondo delle cose che si fanno con le mani, gioco con la resina, progetto gioielli ed oggetti di vario tipo. Realizzo, ancora di più, che l’atto creativo non è immediato – cioè non mediato dal pensiero- ma è l’esito di un lungo processo di conoscenza. Per poter disegnare un solo punto di colore su di un sasso, bisogna studiare la porosità della materia, la densità del colore, sapere quale strumento usare e quando. L’atto tecnico-creativo, il più semplice, è sempre espressione di questa complessità. Anche nel lavoro psicologico funziona così. Ciò che fa l’intervento è il rapporto tra questa conoscenza e quello che il professionista sceglie di dire, fare e non fare in un determinato contesto di rapporto. Quando ero piccola volevo fare un lavoro creativo. Per lungo tempo ho pensato di avere tradito quel desiderio scegliendo gli studi psicologici. Ora mi sono ricreduta profondamente ed invito le persone che incontro a riconoscere la potenza creativa di ciò che fanno nella e della loro vita.
dg