21/02/2025
Questa frase, che ormai rimbalza ovunque, viene spesso attribuita all’Odissea. A me fa pensare al cambiare forma, alla crisi.
Odisseo non si perde, sono gli dèi a perderlo. Lo smarriscono, lo strappano dalle sue certezze, lo frammentano affinché possa ricomporsi. Il loro decreto è chiaro: nessun ritorno senza deriva, nessun riconoscimento senza estraneità. Il viaggio non è un percorso lineare, non è una rotta,, è una crisi.
Crisi viene dal verbo krino (κρίνω): “separare”, “scegliere” “decidere”, “giudicare”. Per i greci era il tempo della mietitura, quando il grano maturo veniva raccolto e il superfluo scartato. Crisi non è la fine, ma il bivio. Il momento in cui siamo costretti a guardare ciò che si sgretola e decidere cosa salvare dalle macerie.
Eppure, quando la crisi ci attraversa, tutto sembra caotico, privo di logica. Siamo naufraghi, corpi alla deriva. Smarriamo l’orientamento, la nostra forma abituale, il modo consueto di stare al mondo. Odisseo naviga mari ostili, approda su isole d’oblio, incontra promesse di quiete che rischiano di immobilizzarlo. Ogni naufragio lo priva di qualcosa, lo alleggerisce di un ruolo, di un volto, di un’illusione. Per tornare a Itaca non basta sopravvivere, bisogna cambiare forma. Non torna da guerriero, non rientra dalla porta principale con l’armatura lucente di T***a. Torna da straniero, vestito di stracci. Deve farsi riconoscere in altro modo. O forse, farsi ri-conoscere di nuovo.
Se la crisi è un varco, se il perdersi è inevitabile,, allora separiamo, scegliamo, lasciamo che tutto si sgretoli. Perdersi non è morire, è setacciare, è discernere. È mietere il grano e lasciare indietro la p**a.
E poi, riscoprire che nel verbo “perdersi” abita un dono: per-dare, dare completamente. Perdere una forma per accoglierne un’altra.
Ps: vi lascio un perla
https://youtu.be/zSm6Oht-Jbo?si=VoWaebz9bGC7-8xq
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